mercoledì 23 dicembre 2015

[I classici] - Stratego

scritto da Signor Darcy


C’è stata una fase della giovinezza (diciamo finita la fase Brivido), nella quale, passando per gli scacchi e la dama, mi sono avvicinato al gioco da tavolo; ai grandi classici della nostra formazione ludica – RisiKo, Monopoli, Cluedo – ho però fin da subito, grazie a uno dei miei migliori amici, affiancato un altro titolo, ben più conosciuto nel mondo anglosassone (lui è italo-olandese).

Gioco di antica origine e solida meccanica, Stratego trae le sue origini storiche nel continente asiatico, in un contesto non troppo distante da quello degli stessi scacchi – del quale, in origine, Stratego rappresentava una versione per animali. Commercialmente, invece, giochi con le meccaniche simili a quelle attuali si cominciano a intravedere nella Francia del primo Novecento (in particolare ne L’attaque di Hermance Edan; fu invece la casa olandese Jumbo a ideare quella che di Stratego è ormai la versione classica, caratterizzata da una pronunciata ambientazione di epoca napoleonica. L’ingresso nel mercato statunitense risale, infine, al 1961, grazie all’edizione Milton Bradley.


Del gioco a cui viene spessissimo accostato (appunto, gli scacchi) Stratego presenta diverse caratteristiche: innanzitutto la griglia a quadretti, simmetrica per i due giocatori; e poi gli stessi eserciti, a loro volta simmetrici nel valore globale – ma non nella disposizione. Volendo, si presentano affinità anche con la dama: i pezzi muovono tutti di una sola casella e vi sono elementi gerarchici tra i pezzi, peraltro decisamente più importanti di quelli tra dame e pedine.

L’elemento caratterizzante rispetto ai classici da scacchiera o damiera è però la mancanza di una visione d’insieme della battaglia; anzi, proprio la non conoscenza dello schieramento avversario è il cuore di una partita: Stratego è probabilmente uno dei primi giochi a riuscire a coniugare l’informazione non completa con la totale assenza dell’elemento casuale.



Componenti e svolgimento del gioco

La battaglia descritta da Stratego si svolge su una griglia di dieci per dieci caselle. Il tabellone classico presenta due laghi di dimensione due per due nella zona di centro mappa; tali laghi, invalicabili per le truppe, rappresentano gli ostacoli naturali presenti – e spesso ricercati – su ogni campo di battaglia dell’epoca.
Ognuno dei due eserciti è formato da quaranta pezzi; quelli mobili sono suddivisi in nove tra gradi e specializzazioni militari e una spia. A questi vengono aggiunti sei bombe e una bandiera.
Ogni giocatore schiera il suo esercito al riparo di uno schermo centrale, che nelle edizioni recenti richiamano le simbologie dei gradi e le regole principali. I pezzi devono occupare interamente le quattro righe antistanti i laghetti, ma – a parte questa regola – non ci sono vincoli al loro posizionamento: è proprio in questa fase che si decide buona parte della partita, perché lo schieramento dell’esercito deve seguire una strategia ben chiara nella testa del giocatore.
Rimosso lo schermo, a turno e cominciando per convenzione dal rosso, ogni giocatore muove uno dei suoi pezzi mobili – bombe e bandiera non possono essere spostate – in una qualsiasi casella adiacente, avanti o indietro, a destra o a sinistra, mai in diagonale. Ogni qual volta un pezzo irrompe in una casella occupata da un pezzo avversario si ha uno scontro, dal quale esce vincitore il pezzo di grado più alto, il quale viene a questo punto rivelato (il retro di tutti i pezzi di un colore è identico, come in un mazzo di carte). Il pezzo sconfitto viene rimosso dal gioco; in caso di parità di grado, entrambi i pezzi vengono eliminati.
Un pezzo che, attaccando un avversario, dovesse scoprire una bomba, viene rimosso – fa eccezione l’artificiere, che è invece in grado di disinnescare l’ordigno.
La partita termina quando uno dei giocatori, con uno dei suoi pezzi, entra nella casella della bandiera avversaria, conquistandola.



