lunedì 1 novembre 2010

Lucca Games: report del salone del gioco (da tavolo)

Classico bagno di folla per Lucca Comics and Games, con fiumi di gente che hanno attraversato le vie della città ed hanno soggiornato, per minuti od ore, all'interno delle varie strutture adibite dalla organizzazione per ospitare i vari eventi.
Personalmente, dato il mio settore di interesse, mi sono soffermato nel tendone 'Games' e specificamente nella sua parte dedicata al ludico tradizionale, che si trovava sulla destra dell'ingresso. Proverò ora a proporre una rapida carrellata degli stand dedicata ai giochi da tavolo o di carte: per quanto il numero degli espositori non sia affatto infinito, è verosimile che possa aver 'perso' qualcuno per strada, per dimenticanza mentre scrivo o mentre facevo le foto, o per averlo 'mancato' nel corso della fiera, per cui gli eventuali interessati me lo segnalino pure che riparerò al danno. Nel finale dell'articolo invece cercherò di tracciare un personalissimo bilancio della manifestazione.

Partendo dallo stand più vicino all'entrata ho notato i ragazzi della Cranio Creations: dopo aver suscitato le attenzioni di tutti lo scorso anno con il loro anomalo Horse Fever sono riusciti a calamitare intorno a se frotte di appassionati, che ne hanno apprezzato l'approccio sbarazzino che li ha contraddistinti. Pur avendo un solo titolo in catalogo per tutta la scorsa stagione hanno girato fiere e manifestazioni ovunque, riscuotendo grande successo ed incassando in termini di notorietà, che sperano ora di spendere proponendo ben due nuovi titoli, con un terzo che sembra essere in arrivo tra non troppo tempo. Le due news sono rappresentate da due prodotti ancora una volta 'fuori dagli schemi': il primo è 'Fuga dagli alieni nello spazio profondo', che mette i giocatori nei panni di alieni ed umani all'interno della classica stazione spaziale: i secondi cercheranno di fuggire da essa, mentre i primi di 'papparsi' gli altri.
Il gioco fruisce di materiali diversi dal solito in quanto, oltre alla classiche carte, si hanno qui schede di carta con mappe esagonate che sono utilizzate per tenere traccia di ciò che accade: è un gioco di deduzioni e bluff, nel quale scopo degli umani è confondersi nell'ambiente e di muoversi trasmettendo indicazioni contrastanti sulla loro posizione e degli alieni di collegare le indicazioni provenienti da torici rumori ed effetti verificatisi nel corso delle azioni 'umane', per capire dove i poveri spaziali siano nascosti, per andare a mangiarseli. Dopo una fase di spiegazione iniziale ho notato che la gente si dedica con passione a questo giochillo, simpatico e d'effetto. L'altro titolo è invece un party game classico, ossia Monkey see, Monkey do, i cui materiali sono costituiti da carte e da una simpatica banana gialla in materiale soffice e spugnoso, nel quale si sollecita la capacità dei giocatori di mimare e di animare la festa ...

Al loro fianco vi erano i ragazzi della Albepavo, i quali dimostravano il loro Munera: familia gladiatoria, titolo ambientato nell'antica Roma, nel quale i giocatori entrano nei panni di altrettanti organizzatori di spettacoli di gladiatori. L'ambientazione è qui forte, visto che sono utilizzati i nomi latini delle specializzazioni e di tutti i ruoli che sono proposti e che la grafica è fortemente ispirata ai mosaici dell'epoca. Di fronte al primo impatto visivo si ha la sensazione di un titolo difficile, ma in realtà poi lo svolgimento del gioco è veloce e facile, con molti lanci di dadi nei combattimenti, l'esito dei quali non è poi così rilevante come si potrebbe pensare. Il titolo, a loro detta, sta lentamente facendo breccia nel cuore degli appassionati e vari visitatori si sono fatti affascinare tanto da acquistarlo in fiera.

Alla Editrice Giochi erano invece in corso i tornei del classico Risiko ed in dimostrazione i loro ultimi titoli,  anche con target più per famiglie, tra i quali ricordo il Metropolis del quale parlammo mesi fa in occasione della sua presentazione. Tra i tavoli vi era anche il notissimo Spartaco Albertarelli, che coordinava le attività e seguiva il torneo della sua creatura incentrata sulla lotta per la conquista del mondo.

