mercoledì 5 novembre 2014

L'altra Essen: un report mooolto lungo (con una finestra sul mondo dei giochi per bambini)

scritto da Fantavir

Caro Fabio, tutti i giorni leggo il tuo blog, e altri siti analoghi che parlano di giochi da tavolo. 
Grazie a queste letture mi tengo informato sulle novità, riscopro vecchi classici, ma purtroppo devo dire che il più delle volte smetto di leggere gli articoli dopo la terza frase, o anche dopo aver visto il titolo o la copertina della scatola. Come ben sai, a me interessano prevalentemente i giochi per bambini, i dexterity e i party games. Però, come ho detto poco fa, ci pensi tu a tenermi informato e i nomi dei gioconi li conosco tutti, non preoccuparti!
Panamax, Evolution, Hyperborea, Alchemists, AquaSphere, Lords of Xidit, Deus, La isla, Pandemic: the cure, ZhanGuo, Orléans, Historia, The golden ages… 
Grazie a te e agli blog so che esistono e all’ultima Essen uno sguardo da un paio di metri gliel’ho dato! Ho visto tanti tavoli occupati da quei giochi: wow, devono essere bellissimi!
Ma ormai da alcuni anni non fanno più per me perché ho abbassato notevolmente il mio target, e quindi sono qui a raccontarti di un’altra Essen. Così, un po’ per vendetta, tu e tutti i lettori di questo blog sarete costretti a leggere titoli di cui ignoravate l’esistenza, e forse mai proverete. Ma so per certo che il buon Davide Simarillon creperà d’invidia alla lettura del mio report, e aprirà 20 schermate in contemporanea per documentarsi su questi titoli, cercando di prenotare da subito volo ed albergo per l’anno prossimo (ndFabio: l'amico fantavir lavora presso una grande casa produttrice di giochi, quale game designer interno ed è per questo che si documenta principalmente del settore kids ..)
Ma bando alle ciance, ed ecco il mio report.


Giorno 0
Arrivo Mercoledì sera all’aeroporto di Dusseldorf, e trovo ad accogliermi lo sciopero dei treni e il traffico bloccato per il disinnesco di una bomba risalente alla seconda guerra mondiale. Per fortuna si risolve tutto per il meglio.

Giorno 1
Giovedì mattina entro in fiera, con la mia wishlist stampata su 6 facciate A5, con più di 200 titoli da visionare, tra “interessanti” e “abbastanza interessanti”. Il mio obiettivo è andare prima dai grandi editori del padiglione 3 (Haba, Schmidt, Ravensburger, Zoch, Amigo, Huch!&Friends…), per poi dirigermi agli stand più piccoli.
Il primo stand che vedo è Schmidt/Drei magier (per chi non lo sapesse, Drei magier è una costola della Schmidt. Ah, per chi non lo sapesse, Josef Friedrich Schmidt è stato l’ideatore di Mensch ärgere dich nicht, ovvero Non t’arrabbiare, gioco divenuto famoso nel mondo “grazie” alla prima guerra mondiale).
Sui tavoli della Drei magier vengo attratto da Der unendliche Fluss di Guido Hoffmann (inutile presentare questo autore… chi non lo conosce??), perché le pedine si muovono su delle biglie di vetro incastrate sul tabellone. 
Faccio una veloce prova, ma resto un po’ deluso perché penso possa piacere ai bambini, ma un po’ meno agli adulti (ndFabio: stavo per comprarlo anche io, rapito dall'idea, ma poi l'ho provato e mi è sembrato meno bello da toccare che da vedere ..). Secondo me è molto meglio, e più magico, il suo predecessore Geisterei, in cui un uovo di spugna scompare all’interno di un fazzoletto bianco. 

Mi faccio spiegare anche Assel Schlamassel, un simpatico gioco di carte della serie sugli scarafaggi (mi sembra inutile ricordare Mogel motte, Kakerlakensuppe o Kakerlakentanz, non credi?).


Passando alla Schmidt sequestro un dimostratore e con lui faccio un paio di turni alla versione di carte di Dog (vi consiglio di fare almeno una volta nella vita una partita a Dog Royal), Crowns (lancia i dadi e piazza i risultati ottenuti su una griglia per realizzare più punti possibili), Trakkx (un mix tra Qwirkle e Rummikub, quindi da tenere d’occhio per il mercato di massa), Speedy Race (un gioco a licenza Cars in cui il dado è sostituito da un markettaro Saetta elettronico che si muove velocemente e cade in una delle buche al centro del tabellone), Pick nick (un simpatico gioco con magneti) e Benjamin Blümchen – Schiebe Memo
Quest’ultimo gioco mi è piaciuto dal punto di vista del game design e della realizzazione tecnica in cartone perché fonde il memory con il gioco del 15.
Sono quasi le 12 ed è ora di andare da qualche altra parte: ci sono tanti giochi da provare in 3 giorni e mezzo!

Mi affaccio allo stand Amigo, dove a parte Hamsterbacke, un gioco sui criceti dalla bellissima grafica (l’illustratore è Oliver Freudenreich, lo stesso di Bohnanza e 6 Nimmt, giusto per citarne un paio), riesco a farmi spiegare Schau mal! (guarda delle carte, chiudi gli occhi, i giocatori ne girano una e devi indovinare qual è la carta girata. 
La meccanica non è originale, ma per me è un simpatico gioco perché fronte e retro delle carte hanno lo stesso oggetto/personaggio raffigurato in maniera diversa), Honigbienchen (un gioco di memoria di Knizia) e Ene mene miste… (un gioco tipo Dobble, in cui una volta individuato l’oggetto in comune tra 2 carte, devi contare quante volte compare in totale, e dire quel numero). Tra le novità vedo che c’è anche Absacker, di Leo Colovini e Dario de Toffoli (non lo provo che si tratta di una rivisitazione grafica di Dummy, gioco a cui avevo fatto diverse partite quando l’ho preso alcuni anni fa), e il gioco di carte collezionabili My little pony. Grande sorpresa riguardo questo gioco! Mi aspettavo di trovare folle di bambine buttarsi sui tavoli allestiti ad hoc, e invece lo vedevo giocare soprattutto dai maschi, anche quarantenni: come dire, il gioco non fa distinzioni di sesso e d’età!

