lunedì 6 luglio 2015

[Prime Impressioni] - Lanterns: the harvest festival

scritto da Fabio (Pinco11)


Fra ottobre e novembre 2014 il progetto Kickstarter di Lanterns: the Harvest Festival, edito dalla Foxtrot Games (per 2-4 giocatori, indipendente dalla lingua, partite di durata media di mezz'oretta) ed ideato da Christopher Chung raccoglieva circa 30.000 dollarozzi, risultando felicemente finanziato con alcuni strech goals raggiunti.
A distanza, come tipico di questi progetti, di alcuni mesi, è arrivato in giro, anche in vendita in diversi negozi online, il prodotto finito e, spinto anche dall'ingresso del titolo nel novero dei selezionati di quest'anno da parte della nota associazione Mensa, mi sono alla fine convinto a prenderlo.
Si tratta, come vedremo, di un titolo incentrato su meccaniche di piazzamento tessere e di raccolta set, piuttosto facile da spiegare, ma con un interessante sviluppo sul tavolo. 
Ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. rievocando in me sensazioni che mi aveva suscitato un consigliato dello Spiel des Jahres 2014.


Vediamo che c'è nella scatola 

Al suo interno troverete prima di tutto 36 tessere 'lago' di formato leggermente più grande di quelle classiche di Carcassonne, ciascuna delle quali è divisa in quattro settori triangolari, ciascuno di un colore.
Ci sono poi 56 carte 'lanterna', in 7 colori (8 per ciascuno), una manciata di segnalini in legno (favor) ed una di token punteggio (dedication).

Come si gioca?

E' in effetti presto detto. Ad inizio partita ognuno riceve tre tessere lago, una carta lanterna e si piazza al centro del tavolo la tessera di partenza.
Al proprio turno, semplicemente, ogni giocatore piazza una delle tre tessere che ha in mano a contatto con una di quelle sul tavolo (facendone combaciare un lato). Nel farlo egli otterrà una carta lanterna (del colore in questione) per ogni abbinamento di colori tra settori triangolari della tessera che piazza con quelle con cui la tessera piazzata entra a contatto.
Inoltre ogni giocatore (compreso il piazzante) riceve una carta lanterna del colore corrispondente al lato della tessera piazzata orientato verso di lui.
Le carte colore ottenute si possono utilizzare, prima di piazzare la propria tessera lago, restituendole alla 'banca' in combinazioni predefinite, ovvero un set da sette colori diversi, oppure un set di 4 carte del medesimo colore, oppure tre coppie di carte (ogni coppia dello stesso colore), ottenendo i token punteggio corrispondenti (di valore decrescente con il procedere del gioco).
Aggiungo solo che certe tessere contengono un elemento scenico (piattaforme) che attribuiscono dischetti 'favore', che possono essere scartati (due di essi) per scambiare una volta per turno (sempre prima di piazzare la tessera) una carta lanterna con una di un altro colore.
Si procede sino a che non si piazzano tutte le tessere lago: si avrà quindi un ultimo giro per restituire un ulteriore set di carte e poi si conta chi ha più punti.

Come gira?

In sintesi: bene, bene.

Per essere un pelo più prolisso parto, come sempre, dalle impressioni che restituisce l'occhio, dicendo che il gioco sul tavolo il suo bell'effetto lo fa, perché le tessere, pur non essendo nulla di memorabile come disegni, hanno il non marginale pregio di non creare grossi problemi nell'identificare i vari colori e sono sufficientemente grandi da essere fruibili a tutti, ma nel contempo non tanto da essere ingombranti.
I segnalini favore di legno sono sicuramente un piccolo tocco di classe, anche se la qualità complessiva del prodotto avrebbe potuto essere  elevata di un paio di tacche se al posto delle carte colore (lanterna) avessero avuto la genialata di metterci delle fiches, magari rettangolari. L'osservazione mi risulta ancor più spontanea per il fatto che il gioco, ve lo anticipo, mi ha portato sin da subito sensazioni non dissimili da quelle di Splendor, per cui la prima cosa che ho pensato è che una sua versione deluxe non potrà non avere a sua volta delle fiches :)
L'ambientazione mi state chiedendo? Vabbé, è simpatica l'idea, ma se al posto delle 'lanterne' trovavate delle bandiere rionali o magari delle 'ali di pollo colorate', non vi sareste stupiti più di tanto. Con questo voglio dire che la grafica rende l'idea del tema, ma non è che le meccaniche (come in Splendor) vi evochino momenti di vita vissuta.

