mercoledì 1 febbraio 2012

[Punti di vista] La componentistica (e la sua qualità) dei GdT

scritto da Fabio (Pinco11)

Nello scrivere le recensioni dei giochi dei quali mi trovo a parlare sul blog il primo aspetto che prendo normalmente in considerazione, arrivato alla parte dei commenti e valutazioni, è proprio quello legato all'aspetto visivo, ovvero a ciò che è contenuto nella scatola. Dal punto di vista logico è infatti naturale iniziare da lì, visto che il primissimo impatto che si ha con ogni titolo, prima ancora di acquistarlo, è proprio quello legato all'attrazione che la sua presentazione esercita nei nostri confronti.
In un recente sondaggio proposto ai nostri lettori abbiamo visto come la stragrande maggioranza (circa il 70%) dei votanti abbia dichiarato di voler, nei propri acquisti, ottenere un prodotto completo, con una buona grafica ed una buona ambientazione, accontentandosi invece relativamente in pochi di sole buone meccaniche proposte.
Anche nei commenti alle recensioni di sovente trovo richiami proprio alla qualità di singoli pezzi, per cui mi è sembrato ad hoc approfondire la tematica, toccando alcuni aspetti del discorso: naturalmente vi invito a manifestare anche la vostra opinione, lasciando i vostri commenti!


I parametri di riferimento

La prima cosa che credo si debba fare quando si procede ad una valutazione è di identificare dei parametri sulla base dei quali misurare il livello di ciò che si sta esaminando ossia, per dirla all'inglese, di costruirsi un benchmark. E' infatti sin troppo facile pensare per ogni prodotto ad una componentistica ideale (pensiamo a dei trippoli in vetro o marmo, con tabelloni di legno finemente impressi al laser), ma se poi nessun gioco in scatola (almeno commercializzato in modo normale) mai l'ha proposta, non ha senso considerare inadeguata la minor qualità dei pezzi di ciò che si ha davanti. Per ogni categoria di titoli poi il riferimento può e deve essere diverso, perchè chiaramente una cosa è parlare, per esempio, di un eurogame, magari un gestionale, ed altra riferirsi ad un gioco a base di miniature.
Partendo dai classici titoli 'alla tedesca' direi che un potenziale riferimento può essere rappresentato dalle produzioni Hans im Gluck (tipo Stone Age, Finca, Pantheon o Hawaii) e motivo questa scelta sulla base del fatto che propongono illustrazioni in genere gradevoli (anche se, come vedremo, forse non il top di gamma) ed una gran quantità di componenti, tra i quali spiccano trippoli (segnalini) ben identificati, nel senso che non troviamo i più 'poveri' cubetti, ma ogni materia prima ha in genere una forma specifica (tipo i frutti di Finca o i piedini di Pantheon) che aiuta ad indentificarli con immediatezza. Sulle quantità inoltre non si avverte un risparmio (è difficile finirli) ed è invalso l'uso di abbondanti tesserine in cartoncino, anche di grandezza tale da poter essere sostituite, se si volesse dar vita a produzioni più economiche, da mazzetti di carte, il tutto in genere destinato ad essere accolto da un ampio tabellone. 

Faccio qui, a titolo di esempio, un confronto rapido con un titolo che comunque ha avuto un ottimo successo, ossia Glen More, per notare come, rispetto al parametro appena indicato, proponga una componentistica decisamente di basso livello, con anonimi cubetti colorati (salvo quelli ottagonali), pure forniti in numero appena sufficiente, un microtabellone in cartoncino sottile, così come non troppo spesse sono pure le schede identificative delle varie locazioni. A livello grafico, infine, il titolo - campione si propone come insoddisfacente, con colori tendenti allo scuro ed immagini poco evocative. Dopo averlo 'distrutto' ricordo però che il gioco rappresentò il trampolino di lancio per l'autore e fu estremamente apprezzato per le sue interessanti dinamiche.