Passo dai 3 coniglietti Drei Hasen in der Abendsonne (qualcuno ha detto Drei magier?) e mi faccio spiegare Auf Zack!, di Jens-Peter Schliemann (scopri 2 tessere e se queste raffigurano lo stesso soggetto, devi contare quanti ce ne sono e prendere per primo il numero corrispondente. Altrimenti le ricopri tipo Memory. Quindi unisce memoria e rapidità di conteggio) e Pelican Bay (piazzi tessere alla Carcassonne).

Dedico qualche secondo per fotografare il gioco da tavolo di Magic, così, giusto per dire “io c’ero”, e finalmente mi affaccio allo stand Hasbro, dove trovo Alle auf Kalle (fai le tue palline Play Doh e lanciale tipo catapulta per farle entrare nel bidone) e Saus, kleine Maus (un gioco di percorso con uno scenario 3D in plastica, in cui è simpatico, per i bambini, vedere l’effetto domino provocato dalla caduta di una biglia).

Mi affaccio alla Horrible Games, saluto al volo Lorenzo Silva e fotografo Co-Mix, pensando che non avrò il tempo di giocarlo (vedi Sabato). È poi il turno della Moses, dove do un’occhiata a Holterdipolter, di Guido Hoffmann (quello di prima) e Jens-Peter Schliemann (quello di prima): devi far cadere una pallina e, ascoltando il rumore quando termina la sua corsa, cercare di indovinare dove è finita (qualcuno sta pensando a Mord im Arosa del nostro Alessandro Zucchini?). (nd Fabio: qui ti sei perso l'ottimo gioco sul pirata Flynn, consigliato allo Spiel per bambini 2013). 

Poi mi affaccio alla Iello, per provare La lepre e la tartaruga, ma vengo coinvolto in una partita a Night of the Grand Octopus: resto un po’ deluso perché per me è meglio Hick hack nel pollaio. Per fortuna, nel corso della fiera, riuscirò a provare La lepre e la tartaruga insieme a Stefano Nero79: non male, anche se giocando in due ed essendo la mia prima partita, a metà gara avevamo intuito le scommesse dell’avversario, di cui una in comune. Passo alla ASS/Cartamundi, dove trovo Shuffle, una serie di giochi di carte su licenza (Pictureka, Transformers, Monopoly…) che interagiscono con un’app.

Sono le 18 e la fiera sta per chiudere: valico il padiglione 1 e trovo subito lo stand Red Glove. Speravo di poter provare tutti e 9 i giochi pocket (vi evito il listone dei titoli…), ma trovo i tavoli occupati da GodZ, Super Fantasy e Vudù. Chiedo a Federico e Marco di spiegarmi i giochi pocket che reputano migliori e ne acquisto 3 per provarli a casa. Mentre mi allontano dallo stand saluto al volo il Puzzillo Diego e gli chiedo quando pubblicherà una recensione di Godz: purtroppo temo che saremo privati di questo memorabile articolo perché, essendo forse passato dall’altra parte del mercato, mi ha detto che probabilmente non avrà tempo per farlo.

Non so a che ora, ma ricordo di essermi affacciato anche al padiglione 4 per salutare il corregionale Daniele di Plan Play, che è rientrato in Italia da diverso tempo, ma che ancora non ero riuscito a rivedere, nonostante abitassimo a meno di 100 km di distanza. Per fortuna che c’è Essen!  Riesco a fare 2 round in inglese a MoodX, il nuovo titolo della coppia Chiacchiera-Degli Innocenti (mmm… chiacchiera degli innocenti… ma che avranno tanto da dirsi questi innocenti???).
Il primo giorno di fiera è finito! Essen, però, non è fatta di soli giochi, ma anche di persone. Rientro per un’oretta in albergo, scambio 2 chiacchiere con Nero79 e provo con lui il neo acquisto Pizzeria Italia, gioco di velocità che fonde memory e domino e che ha la particolarità di essere ideato da un’autrice femminile, al secolo Ilenia Nacci.
È ora di cena e raggiungiamo a Maredo la troupe di Pinco Pallino, composta da Fabio, Federico, Sergio e un gruppo di 4 genovesi. Finita la cena, gli altri tornano nel loro albergo (chissà a far cosa…), mentre io per questa volta passo: ho già visto abbastanza e devo conservare le energie per il giorno dopo.

Giorno 2
Il giorno prima avevo notato che gli stand con giochi per bambini e famiglie erano abbastanza vuoti all’apertura delle porte (i giocatori esperti facevano la corsa per occupare i tavoli con quelle cose complicate che durano almeno un’ora). Ma visto che poi si affollavano dopo mezz’ora e per me che ero solo soletto era difficile trovare un tavolo libero o un dimostratore che mi spiegasse i giochi, mi fiondo subito su uno stand che penso sarà pieno in poco tempo e accessibile solo dopo le 17.
È la volta di Jumbo, dove trovo tutti i tavoli vuoti e 4-5 standiste impegnate a chiacchierare tra loro: perfetto! Ne rapisco una, chiedendole di spiegarmi Knusper Knusper Knäuschen, perché attratto dallo scenario 3D in plastica: trattasi della favola di Hansel e Gretel, in cui bisogna prendere i dolcetti posti sulle pareti della casa, evitando che la strega sbuchi dal tetto (una sorta di Otto il maialotto con tabellone). 

Passiamo poi a PimPamPet - Das letzte Wort! e PimPamPet Speed & Sound, ovvero 2 varianti del gioco delle categorie “Nomi, cose, città”, caratterizzati da un grande componente in plastica elettronico che guida il flusso di gioco. Le gentile dimostratrice mi spiega anche Party & Co Extreme e Party & Co Girls: il primo è una sorta di Activity/Cranium in cui relativamente alla parte Pictionary bisogna disegnare prendendo la matita con una molletta per stendere i panni o indossare degli occhiali rossi che non ti fanno vedere ciò che disegni, perché stai usando una matita rossa. Concludo la carrellata delle novità con il gioco a quiz Spiel des Wissens, che mi sembra non presenti nulla di nuovo, e Disney Minnie Mouse Pop-it, ovvero Non t’arrabbiare con componenti in plastica e dado all’interno di una semisfera da premere.

