mercoledì 11 maggio 2016

[Punti di vista] Ho troppi giochi a casa?

scritto da Signor Darcy

Stamattina ho comprato la nuova edizione di Through the Ages.

Un po’ mi sento in colpa, perché so che probabilmente non riuscirò a giocarci spesso. Non sarebbe nemmeno la prima volta che succede, peraltro e nonostante abbia più volte ripetuto a me stesso di non voler diventare un mero collezionista di giochi da tavolo.

Beninteso: non è facile giocare abbastanza i titoli che si comprano. A volte magari viene naturale, quasi inevitabile: titoli ormai considerati dei classici, quali i più tipici degli introduttivi oppure quelli che vantano un pedigree da capolavoro, sono giocati tantissimo – vuoi perché Ticket to Ride piace a tutti, vuoi perché Carcassonne è l’abicì del gioco da tavolo, vuoi perché Puerto Rico è un fottuto colpo di genio.


Altri dei tuoi giochi, fortunatamente, riesci bene a ricordare come sono fatti, perché anche altri del tuo gruppo li apprezzano e una partita ci scappa volentieri: magari non diventerò un maestro vivente di Alta tensione, ma cavolo, almeno ogni tanto riesco a provare qualcuna delle troppe mappe aggiuntive che nemmeno ci stanno nella scatola. Ancora, un paio di scatole le apri perché – a volte, incredibilmente, capita – magari siete in otto e non hai granché alternative, e allora via di Nome in codice o di The resistance: Avalon.

Ma gli altri? Quei giochi che ti sei scelto perché ti piaceva la meccanica, perché ti faceva sbavare l’ambientazione oppure perché diavolo, era consigliato proprio per pi greco giocatori e stava tranquillamente nelle tre ore e ventidue minuti – paralisi da analisi compresa – e ora non prendono polvere solo perché li tieni in un armadio? 

PREMESSA

[Fabio] Ho ricevuto questa lunga riflessione dell'amico Signor Darcy, il quale parte dal presupposto di analizzare i pro ed i contro legati all'accumulo di scatole dei nostri adorati titoli.
Il tema non è per noi nuovissimo, in quanto ne avevamo parlato in un mio articolo (lo trovate qui), nel quale appunto mi chiedevo "quante partite fate ad un gioco prima di metterlo via?" e mi divertivo a ragionare della cosa con tutti voi, anche nel successivo scambio di commenti.
L'amico Darcy di seguito ci propone un suo approccio, che leggo anche nella logica di una soddisfazione del suo personale senso di colpa per l'accumulo di troppe scatole :)
A lui però rispondo (aprendo io stesso il dibattito prima che leggiate il resto) che alla fine ognuno di noi ha alcuni hobby ed interessi che aiutano a vivere con il sorriso le giornate, spesso ricche di momenti difficili, noiosi o problematici, pensando a quando, magari in una serata con gli amici, sarà possibile farsi quattro risate o finalmente prendersi la meritata pausa di riflessione di fronte ad un bel cinghialozzo.
La ricerca del gioco perfetto, come segnalavo in un'altro articolo di riflessione (qui) è una sorta di viaggio, nel quale il percorso alla fine diventa più importante del raggiungere la destinazione, per cui diciamo che il provare tanti titoli è sempre interessante, perché ci aiuta a capire cosa offre il mercato, ci aiuta ad elaborare una scala di gradimento e perché, alla fine, è divertente, esattamente come leggere tanti libri o guardare tanti film diversi ... ;)
Nel contempo anche io apprezzo di potermi fermare a volte a riprovare più volte i più belli, andando un poco controtendenza, per cui, semplicemente, dico che ognuno deve trovare la sua giusta via di mezzo tra il vedere sempre cose nuove ed il fermarsi sempre e solo su pochi titoli classici. Per ognuno quel punto, naturalmente, è diverso e la cosa rispecchia la propria personalità e sensibilità ludica ... :)
Vabbè, ho parlato sin troppo e lascio la parola all'amico Signor Darcy :)

Premesso; non giudico nessuno: la cosa bella di una passione è che ciascuno è libero di viverla come meglio può e crede. Solo mi chiedo: davvero tenere delle scatole per il solo gusto di sapere di averle ci soddisfa? Davvero crediamo che se riusciamo a fare qualche partita – la prima con qualche regola sbagliata ma tanto è di prova, la seconda poco dopo, la terza quando e se Saturno entra in congiunzione con Venere e Urano nella costellazione dell’Ofiuco – un titolo si è già ripagato?

