venerdì 2 settembre 2011

Princes of the Renaissance

scritto da polloviparo.

Oggi vi voglio parlare di The Prince of the renaissance, un vecchio gioco del grande Martin Wallace, ambientato nell’Italia rinascimentale.
Sebbene oggi questo autore sia conosciutissimo nell’ambiente, quando uscì questo titolo era praticamente “un esordiente”. Stiamo parlando infetti del lontano 2003 e della sua terza pubblicazione di rilievo.
Martin esordisce infatti nel 2001 con Libertè, l’anno successivo mette subito a segno il colpo, regalandoci una delle pietre miliari dei giochi ferroviari: “Age of steam”.Il 2003 è appunto l’anno di The prince of renaissance, seguito nel 2004 da un altro capolavoro “Struggle of empire”.Nel 2005 è la volta di Byzantium e nel 2006, il prolifico autore si prende una pausa.
L’anno di assenza regala ai suoi fan uno dei più bei gestionali mai realizzati: “Brass”, a questo punto l’autore ingrana una marcia in più e pubblica tre giochi nel 2008 (Tinners' Trail, After the Flood, Steel Driver) e cinque nel 2009 (God's Playground, Automobile, Rise of Empires, Last Train to Wensleydale, Steam).


Arriviamo quindi alle sue produzioni più attuali, ossia quelle pubblicate nel 2010 che sono: Age of Industry, Moongha Invaders, London.
Si tenga presente che l’elenco non comprende le “semplici” collaborazioni, come ad esempio quella che lo vede in coppia con Darrell Hardy in Runebound.
Ho ritenuto doverosa questa lunga premessa, per aiutarvi a comprendere alcuni aspetti che andrò di seguito a trattare. Come abbiamo visto, l’autore si è contraddistinto sin da subito per la sua capacità di produrre giochi di grande spessore ed elevato livello qualitativo.
La sua seconda pubblicazione, a distanza di nove anni dal raggiungimento degli scaffali, occupa ancora la ventiduesima posizione della classifica di Bgg.
Sebbene sia chiaramente delineabile lo stile dell’autore, con elementi distintivi che ritroviamo nel bene e nel male nell’arco della sua intera produzione, va comunque riconosciuta una sua evidente maturazione che contraddistingue gli ultimi titoli.
Una delle caratteristiche comuni a quasi tutti i suoi giochi, ad esempio, è il fatto che la partita si articoli in pochi turni, alla lettura del regolamento si ha l’impressione di trovarsi fra le mani un gioco di durata contenuta, ma quando si comincia a giocare quei pochi turni si rivelano lunghissimi (a volte addirittura interminabili).
Proprio sul discorso regolamenti ci sarebbe poi da aprire una bella parentesi… I primi erano molto confusi, disorganizzati e il lettore si trovava, a lettura ultimata, con molti punti interrogativi; questo obbligava a più riletture e anche a dover cercare le preziosissime faq del caso sul web.
Gli ultimi regolamenti sono molto più lineari, grazie anche ad un processo di “semplificazione” che l’Autore sembra perseguire.

I primi giochi erano spietati, si partiva già con l’acqua alla gola, bastava un errore ed eri irrimediabilmente tagliato fuori da qualsiasi possibilità di vittoria.
Questo ha fatto sì che il suo cognome sia diventato quasi sinonimo di gioco per “gamers”, non è raro sentire dire nel mio gruppo di gioco: “Ci facciamo un Wallace?”
Oggi invece vediamo giochi, seppur probabilmente fuori dalla portata di giocatori occasionali, con una curva di apprendimento molto più piatta.
Così le mille regole, regolette ed eccezioni, hanno lasciato il posto a regole più coincise ed efficaci, i titoli si sono un po’ “ammorbiditi” e se in Age of Steam sbagliare era proibito, oggi in Railways of the world, le cose vanno un pochino meglio.
La cosa ovviamente non sembra accontentare tutti, così il suo pubblico si è un po’ diviso fra chi apprezza maggiormente il suo vecchio stile e chi il nuovo.

Non è stato ad esempio apprezzato dai gamers Age of Industry evidente tentativo di semplificazione di Brass.
Oggi quindi parleremo di un Wallace vecchia scuola.
Prima di passare al gioco è bene dire che il gioco è di difficile reperibilità, poiché “out of print” da diverso tempo.
A patto di trovarlo, si parla comunque di prezzi che si aggirano sugli 80 -100 euro.
Voci di corridoio, parlano di una probabile riedizione da parte della Valley games (analogamente a quanto fatto con Libertè), che si sarebbe già aggiudicata i diritti.

