lunedì 21 luglio 2014

[Punti di Vista] Quante partite fate ad un gioco prima di metterlo via ?

scritto da Fabio (Pinco11)

Uno dei parametri dei quali diamo conto normalmente nelle nostre recensioni è quello legato alla longevità del gioco, ovvero alla sua idoneità ad essere rimesso sul tavolo più volte senza annoiare, vuoi per il completamento di obiettivi, vuoi per l'aver scoperto nel frattempo le sue tattiche vincenti.
La realtà è però che più ne parlo con gli amici gamers, più vado a scoprire che il concetto di "durata" di un gioco è sempre più privo di valore ed il mercato, per altro, sembra essersene accorto.
Cosa voglio dire? Vediamo di parlarne un attimo insieme ...

Siamo giocatori o sommellier?

Tempo fa avevo scritto una serie di articoletti più o meno divertiti legati alla presentazione delle 'facce da gioco', ossia delle figure ricorrenti tra i giocatori: una di quelle che erano state maggiormente gradite era quella del sommellier, facendo riferimento al buon numero di appassionati che passano da un titolo all'altro, "assaggiando" di serata un serata (o quasi) un gioco nuovo.
Ultimamente, passando tra due o tre diversi gruppi di giocatori, sto vivendo una situazione ricorrente, ovvero mi trovo, praticamente ogni serata, di fronte alla aspettativa dei mie commensali ludici di vedere il gioco nuovo della serata, per cui mi trovo catapultato ogni volta nel solito carosello di previa lettura a casa delle regole, spiegazione al volo, digestione rapida del tutto e partitone di corsa.
Per ora i miei commensali non sembrano mai sazi delle novità e io sto perdendo la speranza di poter far arrivare sul tavolo i miei preferiti per un atteso (sembra oramai solo da me) rematch ;)

In effetti il mercato (oltre che il mondo di oggi in senso generale) aiuta in questo senso, perché se ogni anno ti arrivano sugli scaffali e sono potenzialmente disponibili, grazie ad internet, praticamente l'ordine di grandezza di un migliaio di titoli (tra la metà ed i due terzi dei quali tutti insieme, ad Essen), è chiaro che, anche a volerne selezionare solo il 10%, ci troviamo di fronte alla possibilità di giocare due titoli nuovi a settimana ed è a questa media (tra 1 e 2 novità a settimana) che molti gruppi di appassionati si muovono, complici i ritrovi associativi e/o la divisione del carrello della spesa (che permettono di provare un gran numero di titoli senza accendere mutui).

Per reggere questo ritmo è richiesta, chiaramente, la presenza di figure specializzate nel gruppo, a partire dal lettore di regole, passando il data miner che su internet trova ogni volta il titolo giusto da ordinare (noi stessi forniamo, lo ammetto, abbondanti riferimenti allo scopo), arrivando all'entusiasta/collezionista che ci mette i talleri necessari all'acquisto, ma mi rendo conto parlando con i miei contatti (forse sono io che attiro intorno a me i più sfegatati, però ...) ogni gruppo stabile, fatte le debite misure, ragiona secondo questi parametri, ricercando costantemente la novità.
Ogni volta che mi trovo a mandare le mail 'di convocazione' ed accenno alla possibilità di scelta sul titolo della serata invariabilmente essa cade così, come dicevo, quasi sempre sul gioco nuovo , che esercita il suo ipnotico magnetismo su molti dei partecipanti. Io stesso, avendo la necessità di vedere più cose possibile in vista degli articoli, non scoraggio più di tanto la cosa, ma con il tempo noto di avere sempre più difficoltà a raggiungere un numero adeguato di partite (intorno almeno alla decina) anche per i miei preferiti.

Titoli come Russian Railroad rimangono quindi facilmente sugli scaffali, se non altro perché impediscono di provare più cose in una serata, così come anche Nations, che è sicuramente uno di quelli che richiederebbe un bel po' di pratica per essere sviscerato, sono riuscito, proprio grazie alla sua hype, a provarlo per diverse serate, ma ora è da un paio di mesi che lo metto sempre tra i titoli che 'potremmo giocare' e regolarmente resta inutilizzato ... La settimana scorsa l'ho fatto passare dallo scaffale dei pochi 'disponibili al volo' al 'sopra all'armadio', perché tanto non mi ci fanno più giocare ... :(

I perché ..

