lunedì 9 maggio 2016

Pandemia la cura - Prime impressioni

scritto da Sergio

Ci sono titoli che, come gli amori, sono destinati a durare per sempre anche perché vengono rinnovati, rivisti, rielaborati in diverse forme, espansi, ecc ed in questo modo riescono sempre a rimanere sulla cresta dell'onda perpetuandosi negli anni.
Ovviamente partono da un idea geniale e decisamente originale, nata nel nostro caso nel lontano 2008, che è quella di impegnarsi al massimo delle nostre capacità cerebrali per salvare il mondo da una pandemia.
A distanza di anni siamo ancora alle prese con i 4 virus, ma stavolta proviamo a salvare il mondo a suon di tiri di dado.
Infatti Pandemia La Cura è un classico gioco di dadi che ricalca la trama, l'ambientazione e gli scenari di Pandemia utilizzando, appunto, dadi al posto delle carte: anche in questo caso ci sono da 2 a 5 scienziati che, collaborando fra loro devono debellare 4 terribili agenti patogeni prima che questi prendano il sopravvento, trasformando il mondo in un luogo perduto.
L'autore è sempre lui, Matt Leacock, per 2-5 giocatori dagli 8 anni in su, durata poco più di mezz'ora, recentemente edito dalla Asterion.


SCATOLA E CONTENUTO

Nella bella scatola blu, di dimensioni un po' più ridotte rispetto agli standard, troviamo, ovviamente, una marea di dadi: 48 per la precisione sono i dadi contaminazione traslucidi, di 4 colori e, attenzione, con valori differenti fra loro (il virus/dado nero ad esempio non ha né l'1, né il 2, il rosso non ha il 2 né il 3). Oltre a questi ci sono poi 37 dadi, opachi, in 7 colori diversi, che sono quelli dei giocatori, ovverossia degli scienziati e che servono per fare le azioni.
Ogni scienziato ha quindi la propria carta ruolo su cui sono riepilogate le facce dei propri dadi (e quindi le sue caratteristiche) ed il suo potere speciale.
Poi c'è una plancia circolare in plastica dura e spessa, il Centro Ricerche, dove vengono monitorati sia il numero di focolai, sia l'intensità di contaminazione. Accanto a questa plancia vanno messe le tessere Regione, numerate da 1 a 6, che rappresentano i continenti dove opereranno i nostri scienziati al fine di debellare i virus.
Completano il quadro, oltre ad un manuale chiaro e ben fatto, le carte aiuto giocatore, le carte evento che attribuiscono vantaggi per il gruppo di specialisti e che sono contraddistinte da un numero di croci variabile da 1 a 3, la tessera CDC ed altro materiale sparso.

IL SETUP

Posizionato al centro del tavolo il Centro Ricerche (scusate il gioco di parole) e sistemate le 6 tessere regione in ordine numerico, si pescano dall'apposito sacchetto 12 dadi contaminazione, si tirano e si posizionano sulle regioni badando che su ogni regione non ci siano più di tre dadi (quelli in eccesso si ritirano)
Si sistema il mazzo delle carte evento accanto al tabellone girando tre carte disponibili per i giocatori.
A questo punto una cosa che mi ha un po' meravigliato, ma il manuale parla chiaro. Si mescola il mazzo ruoli e se ne assegna uno ad ogni giocatore. Sarà quindi il caso a decidere quali scienziati entreranno in campo.

COME SI GIOCA
Nel proprio turno un giocatore può/deve fare, nell'ordine, 4 cose:
1) Tirare i dadi ed effettuare le relative azioni. Ad ogni dado corrisponde una azione e di queste ce ne sono alcune basiche comuni a ogni scienziato ed altre che sono invece caratteristiche del personaggio.
Le azioni comuni a tutti e riassunte sulle carte.
- Volare da una Regione all'altra
- Navigare verso una adiacente
- Arginare una malattia, ovverossia spostare un dado virus da una regione al Centro Ricerche o dal Centro Ricerche al sacchetto dei dadi
- Prelevare un campione: il giocatore prende un dado virus non ancora curato dal Centro Ricerche e lo posiziona sulla sua carta insieme al dado usato per fare l'azione.
Le regole del gioco consentono di ritirare i dadi non spesi tutte le volte che si vuole. Ovviamente non è così semplice perché così facendo ci esponiamo al rischio Biohazard: ogni dado giocatore infatti ha un lato "negativo", col simbolo rischio biologico. Quando esce dobbiamo far avanzare di 1 il livello di contaminazione del pianeta.
Quando questo livello supera una certa soglia si verifica l'Epidemia: si prendono i dadi all'interno del cerchio del Centro Ricerche, si pesca un numero di dadi pari a quello indicato dal livello di contaminazione attuale (da 3 a 5 indicati dal CR) e si tirano i dadi.
Una volta fatto si posizionano sulle varie regioni col forte rischio di dar vita ad un Focolaio:
questo si verifica infatti quando in una regione ci sono più di tre dadi contaminazione dello stesso colore: In questo caso il segnalino dei focolai avanza di un passo verso la sconfitta dei giocatori e i dadi in eccesso si spostano nella regione successiva col rischio di una reazione a catena.
E per fortuna che ci sono le croci! Ogni dado contaminazione ha una croce su una faccia: ogni volta che esce si mette da parte consentendo poi ai giocatori di pescare una carta evento.