Passo ora da Trefl, dove trovo Family Bingo, l’ultima trovata di quel geniaccio del riciclo che risponde al nome del Dottor Reiner Knizia. In questo gioco ogni giocatore ha una cartella con 16 numeri da 1 a 16 e una serie di stanghette di legno (le strade di Coloni di Catan). Un giocatore pesca un numero e una carta estratta a sorte stabilisce l’attività da fare per poterlo coprire sulla cartella: ci sono 8 attività diverse tra cui mettere le stanghette in pila cercando di non farle cadere (Jenga), fare una costruzione seguendo le indicazioni di chi ha pescato la carta (UggTech), comporre una figura (Creationary), scegliere uno tra 2 colori e sperare che sia quello scelto dalla maggioranza dei giocatori (Testa o croce), quiz (Trivial Pursuit) in cui le 3 possibili risposte sono indicate da un colore e i giocatori mettono nel pugno la stanghetta del colore corrispondente (genio nel male!). Tappatevi le orecchie, ma a me il gioco non è dispiaciuto: visto che l’anno scorso un gioco basato sul meccanismo della tombola ha spopolato nel mondo, non lo sottovaluterei (probabilmente non vincerà nessun premio, ma forse venderà molto di più di altri giochi più apprezzati dagli esperti). Scatto una foto agli N giochi educativi a 5 euro presenti nel loro stand e passo avanti. 

Camminando qua e là, vengo attirato da Golem Arcana, esclusivamente per la presenza della penna e dell’applicazione elettronica. Scatto una foto come promemoria e vado avanti… mi aspetta la Mattel! Qui mi faccio spiegare Big Monkey Island, un gioco tridimensionale in cui bisogna prendere velocemente delle scimmie appese ad un albero: il tempo è scandito da una grossa scimmia al centro che sale un po’ alla volta sopra un filo e il giocatore deve abbassarla prima che arrivi in cima (bella trovata). Poi mi faccio spiegare Scrabble Speed (Scarabeo in plastica e rapido con tessere che escono fuori da una sorta di bidone) e Bezzerwizzer deluxe (gioco con tantissime tipologie di domande, sia testuali che visive).

Sono le 13:30 e prima di pranzo ho tempo di andare alla Huch!&Friends, dove oltre all’elegante Carnac di Emiliano Wentu Venturini posso trovare tanti giochi di mio interesse. Il primo è Mit Mist und Tücke, un dexterity in cui bisogna far terminare le proprie palline all’interno delle buche al centro, facendole scendere da un piano inclinato: non mi sono fatto spiegare le regole, ma penso ci sia anche qualche ragionamento da fare prima di indirizzare la pallina. C’è poi 5 minutes, un gioco con alcuni timer elettronici di cui non sono riuscito a farmi spiegare le regole: l’autore è Ivan de Faveri, sarà un italiano? 
Ritrovo CobrAttack, già visto a Norimberga, che invaderà i supermercati italiani con il nome Il tesoro del serpente: è la versione elettronica di 1,2,3 Stella, come se non bastasse quella prodotta 2 anni fa da Clementoni. Avrei voluto farmi spiegare o vedere in azione Mary e Carla Cat, ma non ci sono riuscito perché i tavoli erano tutti occupati da altri giochi. Esposti in vetrina trovo anche Terra, l’evoluzione di Fauna (ogni tanto Friedemann Friese riesce anche a pubblicare giochi che non iniziano con la F!), e Kwando (sulle carte vengono riportate le date di nascita di personaggi famosi, quindi immagino sia un’evoluzione di Anno domini/Time line. Per la cronaca: ho scoperto che Kwando è un fiume dell’Angola, che immagino non c’entri nulla col gioco, quindi il titolo sembra essere un semplice storpiamento della parola Quando, così da fare compagnia all’italianissimo Terra. I nomi italiani sono abbastanza in voga in terra teutonica ).

Dopo la pausa pranzo è finalmente il turno della Haba! Anzi, Haba parte prima, visto che ho già in mente di tornarci la mattina dopo all’apertura della fiera. Qui lo stand presenta, come lo scorso anno, l’edizione gigante di Feuerdrachen, il gioco del nostro Magocharlie Lanzavecchia che è stato premiato dalla critica tedesca come miglior gioco per bambini. Fortunatamente devo attendere un solo minuto prima che si liberi un tavolo, così, come ogni anno, faccio la mia scorta di scatole e me le porto al tavolo per studiarle. Questa volta però sono accompagnato da un mio amico tedesco e così possiamo leggere i regolamenti in contemporanea e farci qualche giro di prova insieme. 
Il primo gioco è Krokolores: c’è un disco al centro che si muove tipo trottola e i giocatori devono fermarne il movimento in modo che i pesci col punteggio migliore si fermino sulla bocca del proprio coccodrillo. Può piacere ai bambini, ma temo un po’ meno agli adulti. Ora tocca ad un gioco a target 2+, ovvero Dreikäsehoch: anche in questo caso i componenti sono molto scenografici e il gioco presenta 2 topini che si muovono in 4 stanze alla ricerca dei pezzi di formaggio. Come in molti altri prodotti Haba, questo gioco presenta più di una modalità di gioco, in questo caso 3, sia competitive che collaborative. Non male. 

È poi la volta di Tambuzi, che presenta un componente elettronico al centro che va premuto dal giocatore di turno. È un gioco di abilità, in cui il componente dice di quanti passi bisogna muovere la propria pedina intorno al tabellone circolare: una volta fatto, si prende il posto della pedina presente nella casella di destinazione e il turno passa al proprietario di quest’ultima. Quando il tempo scade, la pedina rimasta fuori viene eliminata. Simpatico, ma non so quanto longevo. Prendo anche un gioco musicale 2+, con 4 campanelle di diverso colore, che si chiama Kleine Musik-Macher, ma presenta troppe varianti di gioco e mi sembra troppo semplice (del resto è un 2+!). 

Il gioco che mi è piaciuto giocare di più in questa tornata è stato Crash Cup Karambolage. Nella scatola ci sono dei dischetti di legno che bisogna muovere tenendo con le mani le 2 estremità di una corda: allontanando le mani la corda si tira e il dischetto si muove. Con gli altri componenti del gioco si possono creare dei percorsi (vince chi lo completa per primo) o un grande quadrato in cui bisogna colpire altre pedine tipo biliardo. Promosso. 