Ho la netta sensazione che gli editori si siano chiaramente accorti di questa tendenza, che sembra essere ben più generalizzata di quanto pensassi. Da 'piccolo' (nell'adolescenza) avevo l'abitudine di farmi regalare, per il compleanno e/o a Natale, un gioco da tavolo e quel livello di approvvigionamento era più che adeguato, tanto che ricordo distintamente che i giochi finivano letteralmente 'usurati' dalle partite, complice, naturalmente, il tanto tempo libero estivo.
Ora gli acquirenti più importanti, ossia quelli che spendono, ovvero hanno le disponibilità economiche per acquistare diversi titoli all'anno (ho idea che il target ideale per le case editrici sia tra i 30 ed i 45 anni ...), sono anche persone che lavorano e quindi hanno a disposizione, a fronte di una disponibilità all'acquisto significativa, poco tempo.
Da qui la conseguenza naturale è quella di virare sul collezionismo (non posso usare l'oggetto quanto vorrei, per cui, quantomeno, lo conservo) o sul lato del sommellier ludico (sono un esperto di giochi). Nessuna critica verso entrambe queste realtà, sia chiaro: sto solo delineando possibili scenari ed esaminando la realtà con i miei occhi (sono aperto a critiche e suggerimenti!!).

.. e le conseguenze?

Beh, la prima è che gli editori si trovano ora di fronte alla necessità/convenienza di mettere a disposizione un gran numero di prodotti, piuttosto che di lavorare in modo serrato per realizzarne un minor numero, ma più curato. Il mercato infatti sembra richiedere principalmente la quantità di titoli, possibilmente diversi, piuttosto che concentrarsi su di un ristretto numero, magari più qualitativi.
Assistiamo così al proliferare delle uscite su Kickstarter, che rappresenta uno dei canali più diffusi di soddisfacimento del sommelier: personalmente ho grossissimi dubbi su questa modalità, perché di fatto si vanno ad acquistare spessissimo titoli che, al momento dell'ordine, non sono ancora nè completi, nè sviluppati, nè playtestati, ma quello che tira è l'hype ed il gusto esotico di essere uno dei primi a mettere le mani su quel titolo, senza pensare che se una gran parte dei titoli usciti su Kickstarter poi gli scaffali dei negozi non li raggiunge qualche motivo ci sarà ....

A questo aggiungiamo che la qualità media dei materiali, anche grazie alla diffusione dei mezzi tecnologici e della produzione di massa, è salita vertiginosamente (una volta l'editore grande lo distinguevi senza problemi da quello piccolo, già dalla scatola, ora non c'è praticamente differenza tra il gioco proposto da un editore grande ed uno che propone un titolo all'anno!), con tirature che restano sostenibili economicamente anche con numeri non eclatanti e che diversi editori, anche grandi, si sono persuasi che se il mercato chiede tanti titoli, chi siamo noi per negarglieli? 
Abbiamo così, per esempio, editori come la Queen Games che sforna riedizioni e giochi nuovi a piè sospinto su Kickstarter, che sembra essere diventato la loro miniera d'oro, nonché canale distributivo primario per l'America o come la White Goblin, che propone ad ogni Essen una largo ventaglio di uscite, per abbracciare tutto il range del possibile.

... e allora?

E' un bene o è un male?
Come in tutte le cose c'è sempre il doppio lato della medaglia.
Sul lato del bene per molti questo periodo e questo sistema rappresentano il paradiso del gamer, perché, in sostanza, la produzione è talmente variegata da soddisfare potenzialmente tutti i gusti e tutte le nicchie.
Oramai, infatti, si può andare ogni anno ad Essen con il proposito di acquistare solo una ristretta categoria di titoli (esempio, voglio solo i filler, di carte, adatti per oltre 4 giocatori) e venire via lo stesso con una saccata di roba. Se poi si appartiene ad una categoria di gamer un pochetto più open minded l'unico problema che si ha è l'imbarazzo della scelta.

