giovedì 1 dicembre 2016

Pimp my Indovina Chi?

scritto da Signor Darcy

Ci sono state persone che, con le loro recensioni, hanno provato a dare il loro contributo perché venga riconosciuta al Monopoli e al RisiKo la dignità che, nel novero dei giochi in scatola e pur con tutti i loro difetti, essi meritano. Anche lo Stratego – giocone, va detto, anche per i parametri attuali – ha avuto il suo momento di gloria, e stavolta il responsabile sono stato io. C’è stato anche chi ha parlato dei Brivido, dei Cluedo, perfino degli Allegro chirurgo.

C’è sempre un ma. O un eppure
Eppure c’è un gioco che bene o male tutti voi avete giocato, come e forse più di questi. Lo avete giocato perché semplice, spensierato e veloce: in pratica è uno dei riempitivi più di successo di sempre; sappiatelo, frega niente che i vostri – a oggi 3 ottobre – duemilaseicentocinquattotto voti lo abbiano relegato alla 12.693ª posizione di boardgamegeek. Perché voi, a quel gioco, vi siete divertiti.
Anzi, vi dirò di più: potreste divertirvi ancora oggi.

Sono serio.

Giuro.

Indovina cosa?
Guess who? nasce nel 16 avanti Catan (1979 secondo il calendario gregoriano) da un’idea di Theo e Dora Coster e viene pubblicato per la prima volta dalla mitologica MB, Milton e Brianza company.

Il gioco è celeberrimo, ma l’etichetta impone una breve descrizione e allora vi tocca anche questa parte di gioiosa nostalgia. Premetto che tutto il seguito del discorso verterà sulla versione classica del gioco, versione che – immagino – abbiate quasi tutti maneggiato e dietro alla quale abbiate quasi tutti imprecato a ogni pezzo di plastica che si staccava.

Nella scatola formato vecchio, roba che nemmeno le pizze mezzo metro d’asporto, si trovano due plafoniere di plastica dura – una rossa e una blu, roba che i coloristi dei dischetti personali degli attuali tedeschi non possono nemmeno concepire – a ciascuna delle quali sono attaccati ventiquattro inserti bianchi mediante un ingegnoso sistema di perni rotanti – va be', si incastrano a pressione. In questi incastri vanno infilate delle figure di cartoncino leggero, sapendo che è impossibile non piegarle. Le figure rappresentano in duplice copia i faccioni di ventiquattro persone e sono caratterizzate da una pregevole variazione di tinta del retro – tendenzialmente sulla plancia rossa vanno quelle color ketchup e su quella blu quelle color salsa rosa, ma va a gusto personale.


Una terza riproduzione di questi allegri visi è su un mazzo di carte di pessima fattura (oggi si direbbe che le bustine sono d’obbligo e infatti poco tempo fa io le buste ce le ho messe). Queste carte, dal retro bicolore senape/maionese, oltre a integrare il set di salse degli hamburger di Bill, servono per decidere con quali personaggi i due giocatori debbano fronteggiarsi a suon di “c’halabarba?” e affini.
(In pratica: quando il gioco è nuovo, si sceglie a caso (o con rischiosissime varianti sul tema) una delle carte e la si colloca nella fessura mangiacarte a bordo plancia.
Dalla seconda partita in poi, quando le carte sono già devastate, la si sceglie invece dalla scatola tenuta alta sopra la testa, la si sposta con un movimento furtivo e la si nasconde dietro un divisorio in piombo spesso almeno dieci centimetri per non lasciare intuire all’avversario che sì, si ha proprio la carta piegata a metà di Anita.)

Il gioco in sé è un pregevole alternarsi di domande la cui originalità va da La Valle Incantata 13 (“È una donna?”) a Fantasia (“Ha i capelli bianchi e il cappello di feltro a tesa corta?”). I personaggi esclusi dal ragionamento e, soprattutto, dalle botte di culo vengono abbattuti senza pietà, tra clangori plastici e inserti che si staccano.
Al proprio turno, invece di fare una nuova domanda, si può tentare di dare la risposta: se non si sono fatte cagate nell’abbattimento dei personaggi si vince, altrimenti si perde. Secco.
Il primo che indovina a culo il personaggio del suo avversario vince la partita e inserisce uno dei pirolini gialli sopravvissuti agli anni in uno dei fori della plancia.

