lunedì 6 aprile 2015

[Punti di vista] E' più importante la meta o il percorso?

scritto da Fabio (Pinco11)

Ho oramai solo brevi flash di ricordi dei primi viaggi in treno, da piccolo.
La prima volta, se non ricordo male, ero salito con mio padre e delle altre persone, che non ricordo: era seguito un elenco delle cose da fare (o meglio da non fare, tipo muoversi, alzarsi, PARLARE, disturbare, ..)  e probabilmente l'unico consiglio, al momento negletto, davvero importante, ossia 'guarda dal finestrino il paesaggio'.
A lungo il viaggio in treno, quando ancora ero piccolo e lo scopo non era per me, come lo è oggi, di arrivare in un posto per lavoro, era un'occasione per vedere cose ed il paesaggio (una volta capito che era meglio mettersi nel verso opposto alla direzione del treno) era tutto da scoprire, compreso il pranzo, consumato come dei giocoloieri sui tavolini (?!) formato francobollo ed a scomparsa che arredavano le carrozze di una volta (immagine a lato tratta da un sito dedicato ai treni Trenord).
Passo poi a qualche memoria dei tempi dell'università, con gli ultimi treni con i sedili in legno, ovvero il mistico locale delle 10 e passa di notte, che riportava a casa da Pisa intorno alle mezzanotte (o quando ne aveva voglia lui) o la littorina che partiva la mattina presto dalla stazione e dalla quale si diceva che più di una volta, prima che fosse dismessa definitivamente, i passeggeri erano stati fatti scendere per farla ripartire più agevolmente quando si fermava.
Tutti ricordi che finiscono per essere shakerati in un alone di mito, diventando il glorioso passato che fu, il passato di quando era ancora bello guardare il mondo dal finestrino, mentre oggi non si sceglie la strada più rapida, per non perdere tempo.

IL PIACERE DI FARE LE COSE CON CALMA

Vi figuro già lì a pensare: "Finora non ha ancora parlato di giochi da tavolo, dove vorrà arrivare stavolta?".
Non la tiro quindi troppo in lungo, perché l'idea di fondo che volevo trasmettere con il discorso del treno è quella che i tempi recenti ci restituiscono soprattutto il desiderio di arrivare presto al nocciolo delle cose e questo, nell'ambito dei giochi da tavolo, vuol dire cercare, rapidamente e spesso a priori (senza nemmeno provarli), di capirli, inquadrarli, catalogarli,  criticarli e 'romperli', con tutti  i mezzi possibili.

Voglio dire che non appena un titolo esce, si scatena subito, su internet, la corsa ad elencarne gli aspetti negativi, le mancanze di bilanciamento, la presenza di una strategia dominante e più in generale tutte le magagne che gli possono impedire di essere rigiocato allegramente per almeno cinquanta partite.
Tutto questo come se non fosse vero, invece, che mediamente un gioco compare sul tavolo tre o quattro volte al massimo prima che si passi ad un altro e che se va bene il gioco al quale abbiamo tempo per fare 50 partite lo troviamo una volta a lustro (e/o spesso è un filler).

Ricordo bene quando mi innamorai di Russian Railroad, scontrandomi subito con il preconcetto, non si sa bene diffuso da chi, che fosse un titolo nel quale 'l'unica via per la vittoria è la Transiberiana'. Era stato in gioco che maggiormente ci aveva impressionato ad Essen, con regole complesse ma scritte molto bene, componenti studiati nei particolari, grafica a tema e, pur giocato nel dopo mezzanotte, ci aveva lasciati alla fine meno stanchi di quando avevamo cominciato, sicuri di aver trovato un ben cinghialino.
Poi rientro e faccio visita ad un secondo gruppo ed ad un terzo, sentendo in entrambi dell'antipatico marchio "ma è bacato": mi metto lì di buzzo buono e volutamente cambio strategia ad ogni partita, dimostrando che si può vincere in modi diversi. La realtà è che, come in quasi tutti i giochi, se uno segue una strategia solida, diversa da quella degli altri, vince prosperando mentre gli altri si fanno la guerra.

