giovedì 15 novembre 2012

[Punti di vista] Quante partite occorre fare ad un gioco per poter esprimere un giudizio.

scritto da polloviparo.

Con questo articolo ho deciso di dare inizio ad una nuova rubrica: “articoli dal titolo più lungo dell’articolo stesso”.


Battute a parte, c’è un pensiero che da un po’ di tempo mi gira per la testa… recita più o meno così: “Ma uno, per esprimere un’opinione su un gioco, quante partite deve fare?”
Mi è capitato di leggere più volte all’interno di forum e anche in alcune critiche espresse all’interno del nostro stesso blog, che una sola partita non è sufficiente per giudicare un gioco.
Sono convinto che più partite mettano sicuramente in evidenza difetti che in un primo momento potevano non essere “balzati all’occhio”, sicuramente rigiocando un titolo si riuscirà ad affinare la propria strategia di gioco, ma siamo così sicuri che la cosa possa anche “ribaltare” totalmente le nostre capacità di giudizio.

Guardate, non faccio tanto appello alla “professionalità” ed alla cultura ludica, quanto all’istinto.
Non ritengo che uno debba essere un “ludologo” o avere un’esperienza ventennale per capire se un gioco lo ha divertito o meno.
Sicuramente, chi gioca da più anni e ha giocato ad un parco titoli più ampio, sarà in grado di realizzare un’analisi più tecnica.
Ciò a mio avviso non rende meno importanti i “pareri a caldo” di giocatori occasionali.

Prendiamo ad esempio l’ambito cinematografico, voi quante volte guardate un film per capire se vi è piaciuto o meno?
So che qualcuno starà già pensando “Ma che razza (ho evitato di essere volgare so che il vostro pensiero comprendeva un’altra parola) di paragoni fai, sono due mondi totalmente diversi…”
Sono d’accordo, ma non stiamo analizzando l’oggetto di analisi, quanto piuttosto la metodologia di analisi stessa.
Ci sono persone che guardano più e più volte lo stesso film per notare particolari che ad una prima visione erano sfuggiti.
Spesso li senti dire: “La prima volta che l’ho visto l’avevo interpretato così, ma poi rivedendolo ho pensato che potesse essere cosà!”.
Insomma sembra che rivedere lo stesso film, possa dare ad alcune scene una chiave di lettura diversa.

E come in (quasi) tutti i settori ci sono gli esperti del caso, che in questo caso si chiamano “critici”.
Effettivamente solitamente è più facile che critichino, piuttosto che esprimano giudizi positivi, ma questo non sposta il mio pensiero.
Ci sono stati film pluriosannati dalla critica che a me proprio non sono piaciuti e viceversa.
Solitamente per farmi l’idea su un film, ma potrei anche dire un libro, leggo l’opinione di chi l’ha visto (o letto nel caso del libro) prima di me.
Leggo le opinioni delle persone “comuni” che sono andate al cinema e non vado a cercare “critiche ufficiali”.
Nel mondo dei giochi le cose vanno diversamente.

Quello che ci si sente dire è:
- Anzitutto non si può parlare di “critici” ma si dovrebbe parlare di “elogiatori” perché al contrario di quelli cinematografici è più facile “che sottolineino i pregi che non evidenzino i difetti” ;)
- Per poter aprire la bocca bisogna aver giocato ad un sacco di titoli, altrimenti il proprio giudizio ha un valore prossimo allo zero.
- Il gioco bisogna averlo giocato almeno una decina di volte (ed in tutte le configurazioni possibili), altrimenti il giudizio è superficiale.
- Per non parlare di quelli che si reputano addirittura in grado di esprimere un giudizio dalla sola lettura del regolamento!

E’ mia opinione che abbiamo perso un po’ di vista gli obiettivi.
Spesso ci lanciamo in analisi tecniche, guardiamo se un gioco mostra il fianco all’analisi da paralisi, se soffre di downtime, come hanno risolto il problema del runaway leader, ma spesso dimentichiamo di farci una domanda: “ma alla fine il gioco ci ha divertito?”, “ci ha lasciato la voglia di rigiocarlo”.
Per rispondere a queste semplici domande per me una partita è più che sufficiente.
E nella fattispecie, se non mi è piaciuto a tal punto da non avere nemmeno voglia di dargli una seconda possibilità, perché non dovrei essere in grado di esprimere un giudizio senza riprovarlo?
In tutta onestà non mi è mai successo che un gioco che non mi avesse entusiasmato alla prima partita, poi fosse diventato uno dei miei giochi preferiti o viceversa.
Quindi torno a chiedermi, perché si ritiene che un parere a caldo, in ambito ludico, abbia un così basso valore?

