venerdì 21 dicembre 2012

[PUNTI DI VISTA] Quante partite occorre fare per ammortizzare un gioco.

scritto da polloviparo.

Ed eccoci arrivati al secondo appuntamento con la rubrica: “articoli dal titolo più lungo dell’articolo stesso”.
Nel precedente ci si interrogava su quante volte occorresse provare un gioco, prima di poter esprimere un giudizio, oggi invece ci chiederemo quante partite servono per “ammortizzare” un titolo?
Poiché ammortizzare significa: “Estinguere gradualmente un debito o reintegrare la parte di capitale immobilizzata in impianti Sinonimo: es. ammortizzare il capitale investito”,  faremo un uso improprio di tale termine.
Ci chiederemo cioè quante partite occorrono per ritenere di avere fatto un “buon investimento” nell'acquisto di un dato titolo.

Questa domanda nasce a seguito della lettura di alcuni commenti emersi sul dibattito del costo dei giochi ( qui per chi se lo fosse perso).

Nell'esprimere la mia opinione personale che i giochi costassero sempre di più (cosa di cui sono ancora fermamente convinto) qualcuno ha sollevato la questione che il prezzo di un gioco, non andasse tanto preso come un dato a se stante, ma che andasse piuttosto correlato alla “frequenza” con la quale si usufruiva di quel bene.

In tutta onestà, io mai come quest’anno, ho avvertito una sorta di “fastidio” nell’acquisto dei giochi da tavolo, dovuta al prezzo.
Normalmente dopo Essen compravo almeno una decina di titoli, quest’anno sto centellinando gli acquisti anche in funzione delle offerte che trovo.
Ci sono diversi titoli proposti a prezzi che oscillano tranquillamente tra i 60 ed i 70 euro, ci sono espansioni che ormai hanno passato la soglia dei 50 euro e giochi di carte, che ormai ci siamo abituati a vedere con costi pari a 40 euro.


Oltretutto, seppur ancora con i margini del caso, il divario fra Germania e Italia si è molto assottigliato.
Tralasciando le offerte particolari, ho notato un certo “livellamento verso l’alto” da parte del “popolo teutonico”.
Se non troppi anni fa’ era possibile acquistare un buon gestionale sui 25-30 euro, oggi ci avviciniamo molto di più ai 35-40 euro.
Gli stessi titoli, con un po’ di sana contrattazione all'italiana, si riescono normalmente ad acquistare nel bel paese con una differenza di prezzo che oscilla fra i 5 ed i 10 euro.
Questo mi ha portato a cambiare le mie “abitudini di acquisto” infatti quando la differenza non è eccessiva, preferisco investire qualche euro in più ed acquistare l’edizione italiana.
Nel 2012 ad esempio, ho acquistato esclusivamente in Italia.
Ciò non toglie che io continui a ritenere il prezzo dei giochi da tavolo oggi molto alto.
Quando si dice che 40 euro per un gioco di carte sono una cifra spropositata, qualcuno sostiene che il valore di un gioco non sia semplicemente legato al “valore intrinseco del materiale”.
Sarebbe come dire che in un videogioco dovrei pagare il prezzo della plastica impiegata nel produrre il supporto.

In verità si pagano tutte le ore “investite” nel confezionamento del prodotto (grafici, programmatori, ecc…) oltre che quelle richieste dalla “filiera distributiva”.
Sono pienamente d’accordo e riconosco che il lavoro vada giustamente ricompensato, ma di fatto ritengo che i prezzi siano un po’ sopra soglia (con soglia intendo il mio personalissimo limite di sopportazione).
Attenzione, come sempre non sto accusando nessuno di praticare delle speculazioni (lo preciso perché poi quando si trattano questi argomenti c’è sempre chi si offende), ma sto semplicemente constatando che i giochi costano molto.