L'esempio appena fatto lo posso ripetere anche con Tzolkin, per il quale l'idea che ci fosse una strategia vincente a prescindere si faceva strada come un bruco nella mela nella testa di tutti i miei compagni di gioco, nonostante il fatto che poi, messo sul tavolo, nessuno di noi neppure ricordasse bene le regole.
E gli esempi di giochi 'stroncati' a priori ingiustamente, segnalandone la presunta mancanza di profondità, si sprecano.  
Da dove nascono queste voci incontrollate? Da internet, dove confluiscono le idee di un sacco di  persone, non sempre filtrate adeguatamente.
Il fatto è che se un omino ad Anchorage compra il gioco e, avendone il tempo, lo mette sul tavolo per cinquanta volte o lo gioca altrettanto online (di questo ne parleremo dopo), in un modo o nell'altro le strategie dominanti le trova (salvo che il titolo non sia uno dei pochi capolavori assoluti, ma non è detto lo stesso) e poi le mette su internet.
Qualcuno che non ha neppure mai visto la scatola del gioco legge il tutto e commenta: "il gioco è rotto, perché ha delle strategie dominanti". La voce poi si sparge.
Poco conta il fatto che, se evitavi di leggerti l'articolo con l'illustrazione delle strategie, potevi fartele anche tu le cinquanta partite, prima di darlo per finito ..

Un esempio forse calzante di questo è stato per me quello di Zertz, un gioco astratto (parte del progetto GIPF) dai bei materiali (cerchi di plastica e palle) che richiama fortemente lo spirito della dama, fortemente modernizzato e stilizzato. Una volta messo sul tavolo, scoperto grazie al suggerimento dell'amico astrattista che non sento da tempo, è amore a prima vista, anche grazie ai componenti.
Ci faccio qualche partita al volo e poi mi metto a studiarlo. Ad un certo punto trovo un articolo di strategie (lo trovate qui, di Stephen Taverner) nel quale erano spiegati i principi cardine del gioco: attratto come una falena dal fuoco, lo leggo tutto avidamente.
Poi trovo una versione digitale del gioco (Holtz, se non erro con una AI) ed infine mi butto online su Boardspace e faccio qualche epica partita con gente forte, arrivando a capire alla fine che il gioco, effettivamente, sottoposto ad una aggressione di studio massiccia, diventava un attimo ripetitivo, con partite che erano segnate nel loro esito nel giro di due o tre mosse.
Voi penserete che il mio giudizio finale sul gioco sia a questo punto negativo, ma vi stupisco dicendo che secondo me è un ottimo astratto, meritevolissimo di essere acquistato.
Perchè?
Perché alla fine mi aveva impegnato seriamente, ossia attirandomi a studiarlo ed a leggere su di esso ed a discuterne per ore per telefono per con il mio astrattista di fiducia, per almeno un mesetto e poco conta che poi lo abbia considerato 'finito', perché mi aveva già restituito molto, molto di più di quello che potevo chiedere da lui.
L'importante non è stata la destinazione, ossia l'averlo 'finito', ma il viaggio, ovvero il tempo proficuamente dedicato a scoprirlo.
Per completare il circolo della metafora iniziale, è come andare in viaggio verso una città lontana in treno, comprendendo il paese non tanto dal giorno che trascorri nella meta, ma vedendo, di volta in volta, come nella transiberiana di una volta, la realtà del paese che attraversi.
Forse troppo filosofico, ma spero di aver dato l'idea.

ONLINE?

Nel ragionare ancora sulla longevità dei giochi un secondo aspetto che vorrei toccare è quello legato alla possibilità, sufficientemente diffusa, di giocare il nostro boardgame anche online.
Sino a poco tempo fa la cosa era assolutamente eccezionale e legata all'iniziativa di qualche appassionato che fosse pure programmatore, mentre da qualche tempo si nota che il numero dei titoli che godono di qualche forma di adattamento virtuale, siano essi consistenti in app per tablet e simili o in siti specializzati (tipo Yucata.de), aumenta.


