lunedì 13 febbraio 2017

[Prime impressioni] Dragon Pets

scritto da Fabio (Pinco11)

Quali sono gli ingredienti per un buon gioco indirizzato a un pubblico familiare?
Vediamo ... mmm ... direi:
1. Meccaniche semplici da spiegare; 2. Il gioco deve scorrere fluido per far sentire a proprio agio chi è agli inizi, ma deve consentire a chi ami riflettere di avere il giusto premio per le sue strategie; 3. Avere dei componenti gradevoli, per attrarre i neofiti.
Vediamo insieme se Dragon Pets, del nostro Christian Giove (sì, sì, proprio Chrys) e Paolo Cecchetto, edito da Pendragon Game Studio (per 2-4 giocatori, tempo a partita intorno alla mezz'ora scarsa, indipendente dalla lingua), abbia o meno i requisiti appena indicati.

Altra domanda: "Sarò in grado di scrivere una recensione imparziale sul primo gioco uscito sul mercato dell'amico Chrys?". 
... qui non posso che lasciare a voi la risposta :)



DRAGHI IN CERCA D'AUTORE

Parto dal primo requisito che ho indicato, per dire che il gioco è effettivamente di quelli più facili da giocare che da spiegare, nel senso che se fate due esempi di come si svolgono due turni di fila, avrete probabilmente chiarito a tutti tutto ciò che c'è da sapere.
Sullo sfondo c'è l'idea che i giocatori siano allenatori (o meglio alleVatori) di draghi e che debbano allo scopo riuscire, andando a caccia, a catturare coppie di esemplari della stessa specie, ottenendo così preziosi denari.

A inizio partita ognuno riceve, quindi, due carte che raffigurano ciascuna un diverso esemplare (ci sono 5 tipi di draghi, che si distinguono facilmente anche solo per il colore) di drago con indicato il valore del drago (da 1 a 5 monete) e il sesso (maschio o femmina).
Al centro del tavolo si dispongono quindi 16 carte drago (in mezzo ci sono alcune uova, che danno punti immediati, non necessitando di essere accoppiate) e ogni giocatore sceglie un lato sul quale giocherà, ponendovi in ordine casuale 4 pedine tonde colorate, che saranno destinate, nel corso del gioco, ad ospitare i dadi.

L'idea è quella che al proprio turno ogni giocatore cerchi di andare a prenotare una carta drago, posizionando il proprio trippolo (cacciatore) su di essa: la scelta non è però libera, ma è determinata dai dadi, i quali danno le coordinate delle carte che possono essere scelte (per esempio il numero 1 viola consente di prendere la prima carta di quella fila a partire dal disco del giocatore di turno, il 2 la seconda ...). Attenzione, però, ad ogni turno ciascun giocatore elimina un dado e passa solo i residui a chi segue, diminuendo di conseguenza le sue scelte.

Le scelte possibili (ai dadi con 5 e 6 si applica la riduzione di 4 del dado bianco con il numero)

Qui si innestano, quindi, le altre (poche regole), ovvero che in ogni turno, prima di piazzare il proprio cacciatore è possibile (pagando una moneta per ogni azione) anche:
  1. consentire a tutti i giocatori di prelevare le carte prenotate;
  2. riempire gli spazi vuoti della griglia;
  3. ritirare i dadi.

Non sto ad andare nel dettaglio, lasciando chi voglia approfondire alla lettura del manuale (che trovate qui) o alla visione del video di Teo, nel quale spiega anche le regole con ausilio multimediale (qui).
Vince chi a fine partita (quando si riesce a riempire la griglia) ha guadagnato più denari formando coppie di draghi (ovviamente di sesso diverso, ottenendo in cambio tante monete quante sono indicate nel drago di maggior valore della coppia), facendo attenzione che gli esemplari che vi sono rimasti non accoppiati daranno penalità ...

Avendo usato il 6 grigio modificato col bianco
le scelte per il giocatore (se non decide di ritirare i dadi) sono assai limitate...

... ALLORA, COME GIRA 'STO GIOCO?

Dragon Pets, lo si capisce subito dal confezionamento, è chiaramente un gioco per famiglie e i draghi, tutti belli colorati e carini, rendono bene l'idea. 
Ottimi i disegni, piuttosto curati, a livello di componenti ha tutto ciò che è richiesto per fare di sé una bella figura sul tavolo, pur rimanendo un titolo dai materiali contenuti e compatti (un mazzetto di carte, una trentina di pezzi in legno tra dischetti e trippoli, 5 dadi e diverse monetine in cartoncino).

Sotto l'aspetto dei materiali, quindi, la valutazione è il classico adeguato allo scopo, che poteva diventare un eccellente con qualche piccoli ritocco e personalizzazione, ma non, ragionevolmente, senza farlo uscire da una fascia di prezzo (sotto ai 25 euro) che è quella ideale per il target di pubblico prescelto.
Unico potenziale appunto, ma qui vado sul personale, è che forse si è anche un pelo esagerato con il puccettoso nelle scelte grafiche, dando così l'idea di un gioco sin troppo per bambini, mentre giocando esso si rivela adatto anche ai bambini ma, come gameplay, non è sicuramente diretto solo a loro.