Ovviamente la partita secca favorisce chi comincia, perché – come il bianco negli scacchi – ha sempre il vantaggio del tratto. Si devono giocare, quindi, un numero sufficiente di partite, o – volendo – è possibile giocare a chi ottiene il primo break, se mi permettete il paragone tennistico. Sia chiaro: ‘sta cosa l’ho pensata mentre scrivevo, non aspettatevi chissà che.

Dopo un certo numero di partite dipendente da voglia, umore e scazzo, i simpatici componenti giallognoli – carte e pirolini – vanno risistemati in quello che può essere considerato uno dei progenitori di tutti gli inserti con scomparti delle scatole di giochi: una specie di affare di plastica leggera blu che il tempo ha trasformato in una lamiera friabile e che è troppo stretto per le carte e troppo spazioso per i pirolini – mai provato a invertire le vaschette?

Tutto qua.
Esatto: tutto qua.

E allora? Be', innanzitutto una piccola considerazione. Il gioco così come descritto dal regolamento – che la tradizione MB vuole impresso a fuoco in blu scuro sul retro del coperchio della scatola – ha una longevità pressoché nulla, non diverte poi granché e ha un fattore alea tale da riempiere perfino la canappia di Robert.
Senza contare che una delle due plance di quello che è un gioco semplicissimo finisce regolarmente in mano a qualcuno che sbaglia qualcosa (“Dunque, il suo personaggio non ha gli occhiali, quindi tiro giù quelli senza occhiali”), pregiudicando ulteriormente l’esperienza e costringendo l’avversario a tempi chvátiliani di attesa mentre tenta di risollevare a uno a uno gli inserti per cercare di ripristinare la situazione ante-errore.

Parto quindi da un dato di fatto: Indovina Chi? va giocato con almeno due carte in mano. In tal modo, le domande non daranno più un esito immediato in termini di abbattimenti, ma consentiranno di ottenere dati che consentiranno di trarre conclusioni successive in un pastone mnemonico più o meno denso. Ne esce un gioco tutt’altro che banale, nel quale persino la fortuna è decisamente livellata.
Quando poi i personaggi da indovinare cominciano a essere quattro o cinque (noi siamo arrivati a sei), nelle prime fasi di gioco riuscire a scartare qualche personaggio senza margini di errore non è per nulla facile.

Un’ulteriore variante che forse qualcuno ha provato – io no – sfrutta il concetto pregiudiziale che, tempo dopo, avrebbe portato gloria a Insoliti sospetti (Immagino potrebbe essere divertente chiedere all’avversario se il suo personaggio è un maestro di sci altoatesino e, ottenuta una risposta affermativa, scartare tutti gli idraulici comaschi coi baffoni.)

Con un caro amico, poi, abbinavamo Indovina Chi? alle partite a Crash Team Racing (rigorosamente sulla Playstation 1 che ancora tiene botta nel suo scatoloide grigio topo), con la regola che per conquistarsi il diritto di porre una domanda bisogna vincere la gara del caso. Ma qui siamo nel campo dell’astrattismo ludico e va be', che vi devo dire?

Ho capito: è Maria! – disse il caporedattore a chi propose una certa regola fumosa.
Prendo spunto ora dalla più incomprensibile delle regole, quella che pregiudica l’altrimenti ineccepibile eleganza del titolo.
Perché – mi chiedo – durante il primo turno non si può chiedere se il personaggio avversario sia uomo o donna?

Intendiamoci: sarà per motivi estetici o che so io; ma sentirsi domandare – pronti, via! – se la carta smangiucchiata che nascondiamo in mano è una donna, quando su quella carta c’è raffigurata quell’olimpionica di gossip che è Susan, be', a livello mentale è un duro colpo. Eppure non si tratta nemmeno della domanda migliore del gioco.

