lunedì 29 giugno 2015

[Riscopriamoli] - Hive (e due ragionamenti sugli astratti moderni)

scritto da Fabio (Pinco11)

Un buon numero di giocatori da tavolo si è confrontato nel suo passato con i più classici titoli astratti da scacchiera, primi fra tutti la dama e gli scacchi
In genere, tuttavia, soprattutto per gli scacchi, la tendenza è quella o di appassionarti in modo quasi esclusivo o di spingerti, più o meno lentamente, a lasciarli. La natura astratta del gioco, infatti, consente di studiarlo in modo approfondito, acquisendo, grazie alla lettura di manuali, alla soluzione di quesiti ed alla replica di partite di giocatori importanti, una certa base grazie alla quale si può arrivare rapidamente a sovrastare in modo stabile i giocatori più occasionali.
E' così che l'appassionato si indirizza verso appositi circoli, dove finisce per 'autosegregarsi' (chiarisco che uso il termine qui dal punto di vista, sociale, della diffusione ludica, mentre questi centri sono eccellenti per la preparazione personale) e sia lui che i suoi compagni 'occasionali' finiscono per perdere il divertimento nel giocare insieme, in quanto il più forte finisce per vincere sempre, senza troppa fatica, non risultando quindi la partita alla fine pregevole per nessuno (chi vince lo ha fatto troppo facilmente e chi perde non ha stimoli, dato il divario troppo elevato).

Ubongo 3D
Alternative? Gli astratti tirano ancora?

Fatta questa premessa riconosco però che scacchi e dama il loro sporco lavoro di introduzione della mente delle masse all'astrazione lo continuano a fare e recentemente, facendo visita all'amico Plombier che era impegnato nel gestire uno stand di ludoteca ad una fiera, mi sono fatto trascinare da lui a dare una mano per qualche oretta ed ho riscontrato come uno dei punti di maggiore attrazione per i neofiti fosse rappresentato dal tavolo sul quale l'astuto amico aveva collocato una bella varietà di giochi astratti, logici e rompicapo ed anche sugli altri Ubongo ed Ubongo 3D (titoli di incastro di pezzi alla tetris prodotti da Kosmos ed in Italia - il primo - da Giochi Uniti) impazzavano.
C'è stato un momento in cui gli altri tavoli era quasi tutti vuoti, mentre su quello (erano di quelli da birreria, per cui ospitavano otto e più persone) c'era il pienone, con gente in piedi a guardare, per cui da lì ho dedotto che per molti dei nostri amici alieni al gioco da tavolo l'astratto è sicuramente un cancello di ingresso privilegiato nel nostro mondo.

Ubongo


Quarto
Quanto ai motivi di ciò posso ipotizzare che ci siano almeno un paio di possibili spiegazioni, collocandosi forse per prima la connotazione 'culturale' della quale è ammantata la passione per la logica e per gli astratti tipo scacchi. In pratica molti hanno paura di farsi vedere a 'giocare', mentre lo stesso timore per l'altrui giudizio non si estende sugli astratti, i quali sono spesso visti come un esercizio mentale, spesso gradito da persone intelligenti e per certi versi lo stesso vale per chi si dedica, per esempio, al Bridge, altro gioco che gode di un'ottima immagine, nel suo caso di stampo quasi 'sportivo'.
L'altra ragione è quella che la maggior parte degli astratti sono caratterizzati da componenti essenziali e da regole assai facili da spiegare (per quanto poi padroneggiarli sia tutt'altra cosa), risultando quindi più immediatamente fruibili rispetto a molti giochi da tavolo, la cui componentistica più attraente e curata alla fine richiede anche qualche spiegazione in più. Pensiamo, per esempio, agli scacchi, dove le regole di movimento possono essere acquisite in pochi minuti anche da un bimbo di cinque - sei anni, mentre poi il coordinamento dei pezzi è tutt'altra cosa ;)
Per rispondere alla domanda iniziale, quindi, gli astratti secondo me 'tirano' sempre e possono rappresentare anche un settore interessante dal quale partire per attirare nuovi utenti nel nostro mondo dei giochi da tavolo.