Veniamo finalmente al gioco

Come sappiamo i giochi di M.Wallace non si sono mai contraddistinti per velleità di carattere grafico.
Questo gioco non fa eccezione, la componente estetica è ai minimi termini, certo funzionale al gioco, ma non in grado di appagare l’occhio.
Oggi, a maggior ragione, laddove gli standard qualitativi di giochi più recenti ci hanno abituato a ben altri livelli, una volta apparecchiata la tavola si ha quasi un senso di “delusione”.
E’ un po’ come installare su un computer un videogioco di una decina d’anni fa’…
Fortunatamente la delusione si limita al comparto grafico perché il gameplay, come vedremo è solido e capace di far passare la cosa in secondo piano.
Occorre anche avere un po’ di pazienza per diversi errori di stampa, come ad esempio alcune descrizioni degli effetti delle tessere sbagliati.



La piccola plancia mostra parte della nostra penisola in cui sono evidenziate cinque grandi città: Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli.
Queste città hanno ognuna un proprio set di cittadini, rappresentato da tessere contraddistinte dallo stesso colore.
Lo scopo dei giocatori è quello di acquisire influenza in queste città (al massimo 3 città diverse) acquisendone i cittadini (al massimo 6).
A questo punto sarà loro compito, far sì che le città di proprio interesse acquisiscano prestigio in modo da ricevere un maggior numero di punti a fine partita.
Sarà parimenti loro interesse fare in modo che le città di cui posseggono cittadini solo gli altri giocatori, perdano prestigio (riducendo di conseguenza il loro valore in punti fino ad azzerarsi).
Il mezzo principale per modificare il prestigio di una città è quello della guerra (ne sono ovviamente presenti altri quali ad esempio utilizzare delle tessere cittadino).
Si fanno scontrare due città, quella che esce vincitrice aumenterà il proprio prestigio, quella sconfitta lo diminuirà.
Ed ecco il “nocciolo” del gioco. Qualsiasi giocatore può proporsi quale condottiero della città attaccante o della città difendente.
L’esito della battaglia è affidato ad un lancio di 1d6 più i modificatori dei valori di difesa e attacco presenti sulle tessere unità possedute dal giocatore.
Se l’attaccante vince la battaglia, lo scontro ha fine, mentre se perde, si applica il contrattacco della difesa (invertendo quindi anche i bonus di difesa-attacco).
Il vincitore ottiene un segnalino vittoria (con rappresentati degli allori).

Il primo vale 1 punto, il secondo 2 punti, il terzo 3 punti e così via. Vincere molte battaglie vi permetterà quindi di fare molti punti, ma non è il solo motivo per decidere di partecipare ad una battaglia.
Come abbiamo detto vincere o perdere in battaglia comporta delle variazioni nel prestigio della città, potrei quindi decidere di scendere in campo per innalzare il valore di una città di cui posseggo molti cittadini, o se sono “particolarmente malvagio”, difendere una città che desidero cali di prestigio, avendo al mio seguito un esercito molto debole in difesa.
Come se non bastasse esiste anche una tessera Papa, che attraverso la “santa alleanza” permette ad un terzo giocatore di scendere in campo e negoziare il proprio aiuto in favore del difensore o dell attaccante, con buona probabilità di ribaltare un esito altrimenti certo.
Se una città non riesce a trovare nessun condottiero disposto a rappresentarla si considera un +3.

Per completezza va anche detto che partecipare ad una battaglia permette di guadagnare un numero di monete pari al valore corrente della città.
Come si decide chi sarà il condottiero? Mediante un asta con offerta  di punti prestigio.
Ci sono fondamentalmente due risorse da gestire nel gioco, monete e punti prestigio.
Queste servono oltre che per quanto sopra descritto, anche per procurarsi i vari tipi di tessere presenti nel gioco.


Tutto sempre tramite un sistema di aste. Nell’arco della partita sono veramente tante le aste che si fanno, quindi se tale meccanica solitamente non è normalmente di vostro gradimento, difficilmente apprezzerete questo gioco.
Vediamo quindi nel dettaglio quanti tipi di tessere ci sono e come si fanno ad acquistare.