Nella zona centrale vi era la ludoteca ed al riguardo devo dire di aver avuto una sorpresa negativa, notando la mancanza dello spazio di solito curato dalla Tana dei Goblin: i volontari dell'associazione infatti avevano sempre svolto un eccellente lavoro di divulgazione, proponendo a tutti i visitatori la possibilità di giocare a tantissimi titoli, assistendoli con spiegazioni. Parlando con alcuni goblin ho saputo che sono sorte incomprensioni con l'organizzazione, che ha preferito non rinnovare il rapporto con loro: lo ritengo un vero peccato, ma così è.

Alla Asterion era proposta l'accoppiata Dixit - Fabula, vincitori dei premi collaterali della fiera rispettivamente per il miglior profilo artistico e miglior gioco per famiglie, così come l'ampia area dedicata ai giochi di carte collezionabili ospitava rispettivamente gli stand Wizard of the coast (Magic), Yugi-Oh ed Age, risultando il terzo lo stand decisamente più 'rumoroso' e colorato, grazie alla presenza di ragazzi che animavamo l'ampio spazio proponendo virtuosismi con il pallone.

La Placentia Games, recente vincitrice del premio speciale per il miglior progetto editoriale, proponeva la possiblità di giocare con alla presenta dell'autore Stefano Groppi: il riconoscimento ottenuto ha attirato ancor maggiore attenzione verso il loro Florenza, titolo gestionale d'esordio ambientato nel capoluogo toscano nel rinascimento. Oltre alle meccaniche lo sguardo dei giocatori era attirato, sicuramente, dalla grafica di altissimo livello che caratterizza il gioco, che era proposto ad un prezzo fiera intorno ai 50 euro.

Allo stand Gamesinitaly erano invece presenti sia la Giochix, con il patron Michele Quondam, il quale rilevava un buon successo per la sua accoppiata di titoli Rio de la Plata e De Vulgari Eloquentia, che la Ghenos (nell'immagine a lato il duo Genovese Emdin,  responsabili della casa). Quest'ultima, specializzata in giochi sportivi, proponeva vari titoli ambientanti nel mondo del calcio, della formula 1, del basket, ciclismo e così via, con un catalogo in fase di ampliamento. L'acquisizione di licenze come quella della Champions League, della F1, della NBA, del Giro d'Italia, hanno aperto le porte della grande distribuzione a questa casa ed i contenti responsabili di essa mi parlavano di numeri  di venditadi ordine decisamente consistente per il settore.



DvGiochi , la quale ha ottenuto per il proprio Castello del Diavolo il riscontro del Best of Show per il miglior gioco di carte, proponeva nel proprio stand la possibilità di provare i principali titoli della propria linea editoriale, con anche partite di prova destinate a gruppi più ampi, utilizzando i prodotti della serie Wolf party, come Lupusburg e Lupus in tabula. 
In dimostrazione vi era poi anche la nuova edizione di Viva il re! - King Up! di Stefano Luperto (nell'immagine a lato).

Al loro fianco nell'ampia area dimostrativa della NG erano proposte le ultime novità della casa, con vari tavoli dedicati al 'gestionale' Dakota, titolo di Cioni che propone un interessante ed innovativo meccanismo di maggioranze, nel quale la lotta per le risorse avviene calcolando le stesse a 'fazioni', con da una parte gli indigeni e dall'altra i coloni (i quali però, si noti, non giocano in cooperativa).
Nel contempo gli appassionati dei combattimenti hanno trovato soddisfazione nel provare l'altra ideazione di Cioni, ossia Magestorm, titolo sul quale la casa italiana molto punta, avendo già ideato una espansione per esso: qui i giocatori entrano nei panni di condottieri di eserciti, i quali guidano gruppi di armate coordinati da un mago leader (ve ne sono vari, ciascuno con i propri incantesimi, così come diversi sono gli eserciti, ciascuno con unità di un certo tipo) , il quale influisce pesantemente (se chi lo tiene è bravo ..) sugli scontri, con incantesimi di vario tipo. La mappa è ad esagoni grandi e vi sono molte miniature, di piccole dimensioni, montate su basi che ne alloggiano svariate per ciascuna: le partite si svolgono sulla base di scenari, con condizioni di vittoria mutevoli.
Sempre tra le news vi era poi Letters from Whitechapel, del duo Mari Santopietro, il quale verte sulla caccia al famigerato Jack lo squartatore, rivestendo uno dei giocatori il ruolo del notissimo serial killer e gli altri dei poliziotti che gli danno la caccia e Battles of Napoleon, wargame ad esagononi e miniature, ambientato nel periodo delle guerre 'Francia contro resto del mondo'.