Sul lato opposto c'è il fatto che materialmente non si ha il tempo di apprezzare i giochi e di approfondirli e, poiché gli editori questo lo hanno compreso, ci si trova sempre più spesso di fronte a giochi che, quando sono sottoposti ad un utilizzo appena più frequente del solito usa e getta cominciano a scricchiolare sinistramente, mostrando diverse debolezze strutturali.
Del resto, se si sa che in media lo giochi quattro o cinque volte, chi vuoi che si metta a studiare e controstudiare se qualcuno sia in grado di inventare una strategia 'ammazzagioco' o no? Tanto, se ci fate solo cinque o sei partite, non ci arrivate nemmeno a trovarla quella strategia ... ;)


La riprova di quello che vado dicendo è che anche autori di provata fama sono caduti in errorini di questo tipo (personalmente li valuto come episodi del tutto marginali e non incidente davvero sul gameplay, ma piuttosto come indici della 'fretta'), come è successo (Feld) per la carta dell'engraver in Brugge, o per una tattica specifica in A few Acres (Wallace)  o per una specifica combo di carte in Glass Road (Rosenberg).

... e allora, per rispondere alla domanda iniziale: quanto tempo campa in casa vostra un gioco?

Da me sicuramente molto poco, tanto che diversi compagni di gioco od amici, appena accenno al gioco che ho provato la sera prima, se gli piace, me lo prenotano subito per quando lo darò via ... ;)
Sono infatti uno di quelli che non sono vittima del tarlo del collezionismo e che, soprattutto (credo molto più a questa, di spiegazione, che alla prima ...) ha poco posto in casa.
Tanti giochi entrano e tanti escono, per cui la selezione è feroce.
Ho idea che lo stesso accada quasi in casa di tutti i gamer, sostituendo magari il 'in casa vostra' con 'sul vostro tavolo', perché anche i collezionisti il gioco che conservano poi non so quante volte lo rimettano poi sul tavolo.
... Vero, Fausto ... ? ;)

Cosa mi manca?

Non mi nascondo dietro un dito ed ammetto che il fascino della novità un pochetto (solo un pochetto?) ha contagiato anche me e poi per me dietro c'è anche una specie di metagioco, che è la scrittura del blog, per cui sono spinto a provare tante cose anche per poterne poi parlare qui.
Rimettendomi i panni del giocatore però mi manca soprattutto la sfida che pone lo studio di un gioco che sai di poter riprovare più volte di fila ed il fatto che, magari, sai che la settimana dopo qualcuno potrebbe uscire con una tattica diversa e che puoi, magari, girottolare per internet per trovare suggerimenti e poi discuterne insieme con gli amici a fine partita e darsi appuntamento per la settimana dopo.

Una volta, ai tempi dei primi giochi per computer (si parla del C64, per cui del mesozoico) c'era addirittura l'abitudine di andare a cercare le guide strategiche, che uscivano ancora in cartaceo e gli walktrough e via dicendo: ora come ora i titoli sui quali compaiono più di poche righe di elaborazione sono davvero pochissimi  (spesso poi gli studi riguardano titoli che hanno avuto una trasposizione online, per cui chi lo ha studiato non lo ha fatto al tavolo da gioco, ma grazie alle partite fatte sul computer) e le guide sono ad appannaggio di pochi ultra appassionati, i quali a loro volta riescono a scriverne con il contagocce. E' proprio la comunità, nel complesso, che sembra aver rinnegato, per certi aspetti, il concetto dell'approfondimento: mi è capitato, anche a tornei su titoli hard, di vedere seduti ai tavoli quasi solo gamers che erano arrivati con un bagaglio di esperienza di non più di una manciata di partite e questo dimostra come lo spazio per approfondire sia davvero poco.

Mi ricordo, come aneddoto, un gioco del gruppo GIPF che avevo scoperto anni fa, ossia Zertz, titolo che ricordo ancora con nostalgia e che valuto come una bella (bella) variante dei concetti di base della dama. Mi affascinò in particolare, per cui lo giocai online (e dai ...) e poi scoprii una bella guida strategica scritta da un appassionato (Taverner), leggendo la quale arrivai a comprendere davvero lo spirito del gioco.
Poi trovai online un bravo giocatore e feci con lui diverse tiratissime partite: peccato che Zertz fosse un gioco estremamente asciutto e 'sintetico', tanto da concentrarsi una partita in pochissime mosse, per cui, una volta sviscerato, non lasciava poi spazio per giocarlo a lungo termine: apprezzai comunque il fatto che mi avesse tenuto fermo su di lui a lungo, fornendomi una sfida da risolvere.