Sappiamo che nessuno operante nel settore dei giochi da tavolo si sia arricchito in modo tale da nuotare nell’oro come il vecchio Paperon de Paperoni, però specie in tempi di crisi economica, tirare fuori quei cinquanta euro dal portafoglio è sempre più difficile.
Parlo da padre che spesso si sente un po’ irresponsabile e a volte ha quasi la sensazione di “sprecare” risorse preziose quasi la vita fosse un enorme gioco gestionale… ;)
Ma come la maggior parte di noi, purtroppo sono affetto da sindrome compulsiva da acquisto e smettere è davvero difficile…
Va da se che la sensazione di “spreco” fa sentire maggiormente il suo peso nell’acquisto di titoli che “consciamente” si sa, non vedranno spesso il tavolo.
Quando ho acquistato “Stronghold”, tanto per fare un esempio, sapevo benissimo che avrei fatto fatica a trovare qualcuno disposto a sorbirsi una spiegazione piuttosto lunga e a sedersi al tavolo per molte ore.


Fermo rimanendo che ancor prima di trovare qualcuno disposto ad affrontare questa “fatica di Asterix”, dovrei riuscire io stesso a ritagliarmi quelle “molte ore”.
Però non ho saputo resistere, c’era un bel castello con le sue alte mura, i goblin, gli orchi… le catapulte!!!
Mi sono fatto catturare dalla magia, sono stato attirato dalla “fiaba” che il gioco ha saputo raccontarmi.
Oggi mi ritrovo ad aver letto e riletto più e più volte il regolamento (che diciamoci la verità non è chiarissimo), ma a non essere ancora riuscito a provarlo.

Per dirla in un altro modo non sono riuscito a spegnere quella vocina che diceva: “comprami… comprami… comprami…”
Poi sono entrato nelle fasi di auto convincimento: “è un bel titolo per 2, così ci posso giocare con mia moglie!” ma in cuor mio sapevo che mia moglie non sarebbe stata così facile da convincere (anche perché ultimamente la prima cosa che controlla quando le propongo un gioco nuovo è la durata riportata sulla scatola).
Allora sono entrato nella seconda fase (quella più vicina alla follia) che ti conduce a pensieri del tipo: “ma si tanto se non ci gioco adesso, ci giocherò con mio figlio quando sarà più grande e poi vedrai quando sarò in pensione quanto tempo avrò a disposizione”.
Quindi ora non devo fare altro che incrociare le dita e sperare che gli astri si allineino favorevolmente, facendo sì che mio figlio quando sarà più grande maturi una passione per i giochi da tavolo (al momento anche se ha solo 6 anni i segnali sono positivi) e che esista ancora la pensione… (già più difficile).
Veniamo quindi alla fatidica domanda, riallacciandoci al titolo dell’articolo: “sono pentito dell’acquisto?”
La risposta è “assolutamente no!”

So che può sembrare stupido, ma anche il solo sapere di possedere la scatola e il vederla sullo scaffale della mia libreria mi fa stare bene.
Penso sia un po’ la maledizione dei collezionisti.
Mi dico: “è come un’opera d’arte, d’altronde contiene una componente grafica, inoltre è anche chiara espressione dell’ingegno dell’uomo, che trova la sua palese dimostrazione nella semplice esistenza del regolamento”.
D'altronde un collezionista di “quadri” quante volte utilizza i pezzi della sua collezione a “fini di intrattenimento”.
Ho detto di quadri, ma avrei potuto dire tranquillamente di francobolli o di monete.

Insomma se dovessi attenermi all'equazione “tempo di fruizione = rapporto qualità prezzo” sarei spacciato!
Quindi io non me la sento di dire che Stronghold ha per me un valore inferiore di un Seasons solo perché l’ho giocato di meno (anzi in questo caso nulla!)
Ho utilizzato non a caso il termine “valore” perché penso che si faccia un po’ di confusione fra “valore economico” e “valore affettivo”.
Fermo rimanendo che in termini di valore economico un gioco da tavolo difficilmente è classificabile quale “buon investimento” poiché, salvo rare eccezioni, solitamente se si desidera rivendere un titolo, lo si fa ad un prezzo più basso di quello dell’acquisto.
Non stiamo parlando di quadri che possono essere venduti a collezionisti anche ad un prezzo più alto di quello che li si è pagati in quanto pezzi unici.
Quindi tolto il valore affettivo (e “Mastercard” ci insegna che alcune cose non hanno prezzo), il parametro di valore economico rimane più legato “al sacrificio necessario per l’acquisto”.