In un angolo dello stand vi era poi l'autore, Santopietro, di Prodigy, nuovissimo gioco di carte che faceva il suo esordio a Lucca: il titolo propone un'idea innovativa, ossia quella dello scratch and play, consentendo ai giocatori di decidere come utilizzare molte delle proprie carte (in modo permanente), 'grattando' parte della superificie argentata sulla carta stessa. L'ambientazione è un pò alla Heroes, con immagini d'effetto: i testi sono per ora in lingua inglese.

In zona si trovava quindi la Red Glove, casa editrice toscana il cui catalogo sta conoscendo una continua crescita. Gli uomini in rosso erano intenti in particolare a promuovere le ultimissime uscite, appartenenti a vari settori : a fianco di molti titoli per bambini c'era il Loch Ness di Obert (nell'immagine sotto potete vedere il disponibilissimo autore piemontese impegnato in una dimostrazione), del quale abbiamo parlato pochi giorni fa nella chiacchierata con l'autore torinese , il quale spinge i giocatori a cercare di fotografare il notissimo mostro nelle sue apparizioni, nonchè il Jerusalem di Mura, autore pisano che si aggirava tra i tavoli per le dimostrazioni anche del suo precedente Lungarno.


Al loro fianco vi era poi ressa per la presentazione dei titoli What's your Game, ora distribuiti dalla casa del pugno, con particolare curiosità suscitata dal nuovissimo Vinhos, purtroppo disponibile solo per la prova (si tratta, per dare un'idea, di un gestionale complesso, per gamers, ambientato nel mondo della produzione di vini, con una grafica che ricorda quella del fortunato Vasco da Gama dello scorso anno).




Procedendo oltre vi era poi lo stand di vendita e dimostrazione della Giochi Uniti, che era il più grande della fiera. Dato l'enorme catalogo della casa impossibile è ricostruire tutti i titoli che sono stati proposti, visto che erano fatti ruotare tra i vari tavoli e dimostratori decise di essi. Tra le novità che ho notato, a campione, ricordo l'edizione italiana di A castle for all seasons e di Mondo senza fine, gestionali appartenenti alla categoria di I pilastri della terra, quella di A la carte, con dischi di cartone raffiguranti piatti da cucinare che volavano tra i tavoli (soprattutto le crepes) confinanti, gli astratti Callisto e Geniale. 
 In bella mostra era poi l'Olympus della assorbita Stratelibri che ha conquistato il Best of Show , premio della fiera (completa poi il successo della casa tosco campana il premio per il miglior gdr ottenuto per Sulle tracce di Cthulhu): il gioco, del quale abbiamo parlato poco tempo fa con il buon Andrea Chiarvesio, sembra essere stato ben accolto dai visitatori della fiera



Nella stessa zona era poi proposto dai dimostratori della Homo Ludens l'atteso titolo di Fioretti , ossia quel Costantinopolis che alcuni appassionati attendevano da anni: la realizzazione per questo gestionale piuttosto complesso è risultata decisamente buona, con meccaniche che a prima vista appaiono impegnative, ma che scorrono poi nel corso delle partite con fludità. Grande è stata la soddisfazione dei produttori, alla loro prima esperienza, per l'ottima accoglienza ottenuta e per gli accordi di vendita all'estero già conclusi, primo fra tutti quello con la FFG.

Ancora oltre vi era poi la Oliphante, casa che si è specializzata nella vendita di titoli 'astratti' come Quarto, Quoridor ed Abalone. In dimostrazione, tra gli altri, vi erano anche il nuovo Kakuzu, gioco simpatico ispirato al Sudoku (veloce e non troppo impegnativo, quindi con un target ampio) e Coyote, riedizione del vecchio titolo di Albertarelli, party game che ha attratto molti giocatori.
Affiancato si trovava quindi lo stand di un'altra casa editrice neonata, la dast@work, la quale proponeva un nuovo gioco di carte ad ambientazione fantasy, dal titolo I signori dei Draghi. Anche qui vi era grande ottimismo per il loro titolo non collezionabile, con grafica alla magic (solo per capirci) e con meccaniche proprie.