In particolare prendo qui ad esempio Star Realms, ottimo gioco di carte basato sulla meccanica del 'costruisci il tuo mazzo giocando' (deckbuilding). Il gioco, inizialmente finanziato grazie ad una campagna kickstarter, ha ben presto visto sviluppata una app ben fatta che è attualmente disponibile su diverse piattaforme (ipad, android, windows, mac), la quale riproduce fedelmente il gioco, con tutte le carte disponibili (almeno quelle di base: non seguo molto, come sapete, il mercato delle espansioni), aggiungendovi anche diverse varianti (come quella di gioco contro in computer, in modalità campagna).
Ebbene, Star Realms mi fu proposto in una notte ad Essen dall'amico Federico, che ne era rimasto rapito al punto da ordinarlo da tempo negli States (lo aveva fatto, se non ricordo male, proprio nel registrare una puntata del nostro podcast) e lo giocai, devo dire senza particolare entusiasmo (era anche tardi ...) con il buon Sergio, il quale il giorno dopo lo acquistò in fiera.
La modalità online ha funto in quel caso da valido strumento pubblicitario per l'acquisito del gioco fisico.
Per diverso tempo, pur venendo di volta in volta a sapere di qualcuno del gruppo che lo aveva comprato a sua volta, mi sono quasi dimenticato di lui, anche perché si tratta di titolo che nasce per il gioco a due (anche se poi qualche modalità multigiocatore, forse un pochetto stiracchiata, la presenta), mentre quando ci si vede siamo sempre in numero maggiore (e la gentil consorte non gradisce titoli troppo conflittuali).
Durante un weekend mi trovo poi a disposizione per un paio di serate, il tablet di mio figlio e, un poco annoiato, scarico l'applicazione e, facendola breve, gli dedico due serate (22-24.30), divertendomi parecchio, con un numero di partite fatte imprecisato (tante).
Mentre alla fine della prima sera ero preso dalla scimmia, alla fine della seconda avevo intuito di aver praticamente esaurito l'entusiasmo, in larga parte perché il tempo che ho a disposizione per i boardgame preferisco dedicarlo tutto al gioco di persona e perché comunque, quando gioco online (raramente) un gioco da tavolo, lo considero alla fine una cosa diversa, inserendolo a piè pari in un'altra categoria, ovvero quella dei videogiochi.


Probabilmente in quest'ultimo passaggio logico sono un poco esagerato, ma quello che mi ha lasciato la furiosa due giorni è la sensazione di aver in parte bruciato Star Realms per il gioco 'fisico' e, non si sa mai che qualche volta sui nostri tavoli finisca anch'esso in futuro, non volevo finire di bruciarlo del tutto.
Quando un titolo infatti ti abitui a giocarlo online, a maggior ragione con il computer (ma anche se hai un avversario dall'altra parte, con il quale non scambi una parola aldilà del ciao iniziale, che molti addirittura saltano, non so che differenza ci sia), ti abitui ad una modalità di gioco molto più rapida e quando poi lo provi con gli amici ti senti un poco come andare in un treno regionale, dopo aver utilizzato l'alta velocità ...




ALLA FINE ?

Alla fine rieccoci quindi al treno del quale parlavo all'inizio ed anche qui lo sfrutto per dire che la bellezza nell'esplorare i giochi e nel comprendere le complessità e le strategie sta in larga parte nel farlo al tavolo con gli amici e non seduti ad un computer o con un tablet davanti.
Del resto se si chiamano giochi da tavolo un motivo ci sarà, o no?

Questi i miei classici 2 cents, che metto sul tavolo per stimolare la discussione, conscio del fatto di aver dato in qualche passaggio l'idea di aver voluto indossare una maschera (da teatro greco, quindi di voluta preimpostazione di un sentimento) da avverso alla tecnologia, ma l'ho fatto solo per spiegare il bello che sta intorno al tavolo ed il bello che si può trovare nell'assaporare con calma il gusto di quello si mangia.

Qualità sulla quantità ... ;)
Meglio un bel piatto di cinghiale che due chili di alette di pollo fritto con le patatine ...

21 commenti:

  1. parole sante, odio le recensioni/commenti che citano una strategia dominante che baca il gioco. primo perché non è un giudizio sempre attendibile (su più di un gioco ho visto indicare strategie "dominanti" esattamente opposte), secondo perché anche se questa strategia esistesse a me non cambierebbe di una virgola il divertimento di comprare un gioco, apparecchiarlo e provarlo con gli amici. giocare, per me, non significa forzare al massimo le regole per battere gli altri...

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    1. Primo spunto: valorizzare la funzione socializzante del gioco da tavolo!

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  2. Dopo aver acquistato un paio di titoli sulla base di uno o due consigli (ed aver scoperto che i giochi non erano proprio del mio genere) e non potendo destinare molte risorse economiche a questo hobby, non posso fare a meno di documentarmi approfonditamente sui titoli che vorrei acquistare. Purtroppo questo implica di capitare su svariate recensioni o commenti negativi che potrebbero fare la differenza.

    Per fortuna ho adottato un "sistema di filtraggio" eccezionale: Voi di Giochi sul nostro tavolo e qualche altro blog.
    Ad oggi, ogni gioco che compro viene periodicamente giocato e rigiocato e più o meno tutti hanno all'attivo una dozzina di partite. Chiaramente i nostri preferiti anche molte di più!!