Completano la visita allo stand Haba 3x4 = Klatsch (bisogna fare una moltiplicazione e con uno schiacciamosche colpire per primi la tessera col risultato giusto) e Burg Klettermax. In questo gioco il fondo scatola fa da tabellone ed è diviso in 9 stanze grazie a delle pareti che si incastrano. I giocatori devono impilare dei cavalieri in legno e quando la pila supera l’altezza della scatola, possono effettuare una schicchera e indirizzare un cavaliere in una stanza per prendere la tessera presente in essa. Idea molto carina. 

Sono quasi le 17:30 e mi accingo a lasciare lo stand per fare altri giri e recarmi all’appuntamento delle 18 con gli altri IDGini (non sapete cos’è IDG? Scopritelo su GSNT Channel!). Incontro però la Carlo Lavezzi family, dotata di 2 pargoli under 6, e mi fermo a scambiare qualche chiacchiera. Chiedendo loro alcuni consigli su possibili acquisti Haba a target 2+, faccio la conoscenza di un’altra famiglia di italiani, che era a pochi metri da noi. Tra le varie cose, mi parlano bene di un gioco che non conoscevo, ovvero Hoppe Reiter, un gioco in cui dei cavalli devono completare un percorso, ma prima devono aver raccolto tutti gli oggetti necessari. Nel tuo turno lanci due dadi e decidi se muovere il cavallo oppure prendere un oggetto: un primo semplice esempio di scelta e ottimizzazione del risultato ottenuto dal lancio dei dadi.
Bene, sono quasi le 18 ed è giunto il momento di raggiungere le altre menti creative del panorama ludico italiano! Mi reco allo stand Amigo, dove trovo Alan D’Amico e Federico Latini, che però erano ignari dell’appuntamento. Nell’attesa degli altri, faccio anche in tempo a giocare con Federico a quel gioco con i birilli da 1 a 12 in cui bisogna cercare di realizzare esattamente 50 punti (1 like a chi mi dice come si chiama). Arrivano gli altri inventori di giochi (ecco spiegato l’acronimo IDG) e alla fine, dopo il primo campionato italiano di Hamsterbacke vinto da Emiliano Venturini, siamo 8 e ci facciamo scattare la classica foto di rito: se avrete la voglia di cercarla su FacciaLibro troverete, da sinistra a destra, Andrea Mainini, Francesco Berardi, Emiliano Venturini, Remo Conzadori, Walter Obert, Carlo Emanuele Lanzavecchia, Federico Latini, Luca Borsa; accasciato, Roberto Pestrin. Manca Paolo Mori, rimasto in Italia per prototipare il nuovo gioco Casa e Famiglia 2.0, ma è come se fosse stato lì con noi.
Saluti e baci, è ora di uscire dalla fiera. Questa volta ceniamo nel ristorante italiano Farina vicino all’albergo di Pinco & Co, e poi ci rechiamo al loro albergo per provare alcuni titoli. Dopo una partitina ai criceti (che palle, sempre loro!), mentre Federico e Sergio studiano il regolamento di Colt Express, Fabio mi chiede di fare un paio di giri a Paititi. Dopo aver scoperto che una regola era diversa, ci uniamo agli altri e li aiutiamo a completare la costruzione dei treni di Colt Express (Federico si basa sull’intuito, io invece mi affido al manuale di montaggio stile Ikea. In pratica il defustellamento e il montaggio dei treni è un gioco nel gioco: penso ci vorranno 30 minuti/uomo). Giochiamo finalmente a Colt Express, con Fabio che dopo il primo giro già si lamenta dell’acquisto e cerca come rivenderlo. Se non ricordo male a Federico e Sergio sembra non dispiacere. A me risulta abbastanza piacevole, ma non mi convince il fatto che puoi farti tutte le pippe mentali che vuoi basandoti su quello che pensi che faranno gli altri, ma poi rischi che tutto il tuo piano crolla se uno gioca a membro di segugio. Allora tanto vale metterla in caciara: visto in questo modo e giocato con la compagnia giusta potrebbe piacere di più. Nota: per farvi capire il livello dei giochi che ho provato ad Essen, considerate che Colt Express è stato il più complesso! Abbiamo sforato la mezzanotte e la metro è chiusa: mi faccio 15 minuti a piedi e torno in albergo. Ormai sono trascorsi 2 giorni di fiera e provo un minimo di soddisfazione nel pensare che ho superato il giro di boa.