Quanto a come gira devo dire che l'8+ sulla scatola è veritiero, perché in effetti le regole base (e veniamo qui al secondo requisito di cui alle premesse dell'articolo) sono facili da spiegare, ma nel contempo chi si limiti a prenotare, di volta in volta, semplicemente un draghetto per non spendere soldi per le azioni addizionali ben difficilmente potrà vincere a fine partita.

La chiave per un gioco per famiglie ben strutturato è proprio quella, ovvero di saper far stare al tavolo, giocando, anche i giocatori più occasionali, ma nel premiare chi abbia maggiore dimestichezza, consentendo piccole e grandi tattiche.
Qui c'è tutto, a ben vedere, perché se è possibile, al proprio turno, continuare sempre e solo a svolgere l'azione gratuita, aspettando che siano altri a spendere i denari per il prelievo delle carte prenotate, la chiave per sviluppare una partita vincente è quella di saper spendere il giusto al momento giusto, ovvero di aprirsi, senza paura di lasciare al banco una (pur preziosa) moneta, il ventaglio di scelte in modo tale da realizzare il più rapidamente possibile il maggior numero di coppie.

Il gioco, infatti, scorre più rapido di quanto si intuisca al momento della prima partita ed è vitale essere sempre in grado di chiudere le proprie coppie in poco, perché gli avversari, se vedono che puntate troppo in alto (acquisendo troppi esemplari da accoppiare), facilmente cercheranno di portare la partita alla fine, prelevando e riempiendo a ritmo forsennato.


A seconda dell'approccio dei giocatori, poi, anche lo sviluppo della partita potrà essere assai diverso, visto che c'è chi cercherà magari di dar noia agli avversari, andando a scegliere proprio la carta prenotata da te (qui c'è un briciolo di interazione diretta, anche se è previsto un indennizzo di una moneta), scatenando così partite più lunghe e mediate, così come c'è chi punterà a un mix tra la via più economica (fruisci più che puoi dell'azione gratuita) e la minimizzazione dei rischi (una regola punisce con 5 monete di penalità chi non riesca a piazzare un cacciatore ad esito del tiro dei dadi, ma è sempre la conseguenza di un azzardo volontario essendo possibile pagare per refillare la griglia prima di ritirare).

Diciamo, quindi, che tutto fila e gira piuttosto bene: un'idea simpatica e nel complesso, direi, piuttosto fresca, implementata con regole non troppo pesanti, ma sufficienti per dare anche un poco di spessore al tutto.
C'è, chiaramente, come tipico della categoria di titoli, un coefficiente fortuna, perché è vero che il tiro dei dadi è influenzato da diversi fattori (c'è anche un dado extra che si usa per aggiungere o togliere unità al tiro dei dadi) e che con una moneta si può sempre ritirare, ma chi abbia la sorte amica potrebbe avere una marcia in più ... ;)

Sulla scalabilità direi che in due, come sempre accade, il tutto diventa assai più controllabile ed è più facile fare calcoli su ciò che si sta lasciando all'avversario, mentre in tre e ancor di più in quattro gradualmente si deve sapere che non si potrà avere dominio su tutto e si dovrà capitalizzare ciò che al proprio momento sarà disponibile.

Nel complesso il gioco si rivela, quindi, valido e azzeccato. Più che di pregi e difetti in senso stretto direi che, in quanto family, si rivela adatto a chi cerchi un titolo di durata contenuta (quasi un filler), veloce da mettere sul tavolo e adatto a un pubblico ampio.
Non esattamente la tazza di te (in italiano, onestamente, la traduzione letterale della frase idiomatica americana "not my cup of tea"  non suona per niente bene come l'originale), invece, per gli amanti del gestionale puro e/o per chi ama avere maggiori spazi e spessori da addentare.

CONCLUSIONI

Dragon Pets si rivela un buon esordio per il nostro Chrys (il coautore Cecchetto invece aveva già visto pubblicato il suo Dungeon Bazaar). Indirizzato a un pubblico familiare, propone meccaniche simpatiche, facili da spiegare, lasciando il giusto spazio per un poco di riflessione.

Resto ora in attesa di vedere i prossimi titoli dell'autore, già annunciati in arrivo, primo fra tutti il suo Guilds, da tempo proposto nelle fiere in demo, ma un poco in ritardo ad arrivare per la vendita.
Dopo aver risposto (affermativamente) alle prime domande in premessa, lascio ora a voi la risposta all'ultima ... :)

Ricordo, come sempre, che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it e ringrazio l'editore per la copia di review inviata.

1 commento:

  1. Da quello che ho letto, mi sembra carino. Spero di recuperalo presto

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