Passando alle produzioni di titoli che prevedono l'uso di miniature (tipo gli esplorazione dungeon) direi che il parametro non può che essere rappresentato dalla Fantasy Flight, editore americano che si è fatto decisamente un nome e che sta vivendo, come dimostra la sua crescente lina di produzione, un ottimo momento.
Le scatole, spsso di grande dimensione, contengono infatti una quantità di miniature, nell'ordine in alcuni casi di diverse decine (pensiamo ad un Descent), caratterizzate da una più che adeguata qualità di plastiche, tale da consentire la pitturazione a chi lo desideri, nonchè ben definite ed evocative a livello di scultura. La componentistica è poi completata in genere da tonnellate di segnalini in cartoncino (qui direi anche troppi), da tabelloni, di sovente componibili, di buon spessore, nonchè da centinaia di carte (qui non sempre di grandi dimensioni, ma dato il numero non ci si può lamentare troppo). Grande è infine l'attenzione alla grafica (molto superiore, per capirci, alla Hans im Gluck), anche se a volte  però l'estetica può arrivare a sconfinare nella lieve penalizzazione della leggibilità (ovvero: carte e tabelloni possono essere così colorati che a volte alcuni simboli sono meno immediatamente percepibili).

Anche qui propongo un esempio di confronto, stavolta in positivo, prendendo a campione Legend of Drizzt, della Wizard,  verificando come il set di miniature fornito risulti per certi aspetti anche superiore a quello FFG, avendo avuto la casa la brillante idea di proporre i vari gruppi di mostri in colorazioni differenti (verdi i goblin ed orchi, trasparenti azzurro i fantasmi, ..), con un effetto visivo finale decisamente buono anche per chi non abbia voglia di dipingere le miniature. Le carte invece difettano di 'personalità', con illustrazioni piatte sul dorso, con colori poco vivaci ed un testo semplice, senza abbellimenti, sul lato da leggere. I pezzi che compongono i labirinti sono invece di qualità in linea con FFG ed i tokens sono ben disegnati ed in numero non tale da necessitare di soluzioni apposite di stoccaggio.

Chiudo poi con una nota legata ai parametri per i giochi di carte, segnalando come qui, di fatto (sarà perchè non è una delle mie categorie preferite) si faccia più fatica a trovare un reale benchmark. Intendo dire che, pensando al limite ad una Adlung come riferimento astratto (se non altro producono solo quel tipo di titoli), nessun gioco moderno propone una qualità delle carte paragonabile alle classiche carte da gioco (Dal Negro e simili) di una volta, che ricordo essere 'plastificate telate' o giù di lì: purtroppo credo che i costi di produzione là siano limati dalle grandissime quantità stampate e che sia quello il motivo per il quale ci dobbiamo accontentare di standard relativamente più bassi.
Anche qui un esempio può essere lo spesso citato 7 Wonders il quale, fermo restando essere il titolo che ha riscosso il maggior successo nello scorso anno, propone delle belle carte, ben illustrate e di dimensione maggiore del normale, ma di una qualità che possiamo definire come 'adeguata', ma non entusiasmante, visto che i meno cauti nell'arte del mescolamento possono incorrere in facili sgualcimenti. Qui, come spesso, diventa così d'obbligo, per i più appassionati e/o attenti, l'acquisto di buste protettive, soluzione che è oramai invalsa tra i collezionisti da tempo.

E la grafica?
Qui c'è il dubbio sul tipo di grafica che si deve prendere come esempio, nel senso che le illustrazioni di un titolo, per esempio, tipo Hawaii, sono gradevoli, colorate e sufficientemente evocative, ma non memorabili, mentre quelle di un Pilastri della Terra sembrano dei piccoli dipinti, per cui a prima vista si sarebbe portati a considerare come riferimento il secondo citato. La realtà è però quella che lo standard da 'paesaggista' è raggiungibile in modo relativamente facile e nel contempo tende a non emergere o lasciare particolari ricordi o impressioni, finendo un poco per scivolare nel 'piatto'. Per intenderci, voglio dire che per quanto un bel paesaggio attragga sempre l'occhio, è difficile che un pittore si affermi artisticamente raffigurandolo, in quanto comunque la semplice riproduzione di una realtà non contiene profili di innovazione sufficienti per essere distinti dagli altri che si cimentano nel raffigurarla.
Per certi aspetti quindi direi che sotto il profilo grafico nei giochi da tavolo ciò che 'paga' non è forse la linearità del tratto o il fatto che i disegni siano 'coloratosi', quanto piuttosto l'adottare soluzioni 'diverse' e valorizzare lo stile peculiare dell'illustratore che si è prescelto.