Quello che si sta gradualmente perdendo oggi, con tutto questo tourbillon, è forse la sfida a risolvere i giochi, a capirne l'anima profonda ed a confrontarsi tra giocatori per trovare i diversi validi percorsi verso la vittoria.
E' un poco anche il mondo che ci circonda a spingerci verso il vedere sempre cose nuove, però, probabilmente, dovremmo ogni tanto fermarci, per ammirare anche i paesaggi più belli e goderceli un poco, perché a volte si viaggia anche per visitare la destinazione e non solo per il gusto di muoversi ... ;)

Sono consapevole che questi siano solo spunti di riflessione, per cui apprezzerei anche di sentire il vostro pensiero!! :)
Un salutone a tutti e la promessa per i miei compagni di gioco che ora, per due mesi almeno, non proporrò più giochi nuovi!!!

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(scherzavo .., tranquilli ..., lo so che mi fareste una testa così ...)  ;) :P

23 commenti:

  1. Bravissimo Fabio! Un articolo che mi son letto tutto d'un fiato e che mi ha fatto venire il torcicollo da tante volte che ho mosso su e giù la testa dicendo "vero vero"!

    Personalmente mi trovo nello stesso limbo. Da un lato ho i ragazzi della Ludoteca Galliatese che, un po' per compulsività, un po' semplicemente per il numero elevato di presenze, permettono di vedere sul tavolo-giochi almeno 2 titoli mai giocati ogni mercoledì. Mi trovo quindi a dovermi imporre di rigiocare ad un titolo, il "metodo" migliore è decidere di fare tutoring a qualcuno nuovo in ludoteca oppure con cui gioco meno spesso. La seconda spinta che trovo a rigiocare ad un titolo è quella della Recensione: ho bisogno di farci qualche partita per essere sicuro di aver compreso bene il regolamento e dare la giusta impressione dell'atmosfera intorno al tavolo.

    Dall'altro lato ho anche il mio contest che, bada bene, non ho deciso di propormi "faccio 10 partite con 10 cinghiali in un anno", ma "gioco a 150 titoli diversi in un anno" che porta subito a definire (e ad indirizzare) la mia indole di sommelier.

    Sul fatto che il mercato si sia accorto di ciò, è indubbio. Lessi tempo fa che i videogames andavano sempre più verso il "sandbox" o comunque verso non-finali per il semplice fatto che il 70% dei giocatori, arriva solo a completare il 30% del gioco, poi si mette sull'online con i PvsP oppure semplicemente abbandona il titolo per noia. Immagino che a questo punto anche nei boardgames esista una tendenza a "sminuire" il valore della longevità a favore di una più immediatezza da aquisto grazie all'hype per i collezionisti.

    Su questo apro una piccola parentesi per far riflettere un po' tutti noi giocatori: spesso siamo i primi a criticare giochi in cui palesemente la longevità è bassa, che sia data da un numero di scenari prefissato, oppure da un numero di strategie limitato, oppure perchè la variabilità è data solo da un x di tessere a inizio gioco. Su quanti titoli però presenti nel nostro scaffale abbiamo superato le 10 partite? Escludiamo i giochini da 10 minuti e proviamo a farne una stima. Io sono di certo sotto al 40%.

    Bravo ancora!

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    1. Gli amanti dei viaggi dicono che il bello è il viaggiare, più che la destinazione ... Non sarà che anche per noi giocatori il bello sta diventando il provare nuovi titoli, più che specializzarci in qualcosa?
      ... certo che i tempi dei giochi, come gli scacchi, che scoprivi da bambino e ti portavi fino alla vecchiaia sembrano davvero davvero passati !!!

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    2. io vivo in verità anche questo secondo aspetto, ma in maniera "maniacale". Ho passato anni a specializzarmi nel Magic (con anche risultati soddisfacenti): lettura articoli, tornei su tornei, draft, regionali, nazionali, grand prix, PTQ, eccetera. Puntavo ad avere 1 mazzo valido che poi andavo a scambiare per poterlo variare piuttosto che collezionare tutte le carte o avere la chance di montare qualsiasi cosa.
      Uscito dal tunnel, mi ritrovo ad avere lo stesso atteggiamento con alcuni giochi. Se è vero che tanti li ho giocati pochissimo, mi trovo ad esempio con Hive e Race for the galaxy ad aver abbondantemente superato le 200 partite l'uno. complice anche la possibilità di giocare online contro avversari umani o contro AI niente male (nel caso di race).
      Questo non tanto perchè adoro i tornei (di questi non è che il mondo ne sia pieno), ma perchè parto sempre dal basso con i giochi, solitamente la prima partita la perdo malamente, quindi mi serve una seconda per migliorare un pochino, poi ancora... e se trovo qualche titolo in cui il traguardo del "so giocare bene" è così distante... mi attivo subito.