Nell'area Historical Island trovavano invece spazio gli appassionati del modellismo storico e non, così come gli wargames. Tra i tavoli in particolare ricordo di aver notato, oltre a vari plastici, sui quali erano sempre in corso accese partite a vari titoli (di molti dei quali ignoro la natura), anche tavoli dimostrativi di Shuuro, variante degli scacchi che propone la possibilità di costruire i propri eserciti di partenza, con alcune ulteriori regole atte a proporre una esperienza di gioco nuova (vi era anche l'espansione Turanga, per il gioco a quattro), nonchè quello di Wings of War, dove ho notato una accanita lotta tra aerei ed un dirigibile (!).

Ancora sempre affollata era poi l'Area Autoproduzione, animata dallo storico Angelo Porazzi, qui con la maglia da Quarterback donatagli alla scorsa Essen dai fondatori di BoardGameGeek. Oltre ai titoli da lui ideati e illustrati (tra i quali cito, a campione, il notissimo Warangel, oramai espanso con moltissime razze grazie ai contributi dei fan, Ultimate, titolo ambientato nel mondo del fresbee sportivo, PiFroG che verrà pubblicato il prossimo anno da NestorGames), in questa area sono presenti molti altri giochi creati e prodotti dagli autori stessi (per maggiori info sull'Area Autoproduzione ecco il link dove cercare).


Intorno a lui si è sviluppata gradualmente una ricca comunità di autori : alla fiera, tra gli altri  titoli presenti nella zona  ricordo  Woosh di Giorgio Vezzini e illustrato da Porazzi, il quale sta ampliando le proprie proposte proponendo nuovi giochi di ideazione estera  che sta presentando nel nostro paese, come il noto War for Edadh, del quale sta curando la manualistica italiana, Irondie, di Davide Averara, gioco di dadi di metallo collezionabili che calamita l'attenzione soprattutto per l'estrema cura della realizzazione dei dadi stessi (i quali sono poi utilizzati per dar vita a scontri, sulla base di regole che consentono di operare scelte tattiche), Link, simpatico party game che richiede ai giocatori di collocare dei dischi di plastica tra le parti del corpo indicate nel mazzo di carte allegato, cercando di mantenere l'equilibrio impedendo ad esis di cadere (più se ne mettono, più diventa difficile ..) e 1936 Guerra civil, gioco di carte ambientato  ai tempi della guerra civile spagnola, il quale utilizza quali illustrazioni centinaia di foto storiche, con dinamiche legate ai sommovimenti politici dell'epoca.


Nella stessa area era presente anche lo stand Prime Games, con la vendita di 1666: Great Fire of London, che era proposto ad un 'prezzaccio' speciale per i Goblin, che ne hanno curato l'edizione italiana grazie ad un accordo con la casa editrice inglese. Lo stand in questione proponeva anche alcune interessanti novità portate da Essen, tra le quali Navegador, Bangkok Klongs, Key West e Minjlieff, astrattino simpatico (del quale parlerò non troppo in là) ispirato al classico tris.
Al loro fianco lo stand Serfer giochi con vari titoli ad ambientazione fantasy o sportiva.
Sempre nei paraggi era poi la Scribabs, che ospitava un richiamo a Florenza, frutto di una loro collaborazione, nonchè la promozione dell'edizion deluxe di Sator.

A contorno degli stand di editori vi era poi la classica cornice di stand di fan, come quelli di Galactica, Gundam, Gavin 4 ed Imperial Crown, nonchè molte proposte nel mondo dei gdr, i quali esulano però, per tematica, dall'obiettivo del mio report, per cui evito di proporre nomi, perchè li sceglierei praticamente a caso .. Segnalo solo la presenza di Limanaumanita, editrice di Project Hope, in quanto tale casa annunziava l'uscita imminente anche di un gioco di carte , War of Wonders, ambientato nel loro universo di riferimento, basato su di un concetto di storia alternativa.

Nella struttura a parte era infine ospitato il salone Ingellis, all'interno del quale si sono svolte in continuazione conferenze e presentazioni, che hanno accolto appassionati dei vari generi ospitati all'interno del tendone principale. Per i giochi da tavolo vari erano gli appuntamenti, con la presenza di importanti autori, editori e personaggi di questo mondo (per non fare torto a nessuno evito di citarne solo alcuni ..). La copertura dell'evento era poi garantita da Radio Impronta Digitale e da Gioconomicon, i quali hanno proposto in continuazione interviste, report e quant'altro di interesse per i fan della fiera.


