lunedì 15 febbraio 2016

[Recensione] My Village

scritto da Fabio (Pinco11)

Nel 2012 Village, ideato dalla coppia Inka e Markus Brand ed edito da Eggertspiele vince il prestigioso Spiel des Jahres nella categoria 'esperti': titolo dalle meccaniche tipiche dei gestionali classici, colpisce nel segno soprattutto grazie al tema di fondo prescelto, ossia all'idea che nel corso della partita i personaggi gestiti dai giocatori fatalmente, come nella vita reale, muoiano, lasciando dietro di sé la memoria delle proprie gesta.

A distanza di circa quattro anni ecco arrivare sui nostri tavoli My Village, degli stessi autori ed editori (per 2-4 giocatori, tempo a partita 60-90 minuti, in edizione italiana grazie ad Uplay.it), titolo che si propone, conservando la stessa ambientazione di fondo del predecessore, ma variando in modo radicale il gameplay (introducendo, tra le altre cose, la presenza di dadi, di questi tempi molto trendy) di replicare i fasti del suo predecessore.
Il livello di difficoltà complessiva resta quello dell'originario Village, quindi si tratta di un titolo che ha un target grosso modo familiare, con una preferenza verso gli utenti appena un filo introdotti al gioco da tavolo.


IL VILLAGGIO SI ESPANDE

La prima impressione che si ha prendendo contatto con il gioco è quella legata allo spazio che esso occupa, perché nel setup iniziale si dispone sul tavolo quasi tutto il materiale di dotazione, in particolare, quindi, il buon numero di edifici che i giocatori andranno ad acquistare nel corso della partita, la maggior parte dei quali sono immediatamente visibili ed acquisibili.
Premetto che il gioco prevede l'uso di dadi e le primissime voci che si erano diffuse quando il titolo era in fase di preparazione erano che si sarebbe trattato di una versione dadi di Village: la realtà è invece ben diversa, in quanto i classici cubetti numerati sono qui utilizzati solo come generatori casuali di numeri, il tutto inserito in una struttura da gestionale classico, con i classici edifici produttivi, le classiche filiere produttive e le ancor più classiche diverse strade per ottenere punti e vittoria.

A livello pratico (qui trovate il link al manuale in inglese) l'idea di fondo è quella che ad inizio partita ognuno riceva una plancia personale, la quale contiene cinque teorici omini (uno per ogni categoria che trovavamo già nel vecchio Village, con, per esempio, il viaggiatore, il monaco ed il commerciante), qualche locazione già fruibile e lo spazio per accogliere (al suo fianco) le carte edificio che si andranno a comprare nel corso del gioco.
Ad ogni turno sono quindi rollati un tot di dadi ed i presenti si alternano nello sceglierne una coppia, attivando di conseguenza una o più locazioni a loro disponibili.
In genere i dadi sono utilizzabili ed esauribili per acquistare una locazione nuova, che è quindi tolta dal tavolo e prelevata dal giocatore in questione, oppure possono essere fruiti per attivare anche tutte le locazioni che si possiedono (a fondo bianco) che recano quel determinato numero.
Come tipico del predecessore, anche in My Village molte operazioni hanno un costo sia in risorse che in tempi, con il classico percorso ad orologio che tiene traccia di essi, provocando, al compiersi di ogni giro, la morte di uno dei nostri omini, alla quale consegue l'impossibilità (fino a che l'omino non sarà rimpiazzato) di fruire di quel settore del nostro piccolo villaggio.
È concessa, naturalmente, la possibilità di incidere in momenti chiave sul risultato uscito sul dado ed è introdotto, a fianco a quello dei punti classici, anche il concetto dei punti 'temporanei', che richiedono di essere messi in salvo prima che l'evento peste se li porti via.
La partita ha termine quando sono deceduti un tot di omini (numero variabile a seconda dei giocatori) e si calcolano di conseguenza i punti ottenuti, nelle varie categorie di punteggio presenti.


RITORNO AL PIANETA DEL VILLAGGIO

Circa quattro anni sono passati dall'uscita di Village (era stato proposto ad Essen 2011, dove non era però in vendita a causa di problemi produttivi, per cui solo nel 2012 fu commercializzato e la cosa, alla fine, fece forse anche la sua fortuna), ma la scelta dell'editore, alla palese ricerca dei fan del proprio bestseller, ha compiuto tutti i passi necessari per interessare i nostalgici del vincitore dello Spiel 2012.
Prima di tutto è stato rimesso insieme, compreso il disegnatore (Denns Lohausen) lo stesso identico team che aveva curato il predecessore, quindi ripreso lo stesso tratto grafico ed infine anche proposta la medesima ambientazione, che è stata mirabilmente applicata anche in My Village. L'effetto d'insieme è sicuramente ottimo, salvo il fatto che la somiglianza, comprese le tinte della scatola, è alla fine tale che molti utenti distratti, a Lucca, passavano di fronte allo stand della Uplay vedendo lo scatolo del gioco e pensando che si trattasse di una riedizione del Village che già possedevano ...

