venerdì 2 agosto 2013

Il gioco da tavolo nel giappone antico

Scritto da Chrys.

Oggi ci discostiamo dalle novità per parlare invece di giochi molto più vecchi e distanti. ^__^
Era da un po' che volevo scrivere un articolo sui giochi da tavolo del giappone antico... un po' perchè il mondo giapponese mi appassiona, un po' perchè trovo interessante vedere come si è evoluta la storia ludica di un popolo tanto distante da noi, sia culturalmente che geograficamente.

Ho quindi colto volentieri l'offerta fattami di partecipare al Picta Matsuri Blog Tour col nostro blog scrivendo un articolo a tema "Sol Levante"... prendendo due piccioni con una fava. ;)

Sperando di non annoiarvi, oggi parleremo quindi di Shogi, di Go, di Mahjong, di Hanafuda e di Menko, e chiuderemo l'articolo con una piccola panoramica sul gioco da tavolo moderno in Giappone

I più attenti di voi avranno notato che alcuni di questi titoli sono giochi nati in Cina, anche se poi storicamente assorbiti e fatti propri dal Giappone nel corso di molti secoli: uno potrebbe pensare che i giapponesi abbiano poca inventiva (in fondo non si diceva che erano bravi a copiare?) ma in realtà questa è una cosa molto comune nel mondo. Infatti nel periodo antico i giochi di società, seppur esistenti, erano molto pochi e riservati ai ceti più alti della società... quando funzionavano era facile che si diffondessero grazie a mercanti e viaggiatori, anche perchè uscivano ben di rado giochi nuovi (Essen 1205 potevano organizzarlo in un baule da viaggio), soprattutto del tipo elaborato.

HANAFUDA
La parola letteralmente significa "carte dei fiori" e indica un gioco tradizionale di carte giapponesi, caratterizzate appunto da disegni floreali. Le carte hanafuda vengono usate anche alle Hawaii e in Corea del Sud, dove si usano per giocare a un gioco chiamato go-stop

Mi sembra tutto chiarissimo... O__O
Con il mazzo di carte hanafuda si possono fare diversi giochi: Koi-koi, Hachi-hachi, Hana Awase Mushi, popolare nel Kansai, Sudaoshi, Tensho, Hachi

Il mazzo comprede dodici semi corrispondenti ai dodici mesi dell'anno. All'interno di ogni seme possono esserci carte normali, carte nastri, carte animali e carte potenti. Per un totale di 48 carte. Sono usate per molti giochi come le nostre carte da gioco, e infatti potrebbero avere una origine comune: si pensa infatti che queste siano arrivate in giappone coi marinai portoghesi verso il 1550. 

Sono però ancora più piccole delle nostre carte da briscola: secondo alcuni vennero ridotte di dimensioni per adattarsi alle minute mani nipponiche ma più realisticamente la cosa dipende dal fatto che il modello originario era un mazzo occidentale consunto e più volte rifilato ai margini, per evitare che le carte si riconoscessero dalle pieghe negli angoli. 

L'attuale formato standard delle carte Hanafuda, oltre ad essere ridotto rispetto a quelle occidentali, presenta caratteristiche simili alle tessere del domino, in quanto le carte Hanafuda sono solitamente molto più spesse delle carte da gioco occidentali.

Come potete notare dallo schema e dalla foto, a differenza delle nostre carte da gioco si tratta di carte estremamente grafiche e di difficile lettura (almeno per noi occidentali), soprattutto perchè hanno 12 semi (contro i nostri 4). Oggettivamente mi sembrano praticamente tutte diverse. O__O


GO
Si tratta forse del gioco più importante e rappresentativo della cultura giapponese... ironia della sorta anche in questo caso nasce in Cina col nome di Wei-qi... venne poi importato in Corea col nome di Baduk e quindi in Giappone col nome di go durante il VII secolo d.C.

In questo caso però il gioco che aveva poco successo "in patria" nel Paese del sol levante acquistò un'incredibile popolarità dimostrata dal fatto che la maggior parte dei termini usati internazionalmente per designare le varie mosse sono in giapponese.

La leggenda vuole che il gioco del go fosse stato creato da un leggendario imperatore cinese di nome Yao per istruire suo figlio Danzhu ben 4000 anni fa, ma in realtà le origini di questo gioco sono sconosciute; il più antico trattato sul gioco del go fu scritto tra il 1049 e il 1054.

Venne introdotto in Giappone da un ambasciatore attorno al 625 ed era (come spesso succede) inizialmente giocato solo da una ristretta elitè costituita dagli uomini di corte e dai samurai che lo ritenevano un raffinato gioco di strategia assimilabile all'arte della guerra.