Giunti a questo punto dò spazio a qualche breve riflessione, con il punto di vista del giocatore da tavolo, sulla manifestazione.
Prima di tutto gli spazi. La sensazione che ho è quella che i giochi elettronici stiano lentamente 'mangiando' spazio vitale ai giochi da tavolo:  non ho idea dei numeri in termini di metri quadri, in più od in meno rispetto allo scorso anno, che è possibile non siano diminuiti di molto per i boardgames, ma per quanto parte del pubblico che segue il divertimento elettronico e quello 'tradizionale' possa essere comune, ho anche l'idea, forse errata, che le due esperienze non risultino poi così compatibili, potendo la condivisione degli spazi essere vissuta in logica di conflitto più che di sinergia. Il rapporto tra le metrature a disposizione ed il numero di visitatori è infatti estremamente basso e per quanto vi siano diverse decine di tavoli a disposizione, la realtà è che solo i più motivati sono riusciti a trovare posto, visto che in molti tavoli si doveva prenotare ore ed ore prima, se non giorni prima per potersi sedere.
Per i giochi da tavolo quindi la manifestazione è da leggersi soprattutto nella logica di 'fiera mercato', nella quale i tavoli servono soprattutto come dimostrazione dei prodotti, che alla maggior parte degli utenti dà la possibilità di vedere altri che provano il gioco, più che di provarlo loro stessi. Moltissimi sono quelli che, non avendo voglia di spingere o aspettare, passano, guardano e se ne vanno, con una ricaduta inesistente (parlo di quelli che non fermano) per il mondo dei giochi da tavolo.
In questa chiave di lettura anche la mancanza della ludoteca goblin rappresenta una perdita di rilievo, perchè ogni tavolo 'animato' da persone che assistono i neofiti è occasione per avvicinare al mondo dei giochi da tavolo un centinaio di persone (faccio il conto di 4 per tavolo, con una sette/otto turni al giorno, per quattro giorni di fiera) , per cui dieci tavoli possono equivalere a centinaia di giocatori che han potuto sedersi, invece di passare e guardare. Nella mia idea quindi quello che si dovrebbe cercare di ottenere, perchè Lucca possa dare un vero contributo alla diffusione del gioco da tavolo, è la presenza di maggiore spazio per ospitare i giocatori, con un tendoncino extra o trasferendo i videogames, o nei modi che i produttori del settore, di concerto con l'organizzazione, sapranno ideare.

Nel contempo realizzo come lo spirito di una fiera che fa i numeri di Lucca sia forse quello di attrarre il maggior numero possibile di fan del maggior numero possibile di settori, per cui è poi difficile dare ad ognuno di essi i giusti spazi, soprattutto in una città piccola come è la provincia toscana. Chissà quindi se le mie speranze potranno mai avverarsi: forse il luogo ideale per i giocatori che vogliano 'giocare' può essere una convention specifica, ma siccome non è mai mia intenzione di suscitare discussioni, ma solo di avanzare proposte od idee costruttive, chiudo qui il discorso, per non dare in via a paragoni tra manifestazioni, che non hanno senso, lo ribadisco, data la diversa natura di una fiera come Lucca o di una convention come, per esempio Modena.

Rilevo infine come per i produttori italiani di boardgames Lucca rappresenti comunque, sia per vicinanza in termini di tempo con Essen, il luogo ideale per dare notizia al pubblico nostrano delle loro ultime uscite, concentrandosi nella fiera la presentazione di moltissime novità del settore, rivestendo, per i boardgamers non esseniani, il luogo nel quale concentrarsi per vedere cosa il mercato nostrano offre per loro (con la possibilità, negli stand dei commercianti più 'ardimentosi', di acquistare anche qualche titolo straniero proveniente dalla fiera tedesca).
La centralità della manifestazione per l'universo ludico da tavolo è quindi fuori discussione e quanto riferito va letto solo in chiave di auspicio di ottenere maggior spazio per il futuro, compatibilmente con le esigenze di una fiera multitematica come Lucca.

Chiudo quindi con un saluto a tutti i lettori ed un ringraziamento agli standisti che mi hanno accolto con calore e disponibilità, dedicandomi tempo per parlare della loro attività e progetti futuri.

-- Le immagini relative ai giochi sono state scattate in fiera o sono di repertorio del blog. I diritti su tutti i titoli citati appartengono alle case produttrici, sempre citate, le quali possono richiedere la cancellazione di immagini relative ai propri prodotti e ciò avrà luogo senza che sia richiesta alcuna motivazione. Uno speciale ringraziamento all'amico Khoril (Remo), autore di alcune delle foto che corredano questo articolo --

17 commenti:

  1. Hai per caso provato Prodigy e/o 1936?

    Come sono?

