lunedì 29 maggio 2017

[Recensione] Recurrring

scritto da Fabio (Pinco11)

Il mondo diventa sempre più piccolo ed oramai non ci stupiamo più di trovare sapori ludici a noi noti preparati in luoghi lontani.
Scoprire il titolo del quale vi parlo oggi mi ha provocato inizialmente una sensazione di straniamento ma, ripeto, oramai la circolazione del sapere è rapidissima, grazie a Internet, e le idee sbocciano ovunque senza più confini.
Ok, abbandono il mio afflato filosofico e vi parlo quindi di Recurrring, ideato dal Team Saien ed edito, appunto, dalla giapponese Saien, un gioco di carte dal sapore tedesco doc.
Per primo ne ha parlato al volo Martin su BGG, quindi ho trovato le regole in inglese grazie alla collaborazione offerta da uno degli autori (Akihiro Nakanishi) via mail e, alla fine, eccomi qua a parlarvene ;)


DI CHE SI TRATTA

I componenti consistono in un mazzo di 57 carte. 45 di esse contengono l'indicazione di un numero (troverete una carta 1, due 2, tre 3 e così via sino al 9), mentre 12 raffigurano una R.
Più basso è il valore della carta, più essa è forte (ovvero l'1 è più forte del 2 e così via), mentre la R è la carta più debole.
A seconda del numero di giocatori si forma il mazzo (es. in 3 si tolgono gli 8, i 9 e una R, in 4 si tolgono solo i 9) e si distribuiscono, coperte, tutte le carte. Inizia chi ha in mano l'1.
La prima giocata, in ogni mano, prevede che il giocatore di turno metta sul tavolo una delle proprie carte a scelta.
A quel punto il giocatore che segue può:
  1. giocare dalla propria mano una carta o combinazione di carte migliore di quella che è in tavola, prendendo in mano le carte che erano in tavola o
  2. passare. In quel caso attenderò la fine del turno, senza poter più giocare carte in quel round.
Qui arriva l'unica regola del gioco, che può risultare non immediata da capire, nonostante la sua semplicità, ovvero il concetto di giocata migliore.
Ciò che è in tavola è superato come segue:
  1. se in tavola c'è una sola carta, essa può essere superata giocando una carta di valore più basso (ricordo che l'1 è la carta più forte) o due carte uguali di qualsiasi valore. Es. c'è un 5 in tavola, io gioco un 3 e prendo in mano il 5 o c'è sul tavolo un 3 e io gioco due 7, prendendo in mano il 3;
  2. se in tavola ci sono due carte, esse possono essere superate o giocando due carte uguali di valore più basso rispetto a loro, o (esattamente) tre carte uguali del valore desiderato. Es. ci sono due R (la R è la carta più bassa) e io gioco due 7, prendendo in mano le due R, oppure ci sono due 6 e io gioco tre 7 o tre 4; 
  3. se in tavola ci sono tre carte, esse possono essere superate o giocando tre carte uguali di valore più basso rispetto a loro, o (esattamente) quattro carte uguali del valore desiderato e così via al crescere delle carte in tavola. Es. ci sono tre 6, posso giocare tre 5, oppure quattro R, oppure quattro 6, ma non cinque carte uguali ... 

Il Round finisce quando nessuno riesce a giocare una combinazione migliore di quella sul tavolo: l'ultimo che ha giocato mette da parte per sé le carte sul tavolo (varranno per lui punti a fine partita) e ricomincia giocando una carta.
Quando un giocatore finisce le carte, scatta l'ultimo giro ad esito del quale si contano i punti, ovvero uno per ogni carta che si è messa da parte durante la partita. Le R non valgono punti, tranne che per chi ha per primo esaurito le carte (per lui valgono 1). In genere si svolgono più partite, combinando i punteggi.