  1. Tessere unità militari – si acquistano pagando il costo indicato sulla tessera, come abbiamo visto attribuiscono bonus di difesa ed attacco e in alcuni casi forniscono qualche rendita di punti prestigio . I giocatori possono avere massimo una truppa per tipo.
  2. Tessere cittadini – si acquistano mediante asta, offrendo del denaro. La base d’asta è il doppio del valore della città nel momento in cui la tessera viene opzionata. L’andamento del valore del prestigio delle città ha conseguenze dirette quindi anche sulla possibilità di acquistare cittadini della stessa. Una città con molto prestigio, presenta dei cittadini con prezzi esorbitanti e senza farne scendere prima il valore, probabilmente difficilmente riuscirete ad acquistarli. Le tessere riportano anche del testo che ne descrive gli effetti a vantaggio del giocatore che le acquisisce, oppure una rendita in monete o punti influenza. Gli effetti sono utilizzabili solo una volta per turno (o decade se preferite).
  3. Tessere evento o tessera Papa - si acquistano mediante asta di monete o punti prestigio, a seconda di quanto rappresentato sulla tessera. La tessera papa oltre all’uso sopra descritto, fornisce 3 monete d’oro oppure tre punti al possessore a fine partita (al termine di ogni turno torna al centro del tavolo). Le tessere evento, assegnano punti, permettono di variare il valore di prestigio di una città ecc…
  4. Tessere tradimento – si acquistano pagando una moneta ed un punto influenza. Mentre tutte le altre tessere sono pubbliche, queste tessere si pescano da un mazzo coperto e sono mantenute segrete. In qualsiasi momento della partita queste tessere sono utilizzate per ottenere alcuni vantaggi. Per fare qualche esempio alcune tessere permettono di evitare che un giocatore rilanci in un’asta, altre permettono di rubare punti influenza ad un altro giocatore, altre ancora bloccano delle truppe militari ad un altro giocatore (che non potrà quindi usufruire dei bonus di attacco o difesa in battaglia) e così via. Un giocatore ne può possedere al massimo due (salvo possedere dei cittadini che incrementano questo valore).
  5. Tessere famiglia, ogni giocatore ha una propria tessera appartenente ad un’importante casata del periodo rinascimentale (Montefeltro, Gonzaga, Baglioni, Malatesta, Bentivogli, Este), che gli fornisce un vantaggio esclusivo, per tutto l’arco della partita.

La partita si svolge in tre turni, chiamati decadi (i famosi pochi turni interminabili di cui parlavo in premessa). Un turno termina quando si sono combattute un certo numero di battaglie (variabile a seconda del numero di giocatori) o quando sono terminate le tessere evento di quell’epoca.
A fine partita si segnano
1. I valori per le tessere cittadino in funzione del valore raggiunto dalle rispettive città.
2. Punti indicati sulle tessere evento possedute
3. Tre punti per chi possiede il Papa a fine partita
4. Quattro punti per il giocatore con più punti influenza rimasti
5. 6 punti per il giocatore con più monete rimaste
6. I punti guadagnati in base al numero di segnalini vittoria posseduti.

Non mi dilungherei ulteriormente sulle regole, ma spero comunque di essere riuscito a dare un’idea sommaria del gioco, per chi desiderasse approfondire sulla TdG è disponibile il regolamento in italiano.

Impressioni personali

Qualora non fosse trapelato il mio entusiasmo, come forse ho già detto in altre occasioni, sono un grande fan di Wallace.
Questo gioco a mio avviso è una gemma di raro valore. Sicuramente occorrono più partite per comprenderne tutte le sfumature, ma sin dalla prima se ne intuiscono le potenzialità.
Serve superare lo “scoglio” della grafica un po’ minimale, ma sono sicuro che alcuni appassionati dello stile retrò, potrebbero arrivare a trovarla addirittura gradevole (dopo aver letto elogi sulla grafica di Dominant species, non mi stupirei nemmeno più di tanto…)
Dal punto di vista dei materiali la plancia è piuttosto piccolina (approssimativamente un A3), le tessere sono in cartone di adeguato spessore, ci sono infine i segnalini per i conflitti in legno ed i dadi.
Per completezza si potrebbe dire che essendo anche le tessere di dimensioni piuttosto ridotte, soluzione necessaria per stenderle tutte contemporaneamente sul tavolo, il testo risulta anch’esso un po’ piccolino.
Il gioco è per 3-6 giocatori, ma visto che si basa su meccaniche di aste, direi che il numero consigliato è da quattro giocatori in su.
La durata si attesta verosimilmente sull’ordine delle 2 ore e mezza (anche 3 se si è in sei).
E’ importante ribadire che il gioco è un susseguirsi continuo di aste, quindi se queste non vi piacciono, non prendetelo nemmeno in considerazione.
A mio avviso la via principale con cui fare punti è quella di cercare di vincere molte guerre, in modo di accumulare molti segnalini vittoria, che incrementano progressivamente il proprio valore.
Fondamentale quindi procurarsi un buon esercito, meglio se da subito, poiché le tessere unità militari sono in numero limitato.
Parallelamente, non bisogna trascurare di procurarsi una buona rendita di punti influenza e di moneta, pena l’essere tagliati fuori dalle aste.
Il fattore fortuna è abbastanza limitato, ma non assente; l’esito delle battaglie vengono comunque decise da un lancio di dadi, anche se come abbiamo detto i valori possono essere “mitigati” da diversi fattori. Tuttavia un 1 contro un 6, rimane sempre un risultato molto difficile da “bilanciare”.

