martedì 16 aprile 2013

[I classici] Feld opera prima: Roma

scritto da Bernapapà

Visto tutto questo proliferare di Feld (quest'anno esce con ben 4 titoli!), andiamo oggi a ripescare nel suo passato, analizzando la sua opera prima: Roma (o Revolte in Rom), uscito nel 2005 per la Queen Games, indipendente dalla lingua (se non per alcune edizioni nelle quali le carte riportano il testo invece dei simboli), per soli due giocatori che saranno chiamati, nella veste di senatori romani, a spartirsi il potere nella Roma rivoltosa dei primi secoli. E' un gioco sostanzialmente di uso di carte, dove i dadi andranno a decidere quali carte giocate potranno essere attivate nella mano attuale. Uno scontro titanico fra due teste, che useranno i poteri delle carte per accumulare prestigio e abbattere il prestigio dell'avversario, in un testa a testa della durata di mezz'oretta. Che ne dite di scoprire insieme se il talento del maestro Feld si nascondeva già fra le pieghe di questo "quasi filler" per due?


I materiali

Come anticipato, il grosso del materiale è rappresentato dalle carte, che si dividono in due tipi differenti: carte edificio (a sfondo verde) e carte personaggio (a sfondo giallo). Ogni carta riporta il nome, il costo in sesterzi, il valore della carta in difesa, le condizioni di attivazione (ossia se necessita di 0, 1 o 2 dadi), e, finalmente, l'azione che è possibile fare con la sua attivazione.
Troviamo inoltre in dotazione sette dadi (3 a testa più uno bianco per la battaglia), e 8 cerchi cartonati (stile posa-bicchieri della birra) con rappresentati i 6 possibili risultati dei dati, il simbolo denaro, il simbolo carte: i cerchi andranno a formare il campo di gioco. Abbiamo infine i sesterzi nei differenti tagli di 1, 2 e 5 (cerchietti cartonati), così come i punti vittoria (talloncini cartonati) in tagli da 1 o da 2. Le carte sono di fattura standard, mentre i disegni, curati da Michael Menzel (lo stesso autore e designer di Andor), son molto belli ed evocativi.
  

Le meccaniche

Per prima cosa si predispone la zona del gioco, mettendo in fila i 6 dischetti coni i risultati del dado, in ordine, seguiti dal dischetto dei soldi e preceduti da quello delle carte. Ogni giocatore riceve poi 10 PV e 4 carte a caso: ne terrà due e le altre le darà all'avversario. Questa mossa (che ritroviamo nelle meccaniche di giochi più recenti) consente quindi di rimediare ad una pesca poco fortunata, ma soprattutto di conoscere metà delle carte dell'avversario. Si pongono poi le carte, ognuno dal proprio lato, sotto 4 dei 6 dischi numerati, e le si scoprono. Il gioco si alterna in 2 fasi: nella prima fase si restituiscono i PV per ogni stallo non occupato della propria zona di gioco.
Nella seconda si tirano i propri 3 dadi, e si decide cosa farne: abbiamo infatti 4 possibili azioni fra cui scegliere: la prima è ignorare l'esito dei dadi e giocare una carta, ossia scegliere una carta della propria mano e posizionarla su uno stallo (libero o in sostituzione di uno già occupato), pagando il prezzo della carta posizionata: le altre tre azioni prevedono l'uso dei dadi, ossia è consentito mettere un dado sul dischetto denaro, per ottenere il valore del dado in sesterzi; mettere un dado sul dischetto carte, per poter scegliere, fra un numero di carte indicato dal valore del dado, quale tenere in mano (solo una); infine, e questo è il fulcro del gioco, si può attivare la carta posizionando il dado sul dischetto che riporta il numero indicato dal valore del dado: la carta che viene attivata è quella che si trova sotto il dischetto selezionato. E' possibile posizionare più dadi (ovviamente con lo stesso valore) sullo stesso dischetto, attivando più volte la stessa carta. Se l'attivazione della carta prevede una battaglia con una carta avversaria, viene lanciato il dado della battaglia, e se il suo valore è maggiore o uguale a quello indicato dal valore di difesa della carta avversaria, tale carta viene eliminata. La partita finisce o quando un giocatore non ha più punti, oppure quando finiscono i punti a disposizione (che in totale sono 36). 
Ovviamente per capire il gioco appieno sarebbe necessaria un'analisi dettagliata delle carte: io ve ne darò solo qualche esempio. Ci sono carte che permettono di ottenere punti vittoria, amplificati da eventuali carte limitrofe, carte che modificano il punteggio del dado, carte che consentono di riposizionare le proprie carte, o di alterare la posizione di quelle dell'avversario. Ci sono infine le carte battaglia, che permettono di ingaggiare una lotta o con la carta dirimpettaia o con qualsiasi, ma anche carte che consentono di aumentare la propria difesa. Il fatto che le carte siano divise fra personaggi e edifici, al di la che gli edifici sono solitamente più remunerativi in PV (come è giusto che sia,in un'ottica di ricostruzione cittadina), permette di variare il gioco, in quanto le carte battaglia sono mirate (ossia le carte personaggio ingaggiano battaglia solo con carte personaggio, mentre le carte edificio ingaggiano battaglia solo con carte edificio).
Se vogliamo quindi riassumere brevemente le meccaniche, il gioco consiste in: tira i dadi e verifica se sia meglio comprare le carte, avere denaro, pescare nuove carte, oppure attivare le carte che permettono di guadagnare punti/soldi, gestire le carte o eliminare qualche carta dell'avversario. Tutto qui, direte, eppure il gioco ha un suo perché...