2) Fornire dei campioni. Se 2 giocatori sono nella stessa regione, possono scambiarsi tutti i campioni di uno stesso colore di una malattia mettendoli sulla propria carta.

3) Tentare di scoprire una cura. Il giocatore prende tutti i suoi dadi/campioni e li tira: con un risultato di tredici o più la cura è scoperta. A questo punto però c'è una differenza fondamentale dal gioco madre. Infatti anche se scoperta una cura non si può debellare: i dadi rimangono normalmente in gioco e l'unico vantaggio che ne hanno i giocatori è che, proseguendo il gioco, con una singola azione possono levare, sia da una regione sia dal CR, tutti i dadi relativi a malattie scoperte.  

4) Contaminare le regioni. Azione obbligatoria da svolgere alla fine del turno: il giocatore pesca tanti dadi quanti previsti dall'attuale livello di contaminazione e li lancia posizionandoli poi sulle varie regioni.
Il turno finisce con questa azione e si passa al giocatore successivo.


Si vince scoprendo la cura per le 4 malattie.

Si perde se:
- finiscono i dadi contaminazione dal sacchetto: evento raro;
- se il livello di contaminazione arriva al suo massimo: evento semiraro;
- si verificano 8 focolai: evento frequente.
  
CONSIDERAZIONI FINALI


Come prima considerazione teniamo sempre presente che PLC è un gioco di dadi dalla notevole profondità strategica. Mi spiego meglio.
Il gioco ci consente tante e continue scelte strategiche per ridurre le possibilità di eventi negativi: possiamo pianificare di arginare le malattie nei potenziali focolai, di levare dadi dal centro di contaminazione per ridurre gli effetti di una epidemia (ma rendendo così più complesso prelevare campioni per la cura), di sfidare la fortuna ritirando i dadi poco utili, di scegliere con attenzione le cure da trovare basandosi anche sul fatto che i dadi contaminazione hanno facce differenti. Sono tutte opzioni possibili ma alla base di tutto c'è il Dio Dado ed alla fine (tanto per citare Luke Rhinehart adoratore del Dado) solo lui ci può dare la vittoria.
In sostanza, come nella vita, noi ce la possiamo mettere tutta ma un po' di sano c..o ci vuole per sfangarla.

Fatta questa premessa, necessaria per inquadrare un po' meglio il pubblico cui può essere destinato, PLC è un gran bel gioco, forse potrei azzardare un bel fillerone considerando la semplicità delle regole e la durata limitata.
Proprio questi due ultimi fattori poi ne esaltano lo spirito cooperativo in quanto, mettendo tutti i giocatori sullo stesso piano di comprensione, evitano o limitano al massimo il "fenomeno del leader guida".
Tutti partecipano, tutti hanno suggerimenti e strategie, sia gamer che giocatori alle prime esperienze.
PLC è un gioco difficile da battere (non vale solo per la mia esperienza, date un occhiata alle recensioni sul web) ma questo fattore va a tutto favore della rigiocabilità. In tal senso operano anche:
- l'assegnazione casuale dei ruoli a inizio partita, che rende difficile costruire ed elaborare un team favorito rispetto ad altri anche se poi non sembra, stando a quel che si legge in giro, che sia stato sperimentato un team più forte degli altri;
- la possibilità di scalare la difficoltà del gioco aumentandola facendo partire i giocatori da un livello di contaminazione più alto.
Altra caratteristica positiva riscontrata è l'equilibrio: si perde ma con giudizio. Nelle poche partite disputate e perse col mio team, la sconfitta è arrivata sempre col traguardo finale in vista, cosa che stimola e fa rimanere acceso il senso di sfida che il gioco emana.  
PLC scala benissimo: non l'ho provato in 5 ma in 4 e in 2 e posso assicurarvi che l'intensità e le dinamiche sono sostanzialmente identiche. Peraltro, con più personaggi si può provare anche a giocarlo in solitario (modalità non prevista dal manuale e non capisco perché).
I materiali infine sono più che buoni: i dadi sono a spigoli vivi però sono incisi e non stampati, le carte hanno una discreta grafica, il cerchio del centro ricerche, bello compatto, è funzionale e chiaro nei suoi riferimenti. Qualche piccolo dubbio sui colori dei dadi giocatore: l'arancio ed il rosa sono praticamente identici e difficilmente distinguibili.
Insomma non bisogna per forza essere dei cultori di Pandemia per apprezzare e godere questo gioco e ci si può avvicinare anche senza averlo mai provato, ma se ami il gioco madre ti stupirai ancora per la capacità con cui l'autore è riuscito a rinnovare la sua creatura, simulando con dei semplici dadi l'effetto di una pandemia mondiale e gli sforzi che l'umanità deve affrontare per salvare sé stessa.
Buone giocate a tutti

Ricordo che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it
Si ringrazia l'editore per la copia di review concessaci.

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