Passarono i secoli e già nel XVI secolo acquistò una fama tale in Giappone tanto che la strategia del gioco del go divenne una materia obbligatoria nelle accademie militari.

Una bambina alle prese con i fondamenti... per noi adulti
è ovviamente chiarissimo (cof cof) il posto migliore
in cui mettere la pietra bianca.... :/
Nel XVII secolo un grande giocatore di go, Honinbo Sansa, fondò l'accademia omonima nella quale venne introdotto il primo sistema di classificazione dei giocatori di go basato sugli stessi livelli delle arti marziali: i dan. La complessità è tale che normalmente va appreso sin da piccoli.

A partire dall'800 venne conosciuto anche in Occidente ma solo negli ultimi decenni ha acquistato una grande popolarità in America, Oceania ed Europa e al campionato mondiale di go del 2001 hanno partecipato ben 56 nazioni tanto che si è pensato di farne uno sport olimpico. I giocatori di go migliori e più numerosi restano però sempre gli orientali in particolari cinesi e giapponesi.  

È un gioco molto complesso strategicamente malgrado le sue regole semplici; un proverbio coreano dice che nessuna partita di Go è mai stata giocata due volte (il che è verosimile se si pensa che ci sono circa 4,63 × 10 elevato alla 170^  diverse posizioni possibili). Una partita a go richiede una percezione degli eventi a 360° e una soglia di attenzione e concentrazione altissima.

Materiali
Il gioco del go si gioca su un tavoliere detto goban largo 45 cm e lungo 42 cm e dotato di quattro piedini staccabili di circa 8 cm. La sua superficie bianco-gialla è divisa da 19 linee nere per ciascun lato che formano 361 intersezioni delle quali 9 sono segnate da dei puntini o dei cerchietti denominate hoshi che significa stelle in esse vengono deposte le pietre handicap (in base alla differenza di dan il giocatore meno abile parte con delle pietre iniziali). I principianti però usano un goban diviso da 9 linee per 9 oppure da 13 linee per 13.

Le pedine del go, chiamate anche pietre, generalmente bianche e nere sono 361 di cui 180 nere e 181 bianche... piccola curiosità: le pietre nere sono leggermente più grandi perché quelle bianche appaiono più grandi per un effetto ottico. Queste pedine vengono deposte dai due giocatori nelle ciotole chiamate go-ke i cui coperchi si utilizzano per conservare le pietre catturate.

Come si gioca
Il go è giocato da due avversari che collocano alternativamente pedine (dette pietre) nere e bianche sulle intersezioni vuote di una "scacchiera" (detta goban) dotata di una griglia 19 × 19. 

Lo scopo del gioco è il controllo di una zona del goban maggiore di quella controllata dall'avversario; a questo scopo i giocatori cercano di disporre le proprie pietre in modo che non possano essere catturate, ritagliandosi allo stesso tempo dei territori che l'avversario non possa invadere senza essere catturato. È infatti possibile catturare una pietra o un gruppo di pietre avversarie circondandole completamente con pietre proprie, in modo che non abbiano intersezioni libere adiacenti. Disporre le pietre vicine tra loro permette di rafforzarle a vicenda ed evitarne la cattura; d'altro canto, disporle distanti tra loro permette di creare influenza su tutto il goban. 

Parte della difficoltà strategica del gioco consiste nel trovare un equilibrio tra queste necessità opposte. I giocatori cercano di soddisfare contemporaneamente le esigenze offensive e difensive e scelgono tra le priorità tattiche e i loro piani strategici. Il gioco termina quando i due giocatori passano consecutivamente, indicando che nessuno dei due può incrementare il proprio territorio o diminuire quello dell'avversario.

A parte la dimensione del goban e delle posizioni di partenza, le regole sono state mantenute nei secoli, cosicché può essere considerato uno dei giochi più antichi ancora giocato con le regole originali.

Un Goban ridotto da allenamento.
Condizioni di vittoria
Dopo che entrambi i giocatori hanno passato consecutivamente, le pietre ancora sul goban ma che non potrebbero evitare la cattura, le cosiddette pietre morte, sono rimosse. Di norma i giocatori esperti concordano sulle pietre che sono morte (ma la valutazione è più complessa di quanto sembri).

Le pietre morte a fine gioco sono quindi aggiunte alle pietre catturate. Il punteggio finale è pari al numero di intersezioni vuote circondate dalle pietre del giocatore (il territorio controllato) più il numero di pietre catturate (le vittime nemiche).