Altra cosa che mi ha sempre colpito è che se parlando di giochi esprimi pareri negativi, spesso (per non dire sempre) sei attaccato da orde di appassionati (oggi bisogna chiamarli “fanboy”), editori, autori, che dicono che non capisci niente, che sei un “saccente” e “presuntuoso”.
Se tessi lodi, va tutto bene.
Se vado a rileggere cose che ho scritto, mi accorgo di avere all’attivo più recensioni positive che non negative.
Questo perché, anche per mia stessa ammissione, preferisco parlare di ciò che mi piace che non il contrario, ma è anche vero che un’informazione completa dovrebbe contenere entrambi i lati della medaglia.
Non so perché, ma istintivamente, spesso anche in un’ottica di confronto, ho sempre mosso le critiche più aspre sui forum, che non sul blog.
Magari, mi riprometto in futuro di essere più cattivo ;)
Scusate ho divagato un po’ dall’incipit iniziale del discorso, spingendo la discussioni su temi che probabilmente meriterebbero approfondimenti dedicati.


A voler essere sinceri, poi spesso, una componente capace di dare “note di colore” diverse ad un gioco in termini di divertimento spesso e volentieri non è tanto il numero di partite giocate, quanto il gruppo di gioco.
Difficilmente vi divertirete proponendo un gioco pieno di alea ad un german gamer, perché lo sentirete lamentarsi per tutto il tempo che tutto è pilotato dalla fortuna.
La stessa cosa si può dire se pensate di proporre un german game ad un gruppo di giocatori che ama “nuotare nei dadi” come i bimbi nelle “piscine di palline”.
Ecco questo può influire un po’ sull’esperienza di gioco, rendendola più  o meno gradevole, ma non dovrebbe comunque modificare in modo sostanziale le sensazioni che il gioco vi restituisce.
Insomma, per me una sola partita è sufficiente per esprimere un parere piuttosto ponderato su un gioco.
Il tutto ovviamente se animato da “buone intenzioni” e da onestà intellettuale, perché se poi ci si mette a sparare a destra e a manca, senza pensare a quello che si scrive è un’altra storia…
Ma questo è più un problema di persone che aprono la bocca solo per dare aria alla bocca, più che di giocatori che esprimono opinioni sui giochi da tavolo.

Prima di chiudere vediamo di dare una risposta alla domanda che tutti si stanno facendo, ma chi è il soggetto delle foto?
Parto subito con il dire che non è un cosplayer.
E' semplicemente un noto critico di giochi da tavolo, le cui foto non sono particolarmente conosciute per via della sua riservatezza.
D'altronde non è così facile trovare dei riferimenti su critici di giochi da tavolo ufficialmente riconosciuti.

Per il cinema è molto più facile esiste una pagina wikipedia che riporta un elenco dei critici italiani, come potete verificare voi stessi a questo indirizzo.
La stessa cosa si può dire per quelli d'arte, in elenco a questo indirizzo.

Quando ho provato a digitare "critici di giochi da tavolo" su Google lui mi ha risposto: "ma che ca..o dici? Cos'è che stai cercando?" Prova su Bing che io non so di cosa stai parlando..."