Il suo meglio, quindi, il gioco lo dà sotto il profilo delle meccaniche, perché l'autore è riuscito a dar vita ad un titolo dalle regole estremamente facili (piazza una tessera e prendi carte - colore se ottieni degli abbinamenti e in più diamo una carta colore omaggio a tutti), che risulta spiegabile a praticamente chiunque in 3 minuti di orologio, ma che nel contempo consente, come deve essere nei titoli di questa categoria 'introduttiva', di elaborare tattiche e strategie tali da creare un fossato tra chi si limita a fare la sua mossa rispettando solo le regole e chi ci riflette sopra.
Ammetto di non aver intuito la cosa a prima vista, leggendo solo le regole, ma di esserci poi arrivato ben presto, nell'arco di pochi giri di gioco, perchè mi focalizzavo solo sull'idea che "più abbinamenti creo, più carte colore prendo, per cui sarà tutta una questione di fortuna nella pesca delle tessere". 
Fino a qui, in effetti, il gioco risulta proponibile anche a bambini dai sette anni in su o forse anche meno.
Poi fai qualche giro ed inizi a capire che la chiave non sta tanto nel pescare la tessera giusta e nell'incamerare magari due carte colore invece di quella standard che non ho mai visto non riuscire a prendere, quanto piuttosto nel fatto che le carte colore sono limitate, così come (e forse anche un poco di più) in Splendor sono limitate le fiches di ogni colore.
Se, quindi, le carte di un certo colore sono tutte fuori e nessuno le restituisce, si apre un momento di 'carestia' e semplicemente chi dovrebbe ottenere quel colore di carta, non lo otterrà.
Quello che cerco di far capire che il gioco, che sembrava ai primi giri fatto per Peppa Pig ed i suoi amici, diventa rapidamente un qualcosa da bastard inside, almeno se lo vogliamo giocare con un certo senso. Il passaggio è lo stesso che corre tra giocare Carcassonne a due in modo rilassato e giocarlo aggressivo, ossia non tanto per fare punti, ma per bloccare i trippoli dell'avversario.
A seconda di chi siede al tavolo e di come gioca, quindi, le cose possono cambiare rapidamente: magari ci può essere quello che immagazzina cinque o sei carte di un certo colore e tira a prenderle tutte, per bloccare in questo modo la possibilità di restituire set completi di sette carte diverse, così come ci possono essere quelli che giocano a far esaurire un colore, per poter poi piazzare tessere in modo tale da non regalare nulla all'avversario/i.
La difficoltà complessiva nel capire il gioco, è chiaro, resta bassa; la cattiveria, alla fine, paga solo se diversi tra i presenti sono competitivi (altrimenti tu continui ad immagazzinare carte e gli altri fanno punti diversamente ...) ed un piccolo peso lo ha anche il fattore alea, perchè alla fine sempre tessere peschi e le partite tendono ad essere molto tese e combattute, ovvero senza grossi scarti, ma l'idea che il tutto trasmette è di essere sicuramente più profondo e gradevole di quanto non appaia a primissima vista.
Il bello è che basta una partita per capire che c'è di più e l'interazione (se si gioca in modalità competitiva) si avverte.
Per altro, grazie all'escamotage di ridurre il numero di carte colore e di tessere da utilizzare, il gioco scala bene anche in due o tre, senza che si avvertano cali di giocabilità.

Nel complesso, quindi, Lanterns è un titolo che avvicino molto, come idea di base a Splendor, perché propone un livello di semplicità nelle regole (se possibile) anche maggiore di quest'ultimo, creando però nel contempo l'ambiente ideale per elaborare tattiche più o meno a lungo termine. Pur basato su meccaniche diverse (qui c'è anche il piazzamento tessere e la raccolta set è declinata in modo diverso), è quindi a quel titolo che faccio riferimento per dare un'idea delle sensazioni che il gioco può restituire e direi che non è un paragone da poco!
Qualche perplessità me la suscita però la longevità, perchè ho notato che i miei compagni di gioco sono risultati un pelo meno entusiasti di me di questo titolo e la cosa mi ammonisce sul fatto che il gioco può effettivamente non cogliere un gradimento così universale come Splendor.

Conclusioni

Lanterns è risultato per me, come accennavo, una assai piacevole sorpresa. Partendo da regole facili ed immediate riesce invece a proporre un gameplay che spinge a riflettere ed elaborare tattiche, basate in gran parte sulla scarsità di carte colore disponibili.
Lo avvicino, come sensazioni di massima (pur proponendo un piazzamento tessere come meccanica base) a quelle di uno Splendor, rispetto al quale è caratterizzato da una componentistica sicuramente meno appariscente, proponendo però un livello di sfida equiparabile.
Per me, in definitiva, un ottimo filler (partite che girano in meno di mezz'ora), con potenzialità da gioco introduttivo, che sicuramente cercherò di proporre di frequente sul mio tavolo in futuro ;)

Ricordo come sempre che il gioco, per chi lo desiderasse, è disponibile anche nel negozio online Egyp.it

3 commenti:

  1. Interessante articolo. Continuo a vedere foto di questo gioco in giro per la rete e mi incuriosiva sapere come girasse.

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  2. Non è vero che Slendor ha un gradimento universale. A me non piace e faccio parte dell'universo anch'io! :D

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  3. Davvero molto interessante... e bella l alternativa della fiches... o anche ci vedrei bene delle piccole miniature di lanterne colorate...

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