Intanto qualche considerazione di massima sui ventiquattro personaggi: le donne sono cinque; ma sono cinque anche quelli che indossano un cappello, che inforcano gli occhiali, che portano i baffi; addirittura sono cinque le facce con le gote rosse o con le sopracciglia folte.
Per di più, quella delle femmine contro maschi, non è nemmeno – pur insieme a parecchie altre – la categoria più rappresentata, perché ci sono sei nasi grossi, sette fossette sul mento, otto scriminature nei capelli e addirittura nove paia di labbra a gommone.

Di nuovo, pertanto, mi chiedo il significato recondito di questa regola che, va detto, ha finanche contribuito a snaturato un po’ il gioco: quante scene di panico malamente camuffate alla scoperta di aver pescato Anne avreste potuto risparmiarvi con la consapevolezza che un Paul o un George sarebbero stati del tutto equivalenti? (Ringo no, perché di Ringo ce n’è uno solo).

Con quale domanda partire, dunque? Io, per varie considerazioni che ho fatto ai tempi e che non saprei nemmeno più giustificare, ho deciso di sacrificare domande verosimilmente più sicure (la bocca grande, mal che vada, ti fa abbattere nove personaggi già al primo colpo) per una più rischiosa, ma potenzialmente più efficace: chiedo se il personaggio celato ha il cappello. Chiamatelo vezzo, chiamatelo culo, ma ogni tanto ci prendo pure; è del resto una domanda che punta a sfoltire in categorie piuttosto varie (donne, anziani, ex funzionari sovietici col passaporto inglese) e ha il pregio di incastrarsi molto bene con un'altra domanda da potenziale colpaccio: quella sui calvi. Ovvio che, in caso di doppia risposta negativa mentre l’avversario al primo colpo ha scoperto che il tuo personaggio ha gli orecchini, tanti saluti e alla prossima.
(Senza contare, poi, che quella del cappello è proprio la domanda che ha rivelato la natura dell’universo femminile al giovincello della copertina.)

Te l’ho già chiesto se ha i capelli ricci?
Detto ciò, divertendosi un po’ con le principali caratteristiche fisionomiche del gioco – ne ho identificate sedici: tra queste le suddette, ma anche eventuali espressioni tristi e i canonici occhi azzurri (che, per inciso, sono cinque) – si può provare a stilare una classifica dei personaggi elencati per segni particolari. Va detto che ne esce una classifica puramente numerica, perché – a quanto pare – certe caratteristiche hanno un peso a livello del conscio ben diverso da altre: l’esempio più evidente è proprio il sesso del personaggio; ma anche la crapa pelata (indovinate quante sono?), se paragonata per esempio anche solo ai baffi, colpisce l’immaginario parecchio di più. Non ho inserito ulteriori considerazioni inerenti la colorazione tricologica, ma per questa valgono credo le stesse considerazioni di cui sopra: è per esempio evidente come il bianco colpisca più del castano.


Un po’ a sorpresa, il personaggio che di queste caratteristiche ne ha accumulate di più (ben sette) risulta uno di quelli tutto sommato più anonimi, ossia il buon Robert, mentre a cinque segue l’irresistibile accoppiata formata da Hermann e da Peter. All’altro estremo della classifica, invece, due insospettabili come David e Sam (che, a fronte della calvizie, in realtà “paga” soltanto gli occhiali) e un campione di discrezionalità come Frans, il quale – pur con quella chioma pel di carota – ha scelto per timidezza di non voler vincere in solitaria optando per le sopracciglia dello zio Bergomi.

Quanto alla tanto temuta Claire, a stretto rigore numerico la sua micidiale combo cappello/occhiali/donna non dovrebbe essere così temibile; purtroppo per lei, Indovina Chi? è un gioco del tutto irrazionale.
(A meno che – s’intende – non siate tra quelli che tirano giù subito il personaggio che hanno in mano: in tal caso auguratevi di non trovarvi di fronte il proprietario del gioco o uno con un’ottima memoria fotografica.)