Questo è, fondamentalmente, l’intero regolamento di Stratego; a queste poche regole vanno aggiunte una manciata di altre indicazioni valide per alcuni, specifici pezzi.
In linea generale, gli scontri premiano il più alto in grado: il generale ha la meglio su un colonnello, un capitano ha la meglio su un sergente, e così via.
L’unica parziale eccezione è data dal pezzo più debole, la spia, che, a condizione che sia lei ad attaccarlo – e non viceversa – ha la meglio sul pezzo più potente dell’esercito nemico, il maresciallo (ricordo che, negli eserciti di epoca napoleonica, proprio il maresciallo rappresenta il grado più alto della gerarchia militare: celebri i ventisei marescialli di Napoleone che, con alterne fortune, caratterizzarono l’intera sua epopea).
Gli altri due pezzi caratterizzati da regole proprie sono invece l’artificiere (del quale ho già detto e che, in virtù della sua estrema importanza, riveste un ruolo di primo piano nella battaglia) e l’esploratore, il quale riveste un curioso ruolo che, in un certo senso, fonde quello del pedone e della torre degli scacchi. L’esploratore, infatti, che è la specialità più diffusa tra i pezzi dello Stratego e riveste quindi un ruolo numericamente importante, è l’unico pezzo in grado di muoversi di più caselle, purché libere, arrivando finanche ad attaccare un pezzo avversario distante da lui – ma non potendo oltrepassare tale ostacolo. Beninteso, anche senza attacco, un salto di due o più caselle rivela immediatamente all’avversario la qualifica del pezzo di turno.



Più nel dettaglio, i trentatré pezzi mobili, qui elencati in ordine di forza, sono suddivisi in un maresciallo, un generale, due colonnelli, tre maggiori, quattro capitani, quattro tenenti, quattro sergenti, cinque artificieri, otto esploratori e una spia. Salta subito all’occhio la relativa debolezza dell’artificiere, del resto soldato ben poco avvezzo al corpo a corpo; ne consegue il fatto che lo schieramento iniziale debba possibilmente prevedere un’adeguata copertura per i cinque artificieri, pezzi la cui specialità è richiesta in fase avanzata.

Le varie edizioni del gioco uscite negli anni presentano sostanziali differenze nel tabellone (più o meno ricco di dettagli) e, soprattutto, nei pezzi. L’edizione del mio amico è quella della Jumbo e presenta dei clamorosi pezzi di plastica a forma di torre, nei quali i cartoncini rappresentanti i gradi vengono infilati a mo’ di schermo. Le torrette, visivamente bellissime anche per via dei merli, sono peraltro ergonomicamente efficaci: in caso di scontro, è sufficiente impilarle e girarle contemporaneamente, in modo che ciascuno giocatore possa mostrare il proprio pezzo all’avversario.
Al momento di comprare la mia copia, purtroppo, ho dovuto optare per la più moderna edizione Jumbo, la quale sostituisce le torrette con dei supporti rettangolari ai quali vanno applicati degli adesivi.
Tralasciando il fatto che con gli adesivi sono negato e in un paio di casi gli ho attaccati talmente storti che quasi i relativi pezzi si distinguevano per l’affioro di un angolino, a lasciarmi un po’ freddo è la conformazione dei pezzi stessi, ben più scomodi da maneggiare in caso di scontro e peraltro meno stabili delle torrette – un pezzo che cade sulla plancia è potenzialmente in grado di rovinare una partita.