Giorno 3
Il piano per questo terzo giorno è pronto e simile al precedente: piazzarmi subito allo stand Haba. Sono in fiera all’apertura delle porte e realizzo il mio scopo senza grossi problemi. I dimostratori Haba sono tutti in piedi a parlare del più e del meno: è fatta. Mi rivolgo un po’ a tutti e una gentile biondina si mostra disponibile a spiegarmi un paio di giochi che le ho indicato: povera sventurata, non sa quello che le aspetta.
Parto subito col piatto forte che il giorno prima non ero riuscito a provare, ovvero Zauberer Malefix, il nuovo titolo di Carlo A. Rossi. Nel gioco bisogna effettuare dei disegni che verranno svelati un po’ alla volta sollevando dei pezzi di cartone: l’obiettivo è indovinare i disegni altrui e farsi indovinare il proprio il prima possibile, perché meno cartoncini vengono scoperti e più punti si fanno. Il gioco si distingue dagli altri titoli Haba per la scatola blu anziché gialla. Farò ora una rapida carrellata degli altri titoli perché i giochi provati sono stati veramente tanti. 
Mi sono fatto spiegare Monster Propre (I giocatori tengono sospesa una corda facendola passare dietro la schiena. Con delle mollette cercano di mettere, a sinistra e a destra della corda, i disegni di mostri in base al colore e al simbolo raffigurato. Idea simpatica.), Glibber Gebibber (gioco di memoria in cui dei fantasmi in legno si muovono su delle tessere), Quizzomat Junior (un gioco a quiz in cui si gira la ruota per verificare la correttezza delle risposte e chi sbaglia vede il proprio gettone cadere all’interno della scatola), Häuptling Bumm-Ba-Bumm (è un gioco tipo Assel Schlamassel della Drei Magier, vedere giorno 1, ma oltre alle carte presenta un tamburello e delle mani da indiano da battere sul tamburello), Buchstabix (un gioco per insegnare le lettere dell’alfabeto, non penso vi interessi), Einhorn Glitzerglück (gioco di percorso sugli unicorni dalla scatola rosa), Taxi Wildlife (gioco sul tatto: peschi animali da un sacchetto), Würfel Kung Fu (lanci e rilanci dadi cercando di ottenere delle combinazioni), 
Peng! (simpatico gioco di percorso in cui si mette un pezzo di legno, rappresentante un palloncino, sopra la propria pedina), SOS Schaf in Not (lancia il dado e porta le tue pecore in salvo sulla nave), Katzen Polizei (gioco di carte con gatti…. genitori e cuccioli), Flunkerkönig (gioco di carte al rialzo in cui puoi bluffare alla Perudo maniera), Länder der Welt (gioco a quiz sulla geografia, indipendente dalla lingua perché capitali e nomi di stati sono scritti in varie lingue e di una nazione si può anche indovinare la bandiera o la posizione sulla cartina), Rechen-Piraten (gioco educativo sulle operazioni con un pratico e funzionale sistema per verificare la correttezza del risultato anche se si gioca da soli), Geheimcode 13+4 (avanzi combinando opportunamente, attraverso le 4 operazioni, i valori ottenuti dal lancio dei dadi),
Lesehexe (gioco educativo sulle parole con un simpatico sistema di autocorrezione: unisci 2 tessere e se la pedina in legno si incastra con loro la parola formata è giusta), ABC Reise (come si intuisce dal titolo, è un gioco di percorso educativo sulle parole), Ratz Fatz ist Weihnachten (gioco semplice con una ventina di pezzi di legno diversi: tra le varie modalità di gioco, un adulto legge una storia e quando viene citato un oggetto tra quelli presenti nella confezione, i giocatori devono prenderlo), 
Bennis bunte Blumen (lanci i dadi e pianti fiori lungo il percorso: prima la radice, poi il fusto e infine i petali. Simpatico vedere crescere i fiori in 3D). Sono da poco passate le 11 e, dopo aver detto ad un bambino che non poteva spiegargli un gioco perché era impegnata con me, la dimostratrice è costretta a salutarmi perché un collega ci invita a liberare il tavolo per consentire alle famiglie di giocare. Per me non c’è nessun problema perché, tirando le somme, la sventurata e gentile standista mi ha spiegato 20 giochi in 80 minuti: roba da far impallidire anche le Recensioni minute! È lodevole soprattutto il fatto, comune alla maggior parte dei dimostratori di Essen, che mi abbia spiegato tutti questi giochi sempre col sorriso e senza chiedermi il motivo di così tanto interesse da parte mia.
Mi alzo e tra le scatole lasciate libere do un’occhiata veloce anche a Rechenkönig (come Lesehexe ma sui numeri e le operazioni) e Von früh bis spät (gioco educativo sulla giornata e l’orologio). Sto per andarmene quando vedo seduta ad un tavolo la Fabrizio Paoli family che gioca a Monster Propre. Un saluto, qualche foto (vedi sopra), e poi via verso altri stand, sempre del padiglione 3!

È ora il momento di Goliath, in cui vengo attratto dal gioco Blizz Quizz, che si differenzia dagli altri trivia per i componenti e la meccanica di gioco: i giocatori, infatti, devono scrivere la risposta con la penna su un componente in plastica, che una volta rilasciato va a porsi al centro del tavolo, formando una pila insieme a quelli degli altri giocatori. Mi sembra un modo simpatico ed originale per verificare l’ordine in cui vengono date le risposte. In questo stand si cura molto l’aspetto scenografico e “tecnologico”, infatti anche il secondo gioco 
Alien alarm! presenta un’astronave aliena che si muove sul tabellone e può catturare le pedine dei giocatori: quando ciò avviene, le pedine, che sono dei dischetti di spugna, vengono fisicamente attirate dalla navicella aliena salendo all’interno di un cilindro trasparente. 
Effetto wow garantito! Completa il tris di giochi markettari Krawall im Hühnerstall, in cui bisogna mimare un’azione e farla indovinare agli altri giocatori… utilizzando un lungo gallo in plastica e da squeezare!

Continuo il giro e passo alla Beleduc, altro editore must. Mi faccio spiegare Papilio (dei bruchi si muovono sui fiori e completano il percorso trasformandosi in farlalle) e Spiky (gioco tattile in cui bisogna pescare dal sacchetto il drago col giusto numero di creste). Alla Gamefactory do un’occhiata veloce a Lift it (solleva dei pezzi con un uncino legato alla fronte da una corda) e I SPY Original (come in Where’s Wally bisogna cercare un oggetto all’interno di un’immagine in cui ce ne sono raffigurati tantissimi). Alla Gigamic, mentre gli altri giocano a Gloobz, che avevo già visto a Norimberga, leggo le regole di Tutti frutti, lasciato solo soletto su un tavolo vuoto: è un gioco di osservazione e velocità in cui bisogna impilare delle tessere circolari in modo che un frutto compaia su 2 tessere adiacenti (ogni tessera presenta 2 frutti diversi sul fronte e sul retro).

Alla Piatnik volevo vedere all’opera Espresso Fishing di Davide Rigolone, ma in quel momento nessuno lo stava giocando, così ripiego scattando una foto al tridimensionale Monte Banana, di cui ignoro le meccaniche di gioco. Alla Granna faccio un round a Ufo Farmer: al contrario di Super Farmer qui entra in gioco la memoria e la cosa simpatica è che i giocatori “prenotato” gli animali ponendovi sopra le proprie navicelle (non sai più quale animale c’è sotto), e poi a turno se le riprendono, potendo scegliere anche le navicelle messe dagli avversari. Mi faccio spiegare anche Faras, gioco di tessere ambientato nell’antico Egitto.

Piccola pausa di public relations con Massimiliano Troscia (finalmente stringo la mano all’admin di Ideeludiche!) e Benedetto Degli Innocenti (quello di Mood-X, che scrive su Ideeludiche e anche altrove), in cui ci scappa anche una partita ai criceti, alla fine della quale io e Benedetto dichiariamo il reciproco amore per questa tipologia di giochi e i titoli che riportano sulla scatola un bollino rosso.
Ormai sto per ultimare il giro al padiglione 3, dove restano pochi editori da visitare. Allo stand della Sit down! vedo molte persone giocare a Sushi dice, in cui bisogna lanciare velocemente dei dadi per ottenere per primi una delle combinazioni indicate al centro del tavolo. Alla GameWorks vedo Crazy Circus: strano che non sia a firma Walter Obert, visto che bisogna spostare 3 grossi animali in legno pronunciando delle sillabe, ognuna delle quali corrisponde ad un movimento. Non mi lascio sfuggire una visita al grande stand Noris/Zoch, dove trovo l’amico Alfredo Berni (finalmente un dimostratore che parla italiano!) disponibile a spiegarmi al volo Mops Royal (prendi tessere e forma de polimini per ottenere punti) e le altre novità dell’editore tedesco. Visto che molti ci stavano giocando, ero curioso di capire qualcosa di più su Zombie City! di Knizia (indovinate un po’? Si lanciano dadi) e il gioco di carte Beasty bar (quest’ultimo addirittura nella Top di Fairplay). 