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  2. Caro Fabio,

    anche io come te ( e come tanti hobbisti del settore ), ho provato e provo sulla pelle le stesse sensazioni che descrivi, con la solita perizia, nel tuo articolo: ho deciso di commentare in virtu' di offrire i miei 2cents e spinto anche a fare un poco outing in favore del mio amico e compagno di gioco Emanuel ( persona di una intelligenza ed intuito vivissimi e con il quale ho sempre piacere a condividere il tavolo da gioco ), che fa parte della vecchia scuola "pochi ma buoni".
    Penso in maniera convinta che una cura a questa tendenza non ci sia poichè il mercato, di nicchia
    , è in forte espansione e la qualità e quantità di titoli rema a favore del fenomeno come da te giustamente descritto.....ed allora, se cura non c'è, almeno una terapia?
    Penso proprio di si; la terapia stessa è figlia diretta del fenomeno, ovvero collezionismo serrato:
    da quattro anni a questa parte ho collezionato circa una sessantina di titoli ( tra base ed espansioni ) ostinandomi a selezionare il meglio del meglio - condividendone il giudizio con i miei compagni di gioco -per genere. Quindi nella mia collezione c'è spazio al massimo, ad esempio, per due titoli di civilizzazione ma a patto che abbiano meccaniche differenti ( es. posseggo Nations ed ho preordinato Historia ). Nell'ultimo anno e mezzo non solo ho dato fuoco...ahem scambiato molti titoli minori che avevo comperato per hype, ma sono riuscito a provare quasi tutti i titoli della mia collezione ( condizione necessaria per capire cosa tenere o meno ). Questo è sicuramente un buon risultato, considerando che riusciamo a giocare al massimo un paio di volte a settimana e che la scelta mi impone di provare un titolo almeno 3 volte prima di decidere sul suo destino....e vi assicuro che sono spietato: ho scambiato/venduto titoli storici interessanti e con ottima componetistica come shadow over camelot ed ogni volta che partecipo a math trade o mercatino in tana penso sempre : " ne vale la pena inserirlo in collezione?". Altro metodo per mettere a bada "le scimmie" e dare il giusto spazio ai titoli meritevoli e compilare la wishlist su bgg: ho attualmente 'solo' :-) una decina di titoli, sviluppando il modo di pensare appena esposto, e fra questi molti non sono per niente proprio marcati con un "must have" ! In conclusione, varieta' si ma con qualità e criterio....magari facendosi aiutare dagli amici a provare cosa tenere o meno ( e con questa motivazione fare piu' partite di fila ;-)
    ... e con il godurioso ( per il mio portafoglio ) effetto collaterale di aver partecipato a solo tre crowfunding in quattro anni!!!! Siate critici e forse ritorneranno i tempi dell'usura dei giochi! ( ahem..dove sono le mie preziose bustine????? :-D )

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    1. La mia terapia? ... poco spazio, per cui tanta selezione ... e poi cerco, con fatica, di riproporre sul tavolo, anche 'di forza', qualcosa di 'vecchio' almeno nei periodi estivi, quando si ha un pelo più di spazio per recuperare ... Per il crowdfunding, per fortuna, ne sono quasi immune (1 solo da quando esiste ...)!

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  3. Bell'articolo su un argomento che meriterebbe maggior riflessione, soprattutto ora che il mercato è in crescita un po' in tutte le tipologie di gioco (perfino i wargames).

    Secondo me l'ansia da novità danneggia soprattutto i giochi profondi, quelli dove la conoscenza del gioco richiede di giocare tante partite e la curva di apprendimento è piuttosto ripida. Giochi come questi potrebbero essere snobbati alle prime partite e subito accantonati, mentre beneficerebbero di maggiore attenzione.