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  2. Mi sono fermato solo a parlare con gli autori, ma c'era poi gente che stava giocandoci e non sono riuscito a provarli. Sono di due generi opposti: il primo è a metà strada tra i collezionabili e i non, cercando di conquistare con ciò il pubblico, il secondo invece è un titolo (a prima vista) che ha un livello di approfondimento storico notevole, che richiede una certa 'motivazione' per avvicinarcisi (per maggiori info: http://www.1936guerracivil.com/).

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  3. solo una precisazione: dixit ha vinto come gioco per famiglie e fabula come profilo artistico (e non il contrario).
    aggiungendo invece qualcosa al report mi preme di sottolineare un numero decisamente sostenuto di bambini che provavano giochi (quelli abbordabili ovviamente) rispetto agli anni precedenti, piacevole novità forse dovuta al tempo inclemente e alla necessità per i genitori di trovare riparo. da evidenziare anche il bel tentativo della dVgiochi che proponeva i suoi giochi con uno sconto fiera del 10% che sappiamo essere un encomiabile sforzo per un mercato con margini di profitto bassi.

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  4. Tra i tanti ho provato Florenza, Prodigy e assistito lungamente alla spiegazione di 1936. Mi sono piaciuti molto tutti e 3. Florenza è lineare nell'esecuzione anche se non facilissimo. Prodigy ha degli spunti molto interessanti, anche se 10 euro a mazzo significa che dover spendere 20 euro per avere 2 mazzi e poter proporlo a qualcuno. Sarebbe stato meglio fare dei demo deck per 2 giocatori con qualche carta in meno. 1936 è da provare, non ho amato molto la grafica, ad esclusione delle foto reali tratte dell'archivio storico che danno un tocco di classe ad un solido sistema di gioco.

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  5. 10€ a mazzo è poco, anche se dipende da quante carte danno per mazzo. Poi se uno è n00b e gratta a caso creandosi un mazzo scrauso che fa?

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  6. Per Khoril- grazie per l'indicazione, ho invertito le cose senza farci caso.
    Quanto a Prodigy la realizzazione è da gioco 'americano', anche per modalità di presentazione e toni utilizzati: il gioco dovrebbe richiedere, per una esperienza soddisfacente, almeno tre mazzi. Quanto al grattare, si dovrebbe procedere in modo graduale, magari un mazzo per volta, per evitare 'sprechi'. Poi però, a meno di avere amici 'noiosi', non credo nessuno ti crocifigga se poi cambi idea e ci fai un segno sopra (magari alla bustina protettiva) scegliendo un'altra opzione ... (per quanto le regole ufficiali dicano il contrario ..).

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  7. <<< Poi però, a meno di avere amici 'noiosi', non credo nessuno ti crocifigga se poi cambi idea e ci fai un segno sopra (magari alla bustina protettiva) scegliendo un'altra opzione ... (per quanto le regole ufficiali dicano il contrario ..). >>>
    non è nella logica di questo tipo di giochi, se devo giocare con uno che pasticcia le carte è meglio giocare con le fotocopie delle carte.
    Compare 1 solo mazzo a 10 euri per un gioco che non si sa se avrà successo o meno è un azzardo, rischi di giocarlo tra mesi magari con l'unica persona con cui non vorresti giocare (che per la legge di Murphy è l'unico che conosci ad averne comprato un'altra copia)XD.

    In linea di massima il gioco è cervellotico e farà felici i combo-players. Ha meccaniche innovative tipo quella della soglia (se giochi carte oltre un certo valore perdi automaticamente).
    L'ambientazione del gioco è simile a quella della serie televisiva Hero. Contemporaneo-fantasy-ragazzi del muretto-super poteri.
    Uno dei punti forti del gioco è la comunità web, il che da continuità all'ambientazione. Infatti il sito di riferimento del forum è lo stesso del sito di riferimento della storia, dove alcuni ragazzi possessori di "poteri" si ritrovano.

    è un progetto interessante...