I fratelli di Hive


Zertz
Diversi anni fa un certo clamore lo suscitò il Progetto GIPF, dell'autore belga Chris Burm, che tra il 1998 ed il 2007 ha progettato diversi titoli astratti che egli intendeva come 'collegabili' tra loro, ovvero che giocando a ciascuno di essi era possibile ottenere teoricamente dei bonus per gli altri.
I titoli in questione ottennero un successo medio elevato ed ebbero il pregio di attirare molto l'attenzione del mercato su questo genere, solitamente considerato sino ad allora come piuttosto di nicchia.
Yinsh (immagine da Wikipedia)
Tra di essi in particolare hanno ottenuto riconoscimenti o un elevato gradimento Zertz, basato sui principi generali del mangiare tipici della dama, ma utilizzando una 'scacchiera' componibile che nel corso della partita va a scomparire, Yinsh, gioco di allineamento che si svolge su di un tabellone con una griglia a triangoli e che sfrutta come pedine tondi e corone circolari e Dvonn, gioco di impilamento, nel quale si tende a creare gruppi isolati di pedine, controllandole grazie al pezzo che sta sulla cima di ogni pila.
L'intelligenza dell'autore, oltre che nella abilità di dar vita a così tanti titoli, mediamente di buon - ottimo livello quanto a giocabilità è stata anche quella di renderli piuttosto curati dal punto di vista dei componenti (rendendoli attraenti), così da interessare un pubblico potenzialmente più ampio.

Ponte del Diavolo

Tra gli ulteriori titoli che reputo meritevoli c'è, a me caro, Il Ponte del Diavolo, ideato da Martin Ebel e pubblicato nel 2007 addirittura da Hans im Gluck, cosa inusuale per un astrattone. Qui lo spirito del gioco è quello di collegare un certo numero di teoriche isole formate da 4 pedine (che si collocando su di una scacchiera quadrettata 10x10) tra loro, grazie ad appositi ponti. Alcune facili regole di piazzamento rendono il gioco estremamente tattico (es. non è possibile creare isole di più di 4 pedine adiacenti ortogonalmente tra loro; il piazzamento di pedine adiacenti in diagonale è consentito, ma 'annulla' il valore delle isole interessate) e profondo e la cosa mi ha attratto notevolmente, spingendomi a frequentare per un breve periodo le sale virtuali di Yucata.de dove è possibile giocarlo online. Il gioco però, nonostante l'uscita nel catalogo di una casa rinomata come la HiG, non è riuscito a sfondare presso il grande pubblico ed è tuttora giocato, per quanto ne so, principalmente online, sulle 3-4 piattaforme che lo ospitano (alcune nella modalità 12x12).

Six
Molto bello e potenzialmente fruibile dal grande pubblico è poi, a mio avviso, anche Six. di Steffen Muhlhauser, edito da SteffenSpiele e Foxmind, gioco nel quale si cerca di allineare (o formare un triangolo o un cerchio da 6) sei pedine esagonali del proprio colore. Il piazzamento ha luogo sul tavolo, quindi è un gioco senza scacchiera nel quale si piazzano pezzi a contatto gli uni con gli altri.
Ottimi i componenti e tanto semplice quanto stimolante il gioco (finito il piazzamento delle pedine si iniziano a spostare quelle collocate e quando si 'rompe' una catena si eliminano dal gioco le pedine non più connesse. Il titolo ha avuto una certa diffusione negli States grazie all'edizione a stelle e strisce, mentre in Europa è meno noto, complice la provenienza da un piccolo editore (Steffen) specializzato, appunto, solo in astratti.

Altri titoli che ricordo, in ordine sparso, sono quella della serie edita dalla Gigamic (in genere distribuiti in Italia da Oliphante), come Quarto (in legno, si devono allineare quattro pezzi con attributi similari, su di una scacchiera 4x4), Quoridor (in legno, con scacchiera, dove l'obiettivo è raggiungere il lato opposto, evitando gli ostacoli) o Katamino (solitario con incastro di pezzi alla Tetris), ma anche i classicissimi Abalone od Othello.