Se la risposta è sì – e a casa non hai una madre/nonna/moglie che si vede recapitare pacchi una settimana sì e l’altra pure e chiede spiegazioni; e magari hai pure un conto in banca che potresti giocare all’edizione speciale di Caylus con la plancia di marmo e i talleri in oro massiccio – allora forse davvero ti va bene così. Buon per te: proverai molti più giochi di me e parlerai con cognizione di causa di giochi di originalità nulla ma con sopra il nome del tuo autore preferito (perché potrai capire di avere un autore preferito); e io, magari, ti invidierò un pochino quando riuscirai a fare una tua personale classifica di gradimento degli Splotter Spellen, ignorando il fatto che li hai ordinati in base al valore degli organi che hai donato per averli. Ma personalmente finisce lì. Perché è vero che ti va bene così, sudando in mezzo alla calca di una fiera ludica, barattando cibarie per una sedia a un tavolo e comprando giochi a scatola chiusa per poi capire che forse era meglio aspettare. Lo fai perché ti piace l’odore della fustella al mattino – tutte le mattine. Lo fai perché i giochi da tavolo sono la tua passione, ti divorano il tempo libero e giustamente ti piace essere sempre aggiornato.

Se però la risposta è no (anche se magari sarebbe pure sì, ma non ce la si fa mica a starci dietro), allora è il momento di fermarsi un secondo.

Quale che sia la direzione di provenienza (RisiKo, burraco, battaglia navale), una volta entrati in questo vortice di dadi modificati da cammelli, tessere bonus grigio-topo e lavoratori cilindrici da piazzare su cerchietti numerati, subentra immediatamente un problema: la tua ludoteca personale – una mensola in soggiorno, un armadio in camera, una scatolone in soffitta –, per quanto sterminata, ti sembra sempre troppo scarna; e allora decidi che non ne hai abbastanza.
Il punto è che per i primi tempi gli acquisti sono bene o male mirati: per esempio, una volta che hai capito che il tuo gruppo preferisce gestire cubetti marroni (würstel), gialli (crauti) e bianchi (zuppa di cipolle) invece di muovere con un dado unto meravigliose miniature a forma di cheeseburger e di barile di frappuccino, arrivare a Terra Mystica o a El Grande è un attimo (il discorso varrebbe anche per Agricola, ma – almeno per il momento – non mi va di affamare me per averlo). Bello tutto, eh: ai giochi che hai ci giochi cinque, dieci volte, a volte di più – sono dell’idea che i giochi vadano intavolati il più possibile, che ci volete fare?
I giochi che custodisci come reliquie, pieni di sacchetti di plastica, fogli di FAQ scaricate e stampate e promo grondanti dollari li giochi quando puoi, ti piacciono; ti diverti, però c’è sempre quel senso di insoddisfazione maledetta, c’è sempre quella malsana voglia di nuovo.

Quel nuovo, per intenderci, che non fai in tempo a dire “nuovo” che c’è già il nuovissimo. Che fare? Di provarlo, rarissime eccezioni a parte, non c’è modo; ci sono però le recensioni, i video, le scatole aperte in mondovisione: c’è Agzaroth che ha già provato, recensito, consumato e rivenduto il gioco che ho in mente di progettare; c’è Alkyla che in quindici minuti riuscirebbe anche a spiegarti come compilare il modulo del 730; c’è Dado che a ogni titolo che adocchi ti abbina salume e birra. Insomma, all’inizio un po’ ti orienti: compri Glen More (fico, se insisto un po’ ci giocano), compri The King is Dead (fico, magari tra due mesi riesco a farglielo giocare ancora), compri Twilight Struggle (fico, magari un giorno del 2019 io e il mio amico divoracinghiali storici che vive all’estero riusciremo ancora a ritagliarci tre, quattro ore).