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  8. Condivido il discorso fatto da Nestore: tutti i giochi di carte di tipo collezionabile o che comunque presuppongono l'acquisto di più set richiedono che più di una persona del proprio gruppo sia coinvolta in quella passione, altrimenti rimangono lì sullo scaffale. Il mio cenno alla possibilità di 'pasticciare' qualche carta è legato solo al fatto che chi acquista voglia solo provare se quel tipo di gioco gli piaccia o meno: in fin dei conti se il gioco piacerà e se si avranno partner per provarlo, si avranno poi gli stimoli per comprare ancora, altrimenti si saranno spesi 10 euro per fare una prova. Di solito, in quella categoria di titoli, essere coinvolti vuol dire affrontare una spesa ben superiore ai 10-20 euro (chi giocava a Magic spendeva parecchio ..), per cui il 'sacrificio' di qualche carta del primo mazzo comprato non vuol dire molto. Sono poi convinto che qualunque giocatore già addentro al gioco, se trova uno che sta iniziando e che è nel dubbio se continuare o meno , gli consentirà, almeno in qualche partita, di usare qualche carta 'pasticciata', se non altro per invogliarlo a capire come scegliere cosa 'grattare' .. ;) Sarà poi il neofita stesso, una volta 'dentro' al gioco, a liberarsi delle carte che avrà nel primo periodo rovinato: se non sarà coinvolto inevece metterà le carte tra i giochi dello scaffale. Ma qui vado nel psicologico, ossia nella tecnica di coinvolgimento di neofiti nei gruppi di gioco .. ;)

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  9. Personalmente sono un po' contrario a tutti quei giochi (carte collezionabili in primis) che spingono il giocatore a un esborso continuo di denaro. Però la questione del grattare la carta è una novità e la trovo intrigante.

    Quanto alla compatibilità fra giochi da tavolo e per computer: il problema non è nei giocatori, c'è chi li ama entrambi (io ad esempio) ma in effetti c'è da stare attenti perché i giochi per computer sono prodotti da dei veri colossi. Insomma se sgomitano per prendersi grandi spazi non mi meraviglia davvero.

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  10. La tematica del rapporto tra giochi da tavolo e per computer nella fiera di Lucca ha creato sempre discussioni, negli ultimi anni. E' possibile che per i giochi da tavolo vi sia una quota di 'indotto' generato da chi vada a vedere gli stand dei secondi e poi passi per quelli dei boardgames, ma il discorso secondo me vale soprattutto per chi 'passa e guarda', piuttosto che per chi 'passa e si ferma'. I giocatori da tavolo che sfruttano i tavoli dove si possono provare i giochi devono infatti essere motivati e saper aspettare il proprio turno, cosa che poco si congenia a chi dia solo un'occhiata. Penso che l'unica soluzione per rendere più valida l'offerta della sezione giochi da tavolo sia quella di concederle un tot di spazio addizionale, da utilizzarsi come ludoteca o da mettere a disposizione a prezzi di favore agli standisti per le sole dimostrazioni. Considerato però che Lucca è prima di tutto una 'fiera mercato' (ossia per vendere) e poi, soprattutto, multi evento e multi categoria (nel ludico ci sono i video, board, cos, rpg, ..), non so se all'organizzazione di far crescere il valore intrinseco della manifestazione per il settore boargames interessi realmente (visto che più spazi = più costi per la fiera, anche se di pari passo con gli spazi va anche la soddisfazione dei boardgamers, che di recente stanno criticando un pò la manifestazione).

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  11. porto alla vostra attenzione che sulla Tana in diverse discussioni i gamers lamentano la presenza di videogiocatori ai tavoli che "rubano" la possibilità di provare nuovi giochi, solo perchè ad occhio si capisce che sono poco interessati o che ci capiscono poco o che poco compreranno o che stanno li solo perchè fuori piove. un ragionamento come questo è per me è uno specchio di come siano malridotti i gamers italiani, avvolti nel loro manto di aulica esperienza, sono loro stessi uno dei motivi di quanti restino lontani da questa passione. se il giocatore inesperto viene rimbalzato per un atteggiamento di palese superiorità e malsopportazione forse è ora di farsi un autoesame.

    commentando invece Bruno vorrei aggiungere che da giocatore la pensavo come te riguardo lo sfornare carte a non finire per succhiare soldi agli utenti (tant'è vero che non ho MAI posseduto un collezionabile), ma da aspirante autore mi rendo conto che l'esplorazione delle possibilità delle meccaniche date da questo tipo di prodotti è infinita e se gli editori spingono e ti lasciano libero di lavorare perchè a loro conviene, te finisci nel paese dei balocchi da tanto ti puoi sbizzarrire. ho per le mani io stesso un gioco che potrebbe essere trasformato in collezionabile e la sola idea di poter esplorare tutte le possibili combinazioni di valori/effetti/risultati è mooolto affascinante

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  12. @ Khoril: certamente se pensi a quello che ti potrebbe donare la possibilità di "aggiungere" sempre componenti nuovi, le possibilità sono intriganti, e lo dico anche io come inventore di giochi. Ma il sottoscritto (che come te non possiede collezionabili) è stato un po' schifato dall'esempio di Magic, che trovo avidità allo stato puro.

