sabato 2 luglio 2011

Gli articoli di fondo: il dado è tratto !!!

scritto da Polloviparo

Alea iacta est” o meglio “il dado è tratto”: in questo caso però non parleremo della metaforica decisione irrevocabile, bensì proprio di luì l’amatissimo/odiatissimo dado ! I nostri affezionati lettori avranno infatti imparato a conoscere che ci sono giochi che fanno uso o meno del discusso “cubetto”  ed in quest’articolo  avevamo visto che è più facile trovarlo in giochi provenienti da oltreoceano (americani) che non in giochi provenienti dal nord Europa (Germania ad esempio).
A parte però il classico utilizzo nella risoluzione di una qualsiasi battaglia all’interno di un qualsivoglia wargame, ultimamente molti autori si sono “ingegnati” sulle possibilità di farne un uso alternativo e, se una volta dicendo “dadi”, probabilmente la prima cosa che mi veniva in mente era “Risiko”, oggi la cosa non è da considerarsi così scontata.
Mi potrebbe venire in mente che ne so… Kingsburg ! oppure Yspahan ! e, perché no, il recente Troyes ! Segno quindi che le cose sono cambiate.
Un autore che poi sta sperimentando tantissimo sull’uso del dado è proprio uno dei miei autori preferiti, ossia Stefan Feld, che dopo “Macao” pubblicato nel 2009, ci riprova quest’anno con “Die Burgen von Burgund”.
In che senso un uso alternativo ?

L’utilizzo più noto nel bel paese della dicotomia “gioco da tavolo – dado” è forse quello del Gioco dell’oca o Monopoli, ossia “lancio il dado e avanzo di tot spazi” generando situazioni del tipo “Oh guarda che sfortuna devi stare fermo un turno!” oppure “vai dritto in prigione senza passare dal via”. Molti, per ovvie ragioni, conoscono anche l’utilizzo alla Risiko, “tu fai tre, io faccio cinque… ho vinto io” !
… quanto l’ho odiato !...
Poi un giorno, quasi per caso, scoprii che esisteva dell’altro. Quell’altro nel mio caso si chiamava “I Coloni di catan”: lì di dadi ce n’erano solo due, le casette e le strade le costruivo dove volevo io e i dadi mi dicevano solo se in quel turno ottenevo del grano, del legno o una pecora (chi è che la chiama lana ? ;) ) !
Decisamente una bella evoluzione ! Quando vinsi la mia prima partita la soddisfazione fu incommensurabile rispetto qualsiasi altro gioco avessi avuto modo di provare prima.
Qualche tempo dopo, un’altra scoperta: “Puerto Rico”: questa volta la scatola di dadi, non ne conteneva nemmeno uno ed era l’inizio del mio amore per i giochi “tedeschi” privi di dado e “fortuna”, tanto che da quel giorno, se qualcuno mi avesse proposto “Risiko”, gli avrei fatto una sonora risata in faccia ed il mio rifiuto per il “cubetto” era divenuto totale.
Poi passò altro tempo e si affacciarono sul mercato titoli come quelli sopra citati, nei quali il dado era utilizzato per ingraziarsi un nobile di corte e ottenere un dato beneficio, o ancora per poter compiere una data azione, acquistando un nuovo fascino.
Proprio nel momento in cui i giochi “freddi” e puramente matematici “venivano un po’ a noia", quel piccolo cubetto reinseriva quella giusta dose di aleatorietà, alleggerendo un po’ il gioco. Erano maturi i tempi per superare l’ombra di Risiko e quindi serviva un titolo in cui il dado fosse utilizzato per risolvere delle battaglie, ma non in modo così determinante.
La mia scelta era così ricaduta su “Britannia” e la paura del dado era completamente scongiurata !
Il dado portava qui una nuova ventata di divertimento e mi ricordo quante risate per un tiro sfortunato di un avversario seguito dagli “sbeffeggi” del caso e che felicità per aver ottenuto quei sei pallini tutti su una singola faccia…
Questo che vi ho raccontato è il mio percorso nei giochi da tavolo, che mi ha portato oggi ad apprezzare sia titoli tedeschi che americani: il dado non mi spaventa più e anzi sono sempre molto incuriosito quando esce un nuovo titolo che ne sperimenta un uso alternativo.

Tuttavia c’è ancora una cosa che mi sfugge…

La questione “dado sì, dado no” è tutt’altro che risolta fra gli appassionati di giochi da tavolo, con la classica contrapposizione tra chi si schiera per una soluzione e chi per l’altra. Quello che non riesco a comprendere è che ci sono giochi in cui la presenza del dado proprio non viene perdonata ed altri in cui viene esaltata o quasi ignorata.
Mi spiego meglio, un Twilight Struggle che svetta nella classifica di BGG si avvale dell’utilizzo del dado, che è utilizzato per i tiri di riallineamento e per decretare il successo nei colpi di stato: a mio avviso un peso ce l’ha, ma non ricordo di aver mai letto una lamentela in merito (poi per carità, magari non ho mai letto nei posti giusti…). “Stone age” è un altro gioco che di dadi ne vede rotolare molti nell’arco di una partita, però da tutti è ritenuto fantastico.
Poi però capita il gioco in cui tiri un dado per vedere chi è che comincia il gioco e leggi un sacco di commenti del tipo: “No questo gioco è troppo influenzato dalla fortuna, meglio evitarlo…
La mia vuole essere una provocazione ed ho ovviamente estremizzato il concetto, però devo ammetterlo, queste sono dinamiche che ancora mi sfuggono, quando cioè l’utilizzo del dado sia ritenuto 'lecito' e quando sia demonizzato.