Horse Fever per esempio è stato uno dei primi titoli che ho notato utilizzare un tratto nettamente diverso da quello invalso nel settore dei giochi da tavolo, quasi caricaturale ed ironico: superato un primo impatto di 'straniamento', ho imparato ad apprezzarlo proprio come elemento distintivo rispetto alla marea di titoli che si occupano di corse di cavalli.
Altra positività si può percepire poi quanto la grafica si mescola con il tema di fondo, aiutando a cogliere l'ambientazione: in questo segnalo, per esempio, 011, titolo che spicca proprio per la cura nella realizzazione della veste grafica, che emerge come evocativa dell'universo alternativo proposto.

In definitiva direi che nel fissare un parametro grafico base un riferimento può essere rappresentato da illustrazioni  alla Menzel o tipo Hans im Gluck, da considerarsi però qui alla stregua di 'media', potendosi richiedere qualcosa di più 'a tema': allontanandosi dal 'tranquillo' però la soggettività impera, per cui in una recensione forse il bechmark deve essere qualcosa di genericamente gradevole.

Qualità / prezzo ?
Il terzo pensiero, ultimo aspetto che vado a toccare, che viene alla mente quanto si parla di qualità è poi sempre quello legato al rapporto ora citato, che risponde alla domanda se il prezzo di vendita rispecchi o meno la qualità dei componenti proposti. E' noto infatti che i costi di produzione sono moltiplicati, nella determinazione del prezzo al pubblico, per un fattore cinque, per cui ogni euro di materiali per il fabbricante produce un bel biglietto da cinque sul costo d'acquisto per il giocatore.
Non voglio entrare assolutamente nel discorso più ampio sul prezzo dei giochi da tavolo, essendo mia opinione che in senso generale questa forma di divertimento si collochi in una fascia di prezzo del tutto adeguata, se confrontata con svaghi 'alternativi' (classico esempio della serata al cinema che per quattro persone costa quasi quanto una scatola di un gioco standard), ma solo nella relatività delle fasce di costo dei giochi.
Qui il discorso si lega infatti indissolubilmente alla fascia nella quale il titolo è destinato a collocarsi e per certi aspetti credo che la qualità intrinseca dei componenti nella specifica scatola abbia un peso relativo. In effetti si possono identificare, in senso assoluto, tre fasce di riferimento, dove la prima è quella dei giochi di carte puri, che devono collocarsi sotto ai 20 euro, preferibilmente più verso i 10 che verso i 20; la seconda è quella dei titoli 'per famiglie' o comunque per un pubblico ampio, forniti di una dotazione standard di tabelloni, trippoli e tessere, che devono stare intorno alla quarantina di euro e la terza quella degli scatolotti con miniature et similia, che viaggiano tra i 70 e gli 80 euro. Teniamo in conto anche il fatto che molti titoli sono da noi importati o prodotti (tradotti) con numeri molto più bassi delle edizioni originali, per cui il prezzo può subire uno spostamento legato agli incrementati costi legati a volumi di vendita molto minori.
In questo contesto il discorso sugli standard quindi deve riferisi soprattutto alla congruità del prezzo finale con la fascia di appartenenza e probabilmente la cosa può comportare una valutazione negativa anche ove i componenti, pur ottimi, non trovino giustificazione nella necessità della loro presenza nella scatola. Cito ad esempio la cattedrale di legno dei Pilastri della Terra, che non trova alcuna funzione se non quella estetica: se il suo inserimento avesse comportato un aumento di prezzo significativo avrei commentato che la scelta era da considerarsi tutto sommato poco giustificata, così come, pur avendolo io stesso acquistato, credo che un Sobek, gioco di carte molto gradevole, sia nella fascia di prezzo nella quale è proposto spesso (sopra i 20 euro), un pò caruccio. (NB: come prezzi di riferimento non possiamo prendere quelli 'di saldo' che escono di volta in volta nelle offerte speciali di chi vuole smaltire le scorte, ma quelli di listino!).