    Nel mio piccolo sto cercando di costruire una collezione (per ora sui 50 titoli, ma se un giorno abiterò in una casa decente spererei di ampliare a 100) il più possibile solida, con l'obiettivo (ambizioso) di avere un nucleo (diciamo il 50%) di giochi "per la vita" o quasi, una parte di giochi con un certo ricambio a medio termine, ma con l'idea di giocare almeno 10 partite prima di decidere se il gioco ha detto quello che doveva o nel frattempo ne è uscito un altro che lo rimpiazzi.
    Infine, una coda piuttosto piccola (tipo il 10%) di giochi a rapida permanenza, se mi accorgo che il gioco non è nelle mie corde, o non gira tanto in 2 (visto che la maggior parte delle partite le faccio con la mia ragazza) o le prime partite proprio non mi convincono.

    In quest'ottica le math trade sono una manna dal cielo, visto che permettono di scambiare o vendere in maniera piuttosto veloce.

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    1. Ho più o meno il tuo stesso limite di spazio, con le medesime ambizioni di espansione ;)
      Tenendo conto che annualmente in casa mia entrano decine di scatole, lo spazio 'giochi' è un porto di mare, più che una collezione, ma ultimamente sto 'consolidando' molto lo zoccolo duro degli highlander che resistono alle continue epurazioni: il risultato è però che sto iniziando a depositare roba in prestito a destra e a manca ;)

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  4. Un grazie collettivo ai tre commentatori, perché più che un commento hanno scritto una specie di nuovo articolo, dando un contributo davvero personale alla discussione!!! :)
    Sono commosso ... :)

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  5. Nel mio piccolo, come principiante nel grande mondo degli autori di giochi, una delle variabili su cui mi impongo di lavorare fin dall'inizio è la rigiocabilità ... spero di non buttare via del tempo facendo ciò! :-)
    Bel lavoro, come sempre
    ciao, Marco

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  6. C'e' una soluzione che ho trovato: giocare con persone che posseggono il medesimo gioco. Il problema e' anche legato al fatto che chi compra vuole provare il suo acquisto e questo si itera per ogni persona che acquista un titolo sempre diverso, di contro se 2 persone acquistano il medesimo titolo e' normale che lo vogliano giocare e siano spinte a farlo. Ovviamente viene normale pensare allo "spreco" di avere 2 titoli uguali nel gruppo, ma se questa e' la condizione per poterci giocare piu' di una partita allora mi sembra un buon compromesso :)
    Altra soluzione e' semplicemente imporsi a rinunciare 1/2 volte al mese al solito gruppo e organizzare solamente con persone interessate al gioco che si vuole provare: ammetto che e' difficile perche' molta parte del divertimento e' stare con il gruppo, ma 1/2 volte al mese mi sembra non eccessiva e comunque e' importante anche dare sfogo ai propri giochi ogni tanto :)

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  7. Da me c'è una selezione durissima. È vero che nel corso dell'anno proviamo tantissimi giochi, alcuni dei quali gioco anche da solo... Però, da giugno a settembre rispolveriamo le vecchie glorie e queste devono essere davvero dei capolavori. Il resto viene rivenduto.

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  8. Condivido praticamente tutto quello che è stato scritto in questo articolo, che affronta un aspetto molto particolare del mondo dei giochi da tavolo. Volevo però porre l’accento su unl fatto che troppo spesso, non solo su questo blog ovviamente, si trascura l’aspetto dell’ambientazione del gioco. Da programmatore e da aspirante autore di giochi sostengo che al mondo ci sono milioni di algoritmi validi che possono essere applicati ai giochi, ma pochi sono quelli che restano alla mente. Mi piace Russian Railroads, ma di certo non mi sentirò mai di dire a fine partita “Wow, ho costruito proprio una bella ferrovia”, come alla fine di Castles of Burgundy certo non mi vanterò di avere un castello più bello di un avversario. Quello che quindi volevo evidenziare è che anch’io ho notato una forte tendenza a presentare grafiche stupende, costruire giochi dal colpo d’occhio favoloso, utilizzare componenti sempre più ricercati e notevoli, che però a mio parere nascondono spesso il fatto di proporre giochi non originali, scopiazzati e dalle meccaniche che non rappresentano “un gioco” ma solo una dinamica che funziona e che garantisce una certa rigiocabilità (limitata o no). Mi piacerebbe che a fronte dei millanta titoli che ogni anno escono, si tenesse maggiormente in conto anche questo aspetto. Mister X che cerca di scappare a Londra se lo ricordano tutti, la carta che converte due cubetti in un lavoratore… beh… molto meno. Sono quindi completamente concorde con quanto scritto nell’articolo che magari rigiocare in modo più approfondito qualche bel gioco è per me preferibile dello sciropparsi parecchi titoli mediocri, che gli editori pubblicano per fare cassa.
    Grazie. Ciao. Luca