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  13. io la vedo molto più come avidità dell'editore che dell'autore. sei d'accordo?

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  14. Magic e' un titolo che ha avuto un successo enorme e, a mio modesto parere, meritato, per aver presentato un'idea davvero intelligente. Con il passare del tempo purtroppo la casa ci ha un po' 'marciato sopra' (ma ci sono esempio anche tra i non collezionabili, come Carcassonne): sta però agli appassionati distaccarsi quando si rendono conto che oramai ogni espansione arricchisce solo le tasche del produttore, ma non il proprio divertimento (con Magic io mi distaccai alla seconda espansione ... con Carcassonne un po' dopo ...). Gli autori penso che in operazioni di questo tipo facciano, giustamente, cio' che l'editore chiede in quanto non credo che, per la durata della cessione dei diritti, possano opporsi a che l'editore li sostituisca in caso di rifiuto ..

    Quanto a Lucca le polemiche del dopo fiera sono un classico che si ripete ogni anno: penso che la cosa sia frutto del fraintendimento di massima di chi vorrebbe a Lucca un posto per fermarsi a giocare, mentre la fiera è un 'multiformato' adatto più al 'passaggio' di gente che allo 'stazionamento'. Chi desidera fermarsi lo può fare, ma è inevitabile che (a meno di ripensamenti di fondo della organizzazione) soffra per la scomodità della cosa: basta saperlo in anticipo ed andare altrove se non si gradisce questa impostazione ...
    Chiudo poi segnalando come queste manifestazioni, per il numero di partecipanti, debbano essere sfruttate al massimo per l'occasione che offrono di mettere in contatto potenziali neofiti con il mondo dei giochi da tavolo, con il quale altrimenti difficilmente avrebbero modo di confrontarsi. Solo con un minimo di apertura, chiaramente, il nostro mondo ha la possibilità di trovare nuovi orizzonti ..

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  15. Un veloce commento alla mia esperienza in fiera: mi ha fatto molto piacere poter sostare allo stand RedGlove per far provare Loch Ness a un sacco di persone: una signora mi ha detto che con quel gioco avrei reso felici due bambine, e questo mi ha fatto un enorme piacere. Sono cose some queste che rendono tangibile il piacere di inventare giochi.

    Sulla fiera, ogni anno si sentono sempre le stesse cose e basterebbe rileggersi le critiche degli anni scorsi per farsene un'idea... dal canto mio la ritengo un appuntamento irrinunciabile per svariati motivi, anche se la logistica e' terribile e la città bellissima ma assolutamente non adatta ad un evento di quelle dimensioni, almeno per come è "organizzato". Fortuna che ogni anno mi dimentico della volta precedente :)

    Prodigy mi sembra una variazione interessante nel campo dei CCG. Realizzare un collezionabile di successo non è assolutamente semplice e infatti ad oggi sono pochissimi ad esserci riusciti e soprattutto ad aver mantenuto un livello di partecipazione e vendite accettabile. Il tentativo di E-nigma dunque è coraggioso e merita attenzione. Avendone potuto discutere con gli autori, ed essendo un modestissimo nonchè povero ex giocatore di Magic, per la prima volta ho sentito il desiderio di provare Prodigy (tra i tantissimi) e questo mi sembra un dato relativamente positivo.

    Un saluto infine a Pinco11, incrociato per i corridoi della fiera

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  16. @ Khoril: ovviamente su "chi è" quello avido si potrebbe sempre discutere, ma per quanto riguarda Magic non so proprio come è andata.

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  17. Ricambio a mia volta i saluti al gentile Wally. Quanto alla fiera ribadisco che forse con un pò di buona volontà si potrebbero ottenere anche dei miglioramenti (che però sicuramente avrebbero dei costi ..): il numero di visitatori è però una grande occasione per un modo un pò 'nascosto' come quello dei boardgames, per cui resterà un appuntamento fondamentale, penso, a lungo.
    Per Prodigy non posso che augurare la miglior fortuna a questo progetto: i collezionabili stanno vivendo un periodo di calo, per cui il progetto è da leggersi come interessante, volendo proporsi come una via di mezzo tra i non collectibles ed i collectibles.

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