Vabbè, chiudiamo qui

Termino qui le mie divagazioni sui benchmark,  ritenendo di aver già proposta vari spunti per la riflessione. Che mi dite? Pensate che i parametri che ho indicato siano adeguati per le rispettive classi di valutazione o avete delle perplessità? Siamo qui per ragionarne insieme!

--- Le immagini sono tratte dai regolamenti o dal sito della casa produttrice da copie del gioco o, talvolta, da BGG. Tutti i diritti appartengono alle case produttrici dei giochi citati : le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di pubblicizzazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta ---

10 commenti:

  1. Tutto molto interessante! ALcuni giochi saranno interessanti, ma la loro disposizione sul tavolo è determinante per la loro scelta. Non capisco però (non nell'articolo!) come mai se qui i prezzi sono alti per via della traduzone (e dunque di un volume minore di vendita), gli stessi giochi in lingua inglese (spesso la lingua di produzione) costano un prezzo simile all'italiano o poco più giù?
    Ieri mi è bastato girare un sito americano e capire che Rune AGe e Blood bowl team manager possono essere acquistati insieme con 39 euro contro i quasi 70 (in lingua inglese)dell'Italia!!! 30 euro son tanti...

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  2. Beh, in quel caso stai parlando di due titoli prodotti negli USA, che devono essere in qualche modo importati in Italia (con costi di trasporto) e sicuramente anche i volumi di vendita sono di ordini di grandezza assolutamente diversi. Magari il singolo negozio online americano (che già tiene i margini bassi) ne ha acquistate, godendo di un mercato decisamente più grande del nostro, che so, 500 copie in un botto unico, cosa che il nostro venditore o distributore, dovendo tener presente che si tratta di roba in lingua straniera e quindi con commercializzazione più limitata, ne ha presi 30. La differenza è la stessa tra comprare un pacco di biscotti al centro commerciale, magari in offerta, oppure al negozio sotto casa (mutatis mutandis). Non ho poi conferme di prima mano, ma credo che ad occhio e croce le cose van così (aggiungici poi il discorso dell'IVA che paghi appena il prodotto entra da noi, che è un'altro 20% e che nel tuo stesso caso fa andare automaticamente a 50 eurozzi il prezzo ..). So che gli appassionati vorrebbero che tutto costasse un pò meno per poter comprare di più, ma la mia filosofia è quella di aiutare soprattutto a comprare MEGLIO (ossia a scegliere), perchè, io per primo, spesso acquistiamo sin troppi giochi che restano poi quasi sempre sul nostro scaffale ;)

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  3. @ Fabio: Mi trovi d'accordo su tutta la linea per ciò che concerne lo "shopping compulsivo". Ci sono stati momenti in cui ho acquistato quasi solo per sfruttare dei saldi inaspettati, ma senza una reale ricerca per capire se ero veramente interessato. Quindi i prezzi non proprio abbordabili di alcuni giochi frenano la mia smania dell'acquisto e mi permettono di riflettere un po' di più se un gioco val veramente la spesa oppure no (e soprattutto ciò mi permette di giocare ai tanti giochi ancora incelofanati che ho nella libreria, sig!).

    Cmq sono dell'idea che una buona grafica e dei buoni materiali aiutano (e dico un'evidenza), io però do più peso alle meccaniche piuttosto che a grafica, materiali e ambientazione. Faccio un esempio: ho letto recentemente che il gioco Trajan ha deluso parecchi fan di Stephan Feld per la sua ambientazione posticcia e una grafica non così accattivante. A me è invece piaciuto moltissimo, vuoi perché non conoscevo Feld, vuoi perché ho vinto (eh eh) però l'ho trovato un gioco geniale. Quindi è chiaro che è più piacevole giocare ad un gioco in cui se prendo in mano un grano è a forma di grano o se metto un segnalino su una cava è bello vedere una cava ben disegnata, ma se poi il gioco è banale nelle meccaniche rimarrà più spesso nello scaffale di altri. Anche qui porto un esempio: Dungeon Lords lo trovo un gioco bellissimo e sono sicuro che la sua grafica ha contribuito a farmelo "amare". Ma ora, quando ci gioco, mi lascio meno impressionare rispetto alle prime volte che l'ho aperto e giocato; mentre mi colpiscono sempre alcune meccaniche che trovo ben studiate e sempre sorprendenti.