Hikaru no Go
Sul gioco del Go esiste uno splendido fumetto titolato Hikaru no Go, di cui è stato fatto anche un anime. I giapponesi son famosi per riuscire a creare storie avvincenti su qualunque sport o attività (ha dell'incredibile.... O__O). Questo fumetto ha l'incredibile capacità di farvi venire voglia di giocare e allo stesso tempo di insegnarvi a giocare. Se vi incuriosisce il gioco e amate i fumetti ve lo consiglio vivamente. :D



MENKO
Il menko è un tradizionale gioco di carte di giapponese molto diffuso fra i bambini, soprattutto maschi, essendo così diffuso è anche un importante per la socializzazione fra i più piccoli. Le carte sono abbastanza rigide e più spesse del normale, con immagini su uno o entrambi i lati.

Non assomiglia ai comuni giochi di carte occidentali e poichè non segue delle regole particolari legate al conteggio dei semi o delle figure e si possono usare delle carte con le raffigurazioni più svariate: disegni di manga, giocatori di baseball, samurai, mostri leggendari e quant'altro. Per alcuni versi ricordapiù il vecchio gioco delle biglie ed ha una forte componente di destrezza e può quindi essere giocato alla pari anche ad età diverse.
Il gioco nasce nel periodo Edo (tra il 1600 e il 1800) e le raffigurazioni utilizzate negli anni sono uno specchio dell'epoca... andiamo da ninja e samurai delle carte più vecchie a personaggi dello sport e dei cartoni animati a partire dal ventesimo secolo.
Regole del gioco
Il gioco consiste nel rivoltare la carta che sta a terra, con lo spostamento dell'aria creatosi gettando la carta al proprio turno, se si riesce a rivoltarla quella carta viene vinta all'avversario e così si amplia la propria collezione. Le carte possono avere forme particolari in genere sono circolari o rettangolari.

SHOGI
Se siete appassionati di anime avrete sicuramente già visto giocare questo gioco, che si gioca su una schacchiera 9x9 dove si affrontano due eserciti simbolici, fatti di 20 pezzi dal valore e dalle capacità di movimento differenti; lo scopo è quello di uccidere lo shogun avversario. Se questa descrizione a grandi linee vi ricorda gli scacchi non dovete stupirvene: infatti hanno un antenato comune che è un antico gioco indiano chiamato Chaturanga, da cui si sono pesantemente ispirati sia i nostri Scacchi (di origine spagnola) ma anche il Makruk thailandese e lo Xiankqi cinese.

Il gioco arriva inizialmente dalla Cina mentre il suo nome gli viene assegnato nel periodo Heian quando gli scacchi cinesi divennero molto popolari a corte presero il nome di Shogi, che significa "gioco dei generali".

In quel periodo però il gioco era molto diverso da quello che si pratica oggi perchè nel corso del tempo gli shogi furono molto influenzati dalle operazioni belliche in corso, poiché i generali (che ne erano i principali fruitori) cercavano di introdurre in questo gioco da tavolo le loro strategie militari.

Nel periodo Edo e precisamente nel 1612 lo shogunato Tokugawa creò la prima associazione ufficiale del Go e degli Shogi guidata da Honinbo Sansa e altri monaci buddisti che nel 1636 codificarono le regole ufficili e in seguito vennero organizzati diversi tornei nel castello della famiglia Tokugawa. 

Con la fine della dinastia Tokugawa lo shogi smise di essere un gioco elitario destinato solo alle alte gerarchie militari e si diffuse fra tutti i ceti sociali.

Nel 1924 venne fondata le Federazione Giapponese di Shogi alla quale sono iscritti 174 giocatori professionisti ma già all'epoca in Giappone vi erano circa 20 milioni di giocatori dilettanti.

Regole base
Una volta posizionati i pezzi i giocatori muovono a turno e possono effettuare tre tipi di mosse:
  • muovere un pezzo sulla scacchiera
  • promuovere un pezzo
  • paracadutare un pezzo catturato su una casella libera della scacchiera.

Ogni pezzo si muove in un modo particolare e come negli scacchi occidentali per catturare il giocatore deve muovere il proprio pezzo sulla casella nemica occupata. Le tipologie di pezzo ricordano, soprattutto nei movimenti, quelle degli scacchi... il nome italiano deriva dalla terminologia internazionale (inglese) usata per definirli nei tornei ufficiale: purtroppo spesso si discostano molto dal significato originale, quindi vi ho riportato anche quello.