Ma io non mi sono dato per vinto e ho continuato a cercare, trovando le foto di questo inconfutabilmente critico di giochi da tavolo.
Mostra chiaramente tutti i caratteri distintivi del caso, faccia sveglia, espressione intelligente, rughe da paralisi di analisi...
Ora mi resta solo da trovare il nome per completezza d'informazione, quindi scusatemi, ma vado a cercarlo... ;)

Prima di salutarvi però, lasciatemi dire che in fondo in fondo noi giocatori non abbiamo bisogno di critici, tanto siamo tutti un po’ esperti giusto?
E poi a cosa ci servirebbe un critico quando per capire la validità di un titolo abbiamo mille strumenti quali blog, forum, face book dove possiamo leggere chiarissimi commenti del tipo:

“Il gioco è sbilanciato, alcune carte sono inutili, altre troppo potenti, è totalmente pilotato dalla fortuna, non c’è modo per arrestare il primo giocatore, è estremamente lungo è noioso fino alla morte tanto che da sonnolenza, non è piaciuto a nessuno di quelli a cui l’ho proposto, la componentistica è ridicola, la componente grafica assente, sembra disegnato da un bambino di 3 anni (con tutto il rispetto per il bambino) voto: 9… … … … :o

E con questa vi saluto! Ah se ne avete voglia dite pure la vostra. ;)



19 commenti:

  1. Sono d'accordo con te. Una partita a volte basta per farsi un'idea del gioco e criticarlo...ma una seconda a volte puo' limare le tue critiche. Una cosa e' certa, se uno legge una recensione di un gioco o una critica positiva o negativa e' sempre meglio andare a vedere a che giochi gioca chi ha criticato il gioco. Su BBG, e piu' o meno sulla Tana, e' facile vederlo, basta andare sulla pagina della persona e vedere che giochi possiede e/o ha votato. A volte mi capita di vedere un German (tipo Agricola) con un voto basso, sotto la sufficienza e se guardi i gusti del votante trovi che gioca solo giochi di battaglie americani (a che pro giochi ad Agricola allora?!). Tutti i giudizi andrebbero in qualche modo normalizzati per darli un peso relativo e non assoluto. Ovvio che se un giocatore di German vota un German con un voto basso attira molto di piu' la mia attenzione che se viene votato da un lanciatore di dadi, e viceversa.

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  2. Bell'articolo io comunque distinguerei il giudizio su di un gioco in due fase:
    * Il primo approccio
    * L'acquisizione della conoscenza vera a propria del gioco e delle sue meccaniche.
    Secondo me i due momenti di giudizio sul gioco possono essere anche molto differenti, perché , ad esempio, ti rendi conto di cose di cui inizialmente non ti eri accorto solo giocando molte volte ad un gioco.
    Concordo con te che un giudizio si può dare anche da una sola partita (dissento invece un po' sul fatto che un giudizio lo possa dare anche chi non è abituato a giocare, anche perché da un giudizio molto secondo me necessariamente parziale)
    Dopo il primo giudizio poi bisogna essere così intellettualmente onesti da riconoscere, nel tempo aumentando e modificando l'esperienza di gioco che magari la prima impressione non era proprio corretta.
    Ho un esempio che è per me molto significativo: Carcassonne. Alla prima partita ne sono rimasto entusiasta, con il tempo ho modificato alcune regole per confermare questo entusiasmo per un gioco che ritengo comunque molto bello, ma in cui ho trovato difetti che alla prima partita non avevo trovato.

    Ciao
    Davide

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  3. Penso che in una partita sia difficile valutare il gioco perchè spesso si è vittima del fattore "novità". In una partita (specialmente se la 1° partita è la 1° per tutte le persone sedute al tavolo) può venire falsata da inesperienza, scelte sbagliate... potrebbe esseere che solo un giocatore prenda la scelta azzeccata e questo lo porti a distanziarsi in modo irrecuperabile da gli altri giocatori.
    Preferisco dare un giudizio su almeno 3 o 4 partite, e spesso riesco a capire le potenzialitò di un gioco. Per ECLIPSE x me è stato così, 1°, 2° e 3° partita entusiasta, alla 4° un giocatore ha provato per curiosita la strategia "monomissile" e la partita è stata tristissima. Da quella partita lo ho giocato solo un altra volta perchè ora la partita è "CORSA PER AGGIUDICARSI LE ASTRONAVI MONOMISSILE" che conferisce la padronanza militare. Un problema del genere non risulta palese alla prima partita, ma solo dopo diverse, e questo piccolo cambiamento di "prospettiva" del gioco mi ha fatto passare ECLIPSE da un bel 8 e mezzo a un 6 meno meno.

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  4. Sante parole Pollo, sante parole!
    Mai successo di aver cambiato idea su di un primo parere, qualche limatura ovviamente si, ma se un gioco mi piace o no, mai.