Hive

Come accennavo Hive, di John Yianni, edito da Gen42 Games ed in Italia da Uplay.it è uno dei titoli della categoria che maggiormente si sono imposti alla attenzione del grande pubblico, riuscendo a superare brillantemente il cerchio ristretto del target dei soli astrattofili, tanto che, edito nel 2001, ha conosciuto un paio d'anni fa l'edizione italiana della Uplay.it e si è evoluto anche nel packaging , uscendo ora in una utilissima confezione con zip, facilmente trasportabile.
Ottimi anche qui i componenti, con tesserone esagonali solide e piacevoli al tatto, in bachelite, le quali ritraggono diversi insetti, ciascuno dotato di proprie caratteristiche speciali di movimento.
Anche qui, come in Six, non abbiamo una scacchiera o tabellone, ma i pezzi (esagonali) si collocano sul tavolo e poi si muovono scivolando a contatto fra loro (in un paio di casi anche montando sopra ai pezzi esistenti). Semplici le regole, visto che al proprio turno o si piazza un nuovo pezzo o si muove uno esistente e lo scopo del gioco è quello di circondare l'ape regina avversario (questo è l'80% del regolamento), il titolo suscita una adeguata riflessione e, avendolo presentato in demo ai tavoli della ludoteca di Plombier per un paio d'ore, devo dire che se avessi avuto scatole da vendere ne avrei date via, credo, almeno tre o quattro senza problemi, perché tutti quelli che lo hanno provato ci hanno giocato più partite e sono andati via segnandosi il nome.
Considerando che quasi tutti gli utenti erano neofiti, direi che è un bel risultato.
Personalmente ci ho giocato  molte meno partite di quello che mi avrebbe fatto piacere e leggendo un paio di articoli ho riscontrato come è possibile che, sottoposto ad uno studio approfondito, possa rivelarsi più breve (parlo di numero di mosse a partita) di quanto non appaia nelle prime esperienze di gioco (ovvero le prime mosse possono influenzare già pesantemente l'esito) ma, al solito, arrivare a quel punto richiede, per giocatori che non si mettano a cercare con foga le strategie dominanti, mesi di gioco continuo e comunque, anche se lo si approccia con lo spirito di 'romperlo', il tempo da dedicare all'attività è lo stesso tale da giustificare (sotto forma di divertimento e tempo occupato) l'acquisto ;)

Perchè non sfondano allora, 'sti astratti?

Mie possibili spiegazioni:
1. Il loro vantaggio, ossia quello di essere avvolti da un'aura di 'intellettuale', si risolve essere anche un potenziale svantaggio, perché se avvicina facilmente chi avrebbe paura di essere additato come 'giocatore' (protetto qui dal velo del 'è un gioco di logica che allena il cervello') nel contempo scoraggia chi si siede al tavolo per provare qualcosa di anche rilassante ;
2. La maggior parte di essi è per due giocatori, ovvero è fruibile primariamente nel testa a testa e questo li rende inadatti a gruppi di giocatori più ampi (quello che accade a me) ;
3. Il giocatore astratto tende, come 'tipo', più a specializzarsi in un singolo titolo, studiandolo ed approfondendolo a lungo ed i titoli che continuano ad attrarre la maggior parte del potenziale pubblico (anche se ho idea che gli utenti siano in calo) restano i classiconi, come gli Scacchi e Dama da noi o il Go in oriente.

Vabbè, io il mio piccolo contributo alla liberazione degli astratti anche per il grande pubblico e spero di avervi fornito qualche valida idea per compiere qualche passo in questo ambito :)

Attendo anche da voi qualche suggerimento su altri titoli che riterreste utili  ed inserisco questo articolo tra quelli di approfondimento sulle meccaniche di gioco.

Per chi fosse interessato, in particolare, al genere, rinvio per utili approfondimento al sito Tavolando, da anni impegnato nella diffusione della cultura degli astratti, anche grazie ad una rivista online periodica, ossia il Fogliaccio degli astratti, che ha da tempo superato le 60 uscite (qui il link al loro sito).

Ricordo infine che chi fosse eventualmente interessato a Hive può trovarlo nel negozio online Egyp.it

-- alcune delle immagini sono tratte dai siti delle case produttrici dei giochi ritratti (o da altre fonti, indicate), alle quali, citate nell'articolo, spettano i diritti sui propri prodotti e saranno rimosse, in caso, su semplice richiesta degli aventi diritto --

14 commenti:

  1. Bell'articolo. Le motivazioni elencate mi paion tutte valide, sia le pro che le contro. Anni fa avevo iniziato il Go - che come rapporto profondità / regole è il più alto - e ho capito subito che richiedeva una dedizione assoluta per diventare anche solo vagamente competitivi. Aprivo un libro con le spiegazioni delle partite e leggevo "la mossa in 126 cambia il corso della partita". E ovviamente mi ritrovavo a fissare il goban non comprendendo assolutamente perché proprio quella mossa (mi parevan tutte ugualmente valide) avesse mutato la sfida.
    Probabilmente ci sono astratti più semplice e più"ponte", ma ogni tanto al Go ripenso come a una pin-up: bellissima ma inavvicinabile.

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  2. Una analisi interessante; gli scacchi permettono un ottimo approccio ad una certa "logica" dei wargames, come il valore dei pezzi ed il loro rapporto spaziale reciproco, pur mancando completamente l'aspetto fondamentale dell'imprevedibilità (sia nell'esito dello scontro che nella catena di comando, l'arrivo dei rinforzi o l'applicazione di una particolare situazione geopolitica ecc.). Inutile dire che li amo molto.