Disposizione iniziale.
Re: il nome giapponese del re nero è gyoku o gyokusho che significa "generale di giada" mentre quello bianco si chiama osho, che significa "signor generale". Ha la stessa funzione del re degli scacchi occidentali e si può muovere di una sola casella per turno
Generali oro: sono due per ciascun giocatore e il nome giapponese è kin o kinsho che significa appunto "generale d'oro". Si possono muovere di una sola casella per turno in sei direzioni: orizzontalmente e verticalmente sia avanti che indietro ma diagonalmente solo in avanti.
Generali argento: sono due per ciascun giocatore e il nome giapponese è gin o ginsho che significa appunto "generale d'argento". Si possono muovere di una sola casella per turno in cinque direzioni: diagonalmente sia avanti che indietro oppure verticalmente solo in avanti.
Cavalli: sono sempre due per ciascun giocatore e il nome giapponese è kei o keima che significa "onorevole cavallo". Ha la stessa abilità del cavallo degli scacchi occidentali e come questi si muove ad L e può saltare gli altri pezzi, però si muove solo in avanti.
Lance: son due per ciascun giocatore e il nome giapponese è kyo o kyosha che significa "carro profumato". Si possono muovere di un qualsiasi numero di caselle ma solo in avanti quindi non possono retrocedere.
Alfiere: C'è un unico alfiere per ciascun giocatore e il nome giapponese è kaku o kakugyo che significa "carro con corno". Si può muovere di un qualsiasi numero di caselle ma solo diagonalmente sia in avanti che indietro.
Torre: ciascun giocatore ne ha solo una e il nome giapponese è hi o hisha che significa "carro volante". Si può muovere di un qualsiasi numero di caselle orizzontalmente o verticalmente avanti che indietro come la torre degli scacchi occidentali. 
Pedone: sono nove per ciascun giocatore e il nome giapponese è fu o fuhyo che significa "fante". Si può muovere di una sola casella in avanti e non può mai retrocedere

Tutti i pezzi, tranne il re e i generali oro, quando raggiungono le tre righe della scacchiera in cui inizialmente erano posizionati i pezzi avversari possono essere promossi: per farlo lo si capovolge (dietro ogni pezzo c'è l'ideogramma del pezzo promosso) e questo acquista delle maggiori capacità di movimento. Se un pedone, un cavallo oppure una lancia raggiungono l'ultima riga, devono obbligatoriamente essere promossi, poiché non disporrebbero altrimenti di mosse legali in un turno successivo. Per lo stesso motivo un cavallo deve essere promosso anche quando raggiunge la penultima riga.

I pezzi catturati possono rimessi in gioco su delle caselle libere tramite il paracadutaggio in questo modo il giocatore può controllare i pezzi che ha catturato all'avversario e usarli come se fossero pezzi suoi. Ci sono però delle limitazioni che però tralasciamo... ^__^

Una partita a Shogi nell'anime di Naruto.
Da notare che poichè si possono ripiazzare i pezzi vinti all'avversario non c' differenziazione binchi/neri, e i pezzi hanno una forma a punta per indicare chi stanno attaccando.
Condizioni di vittoria
Come negli scacchi occidentali, quando il re rischia di essere catturato da un pezzo avversario, si dice che è sotto scacco se il re non riesce a sottrarsi alla minaccia di cattura si dice che l'avversario ha fatto scacco matto ed ha quindi catturato il re. Lo scacco matto mette fine alla partita con la vittoria del giocatore che lo ha effettuato.

Per evitare la cattura del re, che viene considerata umiliante, il giocatore può abbandonare la partita quando si rende conto che la sconfitta è inevitabile in questo caso la partita ha termine. La partita ha termine anche quando un giocatore compie una mossa non permessa.

MAHJONG
Il mahjong è un gioco da tavolo abbastanza recente per quattro giocatori, nato in Cina probabilmente nel XIX secolo, e oggi molto diffuso soprattutto in Giappone, anche se non quanto gli altri giochi di cui parliamo qui. Il nome, letteralmente, significa "uccello di canapa" o "sparviero di canapa". 

Si tratta di un gioco di tessere che presenta alcune analogie con qualche gioco di carte occidentale (pinnacola, scala quaranta e simili).

I giocatori guadagnano punti creando opportune combinazioni di tessere e rimuovendole dal gioco. La composizione dell'insieme di tessere utilizzate, e le regole di attribuzione dei punti, variano leggermente a seconda della regione in cui lo si gioca anche se i concetti fondamentali del gioco rimangono però sostanzialmente gli stessi in tutte le varianti. 