Per quello che mi riguarda sono contento di apprezzare entrambe le tipologie di gioco e che per me il dado non sia un fattore deterrente e se così non fosse probabilmente oggi mi sarei perso dei capolavori del calibro di “Caos nel vecchio mondo”.
Lo ammetto: quando il gioco è totalmente pilotato dalla fortuna, continua a non piacermi, ma considero la cosa slegata dalla presenza del dado o meno all’interno della confezione, del resto non a caso esistono giochi in cui la dea bendata è molto presente, anche senza l’agognato cubetto.
Per completezza dell’articolo si potrebbe parlare anche di quei giochi che utilizzano solamente i dadi, quali Yahtzee oppure Perudo, ma sinceramente, nella speranza di rinfocolare il dibattito, preferirei sentire da voi quale “rapporto avete con il dado”.
Vi rigiro quindi la domanda: “Dado sì o dado no ?” Fatevi sotto con i commenti e dite la vostra !

--- Le immagini sono tratte dai regolamenti o dal sito della casa produttrice da copie del gioco o, talvolta, da BGG. Tutti i diritti appartengono alle case produttrici dei giochi citati : le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di pubblicizzazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta ---

13 commenti:

  1. Ciao Ale!
    ho letto l'articole e....non mi hai citato per nulla il tuo "amatissimo" M&M(Merchants&Marauders)? :D

    a parte gli scherzi, io credo di vedere positività in quasi tutti i giochi,tranne il Risiko, che presentano l'utilizzo del dado.
    oltre al fatto di dare una certa dose di imprevedibilità(e diversità da partita a partita) al gioco, che sia a sfondo gestionale o bellico, riesce, a mio modo di vedere, di "pareggiare" il possibile divario che può esserci tra un giocatore esperto o con una mente ad approccio "matematico" ed un giocatore che non lo è.
    è un po come nel gioco del poker dove ogni tanto si può assistere alla vittoria di outsider contro giocatori più blasonati.
    è questo che mi piace del dado.può "livellare" le rispettive bravure dei vari giocatori seduti allo stesso tavolo.ovviamente con tutti i giocatori che sanno le basi del gioco da tavolo in questione.

    ovvio che in giochi come il Risiko questo aspetto è talmente estremizzato che risulta molto fastiodoso e molte volte anche controproducente per le proprie strategie(ed è per questo che dopo averlo giocato moltissimo ora provo sentimenti di odio verso questo gioco da tavolo! X_X).

    in altri titoli che tu hai citato nell'articolo invece trovo l'utilizzo del dado davvero ben fatto, che può regalare ore di divertimento ed imprevedibilità all'andamento del gioco.
    e questo avviene poi anche nella vita quotidiana: ci si può programmare bene tutta la giornata, ma si avranno sempre elementi di "casualità" che la renderanno più "pepata" o diversa dalla precedente :D

    dunque per finire personalmente la presenza del dado non mi disturba affatto, anzi. deve però essere ben integrato nelle meccaniche di un gioco, utilizzandolo sempre in modo sapiente(come ad esempiio Twilight Struggle, Chaos nel vecchio mondo,Stone Age etc..)

    saluti
    Lollo23

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  2. Come avevamo già concluso in un recente passato, la casualità ha un senso, che la si ottenga col dado o no. Perciò non mi dà nessun fastidio la sua presenza anche se ci sono giochi bellissimi che riescono a farne a meno. Altri giochi invece estrapolano dei risultati meno "estremi" (usando dadi speciali, o il differenziale fra due dadi anziché la somma, ecc...) proprio per rendere meno influente la fortuna.
    Devo dire cmq che il buon vecchio Risiko (che per me ha ancora il suo fascino) proprio per le carrettate di dadi da tirare ha dei momenti che me lo rendono un po' noioso...

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  3. Grazie per il vostro contributo, che aggiunge sale alla discussione.

    Non ho citato per nulla Merchants&Marauders perchè avrai presto modo di leggere un articolo più approfondito sul gioco.
    Inutile negare che le mie opinioni non saranno positive, ma ci sarà (giustamente) chi sarà pronto a smentirmi e leggere il gioco in una chiave diversa.

    Anzi "sguaina" già la spada e preparati a prendere le difese di quello che so essere un gioco che apprezzi molto!