Scendendo di target, ho visto giocare anche Balla balla, in cui bisogna far entrare delle palline all’interno della scatola, facendole passare attraverso dei fori circolari dopo un rimbalzo. Cambiando totalmente genere, Alfredo mi ha anche spiegato Socken Pfeffern: se sapete che Crossboule è il gioco delle bocce che si gioca con morbide palline di stoffa, ora sapete che Socken Pfeffern è il golf con calzini ripieni.

Alla Kosmos e alla Ravensburger c’è troppa gente, così decido di ripassarci all’apertura dell’ultimo giorno. Alla Kosmos, però, scatto qualche foto a Norderwind, per ricordarmi quanto sono carine le navi tridimensionali in cartone (altro che i vagoni di Colt Express!), e a Drecksause, un dexterity game in cui bisogna indirizzare dei maialini di plastica su delle buche, schiccherandoli con una miniscopa.
Finalmente, alle 17 del terzo giorno, posso iniziare a dedicarmi completamente agli altri 3 padiglioni, che in totale occupavano circa un terzo della mia wishlist.

Nel padiglione 1 vado allo stand Cranio Creations per provare Soqquadro, Valentina e Bim bum bam, ma tutti i tavoli sono occupati da Dungeon bazar e altri giochi, così scambio due chiacchiere con Daniele Tascini, che si era appena liberato dopo aver autografato una scatola. Passo dalla Queen, perché confidavo abbastanza nella novità Dragon Valley (stranamente un dexterity è presente nel catalogo di questo editore famoso per giochi molto più complessi) e non rimango deluso. Lo vedo giocare da dei ragazzi e poi lo provo anch’io insieme ad un adulto e due bambini: si lancia il dado e a coppie bisogna spostare dei pezzi di legno sollevandole da terra con delle bacchette (spesse per i più piccoli e più sottili per gli adulti/esperti). Nella versione avanzata, poi, bisogna girare delle tessere che aggiungono ulteriori elementi di difficoltà, come chiudere un occhio con una mano, usare la mano non dominante o prendere la bacchetta con entrambe le mani. 
Sempre alla Queen trovo Banana party, un gioco scenografico con le plance messe in verticale, in cui un giocatore vede solo quello che ha davanti e non ciò che c’è dall’altra parte, e che ovviamente è visto dall’avversario.
Passo da Giochix per scattare una foto a Historia e da Japanime Games per la standista di Tanto Cuore Oktoberfest. Nelle anteprime della fiera ero incuriosito da Doodle City dell’Aporta Games, ma forse a causa della tarda ora mi sono limitato a vederlo giocare per un minuto, mentre ero molto più motivato da Memorable stories della G3 Spolka, tant’è che il dimostratore mi convince a fare un’intera partita, nonostante gli avessi detto che avevo 5 minuti a disposizione. L’idea di raccontare una storia alla Rory Story Cube’s, ma con il twist di doversela ricordare alla fine, era un’idea che avevo avuto e messo da parte un paio di anni fa per rispolverarla in caso di necessità: il gioco consiste proprio in questo, ma le storie sono tante e passa troppo tempo tra il racconto e il momento in cui devi ricordarle, per cui reputo questo gioco più per adulti che per bambini. 

Termino la giornata in fiera in bellezza, con il simpatico Wash dash della Brain Games, un dexterity in cui devi stendere il bucato (maglie e pantaloni di stoffa) con delle mollette, cercando di realizzare una delle combinazioni al centro del tavolo. La cosa carina è che le combinazioni sono una in meno dei giocatori e hanno difficoltà e punteggi diversi, quindi devi anche decidere su quale combinazione puntare e passare velocemente ad un’altra nel caso venga realizzata prima da un avversario.
Wow, finalmente è giunta l’ora di andare via e raggiungo Magocharlie Lanzavecchia e i suoi compagni di ventura (Obert, Chiarvesio, Zizzi) allo stand Oliphante, dove oltre ovviamente a Spartaco Albertarelli con i suoi Kaleidos Junior e Primiera, trovo Luca Borsa (il suo AquaBrunch era allo stand GiochiUniti) e dopo un po’… toh, chi vedo passare di lì per caso? … sì sì, è proprio lui… Teooh di Recensioni Minute, accompagnato dalla neomoglie Francesca. Lo fermo convinto di poterci scambiare due chiacchiere, ma dopo meno di un minuto coinvolge me e gli altri nella sua ultima trovata, ovvero filmarci mentre diciamo “io gioco”. L’esito è ahimè già visibile online, quindi non dico altro 
È ora il momento di organizzarsi per cena: la star Magocharlie era finalmente libera da premiazioni, aperitivi e public relations con i tedeschi, ma il suo gruppo sembrava dirigersi in auto fuori Essen, così si riforma il gruppetto Pinco & Co, ma questa volta con l’aggiunta di Daniele Plan Play e Martino Chiacchiera. Stesso film della sera precedente: cena da Farina e partita nell’albergo GiochiSulNostroTavolo. Daniele aveva una copia di Co-Mix, così facciamo 2 giri a quel gioco: in genere il gioco colpisce per i disegni e lo storytelling, a me invece è piaciuto soprattutto il sistema di punteggio. Da diverso tempo stavo pensando ad un buon sistema di votazione che premiasse chi era bravo ad individuare il giocatore più votato (lo potranno verificare quei pochi che proveranno il gioco da tavolo di Masterchef) e ritengo che Lorenzo Silva abbia avuto un’elegante trovata costringendo i giocatori ad assegnare 3 diverse preferenze a 3 racconti diversi. Me ne vado via con Daniele, e torno in albergo pensando che ormai il grosso è fatto, e l’ultimo giorno sarò più rilassato.