Quindi, riassumendo: “Stronghold, pagato tanto, giocato per niente, contento di averlo nella mia collezione, ma penso ugualmente che costi molto;  7 Wonders, pagato tanto, giocato molto, contento di averlo nella mia collezione, ma penso che costi tanto; Glen More, pagato poco, giocato discretamente, contento di averlo nella mia collezione, penso che abbia un ottimo rapporto qualità prezzo!”
Ho fatto esempi con tre titoli a caso, avrei potuto citarne altri, quello che mi premeva evidenziare è che il valore di un titolo per me è totalmente svincolato dalla “quantità” di utilizzo.

Sarebbe come dire che una Ferrari mi costerebbe di meno se invece di fare 10.000 chilometri all’anno io ne facessi 100.000.
La Ferrari è una bellissima automobile, ma il maggior sacrificio per acquistarla rispetto ad un autovettura di un’altra marca è legata semplicemente al piacere del possesso (se escludiamo il correre in pista ovviamente).
Quindi resto dell’idea che non si possa dire che un bene valga più di un altro perché lo si usa di più.
Insomma non penso che ci sia una soglia di partite sopra la quale io possa stabilire di aver fatto un buon acquisto e sotto di aver buttato i soldi.
Poi ripeto, parlo da appassionato e da collezionista, è ovvio che se uno compra due giochi in tutta la sua vita, tutte queste considerazioni valgono poco o niente.
Così come sicuramente varranno poco per chi ha il portafoglio bello gonfio (beato lui) e sicuramente non si deve porre il problema “se acquisto questo, poi devo rinunciare a quello”.
Se pensate quindi che esista questo fantomatico numero di partite tale da “giustificare” il vostro acquisto, ditemi per cortesia qual è, perché io non lo conosco…

E per chiudere in bellezza, una "mini intervista" a chi di acquisto compulsivo se ne intende, ossia l'amico Kadaj già autore di un articolo sul nostro blog, per sentire altre opinioni in merito!


Quanti titoli acquisti mediamente al mese? Oddio, non ci rifletto mai sinceramente... Non faccio in tempo a contarli...  

Direi comunque, con relativa sicurezza, 5. No, aspetta... *tira fuori una calcolatrice*. Dunque... Precisamente: 10,75... Ho leggermente sparato in basso...  

Ritieni il prezzo dei giochi adeguato, alto, basso? 

Non intendendomi del costo dei singoli pezzi, della produzione, del mercato, dei diritti d'autore e altro non mi ritengo in grado di esprimere un'opinione in merito. 

Quante partite fai mediamente con un titolo? 

Facile! Una...  

Ci sono giochi inutilizzati nella tua collezione o sei riuscito a provarli tutti? 

Inutilizzati nessuno, non ancora provati tanti...   

Quando dopo aver acquistato un gioco a scatola chiusa ti accorgi che non ti piace, lo rigiochi o lo tieni pensando di rivedere il tuo parere in futuro? 

Lo tengo ma più per amore di collezione che per altro. 

Ti ritieni affetto da sindrome di acquisto compulsivo? 

Il mio avvocato mi consiglia di non rispondere finchè non arriva 

Hai mai pensato di liberarti di un gioco solo perché riesci a giocarci poco? 

Assolutamente no... altrimenti li dovrei dar via tutti!  

Pensi che un gioco a cui giochi spesso, valga di più di un gioco che giochi raramente? 

