venerdì 31 agosto 2012

Prova su strada - Biblios

scritta da Fabio (Pinco11)

Colgo l'occasione data dall'uscita dell'edizione italiana del gioco, edita da Asterion, per parlare ancora di Biblios, titolo uscito lo scorso anno nella linea della Iello ed ideato da Steve Finn, dopo che sul blog ce ne eravamo occupati dedicandogli una recensione (scritta dal nostro Polloviparo). Ricordo che è già, quindi, la versione francese, oggetto di restyling grafico che è proposta ora al pubblico italiano (la prima versione era più 'spartana'), localizzata nella nostra lingua.
Nel gioco (per 2-4 persone dai 10 anni in su, tempo medio a partita dai 20 minuti in su, indipendente dalla lingua) i partecipanti sono chiamati ad assumere il ruolo di abate in un monastero medievale, entrando in competizione con suoi parigrado nel cercare di costruire la biblioteca più completa ed illustre, tutto ciò procurandosi vari tipi di libri e/o gli attrezzi e collaboratori necessari per ampliare le loro collezioni.
A livello di dinamiche si tratta di un titolino simpatico, adattissimo ad un pubblico familiare, che gira intorno a meccaniche di raccolta set di carte, condite con un pò di 'aste' e di 'prendersi dei rischi'.


La biblioteca del monastero del 'Nome della Rosa'?

I materiali, contenuti in una pratica scatoletta, consistono in una piccola plancia, utile a tenere traccia dei valori delle cinque categorie di carte, destinata ad ospitare altrettanti dadi, i quali nel corso del gioco non sono mai rollati, ma servono solo ad indicare il valore delle singole classi di colore.
Il fulcro del gioco poi consiste nelle carte, che sono 87 e sono divise in 45 carte 'categoria' (ovvero quelle che devono essere collezionate per ottenere punti vittoria - ognuna di essere reca un numero, che per tre categorie va da 1 a 2 e per le altre due da 1 a 4), 33 carte 'denaro' (con valori da 1 a 3) e 9 carte Chiesa (incidono sul valore in punti vittoria che una o più categorie attribuiscono a fine partita).

A livello di regole vado per estrema sintesi dicendo che lo scopo del gioco è quello di collezionare il maggior valore di carte (si sommano i punti indicati) per ciascuna categoria, accaparrandosi a fine partita il giocatore che lo ottiene il valore in punti indicato sul dado che la identifica. Chi fa più punti ... vince.
In pratica il gioco si sviluppa in due fasi. La prima è quella della pesca, nella quale il giocatore di turno è chiamato a pescare un numero di carte pari ai giocatori, più uno: egli ogni volta che preleverà una carta dal mazzo dovrà guardarla e decidere se tenerla per se (una per turno), metterla a disposizione degli avversari (una per giocatore - la preleveranno in ordine di gioco subito dopo che egli avrà identificato tutte le carte sul piatto) o metterla da parte per la seconda fase (mazzo asta). In questa fase ci si deve prendere  dei rischi perchè, vedendo le carte una alla volta, si deve scegliere subito se tenere la carta o rischiare a vederne una successiva, magari offrendo alla fine agli avversari carte più alte di quella che si è tenuta.
Nella seconda fase invece si utilizzano le carte che raffigurano denaro (o si scartano altre carte ove la carta all'asta sia ancora una carta denaro) per aggiudicarsi all'asta le carte che sono state messe da parte nella prima fase. 
In ogni occasione nella quale qualcuno metta in mano una carta Chiesa egli dovrà mostrarla e variare il valore di una o più categorie di carte (girando il dado, NON rollandolo) a sua scelta.
Alla fine del tutto tutti mostrano le carte che hanno in mano e contano i valori delle carte possedute per ognuna delle cinque categorie, aggiudicandosi il punteggio indicato SOLO chi avrà la maggioranza.

Ora et labora ...