Giorno 4
Anche la Domenica mattina mi vede avanti ai nastri di partenza: Kosmos e Ravensburger saranno miei!
Alla Kosmos vedo un grande pannello con su scritto Guinness World Records, ma nei giorni precedenti non l’ho mai visto giocare. Così lascio perdere i tavoli vuoti e chiedo a qualche standista se me lo spiega. Ovviamente mi dicono che i testi sono in tedesco, ma io rispondo loro che mi interessa solo la spiegazione delle regole: alla fine, ma guarda un po’, si tratta di un gioco a quiz in cui si guadagnano punti in base a quanto ci si avvicina al record. Ad esempio, se la soluzione è 26, guadagno 6 punti se ho detto un numero tra 25 e 27, 4 punti negli intervalli 22-24 e 28-32 e così via fino ad 1 punto per 12-16 e 40-50.
Vado al volo dalla Ravensburger, dove a fatica riescono a trovarmi una persona per spiegarmi in inglese un paio di giochi educativi che ovviamente nessuno aveva giocato nei giorni precedenti. Premessa: nei giorni precedenti avevo visto in azione Sau-Bande! (gioca a flipper per mandare una pallina marrone, sarà la cacca del maiale?, nel recinto dell’avversario), Quizduell (conoscete l’app Quiz Duello?) e, riguardo l’utilizzo di dispositivi mobili, Microminds (utilizzi un supporto in plastica che si può allargare o restringere per poter inserire qualsiasi tipo di smartphone) e alcuni giochi della serie smartPLAY (dotati di un supporto alto ‘na cifra dove mettere il dispositivo elettronico). 
Tornando alla Domenica, la gentile dimostratrice mi spiega Die Logikpiraten, un gioco apparente banale in cui devi trovare il simbolo mancante in una sequenza logica. La cosa carina è che c’è una nave tridimensionale da cui devi far partire una pallina, cercando di indirizzarla nella cava corrispondente al simbolo che pensi sia giusto. Quindi gioco educativo + dexterity. In più, gli avversarsi possono posizionare degli ostacoli per impedire che la pallina vada nella cava giusta, quindi anche loro devono cercare di indovinare la soluzione. Chi lo dice che i giochi educativi sono tutti noiosi?  Andando avanti, è la volta di Der Natur auf der Spur (questo sì che ha più la faccia da gioco educativo standard, con tessere ad incastro, ma comunque ha qualche trovata interessante), Sprachen-Rallye (non capisco molto di questo gioco che utilizza la penna Tip-toi, ma sembra carina l’idea di ascoltare la stessa parola in 8 lingue diverse) e Stink-Alarm! (gioco di osservazione e velocità scandito da un timer elettronico). 
Nota a parte merita Filly Sagaland, un gioco classico su licenza ideato per metà da Alex Randolph, a cui è legato un simpatico aneddoto con la dimostratrice, che vi appresto a raccontare. Si tratta di un gioco di percorso che richiede un po’ di memoria: nel tuo turno muovi la tua pedina, cerchi di ricordarti dove si trovano alcuni personaggi e quando arrivi alla fine puoi cercare di indovinare il personaggio raffigurato sulla carta. Mentre lei mi spiega quest’ultima regola, mi dice che se indovini conquisti la carta e sposti la pedina su una casella poco distante da quella finale, mentre se sbagli non guadagni la carta e sposti comunque la pedina in quella casella. Visto che come penalità mi sembra troppo lieve, le chiedo se invece la pedina deve essere spostata all’inizio del percorso, ma lei mi dice che in ogni caso va messa su quell’altra casella. Dopo la spiegazione di altre regole, noto che le caselle sono molto piccole e c’è spazio solo per una pedina, tipo Non t’arrabbiare. Le chiedo cosa succede se una pedina termina su una casella già occupata da un’altra e lei mi dice che la si sposta su una casella adiacente. Quando le chiedo se invece la pedina avversaria viene rimandata sulla casella di partenza, lei si decide a leggere le istruzioni e mi dice che era come pensavo io. A questo punto le chiedo gentilmente se può verificare anche l’altra regola, e anche questa volta era come sospettavo: la pedina che sbaglia personaggio torna sulla casella di partenza. La dimostratrice mi dice “conosci il gioco meglio di me”. Io le accenno un imbarazzato sorriso e penso che ho solo fatto un ragionamento da game designer: ho poi avuto l’intima soddisfazione di aver pensato come il maestro. Come, non conoscete Ales Randolph? Allora andate subito a documentarvi!
Perché ho raccontato questo aneddoto? Non per parlare male della dimostratrice, ma per dire quanto sia importante che qualcuno spieghi le regole per bene. Di solito ad Essen non succede, ma può capitare, lì come in qualsiasi altra fiera, che un dimostratore, assoldato esclusivamente per quell’occasione e abituato a spiegare solo alcuni giochi, si possa trovare in difficoltà a spiegare giochi poco gettonati, col rischio di sbagliare qualche regola. Ancora peggio quando i dimostratori sono tutti impegnati e i giocatori poco esperti leggono le regole in autonomo: tra la confusione della fiera e la fretta di giocare, l’errore può scapparci. Ad esempio, ho visto alcuni tavoli giocare ad Hamsterbacke con un paio di regole cambiate, che hanno stravolto completamente il gameplay, ovviamente peggiorandolo.
Tornando ai giochi, saluto la gentile dimostratrice e prima di lasciare il padiglione 3 (devo sempre guardare i padiglioni 1, 2 e 4!), decido di passare alla Ares Games per dare un’occhiata a Dino race. Mentre me lo stanno spiegando in inglese si avvicina la Fabrizio Paoli family al completo, così una persona dello staff di Ares, che parla italiano e li conosce, ci spiega le regole nella nostra lingua madre. Visto che ho fretta, non gioco con l’intenzione di osservare i primi giri. Ma vedere la piccola Aurora fare dispetti sempre al padre, che pacificamente incassava tutti i colpi alla Rocky Balboa, e vincere la partita contro mamma e papà, non ha prezzo! Per tutto il resto c’è…. Il gioco mi sembra sia piacevole e fili molto liscio: si giocano carte per muoversi sul percorso o fare azioni speciali, si lancia il dado e si vede se erutta il vulcano o se si possono pescare altre carte, ma soprattutto ci si passa l’uovo che nel corso del gioco è un malus (se esce il vulcano chi ce l’ha perde tutte le carte), ma chi lo porta alla fine guadagna punti. E poi ci sono i dinosauri e l’uovo 3d!
Sono da poco passate le 11, e posso finalmente trascorrere le ultime ore in scioltezza tra gli altri padiglioni.
Nel padiglione 4 trovo Blocky Mountains della Juhu-Spiele, un gioco che mi ero annotato perché è un simpatico dexterity in cui bisogna spostare delle pedine con una bacchetta o una corda terminanti con un gancetto. Direte: ma è come Lift it! o Dragon Valley! Sì, il meccanismo è quello, però mi è piaciuto il fatto che, tra gli schemi che ho provato a risolvere, uno richiedeva di far dondolare il pezzo con una corda e doverlo rilasciare al momento opportuno. Quindi non si trattava di semplice traslazione.
Passo poi dalla Viking Games dove mi faccio spiegare StarChips, in cui lanci dei gettoni sulla scatola tipo il gioco delle pulci, cercando di indirizzarli nell’area giusta. I gettoni hanno poteri diversi, quindi il gioco può essere considerato una sorta di dexterity strategico. Qui trovo anche Estiméo, che a una prima occhiata mi sembrava essere un clone di Anno domini/Time line: e invece no! È vero che le risposte sono dei numeri, ma le domande sono originali e si riferiscono a cose che si trovano anche nell’ambiente circostante, come ad esempio “la somma delle lettere dei nomi dei giocatori”, “le ultime due cifre dell’anno di nascita del giocatore a sinistra” o “la somma dei numeri scritti sulla carta”. Anche la meccanica si differenzia, perché si possono giocare carte per abbassare o alzare la risposta. Interessante.
L’ultimo gioco visto nel padiglione 4 è Castle Crush!, della SOSO Studio: bisogna costruire il proprio castello con dei pezzi in legno e cercare di rompere quello degli avversari, facendogli cadere sopra una sorta di matterello, sempre di legno.
Passando al padiglione 1, allo stand La Mame Games mi faccio spiegare Body Party, una novità cocktail games. In realtà non è proprio una novità perché si tratta di una rivisitazione del classico gioco che penso tutti abbiano fatto almeno una volta nella vita: due persone devono far toccare le parti del corpo, tipo ginocchio-gomito, testa-spalla, naso-piede, fino a quando non è più possibile andare avanti.
Nella wishlist c’era anche Flatterspatz, della F-Hein-Spiele, ma non ho molto tempo e non c’è nessuno pronto a spiegarmelo, così faccio due foto al regolamento (è un foglio A4 fronte/retro) ripromettendomi di rileggerlo a casa.
Purtroppo salto McJohny’s, della Czech Board Games, che è un party game con tanti mini giochi, che da quanto ho letto online sembra sia divertente.
È giunto il momento di andare. Quando esco dalla fiera, mi faccio comunque mettere il braccialetto intorno al polso, con l’idea che sarei sempre potuto rientrare: non sia mai che abbia dimenticato qualcosa! Tenendolo al polso, avrei anche avuto l’illusione di restare in fiera fino alla chiusura. Infatti me lo tolgo una volta rientrato la sera a casa…