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  5. Certamente più partite possono “limare” le critiche oppure accentuarle, ma ritengo non in modo tale da ribaltare totalmente il giudizio.
    Diciamo che prendendo un cubo, a forza di limare al massimo otterrò un cubo dagli angoli smussati, ma difficilmente una sfera! ;)
    Saper “leggere” da chi è stato espresso il commento è sicuramente importante, ma ciò esula un po’ dal fatto che esso si basi su una prima partita o un’analisi più approfondita.
    Prendiamo l’esempio Carcassonne che ci porta Davide. Io stesso ne sono rimasto entusiasta e molte delle persone a cui lo propongo la prima volta e che magari “provengono dal Monopoly”, lo adorano.
    Ora che gioco diciamo da un po’ più di tempo, sono un po’ infastidito dall’aleatorietà della pescata delle tessere, ma continuo a riconoscere il valore del gioco.
    Il punto è Carcassonne è divertente? Se la risposta era sì allora, è giusto che lo sia anche oggi.
    Non è il gioco ad essere cambiato, ma la mia capacità di giudizio, molto più critica ed “ossessiva” nella ricerca del difetto.
    Però se dovessi essere obiettivo, alla domanda Carcassonne è un buon gioco dovrei rispondere comunque sì.
    Per mille motivi, per la sua immediatezza, per la capacità che ha di avvicinare nuovi giocatori al tavolo, ecc…
    Se ragiono da giocatore che non sopporta l’alea dovrei affermare l’esatto contrario.
    Ma dobbiamo un po’ uscire dal preconcetto che ciò che è buono per un giocatore più “scafato” è buono in termini assoluti, perché al mondo esistono anche i giocatori occasionali e quelli che si avvicinano al tavolo per la prima volta.
    Io penso che possiate farmi giocare anche 100 volte a Merchant&Marauders (occhio perché dovrete legarmi alla sedia) ma io penso che difficilmente cambierò parere su quel gioco.
    Il fattore novità per me incide fino ad un certo punto.
    Un gioco, generalmente, mi piace o non mi piace, sin dalla prima partita.
    Che poi in alcuni casi, giocando ripetutamente, possano emergere dei bug capaci di rovinare l’esperienza di gioco, può succedere.
    Come ho scritto ormai diverse volte le fasi di playtest sembrano essere sempre più frettolose… per non parlare del fenomeno kickstarter, che oggi spesso porta sui nostri tavoli, titoli che non sappiamo quanto siano stati effettivamente testati, venendo meno alcune fasi di filtrazione.
    Non conosco il caso specifico di Eclipse e quindi non mi esprimo in tal merito, posso però invece citare il caso di “Pochi acri di neve” dove pur sapendo che esiste “l’Halifax Hammer” io continuo ad apprezzare tantissimo il gioco (mantenendo intatto il mio primo giudizio positivo).
    Kukri… Grazie… ;)

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  6. Hai poi scoperto il nome del critico?

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    1. Il nome vero è proprio ancora no... però ho scoperto che in giro si fa chiamare "Yellow pawn"...
      Continuerò a cercare! ;)

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    2. sarebbe interessante dare un nome e cognome alla scimmia!

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  7. L'argomento è senza dubbio interessante: personalmente anch'io come Gabsurcis2, Davide e Ninja non sono tanto convinto che una sola partita basti a farsi un parere completo di un gioco...

    Mi è capitato più volte di trovare un gioco bello alla prima partita per scoprire però alla lunga che non era così interessante per strategie più forti di altre, bilanciamento scarso, ripetitività o altro... cose che alla prima partita (soprattutto se tutti sono nuovi al gioco) non noti.
    Allo stesso modo mi sono capitati anche giochi che alla prima partita non mi hanno colpito eccezionalmente salvo poi apprezzarli molto di più rigiocandoli.

