mercoledì 27 aprile 2011

Preview - Artus

Wolfgang Kramer è sicuramente uno degli inventori di giochi più conosciuti, almeno dove i boardgames si vendono davvero, per aver ideato decine e decine di titoli, che continua tuttora a sfornare ad un ottimo ritmo. Vado a memoria ma dovrebbe aver vinto in almeno cinque occasione lo Spiel des Jahre e tra i suoi titoli posso ricordare Tikal, El Grande, Heimlich & co (se non altro per essere stato uno dei primissimi titoli a presentare il classico percorso dei punti a bordo tabellone) e Torres. Ogni volta che sul mercato si affaccia una sua ideazione la stessa suscita quindi, a prescindere, un certo interesse, per cui mi sono subito indirizzato, appena uscite le regole in inglese del gioco di oggi, ossia Artus (per 2-4 giocatori, tempo per partita suggerito: 60 minuti, co-ideato da Michael Kiesling, partner di Kramer in molte dele sue creazioni) sul sito della casa produttrice, la Alea (marchio della Ravensburger), a leggerle in profondità per parlarne insieme.
Il gioco è piuttosto essenziale ed incentrato su dinamiche di piazzamento dei propri trippoli (segnalini) e sull'uso di carte e mette i giocatori negli (astratti) panni di leader di fazioni di cavalieri all'interno della mitica tavola rotonda del famoso re inglese della leggenda che dà il titolo al prodotto, impegnati a competere per conquistarsi i 'favori' del re (o tramare per eleggerne uno nuovo).

I componenti
Abbiamo qui il classico tabellone di gioco, il quale presenta al suo interno un cerchio rotante (fissato grazie ad un piccolo perno in plastica che è fatto girare impugnando il simpatico maialozzo al centro di esso)  con sopra indicati vari numeri, positivi e negativi. Esternamente ad esso vi sono gli spazi nei quali sono collocati i trippoli che rappresentano i cavalieri dei vari giocatori (6 per colore) ed i 4 che rappresentano re ed i 3 principi. Ci sono poi 10 anellini che sono utilizzati per distinguere il re (ne ha tre) dai principi e per gestire la 'lotta di successione' ed una dozzina di tesserine punteggio. Completano la dotazione, essenziali per le dinamiche, 4 mazzetti da 22 carte, uno per ciascun giocatore.

Vediamo ora come si fa a detronizzare Re Artù ed a guadagnarci sopra ...
Artù  è un gioco che ruota tutto intorno al piazzamento dei cavalieri nella corona esterna al cerchio rotante ('la tavola rotonda') che si trova in mezzo al tabellone.  Nel gioco base ad inizio partita i giocatori piazzano a turno i propri trippoli e pescano 4 carte (2 per ognuno dei due mazzetti che si utilizzano), quindi al suo turno gioca una delle carte che ha in mano (poi ne pescherà una) e compie una delle tre azioni da esse concesse, ossia: 1) muove uno dei propri cavalieri ; 2) muove il re od uno dei principi ; 3) aggiunge un anello ad un principe. Nel muovere un trippolo si ottengono punti pari al valore indicato nella casella di partenza, mentre quando si colloca un anello si ottengono punti pari al valore della casella nella quale si trova il principe. Quando si muove è possibile prendere il posto di un altro cavaliere, facendolo allontanare dal re sino alla prima casella libera.
Quando un principe diventa re il tabellone è ruotato facendo corrispondere a quel trippolo la corona (si varia così il valore relativo di ogni cavaliere sulla plancia). Il gioco termina giocata la sedicesima ed ultima carta.
Nella versione avanzata si utilizza anche il terzo mazzetto di carte, il quale ne contiene 6 che consentono di ottenere punti in diversi modi , rendendo il gioco decisamente più tattico.

Impressioni
Prima di tutto diciamo che al di là del tema della 'tavola rotonda' il gioco non presenta alcun collegamento al tema di base prescelto, proponendo dinamiche slegate dall'ambiente sullo sfondo: non vedrete quindi lotte a singolar tenzone, giostre o uomini d'arme di ferro vestiti.
Quanto alle meccaniche devo dire che il gioco si presenta come estremamente asciutto, vertendo intorno ad un'unica idea centrale, che è quella di studiare con attenzione in che modo muovere i propri pezzi (o quelli di re e principi) e sfruttare le carte che si hanno in mano (ricordando che ognuno riceve un set di carte uguale a quello degli altri) per totalizzare più punti possibile nel farlo. La tattica da seguire deve essere delicata, perchè bisogna cercare di utilizzare le carte giuste al momento giusto, per evitare di trovarsi in una fase avanzata del gioco senza avere più a disposizione quelle che servono. Quanto al meccanismo per ottenere punti l'idea è quella che si deve cercare di avvicinarsi al lato 'giusto' del re (destra o sinistra, a seconda da dove si guarda), dove le caselle recano valori positivi (decrescenti mano a mano che ci si allontana) e nel contempo di spingere gli avversari il più lontano possibile da esso, ovvero nella zona con valori negativi. La dinamica di elezione di un nuovo re dovrebbe valere, invece, a rimescolare la situazione, spiazzando gli avversari.