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    1. Ciao Luca
      quel che dii è vero ma irrealizzabile, in quanto sconveniente per editori ed autoproduttori di kickstarter&Co.
      Rispetto al passato escono molti più titoli all'anno ma direi che escono sempre lo stesso numero di titoli memorabili.. ed i titoli memorabili sono quelli che, per loro natura, verranno per forza giocati e rigiocati. ergo: se è diventata più difficile la scelta, non è invece diventato più difficile ri-giocare un gioco valido. perchè i giochi validi continuano ad uscire e forse si sono anche alzati come standard (dovendo fronteggiare una concorrenza crescente), e se un gioco è valido, difficilmente il tuo intero gruppo di gioco si sottrarrà ad un'altra partita.
      Ultimo appunto: la variabilità di un gioco è condizione necessaria ma non sufficiente per la rigiocabilità di un titolo, e questo spiega in parte anche perchè si fanno poche partite senza sviscerare tutte le strategie con molti giochi che, per quanto divertenti, non colpiscono più di altri e semplicemente non lasciano la voglia e la curiosità di rigiocarli.

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  9. Non vorrei che il mio discorso fosse stato frainteso. Quello che intendevo dire è che ultimamente stanno uscendo "troppi" giochi e in questo modo i giochi belli che escono di anno in anno sono sempre più difficili da trovare (anche solo per una puro calcolo statistico) e da provare. Sicuramente ce ne sono di molto belli e altrettanto sicuramente ce ne sono di qualità sempre migliore.... quello che volevo sottolineare è che troppo spesso però, almeno per i miei gusti personali, si sottovaluta l'aspetto dell'attinenza della meccanica all'ambientazione che per me è un fattore determinante nel volere rigiocare un titolo (o anche proporlo ad altri). Tutto qua. Alla fine poi, chi è appassionato come me dai manuali e dagli articoli una idea se la fa lo stesso, ma mi piacerebbe che fosse rimarcato di più questo aspetto.
    Saluti. Luca

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    1. Spesso l'ambientazione è in effetti un qualcosa che rimane 'sullo sfondo' o comunque è abbastanza appiccicata: nelle recensioni cerchiamo sempre, nella nostra scaletta mentale, di menzionare anche questo aspetto, che rappresenta un punto di merito nei casi nei quali le meccaniche rispecchino effettivamente il tema prescelto.
      Forse l'ultimo titolo che ho visto con un buon rapporto con il tema era Robinson, ma anche Sherlock Holmes (una specie di libro gioco) lo era, tanto per citare un paio di esempi recenti .. Si può fare, dunque !

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    2. "Si può faaaaaare!!!!!", lo diceva anche il dottor Frankestein (Jr.)

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  10. Condivido ogni singola lettera di questo articolo.
    Purtroppo lo spazio in casa ce l'ho e quindi ho optato per la soluzione della "mania da collezionismo"...
    Ammetto però che spessissimo, cavalcando l'onda della "novità super-spaccherà-tutto", detta anche "sindrome della ricerca del gioco definitivo", ci si trova ad acquistare a scatola chiusa, o anche a leggersi trilioni di commenti e convinti che siano calzanti, ci si butta con la scimmia.
    Comunque per arrivare in fondo al discorso, ho intrapreso il duro cammino della meditazione e della disintossicazione da titolo vergine/incellophanato. Spero solo che duri... anche se qualcosina di tanto in tanto ci scappa... ora vi saluto che ho una dozzina di siti online ludici da chiudere degli ordini... OPS!!!