    Questa falsatura può dipendere da tanti fattori: dall'effetto novità (a cui sono soggetti quasi tutti, ma soprattutto i collezionisti e i sommelier, per usare la terminologia di Fabio ^^), dal gruppo con cui si è giocato (che magari non è il target adatto), dall'essere nuovi al gioco (dover ricorrere spesso al manuale allungando i tempi, meccaniche non ancora chiare che comportano errori gravi che ti escludono dalla competizione, lunghe spiegazioni che stancano...) o addirittura da regole applicate male o in modo incompleto (tutt'altro che raro).
    Per questi motivi tendo a considerare come prima "vera" partita la mia seconda. ^__^

    Poi nulla è sbagliato: personalmente giocare più volte un gioco (se è possibile anche facendolo provare a più persone) mi permette di essere certo di recensire il gioco reale e soprattutto di dare una valutazione a più ampio spettro dando a chi la legge informazioni interessanti in più su rigiocabilità, varietà degli approcci usabili, longevità, sbilanciamenti, ecc.

    Detto questo ogni approccio è valido (in fondo ognuno è diverso): alla fine a mio personalissimo parere la cosa più importante è solo specificare nella recensione se questa è frutto di una sola partita, cosa che in questo blog abbiamo sempre fatto tutti; in questo modo chi legge ha modo di regolarsi. ^__^

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  8. Credo che in merito a questa tematica valga la pena fare una differenza. Un conto infatti è esprimere un giudizio spassionato, dopo anche soltanto una partita, che dica se il gioco mi ha divertito oppure no.
    Un'altra cosa invece è scrivere di giochi (avendo quindi come interlocutori soprattutto gente che mastica, chi più chi meno, giochi ma anche qualche "occasionale" interessato). In questo caso io preferirei che chi esprimesse un giudizio lo faccia sulla base di un'esperienza che aiuti chi legge a farsi un'idea di un gioco in modo tale che possa capire se gli può interessare oppure no (in fondo è quello che io ricerco, e trovo!, in questo bel blog).
    Quindi dipende un po' dalla finalità che si vuole perseguire. Poi per carità una grande esperienza ludica permette magari di fare anche soltanto una partita ad un gioco per poter riuscire a esprimere un giudizio interessante (dipende anche dal tipo di gioco, dal tipo di compagnia, ecc...).
    Inoltre la lettura di blog, forum, ecc. mi permette di iniziare a conoscere qualche frequentatore, i suoi gusti oltre che il suo stile di commento. Quindi alla fine al giudizo faccio "la tara" e considero meno importanti quelli scritti da persone che so non avere i miei gusti o di cui non ho grandissima stima.

    Ciau
    Poldeold

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  9. E' un argomento molto importante e cerco solo di dire la mia.
    Credo che alla fine tutto si risova in pochi concetti: siamo qui a scrivere su questo blog per quale motivo? Perchè ci piace il modo in cui Fabio, Pollo, Chrys e gli altri scrivono e parlano di giochi, perchè sono equilibrati e non tranciano giudizi da sapientoni. Io li leggo e MI FIDO dei loro giudizi. E' tutto qui. Ho comprato un primo gioco dopo aver letto una loro recensione e ho visto che le idee e i gusti collimavano e da lì è cominciato il rapporto. A volte (spesso) basta una anteprima a convincermi, a volte (raramente) aspetto la prova su strada. Conosco e mi piace il loro modo di avvicinarsi ai giochi, lo condivido appieno. Quindi se Fabio o Pollo scrivono che dopo una partita il gioco gli è piaciuto, va bene così, se scrivono che dopo 10 partite un gioco diventa noioso, va bene lo stesso, magari nella collezione ci sta bene uguale, magari piace esclusivamente a quello strano amico che gradisce giochi noiosi etc etc. Divertiamoci amici, giochiamo e godiamoci le nostre scatole, parlandone serenamente ed obiettivamente. Se Chrys o gli altri scrivono ...ho visto il tabellone il gioco mi sembra bello..., ok, sono stati ONESTI, giudicherò poi io cosa fare con questo gioco in base a questa succinta recensione. Scusate ma: quanti di voi decidono di andare a vedere un film dopo aver solo letto la trama o visto i trailers in TV? C'è qualcuno che prima di decidere aspetta di sentire l'opinione di quello che il film l'ha visto 10 volte? Quanti comprano un libro dopo aver letto il risvolto della copertina? E uno che dice che un libro è bello dovrebbe averlo riletto più volte o dovrebbe aver letto altri 10 libri dello stesso autore per poterlo fare? Certo che no.
    Concordo quindi al 100% con le ultime parole di Christian Giove. Basta essere obiettivi. E, sinceramente, su questo blog, l'obiettività non manca di certo.
    Ciao e scusate, sono sempre prolisso....
    Buon gioco a tutti da
    Guido