Anche per quanto riguarda uno degli aspetti per alcuni più fastidiosi del gioco – per inciso, io lo considero un punto di forza –, ossia l’indicazione dei gradi militari, la nuova edizione ha optato per un cambio radicale; se da un lato il sostituire le sagome in bianco con delle immagini a colori è tutto sommato appagante, la scelta di ricorrere ai numeri (dal 10 del maresciallo all’1 della spia) invece che alla simbologia militare a mio giudizio comporta un sensibile raffreddamento quanto all’ambientazione.
Se prima era necessario un lieve esercizio mnemonico per ricordare la progressione dei gradi – cosa che a me, relativamente appassionato, non ha comportato alcuna fatica -, ora questo pretesto bellico è stato aggirato in una maniera decisamente astratta: non che nella sostanza cambi molto, ma converrete che “il colonnello batte il tuo maggiore” crea un’atmosfera ben diversa rispetto ad un banale “8 batte 7”.
(Paradossalmente, al di là dell’ambientazione, trovo pure controintuitivo la scelta dell’ordine decrescente – che pure dovrebbe essere decisamente più immediata.)
Ogni volta che spiego il gioco provo a introdurre i gradi militari – perché per me Stratego è un confronto bellico prima che uno scontro astratto; ma ammetto che – a parte qualche caso (“il sergente lo riconosci perché è quello che urla”), i miei sforzi sono vani, tanto che mi devo adeguare e usare i numeri. Pazienza.

Tattica e strategia

A dispetto dell’idea strategica, ogni battaglia combattuta sulla plancia di Stratego è fondamentalmente dominata dalla tattica – aspetto questo che, a suo modo, favorisce la pur sempre debole ambientazione del gioco (che rimane pur sempre un astratto): la disposizione dell’avversario, al pari della propria, condiziona inesorabilmente le partite. Scoprire, ad esempio, che in prima linea ti aspetta una linea fortificata con qualche bomba, piuttosto che rendersi conto che l’ala sinistra avversaria è sensibilmente più forte della tua destra portano immediatamente a cambiare i piani – vuoi per limitare i danni, vuoi per sfruttare a proprio vantaggio le informazioni sullo schieramento nemico.


Indicazioni di massima arrivano dall’esperienza e, volendo, dai forum dedicati a stratego (gioco che, per la sua natura astratta, si presta moltissimo all’implementazione informatica ed è tuttora molto giocato su internet, peraltro con decine di varianti rese possibile dall’intelligenza artificiale, dai quattro giocatori ai ruoli nascosti fino alla fine): appare chiaro quindi che la bandiera vada difesa possibilmente nelle ultime linee dell’esercito (sebbene il mio amico un giorno di tanti anni fa mi rifilò una mirabolante sconfitta celando la sua bandiera sulle sponde di uno dei due laghi), magari circondata dalle bombe – ne bastano tre, stante l’impossibilità di muoversi in diagonale. Con le altre tre bombe è per esempio possibile creare un fortino del tutto simile in un’altra zona delle retrovie, con l’intento di confondere l’avversario.
Altri pezzi da preservare sono come detto gli artificieri e, possibilmente, qualche esploratore per le fasi finali, nelle quali la loro abilità a spostarsi rapidamente risulta fondamentale per scoprire l’entità di un minaccioso attacco avversario e smascherare eventuali bluff.
Come facilmente intuibile, due dei pezzi di più difficile posizionamento sono il generale e la spia; generalmente questi ultimi due non stanno mai troppo distanti tra loro perché l’unico pezzo avversario che può avere la meglio sul primo – il maresciallo – è proprio l’obiettivo della seconda. Il rischio è, ovviamente, quello di rivelare con estrema chiarezza all’avversario quale dei pezzi che vengono repentinamente mossi è la spia (evitate di creare un corridoio che liberi dalle retrovie un pezzo “misterioso” appena scoprite il maresciallo nemico). Una volta scoperta, la spia è il più facile dei bersagli: un esploratore è sufficiente a eliminare la minaccia al maresciallo. Viceversa, un buon posizionamento iniziale permetterà alla spia di essere già nella zona calda quando si affronteranno i gradi alti – scontri che, per inciso, non di rado avvengono nelle prime fasi della battaglia. (Intervenire immediatamente con rapide sortite pezzi forti – i colonnelli piuttosto che il generale – contro le prime linee avversarie è una mossa che può provocare parecchia sorpresa in un avversario, specie se avvezzo a strategie ben più conservative, anche a costo di un maggior spolpamento iniziale.)