Generalmente il gioco si compone di 144 tessere (simili a quelle del domino ma più spesse, in quanto devono poter restare in piedi in verticale) contrassegnate da ideogrammi e numeri arabi divise in diversi macro-gruppi (Semi, Onori e Onori Supremi) a loro volta divisi in sottogruppi (giusto per rendere tutto semplice O__O):
  • Cerchi: rappresentano i koku un tipo di monete di fame con un foro centrale simboleggiano la classe borghese. 
  • Bambù: rappresentano delle canne (bastoni) di bambù e simboleggiano la classe contadina.
  • Caratteri (wan): rappresentano i caratteri (ideogrammi) dei primi 9 numeri e simboleggiano la classe dei letterati.
  • Venti: rappresentano i punti cardinali est, sud, ovest e nord.
  • Draghi: rappresentano i colori verde, rosso e bianco.
  • Fiori: sono quattro tessre e cioè pruno, orchidea, crisantemo e bambù.
  • Stagioni: sono ovviamente quattro e rappresentano primavera, estate, autunno e inverno (in alcune versioni possono essere sostituite dalle 4 professioni boscaiolo, contadino, pescatore e scolaro).
A scanso di equivoci il "Mahjong" che molti avranno provato su computer o in sala giochi è semplicemente un solitario fatto utilizzando le tessere di questo gioco.



GIOCHI DA TAVOLO CONTEMPORANEI
I giapponesi sono famosi soprattutto per il grande impulso che hanno dato all'industria videoludica, e oggi il gioco da tavolo rappresenta una fetta di mercato di nicchia. 

Non siamo certo ai livelli della Germania o dell'Olanda ma oggi il gioco da tavolo in Giappone ha una diffusione pari a quella che ha in Italia, e molti dei titoli più famosi (Stone Agem Dominion, Agricola, ecc.) si possono trovare anche localizzati in giapponese, anche se solo da poco ha cominciato a sfornare giochi originali. 

Ovviamente la produzione giapponese è comunque molto maggiore di quello che arriva da noi; infatti lo scoglio culturale dei kanji rende molto più difficile la diffusione dei giochi giapponesi: già fatico a volte a far giocare i giochi in inglese... pensa se li portassi scritti in ideogrammi (e ciò nonostante un paio li ho anche comprati... lol  ^__^).

La produzione giapponese sta comunque crescendo velocemente: per approfondire potete trovare una panoramica in un mio articolo sull'argomento scritto per Essen 2011 (qui trovate il link), oltre a leggervi su questo blog la recensione di String Railways e quella di Tanto Cuore... due esempi di giochi giapponesi che hanno avuto abbastanza successo da essere distribuiti a livello internazionale.

Non si può non notare che il genere del deck-building sia molto apprezzato ed esistono molti di giochi di autori giapponesi (oltre a Tanto Cuore che è il più noto all'estero) che hanno ottenuto molto successo. Di alcuni giochi potete trovare su BGG i file da stampare e incollare sulle carte per renderle fruibili.

PS: questo articolo partecipa al Picta Matsuri Blog Tour, una serie di articoli sul sol levante sollecitati e diffusi dall'evento Picta Matsuri che si terrà a torino questo settembre (trovate il banner nella colonna a destra). L'evento è dedicato al giappone ma vi sarà anche una parte dedicata al gioco da tavolo (orientale e non).

-- Le immagini sono tratte da BGG e da Google, tutti i diritti appartengono alla Casa produttrice ed agli Autori. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta. Molte informazioni sono state tratte dal sito www.sulgiappone.it --

6 commenti:

  1. Bellissimo articolo, complimenti.
    il GO è veramente il re di tutti i giochi astratti, per chi fosse appassionato consiglio il libro narrativo "Il Maestro di Go".
    Agzaroth

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  2. Grandissimo articolo, grazie! Da appassionato nippofilo non conoscevo il Menko, anche se da bambino giocavo a qualcosa del genere con le figurine Panini...

    Aggiungo una curiosità: le carte di Hanafuda sono state il primo prodotto commercializzato nel 1889 da una piccola azienda ancora in auge; si tratta della NINTENDO! (http://nintendo.wikia.com/wiki/Hanafuda)

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    1. Da dipendente Nintendo aggiungo che La Nintendo in Giappone mantiene ancora oggi una divisione dedicata alla produzione di carte Hanafuda

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    2. Grazie a Il Silvano per i complimenti (son velice che sia piaciuto) ma soprattutto per la curiosità! Pensa te... ne ha fatta di strada. :D

      Interessante anche che abbia ancora una divisione dedicata (le produce Mari&LUigi, i Pokemon e i vari brand videoludici o anche di ogni altro tipo?).

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    3. Ci sono le edizioni speciali con i personaggi che fanno per anniversari vari ma anche quelle tradizionali scatola nera e scatola rossa Napoleon (per l'immagine di Napoleone sulla scatola). Le trovi anche su ebay

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