Poco convincente risulta ai miei occhi, francamente, il gioco base proposto ed in particolare non mi attrae il fatto che ognuno abbia in mano solo 4 carte pescate: ciò è stato studiato sicuramente per donare longevità (evitando che si costruisca una sequenza 'ideale' nel gioco delle carte), ma nel contempo rischia di inserire un indesiderato elemento di alea. Colgo comunque la possibilità di riflettere su ogni mossa e di soppesarla con attenzione, soprattutto nel gioco a due (non a caso segnalato come il migliore dai primissimi commentatori), potendosi la partita risolvere veramente all'ultima mossa. 
Un pò più brillante appare invece la versione 'completa' del gioco, ossia inserendo anche le sei carte 'punteggio', le quali possono dare vivacità alla attribuzione di punti, altrimenti fin troppo matematica, consentendo di scavare lì la differenza dagli avversari: vale anche qui però la solita considerazione, ossia che si deve anche avere un poco di fortuna nel pescare le carte giuste al momento giusto. Qualche dubbio, infine, lo ho sulla modalità multigiocatore, riguardo alla controllabilità dello sviluppo della partita ed al kingmaking, visto che in definitiva è possibilissimo giocare tutti contro l'avversario di volta in volta in testa, rendendo ciò il gioco equilibrato, ma potendo smorzare l'importanza di elaborare proprie tattiche.

In definitiva Artù si presenta come un titolo essenziale, che verte interamente intorno al meccanismo di piazzamento e spostamento dei propri pezzi per ottenere punti calcolati sulla base della posizione di partenza dei pezzi. Le meccaniche di gioco risultano quindi asciutte e tutto sommato piuttosto veloci da comprendere, potendo il gioco essere proposto anche ai giocatori occasionali: questi ultimi tuttavia percepiranno ben presto l'astrattezza della attribuzione dei punti e la necessità di riflessione che il titolo richiede, per cui è possibile che siano da ciò leggermente disincentivati. Privo di troppi fronzoli può rappresentare una valida sfida soprattutto nella modalità a due e sarei curioso di provarlo online in partite veloci se uscisse su qualche sito: la sostanziale astrattezza può invece penalizzarlo nel gradimento del pubblico familiare (al quale comunque il marchio Alea normalmente non è rivolto).
Il gioco non contiene elementi con scritte in lingua, salvo per il manuale e per le sei carte punteggio (facilmente memorizzabili, però). Il prezzo viaggia intorno ai 20/25 euro.


-- Le immagini sono tratte dal manuale o dal sito della casa (Alea), alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta. --

2 commenti:

  1. Complimenti vivissimi, per il tuo tenerti aggiornato sulle nuove uscite. Te ne sono molto grato, perchè dai un' idea molto oggettiva del gioco, senza cadere mai nel voler convincere le persone della bontà o meno di un prodotto, ma con l'intento di informare, cosa assai rara oggi dove le persone aprono blog per indottrinare e convincere.
    Sono curioso di questo gioco come lo sono anche di Strasbourg, Die Burgen von Burgund, da te precedentemente descritti.
    Mi piacerebbe un tuo bell'articolo su giochi come Age of Industry, London e Firenze (della Pegasus).
    Chiudo dicendoti che sono un amante dei giochi di Colovini e Feld (mi deve arrivare a giorni Notre Dame).
    Un saluto.
    Francesco.

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  2. Grazie mille anche per il tuo dettagliato commento, che mi riempie di soddisfazione, perche' mi dai l'idea di aver in qualche modo trasmesso quello che mi prefiggevo, ossia informazioni sul gioco abbastanza dettagliate da poter mettere i lettori in grado di capire se sia o meno qualcosa che fa per loro. Il fatto che poi il gioco piaccia o meno a me diventa, in questa logica, secondario. Per Feld condivido appieno (ma anche Colovini, anche se non sempre i suoi titoli mi sono piaciuti, ha ottime idee), ma anche qui ho la sensazione che con il tempo e l'aumento delle uscite qualcosina stia perdendo, se non altro in termini di innovatività dei proprio giochi, che inizialmente davvero si distinguevano sempre dalla massa !
    Un saluto a te, sperando di averti ancora per il futuro tra i miei lettori.

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