domenica 26 agosto 2012

Puffi di qua, Puffi di là, quando si puffava tutto il giorno ..

[Pinco11] Articolo, quello di oggi, che esula un attimo dal nostro classico settore dei giochi da tavolo, per occuparsi più che altro del 'gioco' : sempre però si tratta di tuffo nel passato, stavolta dedicato ai Puffi, deliziosi cartoni animati, ma non solo ... Lascio la parola al mio omonimo (Fabio pure lui), per un'altra puntata della sua macchina dei ricordi ..

di Fabio Cassella

Il successo televisivo dei Puffi nei primi anni ’80 scatenò un’ondata di merchandising su larga scala. 
I Puffi divennero la mia passione…se non ossessione! 
Che cosa regalare a Fabio, in occasione di una festività, del compleanno o di un evento particolare? Ma era semplice! Un Puffo! E si andava a colpo sicuro. Con un prezzo contenuto  (1.500 lire circa) si riusciva a farmi felice. Parenti e amici di famiglia lo sapevano e tutti, indistintamente, quando venivano a farci visita, me ne portavano uno. 
Ne avevo quasi una cinquantina ormai, compreso Gargamella, il gatto Birba, Baby Puffo e Solfamì (mi mancava John!). Realizzati in PVC, misuravano circa cinque centimetri e dietro ognuno di essi si nasconderebbe una storia da raccontare.


Il primo puffo di Fabio ... ;)
I miei primissimi due Puffi li conservo separatamente dagli altri: il loro valore storico-affettivo è indicibile per me. Il primo, non poteva che essere un Puffo “semplice” o “generico” senza nulla che lo caratterizzasse ed è il più logoro di tutti. 
Il secondo, avendo con se una lanterna, lo chiamai “Puffo col lanternino” e ricordo me lo portò mia sorella maggiore Flora di ritorno da un viaggio.
I Puffi erano un regalo perfetto, tanto da riuscire ad entrare anche nella non tanto capiente, calza della Befana per arricchirla ulteriormente!
Sul suo fondo, tra svariati dolciumi e zuccheroso carbone, una volta, ricordo di averne trovati ben due! Erano “Puffi con gli accessori”, almeno io li chiamavo così. Puffi venduti in scatolette di cartone, dal costo leggermente più elevato (2000 lire), poiché provvisti di un accessorio assemblabile inerente all’azione del Puffo (un banco per il Puffo scolaro, un pianoforte per il Puffo musicista, una zattera per il Puffo naufrago, ecc…). Quel caratteristico odore di plastica che proveniva dalle scatoline, pervade ancora le mie narici! Della mia  corposa collezione puffosa, ne parlai in più di un tema alle scuole elementari! Le tracce erano ovviamente inerenti ai propri giocattoli preferiti.


Di “case fungo” ne possedevo solo tre: una grande, che per me diventò il laboratorio del Grande Puffo, e due più piccole, di cui una spettava di diritto alla Puffetta essendo lilla e rosa. La VIRCA, produttrice d’articoli di cancelleria dei Puffi, realizzò perfino un introvabile plastico dove collocare le case e i vari mini personaggi. Lo sognavo quasi tutte le notti! In verità lo si poteva vincere in premio, se si era fortunati, spedendo al “Corriere dei Piccoli”, concorso “Disegna il tuo Puffo”, la raffigurazione di un Puffo inventato. 

Credo di non aver mandato mai tanti disegni al Corrierino come allora… Naturalmente non vinsi nulla ma insieme a mia madre e all’altra sorella, Mary, ci ingegnammo a costruirlo da noi un plastico del villaggio, utilizzando la carta dei quotidiani arrotolata e la colla fatta in casa. Non lo terminammo mai! Disegnando dalla mattina alla sera Puffi dappertutto (veramente ovunque!), la mia mano acquisì una certa dimestichezza, tanto che ancora oggi ne sono capace e lo faccio davanti agli occhi esterrefatti della mia nipotina.
Da solo, poi, mi fabbricavo dei piccoli albi a fumetti e li spillavo. Ogni pagina costituiva un vignetta disegnata a matita e mi divertivo da matti a ideare storielle. Riguardandoli ora, gli errori ortografici presenti nei balloon sono spaventosi ma vi si legge una genuina passione.  Di un fascicoletto andavo più fiero degli altri. Ridisegnai, sintetizzandola, la storia a fumetti della nascita di Puffetta.