Uno degli aspetti che, personalmente, trovo tra i più complessi di Stratego è l’organizzazione di un attacco serio – quello, per intendersi, volto allo snidamento di un fortino avversario, possibilmente quello che protegga la bandiera. Un attacco troppo rapido potrebbe schiantarsi contro una difesa ancora forte, retta da pezzi di alto grado; viceversa un attacco tardivo, quando i pezzi rimasti in gioco sono relativamente pochi, spesso non consente di mantenere una copertura adeguata alle proprie posizioni difensive: è oltremodo irritante vedersi soffiare una battaglia che sembrava vinta da una rapidissima incursione di uno o due pezzi avversari – per esempio un artificiere e un ufficiale di grado relativamente alto – che, aggirando il fortissimo centro del tuo schieramento, giunge pressoché indisturbata davanti alle tue bombe. In linea di massima, comunque, vale il principio degli scacchi per cui chi controlla il centro ha buone possibilità di portare a casa la vittoria: un intelligente disposizione del fronte d’attacco permette di sfoltire rapidamente la seconda e la terza fila nemica, consentendo di identificare senza particolari dubbi quelle due, tre posizioni che, sorprese a parte, possono contenere la bandiera – e su quelle concentrare gli attacchi, curandosi di avere sempre a ridosso della prima linea qualche artificiere.

Proprio gli artificieri costituiscono, com’è ovvio che sia, uno dei principali obiettivi dell’avversario: si tratta di pezzi che non dovrebbero mai partecipare a uno scontro – che, per inciso, probabilmente perderebbero; una volta rivelato, l’artificiere diventa immediatamente il bersaglio di un’incursione nemica. Dovesse perdere tutti e cinque i suoi artificieri, un giocatore sarebbe impossibilitato a vincere e può puntare, al massimo, a una disperata patta.

Un ultimo elemento da considerare, il quale a sua volta può – un po’ forzatamente – essere oggetto di un’altra analogia con gli scacchi, è quello dello scontro intenzionale tra due pezzi di pari grado. Come negli scacchi, può essere utile sacrificare un pezzo, finanche il più forte, se questa scelta tatticamente scellerata può consentire un seppur lieve vantaggio strategico. Il tipico esempio è il giocatore che, privo del maresciallo ma in lieve vantaggio numerico, decide di eliminare il pericolosissimo generale avversario sacrificando il proprio – cosa che, a differenza degli scacchi, avviene immediatamente e senza possibilità di alternative per l’avversario.


Considerazioni finali

Stratego è un gioco vecchio e, come tale, soffre ovviamente di alcune problematiche che, negli anni, sono via via sparite dai giochi da tavolo. Va detto, tuttavia, che, del fattore alea e la possibilità di variare gli schieramenti iniziali lo rendono un titolo decisamente più attuale, se confrontato con altri giochi dell’epoca pionieristica.
Proprio la variabilità strategica data dallo schieramento delle forze consente al gioco di avere una longevità decisamente importante – personalmente, non mi sono ancora stancato di provare strategie sempre nuove; anzi. Inoltre, trattandosi di un astratto di stampo scacchistico, Stratego presenta un’interazione totale. Di contro, come detto, l’ambientazione napoleonica può risultare posticcia, soprattutto se non sopportata adeguatamente dalle scelte editoriali, come avviene per le ultime edizioni.
C’è da dire, tuttavia, che le meccaniche di gioco intervengono in direzione opposta: gli artificieri per le bombe, la velocità degli esploratori, le velleità della spia sono tutte scelte che avvallano la scelta dell’ambientazione. (Cosa che, per inciso, avviene parzialmente in molte edizioni a tema degli scacchi, a patto di considerare le torri – strutture maestose per definizione – qualcos’altro in grado di giustificare il loro potente movimento.)
I materiali sono ottimi – plastica dura, cartone spesso –, le illustrazioni comunque molto belle; la scatola è invece lievemente sovradimensionata (l’edizione Jumbo presenta grossomodo le stesse dimensioni della nuova edizione de I coloni di Catan). Il gioco è ovviamente indipendente dalla lingua, regolamento a parte; il regolamento stesso, del resto, è destramente facile e piuttosto chiaro nella sua struttura.
Il prezzo, che oscilla attorno ai trenta euro, è tutto sommato accettabile e in linea con i prodotti più recenti.