Come posso rispondere a queste domande? I miei giochi seguono un codice binario. Ho provato il gioco? Se sì, quante volte? 1 Non li ho ancora provati? Quindi... 0. O 1 o 0.   



-- Le immagini sono tratte dalla rete al solo scopo di corredare l'articolo -

13 commenti:

  1. Evvai Kadaj...
    Io sono esattamente nella tua stessa condizione, con la differenza che non posso permettermi 10 titoli al mese... Diciamo che sono nell'ordine di 3-4 titoli di media al mese...
    E la fila di quelli da provare si allunga...

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  2. Devo dire che mi sono piaciuti alcuni passaggi dell'articolo visto che anche la "mia vocina" mi sussurra esattamente le stesse frasi rassicuranti prima di un acquisto ("avrai tempo alla pensione", "riuscirai a convincere la moglie a giocarci", ecc...).
    Io cmq ho la convinzione che un giorno o l'altro proverò tutti i giochi che ho nella mia ludoteca (e quelli ancora vergini sono parecchi purtroppo, almeno una quindicina tra grandi e piccoli).
    Anche il gusto del collezionismo ha una piccola parte in tutto ciò. Ammetto che negli ultimi tempi però mi sono dato una regolata e acquisto soltanto a "fiammate" (cioè 3-4 titoli saltuariamente) per lo più in un paio di negozi presenti sul territorio e da un sito francese molto conveniente.

    Il prezzo? Io a volte mi stupisco dell'alto costo di alcuni giochi. Credo però che alla base ci sia una confusione che alberga nella mia testa per cui un gioco è come un libro. Tutti e due si comprano episodicamente e si mettono in una libreria in bella vista dicendo prima o poi li leggerò/giocherò. Solo che un gioco, anche soltanto per la nicchia di mercato che occupa, è totalmente diverso da un libro. Ciò non giustifica il discorso sui prezzi ma la differenza che non lo deve accomunare ad un libro si.
    Se devo fare un discorso soltanto di tipo economico devo anche pensare a come occuperei il tempo se non giocassi: cinema, ristorante, lounge bar sono abitudini piuttosto costose (almeno da noi in Svizzera), quindi un buon gioco da tavolo è ancora un risparmio!

    Morale: meglio mettersi a leggere un buon libro? Naaaaa!

    Ciau

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  3. Riflessione molto interessante, grazie!
    Paolo

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  4. Potremmo aggiungere anche la questione "offerte"!
    Ormai, e parlo per me in particolare, la scelta dei titoli segue le offerte che trovo in giro (amazon in particolare), della serie "tò, guarda questo lo vendono a metà prezzo vediamo com'è"!
    E devo dire che nascono situazioni interessanti: mi rimborsano 70 euro di terra mystica perchè il negozio online che avrebbe dovuto avere delle copie scopre (Cosa che il mondo aveva scoperto da tempo) che è esaurito e mi ritrovo a portare a casa con 60 sia civilization che lords of waterdeep (35+25).
    Quando guardo i prezzi dei giochi in lingua tedesca mi vien da piangere per aver odiato quella lingua.
    Per non parlare delle espansioni (chi ha detto Fantasy Flight?!?): espandere descent mi è costato una decina di gestionali tedeschi.

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  5. Dal mio punto di vista ludico cerco di rivendere i giochi che ho comprato e poi non mi sono piaciuti, in modo da contenere le spese, ovviamente ci si rimette in genere un 10/30% ma non li tengo a prendere polvere.

    Cerco giochi che girano bene da 2 a più giocatori, perchè con la mia mogliettina ci giochiamo mediamente 1/2 volte alla settimana e con i miei amici 1 volta alla settimana. Un gioco che mi piace riesco a giocarci almeno dalle 3/4 volte al mese, non potrei mai giocarci 1 sola volta e poi lasciarlo nello scaffale, secondo il mo punto di vista avrei speso dei soldi e non me lo sarei goduto a pieno. Nell'anno i titoli che che più sono piaciuti a mia moglie/gruppo riusciamo a giocarci almeno 10 volte.