Mi riferisco solo al motto benedettino, non al gioco omonimo, per accennare alla ambientazione, classicamente prima delle varie sezioni nelle quali normalmente articoliamo le nostre impressioni sul gioco. Qui devo dire che essa è molto tenue, praticamente sovraimpressa, in quanto le dinamiche del gioco potevano adattarsi a qualsiasi concetto storico di 'collezione'. La grafica però, devo dirlo, è di aiuto, perchè le immagini che illustrano le carte (proposte da David Palumbo e da Steve Finn) sono davvero molto ben fatte ed evocative, rappresentando questo profilo uno dei punti di forza della produzione.  

La componentistica  è poi di primissimo livello. 
Le carte infatti sono decisamente più spesse del solito, ci sono poi i cinque dadoni colorati, che fanno sempre fashion, e poi, last but not least, la simpatica scatoletta che contiene il gioco (utilizzata anche per Innovation), che mi fa impazzire, sia per la dimensione / foggia (a forma di libro), ma soprattutto (mi accontento di poco, eh?) per il fatto che si apre a libro e si chiude con uno scatto magnetico.

Passando alle meccaniche riconosco di aver sottovalutato questo titolo al momento della sua uscita al punto di essermi chiesto perchè l'editore italiano lo avesse proposto all'interno di un catalogo che privilegia titoli ben più noti. La realtà  è che giocandoci lo ho scoperto essere un giochillo veloce e simpatico, adatto praticamente ad ogni fascia di età (beh, non esageriamo, sotto gli otto anni probabilmente faranno fatica ad entrarci ...) e molto interattivo e vedo in questo, ossia nella fruibilità dal pubblico familiare, il suo punto di forza.
Il gioco infatti propone alcune meccaniche classiche, abbinate con alcuni elementi frizzantini, basandosi, in buona sostanza, su due concetti di base. Il primo è lo stimolo a prendersi dei rischi ed a capire quando fermarsi, che abbiamo quando si procede, nella prima fase, alla pesca delle carte: il fatto che se ne possa tenere solo una e che le carte si vedano solo una alla volta (e non tutte insieme) mette ogni volta di fronte alla scelta se accontentarsi di ciò che si è pescato o se procedere oltre, mettendo a disposizione degli altri magari carte più alte di quello che si terrà. Il secondo elemento, fortemente interattivo, è invece quello dell'asta, nella quale si deve essere bravi a modulare la spesa delle carte denaro (che alla fine della partita non danno punti!), dopo che nella prima fase si dovrà aver ben gestito anche il rapporto numerico tra carte categoria e carte denaro.
L'elemento fortuna è qui dietro ogni angolo, perchè la pesca è sempre aleatoria e perchè non si vede cosa ogni giocatore tenga in mano al suo turno, ma il continuo uscire delle carte Chiesa consente di comprendere dietro a quali colori ognuno stia andando (o a almeno di percepirlo, a meno di bluff) , potendo così indirizzare il proprio gioco. E' quindi possibile organizzare le proprie strategie e difficilmente chi gioca senza riflettere vincerà mai, ad onta della dea bendata.

In definitiva Biblios si propone come giochillo sbarazzino, veloce ed immediato, adatto ad un pubblico ampio e familiare. Propone dinamiche classiche, ma ben mescolate, con una buona interazione (leggi: pestarsi i piedi) tra i giocatori, il tutto con un pò di fortuna, ma premiando anche chi sappia leggere le intenzioni altrui e bluffare  al momento giusto. Debole l'ambientazione, ma ottima grafica e componentistica, il tutto collocato in una fascia di prezzo sul basso.

Ricordo che il titolo, per chi fosse interessato, è disponibile sul negozio online Egyp a 19,90 euro.

-- Le immagini sono tratte dal manuale, da una copia del gioco fattaci pervenire dalla casa editrice o dal sito della/e casa/e produttrice/i (Asterion - Asmodee) alle quali appartengono tutti i diritti sul gioco di cui si parla. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. --

2 commenti:

  1. vedo che le carte ci stanno di precisione all'interno della scatola, ci stanno anche imbustate?

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  2. No, e te lo dico per esperienza personale.... :-(

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