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  4. @Ale:
    Diciamo che M&M lo apprezzo il giusto.
    mi piace come gioco, non lo nego, in primis l'ambientazione.
    ma come questo gdt apprezzo alla stesso modo anche Dominant Species, Puerto Rico et simili dove di alea (o dadi) se ne vede molto poca :D
    fine OT (scusate!)

    saluti
    Lollo23

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  5. Bell'articolo, complimenti.
    Mi pare però doveroso citare anche l'uso di dadi "alternativi", ossia quelli le cui facce non riportano i soliti pallini, ma simboli specifici che hanno esiti particolari sul gioco a seconda della situazione del momento.
    Penserei a Runebound o ai mitici dadi di combattimento della serie di Commands and Colors. Ancora, va segnalato il cosiddetto "dado medio", ben noto agli appassionati di wargames, e che mi sono ritrovato davanti da ultimo nello skirmish di compagnia della Guerra civile americana "'61-'65" di Ganesha.
    Mi permetto di segnalarti, infine, anche un articolo a riguardo che ho pubblicato sul mio blog proprio pochi giorni fa relativo all'elemento fortuna nel gioco: http://ratioludica.blogspot.com/2011/06/il-fattore-c.html
    Spero possa interessarti!

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  6. Per Sinclair.

    Grazie anche per il tuo contributo.
    Riguardo al "spero possa interessarti", mi interessa e come!!! La passione ludica unita a quella per la lettura, si traduce in sete di conoscenza.
    E quale migliore acqua fresca, se non ottimi articoli come quello che hai scritto, possono dissetare questa sete?

    Spero di continuare ad averti come lettore e comunque il tuo blog è stato aggiunto ai miei preferiti ;)

    Ciao
    Alessandro

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  7. Grazie per i complimenti, come sempre ben accetti. ^__- Io questo blog lo avevo già da tempo tra i preferiti! ^__^

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  8. Ciao a tutti!
    Dadi si, dadi no, dadi forse...
    Mah, personalmente se ce ne sono non mi urta granchè finchè non... perdo miseramente! Allora ecco che, da bravo giocatore "furbo" (!!!) trovo un comodo alibi per giustificare la sconfitta. D'altro canto, se mi capita di vincere ad un gioco dove ci sono dadi (o comunque dove c'è una relativa influenza di fattori aleatori) dai miei "compari" , con tono beffardo, mi sento regolarmente dire che è successo perchè ho avuto, dalla mia parte, il fattore "C".
    I dadi, quindi, permettono di cavarsela sufficentemente bene in ogni situazione, no?
    Tuttavia ammetto che non si può nascondere la frustrazione che si prova quando, dopo aver attentamente pianificato mosse di fanti e cavalieri a "Battles of Westeros" vedi che gli attacchi vanno tutti in malora a causa degli stramaledetti cubetti "scudati"!
    Scherzi a parte, nella mia collezione ho giochi con dadi e senza dadi ma, se devo esprimere una preferenza, preferisco sempre che il caso sia, almeno parzialmente, "giostrabile" al livello di un "Yspahan" piuttosto che al livello dei "Coloni"... Non so se ho reso l'idea!
    Approfitto per complimentarmi ancora una volta con Pinco e la sua competente squadra di redattori: BRAVISSIMI! Vi leggo praticamente ogni giorno, continuate così!

    Archie.

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  9. Di solito direi "dado no", preferisco giochi in cui il caso influisce poco o nulla (Agricola e Le Havre in primis), poi mi accorgo che i giochi in cui il dado non è determinante, ma manipolabile (Stone Age) tutto sommato mi piacciono perché c'è un pizzico di imprevedibilità che però non è quasi mai determinante. Quindi direi "dado sì, ma ifluenzabile".

    Sto facendo un serio pensiero a Die Burgen von Burgund dopo averne letto il regolamento :)

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  10. ... mmm ... Die Burgen, dopo averlo giocato, è assai meno 'user friendly' di quanto il regolamento non suggerisca. Direi che se ti piace Feld E se ti piace Macao, allora ci puoi fare un serio pensiero, altrimenti riflettici un attimo. Sto meditando di scrivere una 'prova su strada' per dare qualche info supplementare rispetto alla anteprima che presentai a suo tempo .. ;)

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  11. Alla fine Die Burgen Von Burgund l'ho preso, principalmente proprio perché volevo un gioco con una buona profondità e con i dadi. :)
    Titoli soft ne abbiamo fin troppi, mentre non ci abbondano quelli belli "pesi" da sviscerare nell'arco di mesi.

    Nota: è il mio primo Feld!

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  12. In settimana sarà online una mia 'prova su strada' di Burgen. Attendo sicuramente di ricevere tuoi commenti in luce delle tue prime partite !!! p.s. non so se come primissimo Feld sia il migliore ;)

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  13. La leggerò con molto interesse!

    Ammetto di verlo scelto non per compensare la mancanza di titoli di questo autore nella mia collezione (come ho fatto con Navegador per Gerdts), ma per il semplice interesse per la meccanica e per l'eccellente scalabilità in 2.

    Spero di riuscire a provarlo in tempi brevi, probabilmente in due... il fatto di aver ripreso Agricola (che avevamo sempre giocato in 3-4-5) potrebbe rallentare un po' la cosa :/

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