Un ultimo aspetto degno di nota e di collera tra quelli che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia di questo gioco è quello della sparata conclusiva: se la vostra partita tanto fortunosa quanto ragionata vi ha portato dopo tre domande ad avere in piedi un unico personaggio – e quindi al miraggio di una vittoria schiacciante in quattro turni –, è altamente probabile che il vostro avversario, prima che voi possiate piazzare il vostro nome e dovendo sparare totalmente a caso tra quindici volti – “Dunque, questo ce l’ho io”, “Questo non è perché non è”, “Questo mi è antipatico”, “Abibò, chi sta sotto non lo so” – ci prenda eccome.

E allora niente, sale un compianto Mosconi.

Considerazioni strategiche?

La scatola riempie bene eventuali buchi lunghi e stretti sulle mensole.

E ora? Alex o Max?
Al netto di qualche variopinta ironia, credo davvero che una partita a Indovina Chi? ogni tanto – ogni tanto, eh – ci stia benone (dura dieci minuti: quindici se siete pensatori, suvvia), se con le giuste premesse e la variante di cui sopra: giocare a più carte nascoste, per esempio, richiede un notevole esercizio di memoria e di logica, perché non sempre è facile elaborare insieme le informazioni raccolte e proporre una domanda che sia effettivamente utile, e non una richiesta ridondante di informazioni che in realtà si hanno già.

Sia chiaro, non che dobbiate comprarlo: tranquilli, non pretendo tanto – anche perché non so se la vecchia edizione si trovi ancora (se l’avete, tenetevela stretta) e, del resto, delle nuove edizioni, delle nuove facce, non so niente.
(Certo, se proprio volete colmare questa lacuna, su egyp lo trovate)

Permettetemi un’ultima divagazione su quella che era la versione televisiva del gioco e che teneva banco nei pomeriggi dei primi anni novanta con quelle lapidi enormi che i bambini facevano fatica a buttare giù. Al di là dell’euforia che ti sovviene quando scopri che un amico ci ha partecipato e a vederlo ora era tanto buffo quanto tenero, quel ricordo è anche un pezzo di storia personale di parecchi di noi; del resto, il gioco da cui è tratto, forse, meriterebbe un po’ di considerazione in più per quello che ha rappresentato.

Poi pensi a quegli inserti bianchi che si staccano e ci pensi due volte.

12 commenti:

  1. purtroppo la versione attuale è veramente pessima...

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  2. Una delle migliori e più utili guide strategiche mai uscite! Grande Fabio.

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  3. la mia prima domanda era: ha barba o baffi?

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  4. Credo sia stato il primo gioco da tavolo che ho provato.
    Ricordo che all'epoca c'erano leggende metropolitane sui personaggi. Si diceva che fossero personaggi realmente esistiti, ma morti tragicamente. Ovviamente erano tutte scemenze.
    Per il resto, ottimo post!

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  5. Se non vi piace questo gioco siete brutte persone.

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  6. A cavallo degli anni 80/90 credo non esista un papà che non l abbia regalato al proprio pargolo.
    Quante partite, speravo sempre che mio fratello avesse Sam, pelato con gli occhiali 😂

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  7. Grande e simpatica recensione, degna dei migliori Vetust games di Magocharlie.
    Ammetto che devo ancora finire di leggerla: mi sono fermato alla variante con 2 o più carte e a proposito ho un dubbio. Come funziona ad esempio con 3 carte? Domando "hanno gli occhiali" e l'altro risponde "tutti sì", "tutti no" (fin qua ci siamo), ma anche "2 sì e 1 no" e "1 sì e 2 no"? Ma senza dire chi sì e chi no. Oppure si fa una domanda su una singola carta?
    Grazie

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    1. Come volete, ovviamente. :-)
      Con il mio amico giochiamo che, come da regolamento, le risposte ammesse sono solo "sì" e "no": sta a te fare domande di conseguenza ("Almeno uno ha il cappello", o "C'è qualcuno senza cappello") e capire quali personaggi escludere. Personalmente, lo trovo piuttosto stimolante e molto meno dipendente dalla classica sculata del primo turno. :-)
      Grazie per i complimenti.

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    2. Ok, ora è più chiaro. Quindi se chiedo hanno gli occhiali, intendo "hanno tutti gli occhiali" e se 2 ce l'hanno e 1 no, la risposta è NO.
      Thanks

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    3. Esatto: dipende dalla domanda che si pone.

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