    Un saluto a tutti
    Davide

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    1. Grazie mille per quello che ci dici, visto che nostro scopo è proprio quello di diffondere la cultura ludica, guidando ognuno verso i titoli più adatti al suo gruppo.

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  3. Oggi ho voluto provare le strategie ad una seconda partita di puerto rico, dopo averne fatta una libera. Che dire, oltre a cercare di ricordare la strategia, non sono riuscito a seguirla per vari motivi e sono arrivato ultimo. Nella prima partita invece mi sono anche divertito di più (non ho vinto lo stesso) ma non sono arrivato ultimo e ho sviluppato la mia strategia.
    Purtroppo ormai è una tendenza comune, io che seguo anche fumetti e videogiochi, spesso si stronca un titolo per svariati motivi futili, quando invece quel titolo può dare tanto.

    Oggi tornando in tema, ho giocato anche a Tzolkin e mi sono divertito davvero tanto...quindi alla fine io cerco di leggermi/vedermi una recensione e poi mettere il titolo sul tavolo e stabilire se fa per me o no.
    Anche perchè, e chiudo, ho preso certe volte i "gioconi" consigliati perchè perfetti strategicamente e poi a me non sono scesi giù neanche a spinta.

    Meno chiacchiere e più gioco per tutti :)

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    1. Tutto sta a capire ciò che è adatto a ciascuno, perché non è affatto detto che ciò che piace a molti debba poi piacere a ciascuno di noi: oltretutto con la scelta che c'è oggi, non ha senso omologarsi troppo :)

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  4. Una volta scaricati la app di Lords of Waterdeep: bella, ma poi il gioco in scatola non l'ho più comprato. Mi piace l'app di star realms ma ci gioco poco; anche a me sembra di fare un videogioco e a quel punto mi scopro a preferire un videogioco classico, o magari un buon libro. Quello che amo dei boardgames è la socialità, passare una serata divertendosi con gli amici, e non la ottengo con le app. Ne riconosco il valore e la capacità di surrogare un gioco, ma non riesco a sentirmi ugualmente coinvolto.
    Donato

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    1. Concordo ed aggiungo che in questo caso, parlando di versioni online di giochi da tavolo, si pensa a giochi che sono nati originariamente pensati per la versione 'fisica' e che quindi nel passaggio al virtuale non riescono a mantenere lo stesso appeal ... Probabilmente il concetto di 'surrogare' è corretto ;)

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  5. Mi hai dato tante cose a cui ragionare

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  6. Come insegnante dedico tot ore/anno a vari aggiornamenti. Ricordo di averne fatto uno con una psicologa dove si parlava di come si attiva il cervello a seconda dei contesti; il corso di aggiornamento era legato all'annoso problema dei social e di come gli studenti interagiscano con questi nuovi media.
    D'un tratto si parlò di scacchi e l'esempio portato, se fondato, è illuminante. Secondo quanto riferito dalla psicologa l'analisi del comportamento del cervello durante una partita tra due giocatori vis a vis attiva in entrambi zone di corteccia che NON vengono attivate quando gli stessi giocatori giocano ancora uno contro l'altro ma distanti e collegati con tablet. La psicologa riferiva come le zone attivate riguardavano l'emotività spiegando come la lettura del volto e soprattutto degli occhi dell'avversario (atto che compiamo istintivamente in modo continuo) e la relazione fattuale portino ad un coinvolgimento relazionale che viene bypassato nell'utilizzo dei dispositivi (da qui il predicone sull'ignoranza emotiva e relazionale delle nuove generazioni, di come si stava meglio quando si stava peggio e blabla che vi risparmio).
    L'aspetto comunque interessante è che per certi versi legittima l'opinione di quei giocatori che nel gioco dal vivo sostengono esserci un qualcosa di più che provarli online (io sono tra questi che a giocare col tablet non capisco per quale motivo mi stufo a morte).
    Per certi versi c'è anche una consolazione. Si può anche pensare di bruciarsi il gioco online, in ogni caso se e quando provato dal vivo risulta comunque migliore. Potrebbe essere interessante se qualcuno vuole provare a prestarsi come cavia.

    PS Anticipo eventuali polemiche. Siccome ero intervenuto anch'io, sentendomi punto sul vivo, sul piacevole trasporto che si può provare giocando la risposta di rimando è stata che quello non si discute, il dato oggettivo però rimaneva: giocando dal vivo e tramite remoto allo stesso gioco dal vivo si attivano più aree cerebrali e quelle in più sono legate all'area emozionale.