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    1. Spazio ... ultima frontiera ... lo avessi io avrei una collezione di almeno il triplo dei titoli! Poi, probabilmente, farei la fine di quando da ragazzo ogni po' cambiavo hard disk, perché non bastava mai, ossia continuerei a riempire lo spazio sino a saturarlo ;)

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  11. Ciao Fabio,
    Condivido tutto quello che hai scritto sopra, io ho una collezione di circa 60 titoli tutti diversi e tutti scelti accuratamente e che mi piace giocare, ma giusto poco più della metà di questi riesce ad abbracciare realmente i miei gusti da gamer incallito. Si, perchè un aspetto che credo sia importante per continuare ad avere "adepti" pronti a sedersi sui nostri tavoli, è avere un paio di giochi che piacciono più "agli ospiti presenti al tavolo" piuttosto che a noi. Io ad esempio sono un giocatore che ama molto affrontare sfide su titoli come Terra Mystica o Bora Bora, titoli che richiedono dalle due alle tre ore per essere finiti, ma ho dovuto adattare i miei gusti a quelli dei miei amici,dei miei parenti e della mia ragazza, e quindi mi sono ritrovato ad avere nello zaino per l'estate titoli in casa come Time's Up, Speed Cups o Hanabi giusto per farmi quattro risate con chi semplicemente cerca sfide leggere in spiaggia , o titoli come Village, Stone Age o Carcassonne con l'obiettivo di proporli a chi già inizia a cercare qualcosa di più complicato, senza scervellarsi troppo.
    Spendendo qualche parola dettata dall'esperienza, credo che la sindrome compulsiva del gamer incallito, che apre una scatola a settimana e che non riesce a farne a meno di comprarne un'altra, nasce secondo me perchè si trova a giocare molto spesso con le stesse persone, e quindi ha la necessità di variare le sue esperienze ludiche proponendo sfide sempre nuove allo stesso gruppo di gioco. Invece, chi solitamente spiega giochi durante una fiera, gira spesso fra i tavoli di un associazione o durante un evento ludico, difficilmente avrà voglia di provare o spiegare giochi nuovi di pacca, perchè riesce a rigiocare lo stesso classico con avversari sempre nuovi, che spesso le provano tutte e riescono a suonarmele sonoramente ad ogni partita.
    Just My two Cents
    Valerio

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  12. io credo che il problema sia un altro:
    una volta c'erano 4 giochi in croce, o quelli o niente, e te li dovevi far piacere per forza.
    adesso c'è una vasta gamma di giochi sempre più belli e con meccaniche sempre più geniali, questo fa si che un gioco che non sia davvero "esagerato" lo si mette nel cassetto dopo poche partite.
    per quanto mi riguarda ci sono dei giochi che hanno sempre un grande fascino e rigiochiamo molto volentieri, come Agricola, Niagara e Kingdom Builder e altri che dopo poche partite vengono messi da parte perchè nettamente inferiori.

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  13. Già da qualche hanno è esploso questo problema. Io mi ritengo ormai soddisfatto se riesco a giocare 5 volte ad un titolo. E spesso per farlo lo gioco con 2 o 3 gruppi diversi. Quindi per 3 partite rimane una "novità", per gli altri, mentre io sperimento approcci diversi al gioco.
    Per lo stesso motivo rigiocare un gioco non eccellente mi pare spesso una perdita di tempo e lo faccio solo come concessione agli amici. Fortunatamente riesco a elaborare facilmente i meccanismi di un gioco e a estrarne le strategie possibili per recensirlo.
    Concordo però che il gioco online è una vera manna per poter finalmente sviscerare qualcosa (Agricola, Traian, Myrmes, Russian Railroad, Race for the galaxy, Thunderstone, Trough the ages...)

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  14. Condivido in pieno lo spirito dell'articolo....uno spunto di riflessione profondo che personalmente già pratico, forse anche troppo e forse a causa del fatto che non sono di bocca buona (per così dire) quindi, a parte nella fase iniziale in cui ho avvicinato il mondo dei giochi ora, mi ritrovo naturalmente ad avere una alta selettività. Oggi preferisco approfondire un gioco che mi rende soddisfazione e di cui avverto la profondità piuttosto che accatastarne 100 di cui poi non so se troverò gradimento...e mi sta succedendo sempre più spesso. Il mercato però ha dei meccanismi particolari. Ci saranno autori/case editrici che troveranno in questo target (quelli come me per intenderci) la propria preziosa nicchia, pertanto mi auguro continuino a produrre giochi con profondo playtest e comunque solidi e forti anche alla prova dell'usura ludica.

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  15. Ciao, una domanda che esula dall'argomento...poi mica tanto però: che giochi sono nelle foto? ;)

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