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  10. Beh però c'è una bella differenza fra libri, cinema e giocare. Con libri o cinema uno non ci deve mettere del suo mentre nel gioco la parte attiva la fa il giocatore. Inoltre un libro uno non lo rilegge anche perchè non cambierebbe mai. Mentre in un gioco si provano strategie diverse e le azioni mie e dei miei avversari lo rendono diverso ogni volta. I paragoni con libri o cinema mi sembrano decisamente fuori luogo...

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  11. Ciao Poldeold, concordo con te. Capisco che chi cerca “recensioni tecniche” le cerchi scritte da persone, che per usare un tuo temine “masticano giochi”.
    Quello che volevo dire è che comunque per esprimere un opinione, un giudizio e capire se il gioco può piacere o meno (quindi non scrivere una “recensione tecnica”) è sufficiente una partita.
    Al contempo spesso, si sottovalutano commenti di persone solamente perché ritenute “non esperte”.
    Questo voleva essere un po’ il senso dell’articolo.
    Sul discorso del “capire da chi provengono i commenti” e fare tara, nulla da aggiungere.
    Grazie Guido per la tua fiducia, che mi auguro di non deludere in futuro prendendo una “cantonata” su qualche gioco.
    L’unica cosa che posso assicurarti è che qualsiasi cosa scriverò (parlo per me, ma penso di poter parlare tranquillamente anche per gli altri ragazzi che scrivono su questo blog), lo farò mosso da onestà intellettuale.
    Simon, mi aspettavo un intervento come il tuo (l’avevo anche scritto nell’articolo).
    So che l’esempio può sembrare fuori luogo, ma se ci pensi nemmeno più di tanto.
    Ti assicuro che ho amici appassionati di cinema che un film lo riguardano più e più volte per cogliere anche i dettagli che a me sembrano insignificanti.
    Però sono sicuro che per valutare se andare al cinema a vedere un film o meno, la maggior parte di noi si accontenta di leggere qualche commento in rete o di chiedere all’amico che l’ha già visto se gli è piaciuto o meno.
    Per i libri idem, magari leggiamo solo la quarta di copertina e ci facciamo catturare.
    Non credo che, come scrive Guido, sia usuale a cercare qualcuno che ha letto tutti i libri di quell’Autore o un critico letterario.
    Quindi trovavo solo insolito che nei giochi funzioni diversamente, ossia che se pur provando un titolo, esprimo un commento a caldo, c’è sempre qualcuno pronto a dire che il mio parere ha poco valore, perché ho alle spalle una sola partita.
    E guardate, come ho scritto, non faccio riferimento al fatto che io mi reputi esperto, anzi lo spirito che mi ha sempre mosso a scrivere è quello di condividere le mie opinioni con amici che condividono la stessa passione.
    Quindi con una partita alle spalle, non potrò scrivere “da sicuramente più punti la strategia a di b”, ma “così a occhio sembra che la strategia a dia più punti di quella b, ma posso sbagliare”, però “il gioco mi è piaciuto” o viceversa “il gioco non mi ha entusiasmato”, quello sì che posso scriverlo tranquillamente!

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  12. ho visto molti giocatori falsare il proprio giudizio per il risultato della prima partita (risultato vittorioso o disastroso nei due estremi), salvo poi rivalutare il gioco in partite successive.
    che ne dite dunque di questa variabile?

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  13. Credo che un gioco vada giocato più di una volta, perchè ritengo il fattore rigiocabilità e longevità molto importanti al giorno d'oggi. Da una prima e/o seconda partita non si riescono, credo, a dedurre quanto siano preponderanti questi due fattori. Per il resto, concordo pienamente che da un primo approccio uno riesca a farsi un'idea del gioco e a dargli, in linea di massima, un voto personale che, anche diverse partite in più, riuscirebbero solo a limare leggermente.

