mercoledì 12 ottobre 2011

Essen 2011 - Tendenze

Scritto da Fabio (Pinco11)

Si avvicina velocemente l'apertura della più importante rassegna mondiale del gioco da tavolo, ossia la fiera di Essen, e si accumulano proprio in questi ultimissimi giorni le uscite online dei manuali dei più ritardatari tra gli editori i quali, per scelta di marketing o per impossibilità di farlo prima, solo ora rendono disponibili i dettagli legati al funzionamento dei titoli che proporranno sugli scaffali dal 20 al 23 di ottobre.
Nel tourbillon dei comunicati stampa, delle pubblicità e degli scambi di opinioni di editori, autori ed appassionati, ho pensato di trarre le fila dei vari discorsi, dando un pò il 'polso' delle tendenze che sembra di poter identificare a breve distanza di tempo dalla apertura degli stand. Faccio quindi un pò il veggente ed un pò il ragioniere della situazione, stilando una sorta di 'bilancio preventivo' dell'evento, cercando di identificare le principali linee di tendenza che credo di aver identificato per questa stagione editoriale, riservandomi di tornare su questi temi non appena passate le fiere (anche quella di Lucca) per capire se le impressioni preventive siano state confermate o meno.


1. Escono sempre tantissimi nuovi titoli !

Scorrendo l'elenco delle uscite previste che compare sul sito della rivista Spielbox  noto che abbiamo superato anche quest'anno le 700 produzioni che saranno proposte ad Essen. All'interno di questo numero sono ricomprese, è vero, anche le numerose edizioni in più lingue / editori e le riedizioni di prodotti più vecchi, ma la realtà è che il numero delle novità è da tempo elevatissimo, rappresentando la rassegna tedesca la principale occasione per le decine / centinaia di piccoli produttori per conquistare i classici cinque minuti di celebrità, con il risultato di dover tutti sgomitare moltissimo per essere notati all'interno del ricchissimo novero delle uscite annunciate. 
Per altro credo che i due terzi (se non i tre quarti) delle uscite annuali di giochi da tavolo si concentrino proprio nella fiera, per cui, nonostante internet e la presenza dei numerosi mezzi di comunicazione dell'era moderna, è facile che qualcosa di meritevole non riesca ad emergere dalla soglia del 'rumore di fondo' costituito dalla massa delle novità.
C'è chi si sta lamentando da tempo di questa realtà, sostenendo che il fenomeno sia negativo, risolvendosi in una vera e propria sovraproduzione, con l'unico effetto di frammentare ulteriormente il mercato e con il risultato negativo di rendere la produzione di boardgames sempre più un fenomeno hobbistico e sempre meno una realtà imprenditoriale, rimarcando i potenziali effetti negativi di tutto ciò sulla (minor) diffusione di questa passione e riduzione della base dei giocatori, per difficoltà dei prodotti di essere distribuiti a livello di massa.
Sotto il punto di vista dei gamers più incalliti però si deve riconoscere come questo clima rappresenti nel contempo anche qualcosa di potenzialmente positivo, perchè con l'aumentare del numero dei titoli cresce anche la specializzazione, per cui quasi ogni appassionato può trovare svariati titoli per ogni genere tra i quali scegliere ed anche la qualità media delle autoproduzioni (ossia dei titoli che sono editi dallo stesso autore) è in continua ascesa, visto che oramai con poche migliaia di euro si riesce benissimo (a patto di essere ben organizzati e di aver voglia di investire qualcosa anche per il grafico) ad avere stampato un proprio gioco da tavolo, con componenti del tutto paragonabili, per qualità intrinseca, a quelli delle grandi case.
Anche i canali distributivi, a loro volta, sono sempre più indirizzati verso la vendita online e sempre più in difficoltà si trovano quelli che gli amici d'oltreoceano definiscono FLGS (friendly local games stores), i quali hanno costi fissi da soddisfare che gli impongono di praticare prezzi leggermente più alti della concorrenza che può disporre di strutture meno costose.