L’album di figurine Panini è stato il primo che io abbia completato, grazie innanzitutto ai miei familiari che mi rifornivano di bustine. Devo ritenermi fortunato, la mia passione puffosa non è stata mai osteggiata dalla famiglia, la quale l’assecondava ma con moderazione per non viziarmi. Dell’album Panini ne è sopravvissuta solo qualche pagina… Imbrattato, colorato, tagliuzzato qua e là (come si riusciva ad essere innocentemente “barbari” da bimbi) ma vissuto.

A scuola il diario dei Puffi era “obbligatorio” per me, così come lo zainetto acquistato alla Standa, che è stato il mio primo sacco in assoluto. Interamente celeste chiaro e con l’immagine di tre Puffi stampati sul davanti, aveva una chiusura di una scomodità immane per me, pigro com’ero e abituato, fino ad un anno prima, alla classica cartella con i pulsantini a scatto. Tuttavia ne andavo orgoglioso e coglievo, spesso, un po’ d’invidia nello sguardo dei miei compagni. 
Alla Upim invece acquistai il puffo-diario e i quaderni coordinati, e allo stesso modo proseguii gli anni seguenti. In cantina ho scovato ben tre diari dei Puffi che non ricordavo più, insieme ad una miriade di quaderni. La tappa ai grandi magazzini per noi bimbi era qualcosa di magico e di gioioso, ci si passava interi pomeriggi con la famiglia al completo. C’era di tutto, e tutti avevano il proprio settore preferito. Le cosiddette “grandi spese” avvenivano sempre lì.

Appena entrati, sulla destra si ergeva l’espositore con i posters. Tra i tanti manifesti, davanti ai miei occhi sgranati ne spiccava uno dei Puffi raffigurante un momento di quotidianità al villaggio. Era gigantesco e lo desideravo da matti! Lo ebbi in regalo da mia zia ma non è stato mai attaccato al muro. Ovviamente a Carnevale volevo travestirmi da Puffo. Successivamente ai costumi di Topolino e di folletto, mia madre, abile nel cucito, incontrò difficoltà proprio nel vestirmi da semplice Puffo. Fortunatamente recuperai la maschera ma non si trovava una maglia aderente del colore giusto e così, a malincuore, vi dovetti rinunciare.
 A quel tempo le gelaterie proposero addirittura il gelato al gusto di Puffo! Lo vidi per la prima volta nel chiosco accanto all’entrata del parco vicino casa dove andavo a giocare a nascondino con i miei compagni di classe. Era di colore azzurro. Mi sbalordii non poco attendendomi chissà quale sapore speciale, invece si rivelò un banale gelato alla menta. Una vera delusione.
Chiusa la scuola (finalmente!), giungeva l’estate. 

Luglio, stessa spiaggia, stesso mare, ma io, quell’estate degli anni ’80 sfoggiavo, raggiante, il mio nuovissimo set da mare: secchiello-Puffo con paletta e rastrello blu e un bellissimo annaffiatoio dalla forma della testa di un Puffo. I fori per fare uscire l’acqua erano sulla punta del cappuccio. La mattina, prima di arrivare in spiaggia, abitualmente si faceva sosta nell’ emporio/tabaccheria  per uno pacchetto di chewin-gum “Brooklin”, uno snack “Bounty” oppure un flacone di crema solare “Coppertone”… ma, in primo luogo, per telefonare dalla cabina all’interno del negozio a qualche familiare o amico rimasto in città con il cosiddetto “telefono a scatti”. I cellulari ancora non esistevano e, capitava ci fosse una bella coda di persone. Proprio lì, mentre si attendeva il turno, guardandomi attorno, scoprii i lecca-lecca dei Puffi!  
Erano terribili, non erano veri e proprio lecca- lecca bensì una sorta di caramella mou schiacciata e posta su di un bastoncino. Quasi sempre mezza sciolta e appiccicata all’incarto. A me interessava poco, dovevo collezionare gli involucri esterni ciascuno con un’immagine diversa e ponevo molta attenzione nell’aprirli per non stracciarli. 

In quegli anni, inoltre, la “Sammontana” (gelati all’italiana) commercializzò i ghiaccioli dall’aspetto di Puffo al gusto di limone e arancio. Di colore giallo era la Puffetta, mentre rosso il Grande Puffo. Ghiaccioli di cui mi rimpinzai fino a scoppiare un’estate al solito stabilimento balneare.
Chi si ricorda dei biscotti “Colussi” a forma di Puffo??? Al supermercato con mamma li misi nel carrello senza esitazioni, attratto dalla confezione.  Erano graziosissimi e ogni pacco conteneva forme miste di Puffi, anche se il sapore di miele non era proprio il massimo per me. Non ultimi il cacao solubile “Nesquik”, che omaggiava l’acquirente con gadget quali il borsellino o i super Puffi (pupazzetti montabili) e i formaggini “Susanna” (pitù pitumpà!) e “Milione” che regalavano Puffi-adesivi di vario tipo. 
Alcuni di questi, se si sfregavano con le dita, erano profumati di mela, fragola…. E la pastina dei Puffi? Voi la mangiavate? Piccolissime sagome di Puffi da fare al sugo! Peccato che Gargamella non conoscesse i Puffi sottoforma di pasta, biscotti o ghiaccioli! (ma dubito che si sarebbe accontentato!)
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Natale con i Puffi 