Il primo impatto che si ha avvicinandosi a My Village è, come accennavo, impegnativo, perché ci si trova di fronte ad una vera e propria distesa di carte edificio con locazioni ed effetti diversi, per cui la reazione è quella di rapportarsi al tutto con la diffidenza tipica di chi pensa che necessiterà di una lunga introduzione per poter giocare.
La realtà dei fatti è però assai diversa, perché le logiche del gioco, anche grazie alla memoria che abbiamo del predecessore, sono alla fine estremamente lineari e quindi il tutto è anche piuttosto facile da spiegare, a occhio e croce nel quarto d'ora tipico (con esempi) dei titoli di medio cabotaggio.
Ognuno cercherà quindi, nel corso della partita, di dedicarsi alla costruzione di edifici produttivi (di materie e/o punti) che rechino il più possibile numeri uguali tra loro, in modo tale da poter, con un'unica coppia di dadi, ottenere molteplici risultati nel medesimo turno.
Lo spirito è quello, infatti, che ovunque si trovi l'indicazione di un numero su fondo bianco, ciò significhi che si potrà usare la coppia di dadi prelevata in quel turno per attivare TUTTI gli edifici di quel tipo, mentre quando lo sfondo del numero è blu (in genere sul lato dell'edificio presente sul tavolo quando si preleva, al che viene poi girato) l'uso è singolo, facendo cessare subito il turno.
Le filiere produttive sono standard, quindi abbiamo le carte che ci permettono di realizzare i classici cavalli, carri e via dicendo ed i prodotti realizzati possono essere utilizzati sia per poter acquistare certe carte (vedi nel settore dei 'viaggiatori' o dei 'monaci') o per completare contratti commerciali (in precedenza prelevati dal mercato con apposita azione).



Ognuno nel corso della partita si indirizza verso una o più delle classiche molteplici strade per ottenere punti che sono tipiche di questa categoria di titoli ed in questo contesto è stata reinserita, quale timer di fine partita, ma anche quale sfida da fronteggiare, l'idea di fondo che aveva fatto la fortuna di Village, ovvero il concetto che con il passare del tempo gli omini muoiono.
Interessanti sono poi alcune ideuzze proposte, utili ad introdurre qualche spunto di novità, come quella dei punti 'provvisori' che si collezionano in corso di partita ma che necessitano di essere 'portati a casa' spendendo azioni, essendo altrimenti destinati, nel corso del gioco, ad andare perduti.
Come sempre, nei titoli di questo tipo, è prevista anche la possibilità di incidere sul risultato dei dadi, ma le risorse che lo consentono, purtroppo, sono da usare con estrema cautela.


Il fattore fortuna è chiaramente avvertibile, vista la presenza dei dadi, ma sono previsti anche meccanismi correttivi utili a far tenere sotto controllo la cosa (anche le carte sono in gran parte disponibili per la scelta e solo pochi mazzi vanno 'a pescate').
I componenti sono funzionali all'uso e la grafica è quella familiare di Village: nell'insieme il tutto risulta curato ed adeguato allo scopo (vedi il risparmioso ma intelligente uso di pirottini neri, che rappresentano diverse risorse a seconda di dove sono piazzati). Mie personalissime piccole perplessità sono legate forse al fatto che il gioco, preparato e piazzato sul tavolo, non è che sia poi di grande impatto, tendendo il tutto ad una tonalità beigiolina che non fa urlare al miracolo, ma nel contempo non ho neppure particolari obiezioni sulla leggibilità o visibilità delle cose, per cui non mi lamento.



L'interazione è presente, perché i giocatori competono tra loro per essere i primi a prelevare (e quindi scegliere) per primi certe accoppiate di dadi, così come poi le varie carte locazione sul tavolo, mai disponibili in più copie esatte, così come cercano al momento giusto di spendere un turno per diventare i primi a giocare, ma è tutt'altro che asfissiante, perché non si propone in forma diretta. Siamo quindi nel classico german politically correct.
A livello di scalabilità direi che il gioco è più che fruibile in qualunque formazione conservando la sua struttura nel passaggio dal testa a testa al multigiocatore, anche se la competizione per le carte sul tavolo nella versione a 4 diventa naturalmente più tesa, aumentando le possibilità di pestarsi i piedi indirizzandosi verso determinate numerazioni.
Sulla longevità è chiaro che una conoscenza approfondita delle carte locazioni porta con se la tentazione di sfruttare programmazioni predeterminate, ma i risultati dei dadi, complici poi i compagni di gioco che magari portano via quello che si sta cercando, può portare a dover adattare di partita in partita i progetti del prepartita.

VALUTAZIONI D'INSIEME

My Village è nel complesso un titolo molto solido e molto classico nella sua struttura di base, condensando al suo interno i frutti della evoluzione odierna dei gestionali.
Ci sono tanti edifici diversi, che forniscono variazioni di funzionalità di base articolate su cinque o sei filoni, con ogni carta che reca effetti non troppo dissimili tra loro, per cui è relativamente facile padroneggiare come il tutto gira già nel corso della prima partita.
Ci sono diverse somiglianze, sia grafiche che di logica di fondo (l'idea degli omini che muoiono e le diverse carriere che si possono seguire), con il fortunato Village, ma l'esperienza di gioco è alla fine del tutto diversa, per cui non siamo di fronte ad una versione 'migliorata e corretta' del predecessore, bensì ad un titolo del tutto autonomo (che sfrutta la presenza dei dadi come generatori di numeri casuali), che quindi, come era nella logica dell'editore, si propone come un logico acquisto per chi abbia buoni ricordi di esso.
Non troppo innovativo come struttura, è però un titolo tendenzialmente lineare, che accoglierà nelle sue braccia confortevoli chi sia alla ricerca di un qualcosa di un attimo impegnativo, ma non troppo.

Segnalo che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it

--- Alcune delle immagini riprodotte sono tratte dal sito di uno degli editori del gioco (Hobbity.eu). I diritti su gioco ed immagini appartengono ai relativi editori ed autori, citati qui o nell'articolo ---

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