Può succedere che un giorno capisci che no, non puoi starci dietro; banalmente, perché di giochi ce ne sono e ne escono fin troppi. Sicuramente Russian Railroad ti farebbe grondare cubetti di sudore; sicuramente Brass è un gioco tanto bello quanto ostile; sicuramente i 18xx sono giochi della madonna; sicuramente quella maledetta rotella di Gerdts ti rotolerà su un piede; e poi Feld: Feld di qua, Feld di là, Feld che è un genio, Feld che non è ambientato e regala punti anche solo a lavarti le ascelle – ma vuoi mettere? E allora mettiamo: due amici comprano Die Burgen von Burgund, lo provo, mi piace, lo prendo – è comunque tra i magnifici dieci (anzi, nove, visto che uno c’è due volte – ma su questo punto ci sono già passato e ci tornerò) di bigigì.
Poi ancora, studi le liste dei cento giochi di Fabio e della sua combriccola, e cazzo, scopri che Wir sind das Volk! ha un’ambientazione strepitosa e costa pure relativamente poco.
E poi ancora, ci sono i dieci, cento, mille giochi che escono ogni mese, a prezzi ormai fuori controllo (ditemi quello che volete sul marchio, le proprietà grafiche, i diritti d’autore; ma Dixit 2 – un mazzo di carte – continua a costare quanto una cena al giapponese, bevande escluse).

E non è tutto; perché nel mio armadio dei giochi temo si annidi uno spettro che aspetta solo uno spiraglio per uscire. (A volte spengo la mente e vedo manciate di dadi rotolare, miniature di navi che scaricano merci piccolissime in porti con il nome illeggibile, duelli navali persi che compromettono partite di quattro ore; e allora se da una parte un po’ penso che forse mi piacerebbe provare anche qualche titolo che sta al di là della cortina di cartone, dall’altra benedico chi ha deciso che Corsari dei Caraibi al momento non è disponibile per chi non ha voglia di depredare un galeone spagnolo). Ecco: se non sapete come muovervi, da che parte girarvi, provate a non starci dietro.

Tanto, se un gioco è bello, emerge: tempo un paio di settimane, qualche mese al più; ma emerge.
Sulle tracce di Marco Polo me lo sono fatto regalare per Natale (ecco, meno male che ci sono i regali comandati: fanno davvero contenti tutti), a colpo sicuro – e infatti l’ho giocato ormai più di trenta volte, e sono contento di averlo.
In futuro ci saranno altri marchipoli; ma ho deciso che non sarò io a trovarli.

Per un quieto vivere interiore – ma anche esteriore –, insomma, penso che nel mio caso sia buona cosa dare ragione a chi dice che di giochi ne ho già tanti – e, in effetti, non è che abbia proprio tutti i torti. Così, perché in fondo sono una persona matura, ho deciso di investire il turno attuale garantendomi il diritto di essere il primo a giocare in quello seguente; e niente, Tascini & Luciani permettendo, per ora mi limito ad aspettare che qualche casa di buon cuore riediti quei due, tre titoli storici che diamine, quelli sì!

Lo sapete bene, quali: quei titoli che già oggi fanno la storia del gioco da tavolo e che sono introvabili come il calzino da abbinare a quello che hai in mano, nella camera al buio. Giochi come Agricola, come Vanuatu se un domani mi girerà. 
E come quello che stamattina ho deciso di comprare perché oggi è disponibile, mentre del domani non v’è certezza.

27 commenti:

  1. Grande articolo...quante volte ho affrontato questo dilemma.

    In passato ho finito per vendere lotti di giochi che ormai avevo abbandonato perché alla mia compagnia non piacevano più o non avevo più la possibilità di giocarci. Ma i titoli a cui sono più affezionato gli ho tenuti, magari un giorno con i miei figli li giocherò.

    Lo scorso anno sono arrivato a segnarmi quante partite gioco ad ogni gioco per capire quanto lo "sfrutto".

    Sui nuovi acquisti ormai cerco di lasciar decantare il mio entusiasmo e raccogliere informazioni il più possibile.
    Per questo "Un grazie di cuore a tutti voi del blog!!"

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  2. "c’è Azgaroth che ha già provato, recensito, consumato e rivenduto il gioco che ho in mente di progettare; c’è Alkyla che in quindici minuti riuscirebbe anche a spiegarti come compilare il modulo del 730;" ... queste frasi mi hanno fatto sbellicare :)))))) grande!!

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  3. Io ho deciso di mettere un limite alla mia collezione di giochi !! 1000 titoli 😀

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    1. È comunque un punto di partenza. ;-)

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  4. be' i produttori ringraziano... ma questa bulimia di un acquisto d'un nuovo gioco dopo l'altro impedisce in effetti di comprendere e apprezzare davvero i migliori giochi.

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  5. Ho un billy 237x80cm dedicato ai giochi da tavolo: l'anno scorso ho deciso di non pormi il problema dei "troppi" fino al riempimento. Ho ancora due mensole di margine...