    Buone feste a tutti e rinnovo i complimenti al blog per l'ottimo lavoro svolto questo anno ;)
    Pask

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  6. Tutti articoli che condivido molto soprattutto questo pezzo scritto da Fabio:"So che può sembrare stupido, ma anche il solo sapere di possedere la scatola e il vederla sullo scaffale della mia libreria mi fa stare bene."

    perchè?....semplice, è vero.

    E' bello sapere di avere un gioco, anche se si sa che si giocherà poco o affatto, ma è lì, e se un giorno succederà sai che potrai giocarlo. Ecco per me questa è una bellissima sensazione :)

    Credo che il collezzionismo sia una forma di rilassamento delle mente. Sapere di avere un gioco, aprirlo solo per leggerne il regolamento anche se forse non lo giocherai mai e giocare sono tra le cose che mi fanno stare meglio in assoluto (oltre a fidanzata e figlio ovviamente, altrimenti se non lo scrivo mi caccia di casa con tutti i giochi :D )

    Poi giocare ti tiene allenato il cervello ti permette di stare con i tuoi amici, di passare una serata in compagnia divertendoti giocando, quindi è anche un mezzo per socializzare, insomma il massimo ad un costo accettabile.

    Concordo che ultimamente i giochi abbiano subito un aumento ma se penso al rapporto con il benessere che mi da averlo nelle mia collezione e il giocarlo con i miei amici beh non c'è paragone e lo compro tutta la vita.

    Ciao a tutti e buon natale :D

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    1. Grazie per i complimenti e auguro un buon Natale anche a te.

      Giusto una precisazione, "non sono Fabio", nel senso che sotto al titolo dell'articolo trovi scritto Polloviparo, ma non è Fabio che scrive sotto pseudonimo! ;)

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  7. Ciao,
    riflettendoci un attimo, mi è venuta in mente questa regoletta, un po' semplicistica: per ammortizzare l'acquisto, il rapporto tra prezzo di acquisto e ore giocate dovrebbe essere 3 a 1. Ovvero, compro un gioco a 30 euro e dovrei giocarci 10 ore. Se il rapporto è 2 a 1 ancora meglio.
    Ho comprato Coloretto a 8 euro e avrei dovuto giocarci per poco più di 2 ore. Penso di averci fatto una ventina di partite, direi quindi che è stato un ottimo acquisto.
    Altri giochi invece hanno una o zero partite fatte.
    Poi ci sono altri fattori, tipo "so che ho quel gioco, e prima o poi lo giocherò", "so che ho quel gioco, perché lo volevo anche solo per collezione", "so che ho quel gioco, che mi ricorda quella partita", "mi piacciono tanto quelle grosse pedine in legno"... insomma, tutti pensieri che "ti fanno stare meglio", che vanno al di là del numero di partite fatte.
    Ciao

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  8. Sono abbastanza d'accordo con l'articolo, nel senso che il collezionismo ha un prezzo ed, essendo liberi e coscienti, ognuno poi si regola come crede. Credo però che esista una soglia di giocate per la quale il gioco viene "ammortizzato", e lo si deve riferire, come diceva Poldeold, a quanto spenderesti per "svagarti" durante quel tempo. Un esempio: se porto i miei figli (diciamo i 3 grandi) al cinema, spendo quanto un gioco: se gioco con gli stessi figli due volte allo stesso gioco, l'ho già bello che ammortizzato! (questo non significa che poi i figli possano preferire il cinema, purtroppo...). Insomma se ti sei divertito e magari non da solo, la seconda giocata è già tutto grasso che cola...

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  9. Io compro una media di 10 titoli all'anno, ergo ho modo di ammortizzarli meglio. Purtroppo è lo spazio in casa che si estingue più che il tempo la variante che mi stressa maggiormente.