A voler essere pignoli, si dovrebbe parlare anche di una forte componente “kingmaking”, ma come ho detto in altre occasioni, trovo che sia del tutto normale in titoli come questo.
A maggior ragione in Prince of the renaissance, dove tale caratteristica è rafforzata anche dalla presenza della tessera Papa che permette di intervenire in aiuto di un altro giocatore, fungendo spesso da ago della bilancia riguardo l’esito di una battaglia.
Si tratta solitamente di scegliere il male minore, ossia di cercare di avvantaggiare che ci da meno fastidio, ma le nostre azioni, inevitabilmente, avranno ripercussioni sull’esito finale della partita e in un modo o nell’altro finiranno per favorire un altro giocatore danneggiandone un terzo.
Spero vivamente che le voci che danno quale possibile una ristampa di questo titolo da parte della Valley games, trovino riscontro, in modo che altri appassionati di questo autore che ne sono sprovvisti, possano procurarsene  una copia.
Non resta che incrociare le dita.

-- Le immagini sono tratteda BGG (postate da Martin, Geo, boarder, Sean McCarthy, Greg Durrett, Frank da man ). Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. --


4 commenti:

  1. Una grande pecca dei giochi di Wallace è la mancanza di cura nella grafica, non indispensabile, ma certamente importante nella scelta per l'acquisto e anche nello svolgimento della partita stessa. Icone, colori, impostazioni della plancia più curati aiutano lo scorrimento del gioco. Altro neo, i regolamenti, come detto anche nell'articolo. Ancora oggi ci sono parecchi buchi e servono le FAQ. Mi viene in mente Rise of Empires, gioco nuovo ma ancora affetto da questo male, impensabile per un autore del calibro di Wallace. Nonostante tutto però nei suoi giochi è sempre presente un elemento originale che li contraddistingue e se mi capiterà proverò senz'altro anche questo.

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  2. Cosa dire... "anche l'occhio vuole la sua parte" evidentemente per Wallace non significa più di tanto... ;) Comunque riconosciamo che un minimo di sforzo lo sta facendo, si veda ad esempio London in cui le carte presentano delle illustrazioni tutto sommato gradevoli. Fortunatamente i suoi giochi spesso vengono ristampati in una edizione successiva con grafica più accattivante si veda ad esempio quanto successo con Last Train to Wensleydale (una delle plance più brutte che io abbia mai visto) diventato First train to Nurnberg. Lui ha il suo stile "minimalista" ed evidente antepone le meccaniche all'estetica. Comunque ormai il suo nome è sinonimo di gioco di qualità e vende benissimo anche senza velleità artistiche. Se proprio uno non sopporta una grafica scarna, può sempre aspettare l'edizione successiva, ma è bene ricordare che "l'arrosto è meglio del fumo". Riguardo al discorso regolamento ti assicuro che per quanto riguarda "Rise of empires" siamo ad anni luce di chiarezza rispetto al regolamento di Prince of the renaiisance. Il regolamento di London è stato sufficiente leggerlo una sola volta (infatti mi sono stupito) per capire il gioco, insomma anche qui si sta impegnando per migliorare.

    Ciao, grazie per il tuo commento e alla prossima!
    Alessandro

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  3. Gran bel gioco, io preferisco dei giochi dalle meccaniche così sofisticate e ben fatte a quelli tutta grafica. Wallace è un grandissimo autore e si conferma negli anni.

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  4. Capolavoro Wallaciano a 360°!

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