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  6. Io al momento, contanto espansioni ed una decina di giochi autoprodotti, sto secondo il database di BGG a circa 300 giochi. Lo spazio in casa è terminato. Gli ultimi 3-4 acquisti stanno sulla scala che porta alla saletta del PC al piano di sopra. Per questo dall'ultimo Modena ho cominciato a vendere qualcosa, poco, ma qualcosa.
    In compenso sto ricavando una sala da gioco dove ci finiranno un sacco di nuovi scaffali e quindi il posto potrebbe non essere un problema, ma qualcosa un poco è cambiato. Lo spazio esaurito mi ha fatto riflettere. Comprerò comunque giochi nuovi ma dovrò trovare un equilibrio. Non ha senso crescere in continuazione. Ha più senso vendere i giochi che prendono polvere a chi magari ne farà un uso migliore.
    In compenso come ha scritto Pinco nella introduzione ci sono due aspetti antagonisti: la voglia di approfondire un titolo molto amato, e la voglia di cambiare e sperimentare

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    1. Se interessa su kickstarter c'è la nuova edizione dell'introvabile Vanuatu:
      https://www.kickstarter.com/projects/1661420780/vanuatu-second-edition?ref=category

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    2. Eh, in effetti mi è girato quasi subito. ;-)

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  7. Io giocavo principalmente wargame, non sono mai stato un collezionista, i titoli che avevo li giocavo, se dopo un tot di partite il gioco non mi convinceva, lo vendevo, se mi piaceva e contavo di farci altre partite lo tenevo, se mi piaceva ma non ci avrei giocato più lo vendevo, se era un capolavoro lo tenevo ugualmente. ho giocato oltre 300 wargame diversi, ma in casa non penso di averne mai avuti più di 100. Poi ho incontrato il gioco capolavoro (ASL) e pur continuando a giochicchiare qualcosaltro i miei acquisti si sono concentrati su questa serie (di cui ho venduto solo un modulo minore o quelli che mi sono trovati doppi per l'uscita di nuove edizioni). Le cose che non gioco entro un tot di tempo le vendo. fine.

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  8. Io commento solo dicendo che la foto in alto a destra è mia ;)

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  9. Simpatico questo articolo alla... "Ciao, io mi chiamo Signor Darcy..." (detto bonariamente ovviamente).
    Saltuariamente tale riflessione viene letta nei blog specializzati e le conclusioni sono sempre più o meno le stesse.
    Francamente personalmente non mi faccio molti problemi di non aver provato una parte (anche piuttosto consistente) dei titoli che ho acquistato nel tempo. Ci sarà l'occasione giusta per tutto.
    Perché allora continuo ad acquistare?
    Semplicemente perché una parte di me ha l'anima del collezionista, che per definizione è irragionevole e irrazionale. Dall'altro lato c'è la scoperta: della meccanica particolare magari reimplementata, della nuova sensazione.
    Tutte ragioni validissime che spiegano PERCHÈ si continua ad acquistare malgrado non si è riusciti ancora a smaltire la propria riserva personale di titoli. Beh, tutto ciò mi rende felice. Quella felicità che ogni giocatore incallito conosce, legata al rito "dell'open the box", ai profumi e alla bellezza della componentistica, alla lettura del funzionamento del gioco e, alla fine, anche alla vera e propria partita!

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  10. Tutto vero; però personalmente io soffro un po' nel vedere un gioco bellissimo fermo sulla mensola, giocato molto meno di quanto meriterebbe.
    L'articolo è più che altro uno spunto per avere pareri altrui. ;-)

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  11. Purtroppo mi ritrovo ad essere diventato un mero collezionista di giochi, visto che "il gruppo" si è evoluto ed è passato ad altri intrattenimenti serali (leggi mogli/mariti+figli). Quindi mi limito a leggere recensioni o vedere video con un pizzico di nostalgia e ad acquistare quei pochi titoli che davvero DEVO avere. Per esempio sto impazzendo per trovare una edizione in legno del base dei Coloni di Catan, visto che la nuova edizione con elementi in plastica "nun se pò vède", come si dice qua a Roma :P

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  12. Sai che invece a me piace molto di più quella in plastica?

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    1. Per me il fascino dei "trippolini" in legno, per qualsiasi gioco, è inegualiabile. Ma a meno di qualche anima pia decisa a liberarsi di questo classico temo che dovrò ripiegare sulla nuova edizione...