    Grazie per lo spunto di riflessione

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    1. Vedo che il discorso sul gioco online ci trova d'accordo (ma, essendo tutti appassionati di giochi da tavolo, era ragionevole trovare qui terreno fertile) ed è interessante anche quanto ci dici. In altri termini ciò che si perde nell'online è tutto (o gran parte) il coinvolgimento che ti dà l'aspetto sociale del gioco: qualche giorno fa ho installato una versione app di Hive e, nel giocare con il mio avversario, ho scambiato al massimo un 'good game' ed un hi' ... Questo per tacere la sensazione tattile che le pedinone del gioco mi danno quando le muovo o ci gioco tra una mossa e l'altra ... ;)

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  7. Per il giocare online mi trovo d'accordissimo. Giocare da pc o tablet non mi dà la metà della soddisfazione che provo attorno a un tavolo.

    Per il viaggio, sono d'accordo in parte. Fermo restando che non si deve mai giungere a conclusioni affrettate, è proprio l'incertezza e la scoperta del viaggio che sono belle. Se incertezza e scoperta vengono meno perchè c'è una strategia dominante conclamata, anche il viaggio cessa di avere significato, perchè la meta stessa è come fosse già raggiunta.

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    1. Il problema sta secondo me nel fatto che nove volte su dieci la famosa strategia dominante è 'conclamata' solo per alcuni, o meglio, lo è finchè non è confutata. Se a questo ci aggiungiamo che il numero medio di partite che dedichiamo ad ogni titolo meritevole è bassino, comprendiamo perché spesso le notizie di 'bug' dei giochi siano smentite solo diverso tempo dopo aver già fatto danni ;)

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    2. Il gioco online, purtroppo o per fortuna, aiuta in questo. Il numero altissimo di partite e il diffondersi immediato delle strategie contribuiscono a scremare le bufale dalle strategie dominanti.

      Poi a volte accade pure il contrario. Quando Out4blood affermava che in A Few Acres of Snow c'era una strategia dominante, nessuno gli credeva...finché non batteva tutti gli scettici usandola. Alla fine anche Wallace ha ammesso l'errore e cambiato le regole.

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  8. Ho giocato poco e nulla online, ma ho trovato utile poter provare le meccaniche di un gioco in maniera virtuale per poter poi deciderne l'acquisto (Deus: belle le prime tre partite, alla quarta mi aveva già stancato).

    Volendo fare il banale, ma siamo sicuri che al di là di tutte queste "pippe" (sicuramente corrette e importanti), non ci sia anche la semplice e vecchia questione del consumismo???
    Aggiungo questo ulteriore punto di vista perché questa corsa a "finire" il gioco è anche il preambolo per il nuovo acquisto. Un po' come ricorrere ai trucchi in un videogioco per poterlo finire prima -senza sbattersi nei punti più complicati- e autogiustificarsi per il nuovo acquisto.
    Anzi, sarebbe utilissimo fare una ricerca e capire se i giochi che subiscono questo trattamento (è bacato, è monostrategia, bla bla) vengono cmq acquistati, giocati un paio di volte e poi messi di lato o semplicemente lasciati sullo scaffale dei negozi. Perché nel primo vedrei la corsa alla comprensione-risoluzione dell'enigma gioco (che sia per acquistare il prossimo che per semplice piacere personale), nella seconda, invece, un semplice e classico "consiglio per gli acquisti".
    Inoltre, allargo ancora: spesso vedo che la spiegazione sempre di nuovi giochi sia un modo per equilibrare le forze in campo, in modo che tutti siano allo stesso livello ed evitando che chi abbia già molte partite sulle spalle possa vincere senza troppa fatica.
    Allora bisogna forse chiedersi se il viaggio abbia perso di significato perché preferiamo crociere iperorganizzate e lussuose dove del viaggio resta poco e nulla, per mancanza di tempo, perché divoratori di filmini da viaggio o amanti dei cibi precotti.
    Per quanto mi riguarda ho messo uno "stop" agli acquisti per almeno un anno: riprenderò ogni metà e me la gusterò con calma, poi si vedrà!