Sotto lo svettante albero dei miei Natali degli anni ’80, la presenza di giocattoli, in verità, era esigua. Io amavo principalmente “il cartaceo” e “il sonoro” e Babbo Natale era solito portarmi in dono libri illustrati o a fumetti, giochi da tavolo, puzzles, musicassette da ascoltare durante le feste o dischi a 45 giri delle mie sigle preferite (i mitici dischi Five). 
Tra questi regali, qualcuno era sempre di stampo “Puffoso” e non mancava mai. Un anno mi fu regalato il “Tutto Puffi” della casa editrice AMZ, un libretto dalla copertina morbida (imbottita di gomma piuma) sul quale era riportata la frase: “Tutto quello che avreste voluto sapere sui Puffi e che nessuno ha mai osato puffarvi!”.  Wow! Si preannunciava un testo fondamentale sui Puffi che mi avrebbe svelato tutti i segreti sul loro mondo e… lo “divorai” in tre giorni!  Devo ammettere che raggiungeva esaustivamente e in modo simpatico l’obiettivo che si prefiggeva. Ogni Natale si attendeva con trepidazione alla tv “Il flauto a sei Puffi”, memorabile e unico lungometraggio degli omini blu che, essendo trasmesso solo una volta l’anno, procurava al periodo natalizio un valore unico. Oltre all’albero ufficiale posto in salotto, con l’aiuto di mia sorella Flora, realizzammo in quegli anni pure un…“ Albero-Puffo” che sistemavamo nella sua stanza (non avevo una camera tutta mia). Ebbene sì, arrivai fino a questo punto! Sfiorai il limite? Chissà…

Mia sorella acquistò alla Standa un alberello totalmente bianco non tanto alto (i grandi magazzini Upim e Standa sono una costante nella mia infanzia). Sulle prime non ne fui contento. Per me, tradizionalista già allora, l’albero doveva essere necessariamente verde! Purtroppo di decorazioni puffose da appenderci sopra non ce n’erano tante in giro e quelle poche che circolavano costavano un bel po’! Riuscimmo a prendere alla Standa una confezione di palline originali dei Puffi. Numericamente insufficienti e non proprio bellissime ma… la fantasia ci aprì la mente . Creammo da noi le Puffe-palline di Natale!
Comprammo palline di vari colori e le decorammo con i trasferelli dei Puffi che facilmente si reperivano in edicola o in cartoleria. Qua e là una spruzzatina di neve spray (per coprire qualche magagna). 
Le palline venute male, andavano a finire puntualmente sulla parte posteriore dell’albero, mentre quelle particolarmente graziose riuscivano ad occupare posizioni di primo piano!
Alla base del Puffalbero disponemmo una piramide di tanti finti pacchettini regalo e sulla cima, un Grande Puffo nelle vesti di Babbo Natale. Tutto intorno, gran parte dei miei Puffi di gomma e le mie casine, ognuna con una lucina dentro. Per i pacchettini usammo le scatoline vuote delle sorprese delle merendine “Mulino Bianco”. Alla fine ci ritrovammo un albero personalissimo e originale che durò per parecchi Natali! Fu un esperienza divertentissima che non dimenticherò mai.
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I miei giochi puffosi