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    2. Davide, anche io preferisco la versione con i pezzi in legno.
      La mia copia non la vendo ma se vuoi puoi venire a qualche torneo del Gufo e ci giocherai :-)
      https://www.facebook.com/groups/254799637897575/?ref=bookmarks

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  13. Per me acquisti ultra mega selezionati e tante partite.

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  14. Dopo una partenza bruciante (con conto corrente rosso sangue) ed occhi girati a mo' di Overdose Ludica in corso, ho applicato una disciplina Zen che mi permette di fare scelte molto più oculate e di godermi i titoli che provo. Un gioco al mese.
    "Ciao mi chiamo Paolo, sono al terzo mese. Ancora è dura ma credo sia la strada giusta. Ogni tanto mi sveglio all'improvviso urlando COMPRA SUBITO o QUESTO E' CON PRIME ma succede sempre più raramente. Il mese scorso a modena Play ne ho comprati 3. Però piccoli.
    Questo mese ancora nulla. Conto di arrivare a Giugno con la carta di credito intatta. Auguratemi Buona Fortuna. (brivido e lacrima)"

    Paolo.

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  15. Io credo ci siano due tipi di acquirenti con la scimmia del gioco : i collezionisti e gli impulsivi. I collezionisti comprano il gioco per il piacere di averlo piu' che per giocarlo.La loro soddisfazione è nella collezione in se. Ho un paio di amici, uno dei quali ha addirittura 8/900 giochi (non sono mai stato a casa sua e non so dove riesca a farli stare) e una volta ha candidamente ammesso : "penso che al 30/40% dei miei giochi nn ho mai giocato e almeno una cinquantina di quelli non mi sono piaciuti, ma mai ne venderei uno, ormai è nella mia collezione". Questi soggetti fino a quando una catastrofe o un qualche evento importante non gli faccia cambiare mentalita'è quasi impossibile che vendano un gioco.
    Gli impulsivi come il sottoscritto, si fanno prendere la scimmia dalle meccaniche piuttosto che dalla grafica,dall'ambientazione o dall'autore e a quel punto non resistono al desiderio di avere il gioco (provarlo altrimenti sarebbe difficile). Parte quindi l'acquisto compulsivo. Non sempre pero' i giochi si dimostrano all'altezza, di conseguenza finche' hanno mercato conviene farli fuori x avere nuovo capitale x investire in giochi nuovi (che trovo sia la soddisfazione maggiore per un impulsivo).Nella mia collezione avro' tra espansioni e giochi completi tra i 100 e i 150 titoli, ma se facessi il conto dei giochi movimentati negli ultimi 5 anni (da quando ho iniziato ad appassionarmi)penso che arriverei senza problemi sui 5/600 giochi almeno.
    Ovviamente il senso di colpa è sempre enorme, pero' lo medio pensando a tutti i soldi che risparmio facendo le serate a casa invece di uscire per locali e cmq con la consapevolezza che quello che ho per le mani ha comunque (seppur quasi sempre in perdita) un valore di rivendita e non sono spaventato a fare delle epurazioni corpose nei momenti giusti (a modena quest'anno ho venduto circa 15 giochi)

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  16. Eh, buon per te. Io certo ho meno titoli, ma non ce la farei a rivenderne uno.

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  17. Ottimo articolo!!!

    Io ho notato che son stato compulsivo. E mi son lasciato influenzare.

    Compro il gioco che potrebbe piacere ai miei amici... Mossa sbagliatissima: ho inseguito i gusti di altre persone.

    Compro il gioco recensito dall'ottimo blogger/recensore... Mossa sbagliatissima: spesso la recensione nasce da UNA partita svolta su una copia REGALATAGLI dalla casa editrice o dall'autore (com'è la favola? "Si ringrazia X per aver reso disponibile la copia di valutazione del gioco")... Ma vaff...

    Da un paio di mesi, ho deciso di:

    -ignorare la classifica di BGG;
    -ignorare i recensori e le "prime impressioni";

    -ASPETTARE e

    -leggere le sessioni di gioco e i commenti di chi matura più partite su quel titolo che mi interesserebbe giocare e/o acquistare;
    -frequentare un'associazione ludica (a cui, tra l'altro, sto regalando dei titoli che fanno la muffa da me...) in cui si possa unire le forze per acquistare, in futuro, un titolo e provarlo più volte, in modo da maturare giudizi più fondati (e, per quanto mi riguarda, capire cosa mi piace davvero, ignorando gli strilli pubblicitari, i premi ricevuti o i riflettori puntati su). Insomma, condividere una ludoteca (invece che vedersi piegare le mensole e impolverare le scatole), razionalizzare gli acquisti, giocare a fondo un titolo e giudicarlo in modo fondato.