IL BUON SAPORE ... DI GIOCO DI CARTE TEDESCO CHE DÀ AI TUOI PIATTI QUEL TOCCO IN PIÙ

Mi rieccheggia in mente il ritornello di un jingle pubblicitario di diversi anni fa, che ho ritoccato alla bisogna, per dire che, se non avessi saputo che il gioco è di provenienza giapponese, se fossi stato bendato come il famoso intenditore di un'altra pubblicità (oggi sono aggredito dalla memoria degli spot di una volta), avrei senza dubbio catalogato questo titolo quale classico gioco di provenienza teutonica.
La stessa composizione del mazzo è del resto molto simile a quella di The Great Dalmuti, un gioco di carte classico (e considerato da molti come uno dei filler da avere) che contiene al suo interno, non a caso, un 1, due 2, tre 3 e così via sino al 12, ma ciò che cambia, in Recurrring, è la particolare modalità di gioco proposta, che lo rende, a mio modesto parere, mostrrruosamente (esagero, ma per dare l'idea) più profondo.
In The Great Dalmuti, infatti, il giro inizia con un giocatore che mette sul tavolo una carta o un set di carte uguali e chi segue, semplicemente, può giocare a sua volta in tavola (dove restano tutte le carte giocate) o una carta di valore più basso di quella presente (se era una) o un set composto da esattamente tante carte uguali pari a quelle giocate ma di valore inferiore. Lo scopo del gioco (poi abbellito dalla presenza di ruoli) è quello di liberarsi (alla UNO) di tutte le carte che si hanno.
In Recurrring invece le regole, pur rimanendo due in croce, sono più sottili, consentendo più scelte (se c'è una carta, si può giocare o una carta migliore o una coppia; se c'è una coppia, una coppia migliore o un tris; e così via ...) e, soprattutto, prevedendo che si debbano tirare su in mano le carte che erano in tavola.
Questo aspetto rimescola continuamente le carte in mano e, soprattutto, vale a ridurre molto il peso della sorte, visto che si ha la possibilità di giocare le prime mani per affinare la composizione della propria mano, per poi procedere, nel corso della partita, a liberarsi di set di carte sempre più consistenti.
Il bello del gioco sta proprio in questo, ovvero nel fatto di dover operare un bilanciamento tra il liberarsi rapidamente di carte il prima possibile e il conservare comunque qualche combinazione accettabile, per evitare di rimanere a un certo punto della partita con poche carte in mano, ma tutte alte e diverse tra loro, cosa che non ci consentirà più di liberarsi di esse.

COME GIRA

Sottolineo che, cosa anomala per un gioco con due pagine di regole e in radice semplice, alla prima partita quasi mai sono riuscito ad avere un gruppo nel quale tutti avevano capito bene come si giocava. Ok, mi direte, impara a spiegare meglio le cose, ma io vi rispondo che in realtà le due regolette non sono poi così immediate da metabolizzare e questo rappresenta, secondo me, il vero succo del successo che al nostro tavolo il gioco ha avuto.
Quando si inizia a masticarlo, si sente infatti la sensazione di consistenza e, dietro ad un concetto facile facile (liberati delle carte) si scopre che c'è la necessità di pensare e pianificare ed inoltre il fatto di prendere in mano le carte che sono in tavola allunga i tempi della partita (che altrimenti sarebbe durata una dozzina di turni e via) e permette di modulare un ritmo proprio.

A CHI PUÒ PIACERE?

Visto che a me il gioco è piaciuto, sarei portato a dire "a tutti", ma devo segnalare che dietro all'apparenza si nasconde un gioco di carte che assimilerei più ad un tresette che a una briscola, come livello di difficoltà (tra l'altro c'è anche una variante di gioco, in quattro, a coppie).
Direi che esso potrà piacere a chi giochi ai classici titoli della tradizione germanica, come 6 Nimmt, Sticheln, Abluxxen, Hamsterbacke e simili, ma potrebbe risultare, a sorpresa, interessante anche come ponte per avvicinare al tavolo i nonni, vecchi volponi dello scopone scientifico :)
Come età di partenza vi dico che l'ho proposto a mio figlio di nove anni il quale, pur con la difficoltà delle prime partite, le regole le ha metabolizzate. Direi quindi che il gioco si colloca come una sorta di 10+, a palmi.

DOVE LO TROVO?

Per ora da nessuna parte, perché è un gioco giapponese.
Perché ne parlo allora?
Lo faccio con lo spirito che contraddistingue gli articoli di questo tipo che scrivo, ovvero nella speranza di far notare a qualche nostro editore qualche perla, magari da selezionare per la pubblicazione.
Per chi, comunque, volesse sentire il sapore del gioco, potrete provare a mettere insieme i materiali assemblando qualche mazzo tradizionale, oppure utilizzando quello di The Great Dalmuti.
Personalmente, però, apprezzo davvero la grafica, essenziale, ma molto psichedelico anni '70 che contraddistingue i gradevoli numeri, tutti incentrati su un'idea grafica che ricorda gli illusionisti d'antan.

CONCLUSIONI

Questo Recurrring si è rivelato per me una graditissima sorpresa e sta scalando rapidamente posizioni nella classifica personale dei miei filler preferiti. Aspetto solo di portarlo con me quest'estate al mare, per vedere che effetto farà al pubblico degli occasionali ;)
Per il resto l'augurio, come segnalavo, è che qualcuno lo noti e gli dia una chance ... 

--- Nota: i diritti suil gioco spettano alla casa produttrice (TeamSaien). Le immagini sono state tratte dal sito twitter dell'editore ( https://twitter.com/team_saien) o o da Boardgamegeek (postate da Eric Martin) : ai proprietari dei giochi e delle immagini spettano tutti i diritti su di esse: vi è piena disponibilità a rimuovere ogni notizia od immagine su semplice richiesta o ad aggiungere specificazioni o chiarimenti ---

2 commenti:

  1. sarà che io appena vedo un gioco dove le carte sono predominanti accendo già le antenne (e in automatico mi si apre il portafogli) ma a me questo gioco ispira!!
    Sicuramente mi assemblerò un mazzo per giocarci..tanto a casa ho decine e decine di mazzi di carte di vari tipi (sono appassionato di prestigiazione con le carte quindi le carte non mancano mai)!!!

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    1. Fammi sapere, dopo che l'avrai giocato, le tue impressioni :)

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