    Ciau Poldeold

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  4. Una sola aggiunta da fare all'ottimo articolo. Partendo dal presupposto che sono un fan dei giochi della fantasy flight, e che di conseguenza ne ho comprati molti, tengo a segnalare che gli inserti dei loro giochi sono pessimi. Immancabilmente si limitano ad utilizzare un cartone di pessima qualità ben disegnato su un lato che non c'è verso di adattare una volta defustellati i pezzi. Ma gli costa tanto fare un inserto adatto al gioco ? Ho visto livelli di eccellenza in Jamaica, Claustrophobia ed altri, ma loro niente... non ci sentono da quell'orecchio. Ma lo vogliono capire o no che oltre a giocatori spesso siamo anche collezionisti e che mantenere il gioco in buon ordine è essenziale!

    Ciao
    ZeroCool_ITA

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    1. Hai ragione sugli inserti: il problema deriva, probabilmente, anche dal fatto che le scatole FFG contengono letteralmente centinaia di token di vario tipo, che inizialmente sono contenuti nelle fustellone e che alla fine andrebbero sistemati in qualche modo. Le uniche soluzioni ragionevoli che ho trovato sono state di imbustare tutto con numerosi sacchettini o di acquistare appositi contenitori tipo quelli della minuteria (tipo chiodini). Il problema con gli FFG è che ci sono semplicemente troppe cose per poter predisporre degli inserti, magari in plastica, adeguati: una soluzione ottimale secondo me, che può essere il riferimento ideale o lì vicino (Jamaica, pur ottimo, ha troppi pochi componenti per fare testo), l'ha trovata la Wizkids con Mage Knight, ma anche là i pezzi sono ancora, quantitativamente, di un ordine di grandezza inferiore a roba come Descent .. Tieni conto poi che molti vorrebbero poter infilare tutto il materiale, anche delle espansioni, dentro un'unica scatola .. Alla fine risolvono semplicemente lasciando posto perchè ognuno faccia ciò che vuole: sono d'accordo comunque con te sul fatto che per gli inserti la FFG NON è effettivamente il benchmark ;)

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  5. Potresti aggiungere delle didascalie con i titoli dei giochi sotto le foto? grazie.

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  6. Sfrutto la gentile richiesta del nostro lettore anonimo per lanciare un piccolo gioco tra noi, ovvero invito chi sta leggendo questo commento a rispondere indicando gli 11 giochi ai quali si riferiscono le immagini che corredano l'articolo (in ordine). Al primo che risponderà correttamente farò pervenire un mio piccolo omaggio ludico ;) Così risponderemo al dubbio del nostro amico divertendoci ! .. sempre che qualcuno legga qui .. ;)

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  7. Eccoli:

    1) The Pillars of the Earth: Builders Duel;
    2) Pantheon;
    3) Finca;
    4) Glen More;
    5) Gears of War;
    6) Dungeons and Dragons: Legend of Drizzt;
    7) 7 Wonders;
    8) The Pillars of the Earth
    9) 011;
    10) Mage Knight;
    11) Sobek

    Ciao Poldeold

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  8. senza ombra di dubbio la grafica appaga l'occhio e dice la sua tanto sul "calamitare" chi poi il gioco l'acquista quanto sul costo del prodotto stesso. Da mia esperienza, ormai diffido dell'estetica "tutto fumo", altresì ammetto che titoli dall'aspetto "minimale" difficilmente mi fanno chiudere il non appagato occhio.
    Ebbene sì, sono un fan della FF. ;P

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