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  10. Faccio parte di un associazione di Forlì, la Torre Nera, che si occupa di boardgame, gioco di ruolo et simili. La sezione gioco in scatola si aggiorna quasi sempre con un titolo mensile. In pià siamo 6 o 7 membri appassionati a livello personale e quasi ogni mese ci sono almeno 3 o 4 titoli nuovi da giocare. Quando ciò accade, sono contento di provare tanti giochi, ma sò che nessuno mostrerà il suo potenziale, e che forse alcuni saranno snobbati quasi subito. Io personalmente preferisco un titolo al mese (che a volte può essere anche troppo) in modo da appassionarsi ed elaborare strategie. Quando non ci sono titoli nuovi si tirano fuori vecchie glorie, e ci si diverte un mucchio. Smallworld per esempio è stato "assaporato" diverse volte e in modo approfondito proprio perchè rigiocato e rigiocato in periodi di calma. Parlo da ex-compratore-compulsivo (per me voleva dire 1 o 2 titoli al mese) e ora che sono uscito dal tunnel (grazie metadone :) ) posso dire che la mia non era voglia di giocare, ma la ricerca di qualche cosa di nuovo, perchè la soddisfazione si esauriva velocemente, all'utilizzo del titolo. Comunque il mondo è bello perchè è vario, e ognuno di noi, deve agire, come meglio sente per se stesso.

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    1. In se anche io avrei più, come indole, il desiderio di provare a 'risolvere' ogni gioco, come fosse un puzzle, ovvero a trovare le strategie migliori a lui applicabili, per cui a rigiocarlo più volte. Nel tempo, anche per poter offrire ai lettori una maggiore varietà di recensioni, ho preso a ruotare maggiormente i titoli: non ho però spirito di collezionismo (complice il poco spazio), per cui spesso vendo o scambio gli esuberi, trattenendo solo i titoli più amati. Alla fine la spesa complessiva resta bassa e si vede un sacco di roba: se un gioco lo compri a, per esempio 40 euro e lo vendi anche a 25, ti è costato 15 euro ed effettivamente con un paio di partite lo ammortizzi. Se infatti una persona che gioca con te fa lo stesso, ogni gioco che provate vi costa, in media, 6/7 euro e così via a scendere con l'aumentare dei componenti del gruppo, nella logica di cui parlava Ninja ;)

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    2. La mia personale opinione mi dice che in questo caso questo paradigma non è applicabile.Per paradigma intendo il fatto che si associa il valore di un gioco in relazione al suo effettivo uso.O almeno non lo si può applicare nel momento in cui si parla di collezionismo.
      Secondo me quando si parla di collezionismo entrano in campo skill diverse per determinarne il valore (esempio la rarità,la difficoltà di reperibilità ed altro...).
      Io parlo da giocatore "vorrei ma non posso" ;)
      ...ossia da giocatore che potenzialmente vorrebbe giocare a tanti titoli,ma che purtroppo attorno a se non ha la gente giusta con cui condividere questa passione.Quindi non appartengo certamente alla categoria di giocatore affetto da acquisto compulsivo.
      Io credo però che per mia natura sarei comunque molto oculato con le spese,e credo che per parlare di ammortizzazione di una spesa per un gioco calcolerei il tempo che mi ha permesso di giocarci senza stufarmi di esso.In questo modo più tempo posso passare a giocare con quel titolo,e più soldi ho risparmiato in quanto non si è sentita la necessità di prendere un gioco nuovo.
      Per esempio,se prendo un gioco e vedo che piace solo a me e a chi mi sta intorno non piace,ergo non potrò giocarci spesso,per me rappresenterebbe un investimento a perdere.
      Al contrario un gioco che piace e che quindi mi permette di fare diverse partite divertendo me e miei compagni di gioco,è un investimento perfetto...
      Questo ragionamento comunque va calato nel mio contesto,e quindi di giocatore che comunque ha poche occasioni per giocare...

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