2. Le grandi case si eclissano

Questo non è un fenomeno assoluto e vi sono anche numerosi editori di livello che si rivolgono alla fiera del gioco autunnale con grande entusiasmo, ma la sensazione è quella che i più grossi abbiano capito che la lotta tra loro giganti e le centinaia di piccoli 'Davide' che si aggirano per la fiera sia assai difficile per loro, essendo sin troppo facile che alcune loro uscite restino letteralmente 'soffocate' dalla marea di novità presenti ad Essen. Sgomitare per un pò di attenzione non è cosa normale per i 'grandi', per cui quello che si nota è che molte case di primo livello si presentano alla fiera con al massimo una novità, talvolta neppure già in produzione / vendita, mentre molti dei 'piccoli' concentrano nella rassegna tedesca tutte le loro due o tre produzioni annue.
In questa logica quindi non ci si stupisce nel notare una Hans im Gluck che porta, oltre ad un paio di espansioni, solo il proprio Hawaii, del quale per altro si sa pochissimo, una Alea che presenta solo l'edizione del giubileo di Puerto Rico,   una Days of Wonder che ha sugli scaffali solo delle espansioni o una Ravensburger che propone poco più che Casa Grande (titolo dalla componentistica che ricorda molto Alcazar o Torres). Ci sono, come accennavo, eccezioni a questa regola, tipo la Queen Games, la quale sembra voler presentare una vera e propria nuova linea di titoli ad Essen, ma questa casa è reduce da un 2010 disastroso, nel quale non riuscì a presentare in vendita ad Essen, per problemi produttivi dell'ultim'ora, le novità che aveva annunciato e che ora sembra voler proporre tutte insieme a questa fiera le news di due anni.
La sensazione che si ha, comunque, è quella che le grandi case abbiano percepito la loro difficoltà ad emergere dalla realtà caotica della fiera e che si stiano in un certo senso un poco ritraendo di fronte alla cosa, preferendo diluire le proprie uscite nel corso dell'anno, magari in periodi meno caotici e/o più vicini, magari, alla stagione dei premi, come lo Spiel des Jahre, a loro volta calamita di ottime vendite.

3. Semplificazione dei giochi

Per svariati anni  la tendenza invalsa nella produzione di giochi da tavolo è sembrata essere quella di un progressivo aumento della profondità media dei regolamenti e dei titoli proposti, raccogliendo il genere dei 'gestionali complessi' la torcia del genere di riferimento in questo mondo. Questo cammino è culminato, in un certo senso, con il successo planetario di Agricola, titolo che sicuramente gode di molti pregi, ma non di quello della sua semplicità intrinseca: due o tre anni fa così ad Essen il genere che raccoglieva le maggiori attenzioni era proprio il 'gestionale' ed il profilo ideale del titolo del quale tutti sembravano essere alla ricerca comprendeva una durata dai 90 ai 120 minuti minimo, una certa aderenza tra un tema di fondo e le dinamiche, intorno alle 12 pagine di regole e tonnellate di cubetti, tondi, trippoli e segnalini in una valanga di colori, a rappresentare ipotetiche variegate merci, meterie prime o forme di valuta. 
Paradossalmente proprio quando i premi di maggiore portata come lo Spiel hanno preso atto di questa tendenza, creando apposite categorie di riconoscimenti per i titoli 'complessi', il fenomeno sembra essere ora nella fase parecchio successiva al culmine della classica parabola e la tendenza è ora, alla grande, nel senso della semplificazione.
Ora, tenendo conto che i gestionali puri e duri con scambi di manate di cubetti e costruizione di filiere produttive sembrano ora scarseggiare (probabilmente il principale alfiere della categoria sarà Ora et Labora, non a caso di rosemberg - agricola), quello che noto è anche una tendenza, frutto ragionevole del duplice effetto Dominion - 7 Wonders, alla proposizione di meccaniche di gioco più semplici e rapide.
Salvo i classici casi particolari (vedi anche Eclipse, attesissimo dai core gamers), i manuali di 12/16 pagine sembrano iniziare a scarseggiare e spesso si nota la eliminazione o riduzione, più o meno radicale, del numero dei componenti / materie prime: in questo contesto si collocano, per esempio, titoli come Santiago de Cuba o anche Tournay , decisamente più semplice, come premesse, del fratello dello scorso anno Troyes. Nel contempo prendono piede sempre più gli ibridi, siano essi tra i giochi di carte ed i gestionali, con prodotti come Fortuna, o tra i gestionali ed i piazzamento tessere, come Helvetia, successore di Glen More.
Nello stesso tempo mi sembra che stiano prosperando, quantomeno nel numero, i giochi di carte 'puri', così come fillerini e le riedizioni più o meno modificate di giochi di successo di qualche anno fa (vedi Lost Temple / Citadels, Wallenstein, e via dicendo). Segni del tentativo di conquistare il successo passando per le vie più veloci ?

4. Conferma: non c'è ancora il pigliatutto dell'anno !

Lo accennavo in un articolo recente che non si intravedeva ancora all'orizzonte un vero e proprio best seller annunciato, cosa della quale si sente la mancanza dopo che lo scorso anno da mesi era cresciuta l'attesa, giustificata o meno che fosse per il 7 wonders destinato poi a dominare classifiche e premi per tutto il 2011. 
Stavolta invece ci sono solo dei potenziali pretendenti, i quali si candidano al successo godendo più che altro del nome dell'autore, come il Kingdom Builder di Vaccarino - Dominion oppure il Tokenoko - Bauza o ancora il Tournay - Troyes o l'Ankh Morpork - Wallace, ma la lettura dei rispettivi manuali e/o la visione d'insieme dei componenti, pur ispirante per i fan dei singoli designer, sembra non riportare sensazioni di essere dinanzi ad un capolavoro o comunque ad un titolo in grado di impressionare a colpo sicuro ogni potenziale giocatore / frequentatore della fiera. Spazio quindi, quest'anno, anche agli underdog, ossia agli illustri sconosciuti, a conferma che Essen rappresenta davvero e sempre un'occasione d'oro per emergere nel nostro mondo, che per una volta all'anno, almeno, non è tanto piccolo, o meglio tale non sembra tra i 150.000 della fiera !!!
Nota: i diritti sui titoli citati spettano alle rispettive case produttrici rispettive. Le immagini sono state tratte dai siti delle case in questione e/o dal Boardgamegeek (postate da) : ai proprietari dei giochi e delle immagini spettano tutti i diritti su di esse: vi è piena disponibilità a rimuovere ogni notizia od immagine su semplice richiesta o ad aggiungere specificazioni o chiarimenti --