Edizioni speciali

Un ultimo accenno, infine, voglio dedicarlo alle edizioni speciali. Se da un lato esse sottolineano la scarsa aderenza all’ambientazione di Stratego, gioco come detto fondamentalmente astratto, dall’altro possono risultare decisamente irresistibili – peccato che, per quanto mi riguarda, lo sia anche l’ambientazione napoleonica.


Degno di nota è Stratego Star Wars – saga edition, nel quale i pezzi rappresentano – in  maniera convinecente – i protagonisti della trilogia classica o di quella nuova, a seconda dei gusti. L’aspetto negativo è la forma delle torrette, che sono quelle – brutte – dell’edizione statunitense. Le due fazioni, manco a dirlo, sono il lato chiaro e il lato oscuro.
Molto interessante è, tra le altre, anche la versione basata sul Signore degli Anelli.
Solo a titolo di curiosità, dopo il consueto rimando – per quanto riguarda il titolo originale – al negozio di egyp.it, riporto – per chi fosse interessato (io lo ero, quando ho fatto le ricerche) – i gradi relativi ad alcune delle edizioni Star Wars e a quella de Il signore degli anelli che sono riuscito a decifrare dalle foto o da quanto ricavato su internet.

Chiudo salutando tutti e chiedendovi vostri aneddoti o commenti sulla vostra esperienza con questo classicissimo!





Star Wars
Il signore degli anelli
Lato chiaro
Lato oscuro
Buoni”
Mordor
Maresciallo
Yoda
Palpatine
Gandalf
Il re stregone di Angmar
Generale
Luke
Darth Vader
Aragorn
Saruman
Colonnello (2)
Mace Windu
Obi-Wan Kenobi
Dooku
Darth Maul
Legolas
Gimli
Due ringwraith
Maggiore (3)
Anakin
Han Solo
Chewbacca
Jango Fett
Boba Fett
Greedo
Théoden
Éomer
Faramir
Gothmorg, Lurtz e Sharku
Capitano (4)
Quattro jedi, tra cui
Qui-Gon Jinn

Boromir
Arwen
Treebeard
Haldir
Uruk-hai
Tenente (4)
Leila, Padmé, Lando
e uno dei capi ribelli

Elfi
Berserler
Sergente (4)
Piloti e capi ribelli

Frodo, Sam,
Merry, Pipino
Haradrim
Artificiere (5)


Soldati di Gondor
Orchi
Esploratore (8)
Cloni
Droni
Cavalieri di Rohan
Warg rider
Spia (1)


Éowin
Grima Vermilinguo
Bomba (6)
Detonatore termico
Detonatore termico
Fortezza
Fortezza
Bandiera (1)
Spada laser
Spada laser
Albero bianco di Gondor
Occhio di Sauron



4 commenti:

  1. gioco che ricordo con affetto, un astratto ambientato che mi ha regalato un sacco di divertimento e che sto iniziando a giocare (con qualche adeguamento) con il piccolo Lorenzo

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    1. Ottimo! Secondo me è un gioco altamente sottovalutato, con molti meno difetti di altri giochi dell'epoca.

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  2. mi hai appena fatto acquistare la versione del Sig. degli Anelli... :)

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