    Una volta scelto di far così, è un attimo iniziare a regalare gli incauti acquisti! E liberare spazio e magari far contento chi apprezza quel titolo meglio di me.

    Alla fine, comunque, consiglio di trovarsi un'associazione ludica (anche per socializzare di più e allentare quello che, almeno nel mio caso, si rivela il cappio del Gruppo-di-gioco: "Eh, no! Giochiamo a questo! E tutti insieme! Uno stesso tavolo1").
    Infine, mantenere il sangue freddo. Va bene rimanere aggiornati, ma calma... Soprattutto dopo i report da fiere, prossime uscite, produzioni kickstarter e compagnia...

    Grazie se avete letto fin qui e

    Saluti da
    Un compulsivo anonimo

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    1. Ciao compulsivo anonimo mi permetto di dirti solo una cosa.
      Le recensioni sono fondamentali almeno per farsi una prima idea del gioco, poi ovvio che se uno riesce a giocarlo è meglio!
      Aggiungo che, personalmente, cerco di trovare il buono in ogni gioco, ma segnalo sempre anche cosa non mi è particolarmente piaciuto anche in recensioni di scatole avute come copia di review ecco qualche frase pescata a caso dalle mie recensioni:

      *Un po’ debole, invece, la meccanica del Photobombing in due giocatori, tanto che mi sembra quasi un gioco da almeno tre giocatori.

      *Piccolo difetto è nello squilibrio di tessere punteggio che i diversi test forniscono, anche in ragione di tempi di gioco molto differenti tra un test e l'altro. Così l'iniziale Pressure Test (soprattutto in due) fornisce molti punti per un gioco di pochi secondi, mentre il (molto) più complicato Memo Test 2, anche per lunghezza, fornisce al vincitore (e solo a lui oltretutto) solo tre tessere punteggio.

      * i pezzi sono un pochino troppo piccoli, avrei preferito averli di dimensioni maggiori e, magari, con la rappresentazione non solo del numero e della pecora (bianca o nera a seconda dei valori pari o dispari) ma con disegnate le pecore in numero corrispondente a quanto indicato

      * Ci sono un paio di difetti, evidenti soprattutto a chi di giochi per piccoli ne ha giocati davvero molti. Il primo difetto, è, a mio giudizio, anche quello più grave; si sente la mancanza di una carta con cui ci si possa difendere dall’attacco/scambio dell’avversario, mi sarebbe piaciuto ovviare in qualche modo per vedere se la mia idea è corretta, ma non ci sono ancora riuscito.

      Ho preso quattro esempi di quatttro editori differenti.

      Credo che un po' di onestà intellettuale giovi a tutti.


      Davide

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    2. Anche a me ha colpito quell'insinuazione.
      Mi ha amareggiato.
      Finora ho scritto solo due recensioni usando copie di review: ho segnalato i lati negativi qui e qui.
      La terza sarebbe stata 10 Down, ma penso che mi limiterò al commento alla recensione minuta di TeOoh: in sintesi, non compratelo.
      Siamo tutti adulti credo.

      Sottoscrivo invece che aspettare fa sempre bene!!!
      Le associazioni ludiche poi aiutano moltissimo e anche capire se si hanno gusti affini ad un recensore, un po' come per i film e per i libri.

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  18. Per quanto mi riguarda, dopo i primi 2-3 acquisti "obbligati" per riscoprire la passione, mi sono calmato, complice il fatto di avere pochissimo spazio in casa, non molto tempo per giocare e voglia di approfondire ciò che compro. Però ho notato come via via io abbia maturato autonomamente una specie di sesto senso: leggendo impressioni/recensioni/regolamenti mi rendo conto rapidamente se un gioco può piacermi e stimo il numero di volte in cui sarò in grado di proporlo alle persone con cui amo giocare (ad esempio ho voluto fortemente Terra Mystica, all'attivo avrò meno di 10 partite ma non lo venderei mai). Il resto se riesco lo provo in ludoteca.
    Chiudo con una cosa su recensioni/blog/articoli: per me sono essenziali, e il tempo che MI DEDICATE nello scriverle (è come se lo dedicaste a me) lo giudico un valore.
    Ciao e grazie,
    Donato

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