Bene, direi che ho scritto anche fin troppo, ma come si può trapelare da alcune righe di questo report, Essen non è solo giochi, ma anche persone (per gli amanti delle statistiche, non so dire quanti giochi ho realmente giocato dall’inizio alla fine, perché ho fatto pochissime partite intere, ma posso dire che tra spiegazioni e qualche round ho provato circa 100 novità). Così, anche per dare ragione a chi mi dice che quando vado ad Essen sono come Pinocchio nel paese dei balocchi, ecco gli altri Lucignoli che ho incontrato, che si vanno ad aggiungere a quelli che ho già citato (sicuramente ne dimenticherò qualcuno e me ne scuso): Marco Pranzo, Luigi Ferrini, Carlo A. Rossi, Silvano Sorrentino e signora, Piero Cioni, Alessandro Mongelli e signora, Stefano Luperto e relativo gruppetto, Emanuele Pierangelo ed Elena Giannetti, Simone Masala, Flaminia Brasini, Virginio Gigli, Luca Ercolini, Leo Colovini, Mario Sacchi, Valeria Bottiglieri, Mariano Iannelli, Francesco Sirocchi, Andrea Ligabue e sua figlia Caterina, Ulrich Bauer, Christian Beiersdorf, Christian Huber, Uwe Muelter, Christian Hildenbrand. So che ne c’erano tanti altri, come ad esempio i blogger di altri 2 siti che iniziano con la G, ma per fortuna loro non mi hanno incontrato ;)
Per concludere, caro Fabio, grazie per aver pubblicato questo report (ndFabio: è stato lungo, davvero ... e sono invidioso per il tuo record di titoli provati ... probabilmente non farei cambio con i miei, ma resto invidioso ..).

E caro lettore, se sei arrivato fin qui saltando qualche paragrafo, ti faccio i miei complimenti, se invece hai avuto il tempo e il coraggio di leggere tutte le parole d’un fiato, hai tutta la mia stima. Io al posto tuo non l’avrei fatto ..

4 commenti:

  1. 100 titoli in una sola Essen è più una sfida che un traguardo!!!! Grande articolo! (e cmq è solo per tenere fede al mio budget di 1 minuto per ogni cosa che ti ho coinvolto così repentinamente! ahahahah)

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    1. Come numero di titoli penso non ci sia una grande differenza rispetto agli anni precedenti. La cosa che ha sorpreso anche me è essermi fatto spiegare 20 titoli in 80 minuti. Non penso riuscirò mai a superare questo record!

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  2. chiamato in causa non posso che rispondere. Venti finestre ... nemmeno mi bastano!!!
    Non ci sono mai andato ad Essen, ma prima o poi vedrò di colmare la lacuna! così come mi piacerebbe anche andare a Norimberga almeno una volta, forse ho sbagliato mestiere :D.
    Certo che con tutto questo ben di Dio avrei di che recensire per i prossimi anni. Comunque qualche titolo me lo sono appuntato e chissà che Babbo Natale non sia particolarmente generoso con Lorenzo, anche se lo spazio in casa diminuisce a dismisura.
    Per finire letto tutto con invidia, profonda invidia!

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  3. un report molto bello e originale, grazie davvero

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