    Non mi trovi invece d'accordo sulle conclusioni del rapporto appassionato/occasionale: manca la considerazione che, per fortuna, è possibile apprendere (ed insegnare a notare) il "perchè" degli errori ed il "perchè" si fanno certe scelte per evitarli.

    Come dice Agzaroth qui sopra, se trovi solo chi vuole mostrarti quant'è bravo a chiuderti rapidamente in faccia, è di sicuro frustrante - ma se trovi chi ha interesse a farti crescere, è un'ottima occasione anche per imparare dalle (molte e continue) sconfitte: il piacere allora non è nel vincere o perdere, ma nell'arrivare a padroneggiare con fatica qualcosa di complesso. Yūdansha di Aikido, neurochirurgia in stereotassi, l'evoluzione della Prussia tra 18° e 19° secolo... vale per tutto.

    Per dire, la mia copia di "Scuola di Scacchi" di Pietro Ponzetto va a brandelli da quanto l'ho prestata in giro ad amici (e/o relativi figli) che mi chiedevano "qualcosa di ben fatto da leggere"; i circoli sono di sicuro una realtà, come per altri sport, ma non è la mia esperienza che "la diffusione ludica", come dici tu, ne venga limitata - specie con i tantissimi ed in alcuni casi ottimi programmi per computer/smartphone disponibili per un addestramento indipendente.

    Finito l'endorsement (giocate a scacchi, ovunque, ed impegnatevi!!) ti rinnovo i complimenti per il focus su un campo "negletto" dell'hobby; ignoravo del tutto l'esistenza del Fogliaccio, in realtà (come dici tu) non è un tema che personalmente mi appassioni così tanto, anche se ultimamente ho trovato molto ben fatto THE DUKE (Catalyst, 2013) di Holcomb-McLaughlin.

    Chiudo con una nota, che riporto della pagina che avevi fatto su Hive: si si carino, non dimentichiamoci però della possibilità di giocare - gratis - ad astratti con un semplice mazzo di carte, ad esempio l'ottimo ARMY ANTS di Bryan Winter (googlate e lo trovate).

    Saluti,
    ...no non mi firmo, tanto chi sono penso si sia capito :D

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    1. ti ringrazio per il riferimento ad Army Ants, proverò sicuramente!
      Io sono uno di quelli che ama gli astratti "in generale" e noto che, in linea di massima, l'ostacolo più grande è che "fanno paura a priori" per via della spartanità dei materiali. Si riconosce in tale essenzialità, un focus molto alto sulle abilità dei giocatori al tavolo e, ci si sente quindi spesso sotto esame.

      Concordo con te comunque nel piacere di approfondire il perchè delle cose. Ho giocato una cinquantina di piacevolissime partite ad Hive, poi un amico ha acquistato il libro del campione del mondo e me lo sono poi fatto passare. Il maggior piacere non è stato tanto l'apprendere cose nuove, ma piuttosto il fare ordine in quello che ormai erano "automatismi" o qualcosa che a cui non si dava il giusto peso (ad esempio: le aperture, con 4 pezzi, sono I J Z C e sono fondamentalmente decise dal nero, portando quindi a impostare il resto della partita in maniera differente. qualcosa che non avevamo mai davvero realizzato).

      ciao!

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    2. Campione del mondo?! Accidenti c'è chi l'ha presa seriamente, pare! "Play Hive like a champion" di Randy Ingersoll, giusto? (ho cercato, ne ignoravo l'esistenza)
      Mi sa che sono ad anni-luce dalla tua competenza in merito... devo proprio rispolverare i miei esagoni da viaggio questa estate :) Grazie della dritta, saluti
      Claudio
      (ah! mi sono tradito... :D)

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    3. Vado un po' OT.
      Ma Claudio, a proposito di giochi di carte (War games) rapidi ma molto appaganti conosci THE BATTLE FOR HILL 218? Io lo trovo fenomenale. In poche carte hai un gioco tematico (quindi non astratto) e molto tattico.

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    4. Si hai ragione, molto bello! Ho la versione gratis per computer (http://www.honte.org/Hill_218/Hill.html) ma è un po' che non ci gioco per la verità. Saluti,
      C.