7 commenti:

  1. Complimenti per l'ottima analisi.

    Condivido ogni tua singola parola ;)

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  2. riguardo la semplificazione dei giochi, trovo che i gioconi siano appaganti ma meno divertenti e forse il pubblico di questi tempi cerca più relax, anche in relazione alla durata e quindi allo sforzo di concentrazione protratto nel tempo... nel mio gruppo è calata parecchio la frequenza a cui si gioca a giochi lunghi e/o impegnativi.
    notate la stessa tendenza?

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  3. Ammetto di aver riscontrato la stessa cosa nei miei gruppi di gioco... in alcuni (rari) casi c'è stato proprio un rigetto dei gestionali complessi, ma in generale il gioco con 50 minuti di spiegazione e 3 ore di gioco scoraggia molto di più.

    Io sono un giocatore molto trasversale, come si sarà capito, ma ammetto che il mio genere preferito sono i gestionali spessi (Agricola, Le Havre, First Train e Troyes per citare alcuni nella mia top-ten). Ciò nonostante anch'io spesso anche cercando un po si relax sereno tendo ad optare per giochi più leggeri.
    Spesso la serata è lunga uguale, ma magari preferisco fare 3 giochi più leggeri che uno solo complesso.

    In queste scelte (nel mio caso specifico) ha anche influito l'allargamento della mia "base utenti", dovuta anche al fatto che per mia natura faccio molto proselitismo e son bravo a trascinare la gente (ho aneddoti al limite del surreale su come ho convinto la gente più improbabile a giocare).
    Non solo se fai provare un gioco la tua prima scelta non cadrà su Le Havre, ma soprattutto a causa di questo sono passato in pochi anni da un gruppetto di 5-6 amici ad un entourage di una quindicina di giocatori (quasi 20 contando quelli molto occasionali) con una componente femminile circa del 50%. Come in tutti i settori (basta vedere quello dei videogames) se si allarga la base utente automaticamente si semplifica il medium... ormai capita di rado di avere attorno al tavolo solo giocatori hardcore.

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  4. Personalmente mi piacciono i giochi complessi, ma sono d'accordo con l'autore dell'articolo (ottima analisi) che la tendenza attuale è per la semplificazione anche perché, diciamocela, certi giochi più che complessi sono inutilmente cervellotici (mi vengono in mente Colonia e la grande delusione Vinhos).

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  5. mi trovo d'accordo con chrys sull'elemento di allargamento del gruppo. facendo proseliti (seppur non estremizzando la cosa), quando ci si ritrova c'è sempre qualcuno meno avvezzo a cui devi proporre qualcosa di abbordabile.

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  6. Ottima analisi con cui concordo in pieno.

    Credo che il fatto che stiano calando di numero i gestionali complessi sia determinato da vari fattori:
    - spesso e volentieri molti giocatori preferiscono titoli leggeri, o almeno per ogni gestionale magari giocano 5-6 titoli più leggeri (questo è l'andazzo col gruppone con cui gioco di solito)
    - i gestionali complessi hanno spesso una longevità abnorme, ad Agricola ci giochiamo sin da quando è uscito e non siamo ancora stufi, anzi dovremmo pure cominciare a giocare seriamente Contadini della Brughiera...
    - i gestionali complessi richiedono molto più tempo di sviluppo e playtesting dei giochi leggeri (Le Havre e Ora et Labora hanno richiesto ciascuno tre anni di sviluppo e qualcosa come 250 playtester).

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  7. Il fenomeno evolutivo dei gestionali è poi legato anche alle richieste del mercato. Teniamo conto che, come dicevi, un 'gestionale pesante' è più longevo di altri titoli più leggeri, per cui una volta che un giocatore che non acquista troppi titoli ne prende uno, prima di comprare un nuovo titolo 'pesante' aspetta di aver un pò giocato a quello che ha già .. Il mercato quindi non può assorbire, tenendo conto del numero poi non esagerato di gente che cerca i complessi, un gran numero di titoli di quel tipo e la presenza di 'mostri sacri' (tipo Rosenberg) che attraggono le attenzioni degli acquirenti più 'duri e puri' fa si che altri facciano fatica ad emergere. Nel contempo poi vale anche il discorso sul tempo necessario a sviluppare qualcosa di complesso che sia anche equilibrato !

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