    Insania

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    1. L'articolo in effetti si può leggere in connessione con quello che dedicai tempo fa proprio alla abitudine, propria di molti gamer, di giocare ogni titolo giusto un paio di volte in media. Questo è un poco lo spirito del 'sommellier' che tocca tanti di noi: diciamo che forse uno dei piaceri che si sperimenta è quello della varietà, cosa che ci fa forse perdere il gusto del singolo titolo, che un poco si perde in mezzo al continuo viavai.
      Probabilmente bisognerebbe darsi qualche regola (tipo: non più di un titolo nuovo a sera, non si toglie un gioco sino a che non si sono fatte x partite, ...) per godersi di più le numerose pietanze che ci serviamo.
      Una moratoria totale come te, però, non so riuscirei, abituato ai ritmi di oggi, a reggerla ;)

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    2. Ma non so, sono un paio di anni che mentre la quantità dei giochi aumenta, pochi sembrano essere gli imprescinidibili!
      Credo di poter essere così severo perché reputo che la mia collezione sia potenzialmente perfetta (tutti titoli che volevo e che ritengo meritevoli di starci), se avessi acquisti frutto della mania compulsiva forse ci avrei pensato due volte ;)

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  9. Sulla questione delle strategie dominanti non mi pongo particolari problemi perché gioco talmente poco ad un singolo gioco che non faccio nemmeno in tempo a scoprirla, una strategia dominante (leggi Tzolk'in). Detto ciò è chiaro che consultare internet con criterio può essere piuttosto utile. Ad esempio se alcune parti del gioco risultano sbilanciate e si trova un correttivo ben venga (leggi Praetor). Inoltre non vado a cercarmi apposta l'articolo che mi brucia il gioco (leggi A Few Acres Of Snow).
    In ogni caso non avendo mai avuto un PC per giocare ai videogiochi (se non da adulto) non sento molto l'esigenza di farlo ora che ci sono tutte queste possibilità con le trasposizioni dei boardgames. Anche perché trovo peccato approcciare un gioco con amici avendo alle spalle decine di partite in più e partendo quindi molto avvantaggiato.
    Cmq non disdegno le app fatte bene come quella di Star Realms che, pur esaurendosi presto, non crea grandi divari tra chi ci gioca e chi gioca soltanto al gioco fisico (per inciso è proprio grazie alla app che ho ordinato il gioco di carte).

    Ciao ciao

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    1. In effetti la principale utilità che attribuisco alle app è quella di provare titoli sui quali si hanno magari dei dubbi e quella può essere l'occasione per toglierseli.
      Al suo fianco ci sarebbe poi il pregio di potersi 'allenare', sperimentando tattiche, però poi il rischio diventa quello di diventare poi troppo esperti del titolo in questione, così da rovinarsi poi il divertimento con gli altri compagni di gioco .. (effetto 'bruciante' del gioco in questione)

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  10. Un articolo che è quasi una dichiarazione d'intenti.
    Un manifesto.
    Sono d'accordo su ogni punto.
    Sul discorso app però ho le mie riserve e diverse sfumature di grigio.
    Le app dei boardgame sono figlie semplicemente dell'evoluzione multimediale.
    E' vero forse che diminuiscono l'hipe per un gioco poichè lo rendono disponibile in ogni momento.
    Distruggono forse tutto quell'insieme di momenti che precedono la serata giochi: l'organizzazione, l'attesa, la scelta del titolo... rendendo tutto tremendamente bidimensionale.
    Però è vero anche che l'impiego dell'AI ti permette di avere un tavolo di gamers in tasca, il che a volte è un vantaggio non da poco.

    Caro supermegaredattorecapo-intergalattico... com'è umano lei... :)

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  11. Bellissimo articolo.
    Condivido in pieno il concetto del "viaggio ludico".
    Il divertimento in un gioco sta proprio in una serie di sfumature che spesso possono scoprirsi solo provandolo. Evitare un gioco solo perché si è letto che "è bacato" mi fa ribrezzo. Il gioco va vissuto personalmente e, se provato con il gruppo di gioco giusto, magari scoprire che ti piacerà parecchio aldilà di opinioni e voti online.
    So di essere una mosca bianca. Il mio traguardo principale, a differenza di molti, è il divertimento; l'affinamento di una strategia è un passaggio secondario.

    Per quanto riguarda i giochi online, trovo molto "comodo" poter provare o rigiocare titoli che non possiedo in piattaforme che mi permettono di sfidare amici a distanza.
    Non amo giocare con sconosciuti o AI. Ho la fortuna di poter sfidare amici a distanza, magari con una sessione Skype che permette di creare un buon surrogato del vero gioco AL tavolo.

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