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  3. i giochi astratti hanno un fascino assoluto. credo che chiunque legga il blog abbia passato un po' di tempo giocando ai vari dama, scacchi, otello e ...
    Da parte mia amo gli scacchi (che sto insegnando a Lorenzo, magari ho in nuovo Caruana in casa) e in generale tutti gli astratti, anche se per padroneggiarli penso ci voglia veramente tanta fatica (ho avuto l'approccio identico ad Agzaroth per il Go)
    Da parte mia suggerisco di non tralasciare nemmeno gli astratti che giocavano in Grecia (o dove volete) millenni fa.
    Mi sono costruito una versione casalinga di Polis (Il gioco della Città) in legno e ogni volta che arriva qualche nuovo amico ci facciamo una partita e non è rara la richiesta di costruzione di un tavoliere da portarsi a casa, chissà che non siano poi loro i famosi Gateway verso il nostro mondo.

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  4. Comunque i giochi astratto hanno un indubbio fascino. Proprio perchè non possono far leva sull'ambientazione, ti ci avvicini incuriosito dalla meccaniche che deve essere perfetta e stimolante.
    Citerei anche Hex, quello di John Nash, replicabile anche con semplice foglio quadrettato.

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  5. Riflessione molto interessante Fabio.
    Per quanto mi riguarda credo di poter affermare che sono stati sicuramente il mio cancello d'ingresso al mondo del gioco da tavolo: dama, scacchi e dama cinese sono stati i primi giochi su cui ho messo le mani e poi da lì è stato un crescendo inarrestabile. Periodicamente vengono nuovamente catturato dal demone dell'astrattismo e per un periodo mi dedico intensamente ad un gioco particolare, per poi finire inevitabilmente per tornare agli amati boardgames.

    Ripensando ai miei trascorsi giovanili, sono arrivato alla seguente riflessione: ma non è che è proprio questo ruolo "introduttivo", di educazione al gioco che si è andato un po' perdendo? E non è proprio per questo che in fiera i giochi astratti attirano di più, o quanto meno risultano meno "intimidatori" (facendo il dimostratore per Oliphante confermo a pieno quanto detto da Fabio).

    L'altro pensiero che mi è balenato in mente è il seguente: non sarà che ormai gli scacchi e la dama hanno acquisito un ruolo nei confronti dei giochi astratti moderni simile a quello di Monopoli e Risiko nei confronti dei boardgames moderni!?

    p.s. Pylos è sicuramente il miglior astratto Gigamic, ma non capisco perché venga sempre dimenticato... :)

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  6. Io sono un grande fan dei giochi astratti (ne possiedo quasi 100). Oltre ai 3 giochi astratti per eccellenza tramandati da migliaia di anni che sono per me gli Scacchi, il Go e lo Shogi (che non è stato nominato), gli altri giochi astratti più famosi che non sono stati nominati sono sicuramente Twixt, Hex, Xiangqi e il Mancala.

    Un po' sotto come popolarità ma sempre molto famosi ci sono poi che non sono stati nominati Buffalo, Fantasmi, Geniale!, Kamisado, Khet the Laser Game, Octi, Splits e Tayu.

    Poi una menzione va fatta sicuramente anche per i giochi della Jactalea Exxit, Khan Tsin e Mana.

    Infine una menzione speciale per Carnac, grande gioco astratto da poco pubblicato del nostro italiano Emiliano Venturini.

    Per finire invece vi lascio con un gioco astratto che affacina per come nonostante le regole siano più semplici degli scacchi e i pezzi si muovino tutti allo stesso modo, ancora oggi il computer non riesce a battere i giocatori umani ed è stato fissato dal 2002 un premio annuale di 10.000 dollari, fino al 2020, per il primo software in grado di sconfiggere uno dei migliori giocatori umani in una sfida di 6 o più partite e finora nessuno ha vinto il premio. Sto parlando di Arimaa.

    Concludo con una riflessione sul fatto che i giochi che ci sono stati tramandati e che quindi sono quelli che restano più scolpiti nella momoria sono giochi astratti, come ad esempio Hnefatafl.

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  7. Articolo molto interessante. A mio avviso però meritano una segnalazione anche alcuni titoli del geniale Leo Colovini...spesso si tratta di astratti veri e propri con semplici ambientazioni a tema...uno per tutti il bellissimo Carolus Magnus, ma anche Alexandros ad esempio.

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  8. Segnalo solo che a Essen di due anni fa era presente un giochino astratto molto molto carino: Six-MaKING.. una sorta di dama-scacchi su scaqcchiera ridotta dove i pezzi deglio scacchi si creano in maniera dinamica.. Federico se ne era innamorato e l'aveva preso...
    Trattandosi di scacchiera 7x7 (se non erro) e 6 padine a testa, rifarselo a casa è un attimo...
    Vi allego l riferimento su BGG: http://boardgamegeek.com/boardgame/149910/six-making

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  10. I giochi con le carte tradizionali non vengono considerati astratti?

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