Ho giocato tantissimo con la jeep dei Puffi della Bburago e con il das dell'Adica Pongo e le relative formine per plasmare Puffi in casa. Una volta rimosso dalla formina, il personaggio andava asciugato prima di poterlo dipingere.  Il modellino si lesionava e poco dopo crollava e io non sono stato capace di pitturarne neppure uno.  Mi fu regalato il gioco da tavolo “Ecco i Puffi” della Editrice Giochi ma non mi entusiasmava particolarmente. 
Tutta un altro discorso era giocare con i Puffi in PVC. Con un mio compagno di classe delle elementari di nome Oscar, anch’egli grande appassionato e puffologo come me, vedevano luce meravigliose avventure. In principio ci ispiravamo alle storie degli episodi tv, in seguito cominciammo a sbizzarrirci, ideandone di nuove e ambientandole di frequente sul mio balcone dentro gli innumerevoli vasi di piante di mia madre che simulavano il bosco.  Ci inventammo inoltre, un nuovo Puffo che battezzammo, nientemeno che Sherlock Puff (purtroppo non ricordo quale Puffo adattammo per il ruolo) protagonista di vere e proprie storie di stampo giallo-poliziesco nelle quali il nostro detective era chiamato ogni volta ad indagare su un differente omicidio, anzi! Pufficidio! Tali gialli si svolgevano sul tabellone del “Cluedo”, il gioco da tavolo poliziesco più in voga allora, servendoci delle piccole armi di cui era dotato. La plancia riproduceva la planimetria di un villino con le varie stanze e noi facevamo consumare il pufficidio in una di queste, dopodiché arrivava Sherlock ad indagare. In pratica era simile ad un “Cluedo” giocato con i Puffi. 
Ci mettevamo sul tavolo tondo della mia cucina, perché più spazioso e creavamo un’atmosfera suggestiva in penombra (ai nostri occhi) spegnendo la luce centrale e accendendo solo quella sopra i fornelli. Ciliegina sulla torta, arredavamo sommariamente i vari ambienti della casa adoperando piccole suppellettili delle casette dei Puffi o del laboratorio di Gargamella (tavoli, un camino, sgabelli, panche, un pianoforte…) o arredi provenienti da altri giochi. In bella vista posizionavamo un temperamatite di ferro dalla forma di orologio a pendolo, immancabile in uno scenario alla Agatha Christie!

Oscar appariva ai miei occhi come un genio dalla fantasia galoppante. Riusciva ad architettare e a portare avanti degli intrecci articolatissimi. Io seguivo lo svolgersi della vicenda stupefatto e ammaliato perché, lentamente e magicamente, tutti i tasselli andavano ad incastrarsi perfettamente… e mi chiedevo come facesse. Se era interamente farina del suo sacco aveva un futuro come scrittore di romanzi gialli! 
Mi auguro con tutto il cuore che Oscar conservi ancora qualche ricordo della nostra spensierata infanzia puffosa, fatta di gialli casalinghi alla “Cluedo” in compagnia di Sherlock Puff e dell’intera comunità dei Puffi. Evviva i Puffi!

-- I Puffi sono un marchio registrato e tutti i diritti spettano al loro proprietario. Le immagini riprodotte, fornite dall'autore dell'articolo, saranno rimosse su semplice richiesta --

7 commenti:

  1. Qui in Germania sono ancora in vendita...

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  2. Che dire...anch'io da piccolo amavo i Puffi e leggere queste righe mi ha un po' emozionato.
    Senti, ma com'è la storia della nascita di Puffetta?? E' un puffo maschio riuscito male o un puffo maledetto da qualche strega cattiva che l'ha trasformato in femmina oppure uno che voleva fare la Drag Queen ma si accontentava di vestire in modo sobrio?

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    1. se non mi sbaglio Gargamella ha creato una puffetta cattiva (dai capelli scuri) che avrebbe dovuto aiutarlo a catturare i Puffi. Stava per riuscirci ma alla fine niente. Grande Puffo con una magia ha reso puffetta buona (con i capelli biondi) e l'ha accettata nel villaggio. Le implicazioni psicologiche dietro questa scelta sono nulle perché i puffi vivono in uno stato di perenne preadolescenza...

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    2. Ce l'hai ancora le formine del DAS dei Puffi?

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  3. purtroppo no... :( (Fabio)

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  4. Ma che bell'articolo hai scritto! Bei compagni di giochi i Puffi devo dire, a me ovviamente piaceva da impazzire Barbie, ma devo dire che ne avevo a mala pena due e pochissimi vestiti! Mi sarebbe piaciuto averne qualcuna in più così adesso avrei qualcosa anch'io da raccontare! Ciao e complimenti ancora.

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  5. Concordo, bellissimo, nostalgico articolo in cui mi sono molto identificato quale appassionato dei puffi come te. Mia zia mi costruì una grossa casa fungo a due pianiutilizzando un fustino di detersivo. Tanti bei ricordi ed ho ancora da qualche parte gli stampi per il das (oltre ai miei 27 puffi e accessori vari, conservati accuratamente per 30 anni)! :)



    PS: In particolare il camper col quale ho trascorso estati intere a giocare nella casa in campagna dei miei. http://3.bp.blogspot.com/_xPJYABAVByE/TALJsAb2cSI/AAAAAAAAAJo/l3bToq8S8no/s1600/camper.JPG

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