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  14. Per quello che mi riguarda, il mio giudizio è totalmente slegato dal risultato della prima partita.
    Che io perda o vinca è ininfluente ai fini della determinazione del mio livello di gradimento del gioco.
    Sono capitati giochi che alla prima partita ho perso pesantemente, ma mi hanno entusiasmato lasciandomi la voglia di riprovarli, altri che ho vinto, ma mi hanno lasciato indifferente.
    Il fattore longevità io lo leggo solitamente negli elementi di variabilità del gioco e nel gameplay non eccessivamente ripetitivo.
    Aspetti che riesco quindi a valutare anche in una prima partita.

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  15. La mia condizione di giocatore fa si che ho raramente l'occasione di approfondire un gioco, quindi nel mio caso l'aspetto LONGEVITÀ non si pone nemmeno. Questo fatto ha i suoi pro e contro: da un lato c'è sempre la novità che si propone davanti a me, ma dall'altro, a volte mi piacerebbe poter sviscerare tutte le possibilità e strategie "vivisezionando" un gioco fin nei minimi particolari.

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  16. IMHO una partita può bastare per valutare un gioco semplice (tipo Coloretto o Bang! oppure un family game come Smallworld), ma per uno più complesso il giudizio "a pelle" non lo trovo affidabile, semplicemente perché ci sono passato: la prima partita ad Agricola (facciamo le prime tre-quattro) mi hanno lasciato una pessima impressione, adesso è il mio titolo preferito in assoluto! Poi è ovvio, ci sono titoli che a pelle non mi piacciono (Comuni ad esempio) e quindi mi rifiuto di dargli altre possibilità, però prima di scrivere un giudizio da qualche parte ci faccio comunque un paio di partite.

    Infine, devo dire che trovo poco azzeccato il paragone col cinema, visto che si tratta - a differenza dei boardgame - di un media passivo e in ogni caso può succedere anche qui che cambi il giudizio dopo una seconda (più critica) visione. Troverei più azzeccato il paragone con dei media "attivi" come i videogiochi, dove però esistono dei "critici professionisti"; critici che però a volte prendono anche delle belle cantonate proprio perché il modo di fruire il prodotto è molto superficiale dovendo scrivere un articolo in pochi giorni (eclatante il cado di Ninja Gaiden 3 stroncato dalla critica e amato dagli appassionati: per la prima è un button mashing selvaggio, per i secondi un gioco in cui valutare ogni singolo frame delle animazioni per colpire).

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  17. Innanzitutto il giudizio su un gioco è per forza personale, e si basa molto sulle prime impressioni e sul nostro modo di sentire. Chi ha una certa pratica di giochi potrà già farsi una prima idea mentre apprende le meccaniche, ma chiaramente non basta. Dal regolamento (e dal vedere i componenti) direi che possa nascere un primo interesse, poi dalla partita si comprende se la nostra opinione su come funzionano le meccaniche era corretta. A meno che non si giochi con un gruppo che fa cose molto strane, o il gioco non sia così complesso che non lo si sia veramente potuto godere alla prima esperienza, penso che una sola partita sia sufficiente ad avere un'opinione complessiva di un gioco e a capire se ci piace, e a essere in grado di dire perché (se vogliamo fare una recensione). I nostri pareri ovviamente possono non essere così utili agli altri, è ovvio.

    Quindi dico la mia: come giustamente detto nell'articolo, difficilmente un gioco che non ha fatto una buona impressione alla prima partita diventerà uno dei nostri preferiti, quindi "in linea di massima" una partita la ritengo sufficiente a capire se un gioco ci piace.

    Possono poi emergere elementi meno piacevoli o finezze insospettate se si gioca più a lungo. Come già accennato nei commenti precedenti (Ninja) se si scopre che una certa meccanica dà un grosso vantaggio il gioco può diventare molto meno vario: per estendere il concetto ai videogiochi, quando "ho scoperto come si fa" molto spesso il mio interesse diminuisce, termino la partita e magari non lo prendo più in mano.
    Per i giochi da tavolo: può diventare molto meno vario un gioco che prima sembrava avere mille variabili. E non è una bellissima cosa.
    In questi casi però forse si può escogitare qualche variante casereccia delle regole per rimediare al problema.

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