 

 

 

 

Le impressioni

Ok, la tematica è un po' appiccicaticcia  o perlomeno potrebbe essere sostituita da qualsiasi altra ambientazione, ma questo è un difetto comune ai giochi di carte, credo. La dea bendata la fa da padrona, per cui l'aspetto strategico può risentire di carte sbagliate pescate nei momenti sbagliati, ma sicuramente è un gioco molto tattico, dove le capacità di giocarsi al meglio i tiri dei dadi e le carte, anche e soprattutto sulla base delle carte dell'avversario, determina solitamente il vincitore. L'interazione è elevatissima, perché è un gioco di costruzione propria e distruzione altrui (mors tua, vita mea, direbbero i romani). La durata limitata lo pone come un filler, e, benché il target sia 8+, probabilmente per trarne soddisfazione è forse necessario avere qualche annetto di più. Le prime partite servono soprattutto a prendere dimestichezza con le carte, per cui potrebbero risultare un po' troppo piene di pause riflessive, ma è un effetto che diminuisce progressivamente mano a mano che si conosceranno le carte con il solo colpo d'occhio.
Non ci si sentirà proprio senatori romani, ma a mio avviso il gioco non risente di alcuni difetti  tipici dei giochi a due molto interativi: infatti la variabilità delle azioni a disposizione permette di risollevarsi spesso da situazioni di stallo o, peggio, da situazioni dove un giocatore domina l'altro e il "dominato" si sente quasi in una situazione di "topo in trappola". Le carte sono sufficientemente equilibrate da evitare questo tipo di situazioni. Chiaro, il vincitore alla fine arriverà, ma credo che la soddisfazione di gioco risulterà appagante per entrambi i contendenti.
Nella mia classifica personale si merita un bel 7. Quindi niente di eclatante, ma, considerando che è, appunto, un'opera prima, con il senno di poi possiamo affermare: "il ragazzo si farà"... e così è avvenuto!




Su egyp.it trovate la versione tedesca, ma non so se sia quella con i simboli nelle carte o quella con il testo in tedesco. Chiedete loro: vi risponderanno cortesemente.

2 commenti:

  1. i numeri dei tondini (da 1 a 6) servono solo come slot per carte diverse attivabili con dadi diversi...o hanno ulteriori implicazioni nel gioco?
    cioè, ad esempio, piazzare una carta sul tondino 2 è equivalente a posizionarla sul tondino 4?

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  2. Si, non ci sono implicazioni: le uniche implicazioni riguardano eventualmente le vicinanze di alcuen carte ad altre, ma non il valore del tondino.

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