venerdì 2 giugno 2017

[nonsolograndi] Mercante in Fiera


scritto da
Simarillon (Davide)

Mercante in Fiera, il gioco che mi ha fatto compagnia aspettando Gesù Bambino per un lustro almeno e che mi ha sempre, irrazionalmente, divertito. La nuova scatola Clementoni, naturalmente a firma di Francesco Berardi, e con le illustrazioni di Alan D'Amico, non poteva assolutamente mancare il suo appuntamento con nonsolograndi. Si può iniziare a giocare a partire dai sette anni, si può giocare da due a dieci giocatori (sei nella versione moderna) in partite da trenta minuti circa.

A casa c’erano la storica versione Dal Negro e quella con i disegni di Jacovitti e visto che non c’è il due senza il tre ecco arrivare la versione Clementoni della coppia Berardi/D’Amico.


I MATERIALI
Nel gioco si possono trovare:
  • un tabellone a due facce (rosso e blu);
  • ottanta carte illustrate divise in due mazzi (rosso e blu);
  • centovennticinque monete di cartone, in diversi tagli da 1 a 20 (passando per il 2, il 5, il 10);
  • trentasei tessere contratto;
  • una tessera "Primo Mercante".
La scatola è decisamente sovradimensionata rispetto al materiale, ma il plus dei disegni di Alan D’Amico, il tabellone per le carte vincenti e la presenza delle monete con cui giocare nella scatola, fanno sì che si passi sopra le dimensioni della scatola e il gioco sia, sotto il punto di vista dei materiali, ampiamente promosso.

Un merito speciale anche per il regolamento, per la sua impaginazione e per il modo chiaro in cui è scritto e per come si rivolge direttamente al lettore dandogli del tu, idea abbastanza originale e soprattutto simpatica.

IL GIOCO... OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Non penso che ci sia qualcuno che non conosca le regole del Mercante in Fiera e, se fosse, sicuramente le può trovare in mille luoghi (reali e virtuali): mi dedico quindi alla modernizzazione delle regole creata da Berardi.

Dopo aver diviso i due mazzi tenendo solamente la metà delle carte, ogni giocatore riceve un determinato numero di monete e un determinato numero di carte. Si posizionano le cinque carte vincenti sul tabellone e al fianco di questo si mettono le tessere contratto.

Il gioco prosegue secondo tre fasi che si svolgono ad ogni turno di ogni giocatore:
  • il giocatore può guardare o tre carte perdenti oppure una delle carte vincenti pagando il valore
    indicato affianco della carta stessa;
  • il giocatore tenta di concludere uno (e uno solo) affare con gli altri giocatori: si possono vendere, scambiare, comperare carte. In caso si concluda l’affare il giocatore che conclude l'affare con il giocatore di turno prenderà una tesserà contratto tenendola dal lato con la spunta verde, in caso il giocatore di turno non riesca a concludere affari la stessa tessera sarà girata sul lato della ‘x’ rossa e da lui presa;
  • si scopre una carta dal mazzo delle carte perdenti e la si pone del mazzo degli scarti: chi ha quella carta la elimina dalla propria mano.
Terminati i contratti a disposizione (dipendenti dal numero di giocatori) c’è una fase di mercato libero in cui si possono effettuare tutte le operazioni di scambio che si ritiene opportuno. Ora si scoprono le carte perdenti e si arriverà ad avere le sole cinque carte vincenti e si assegneranno i relativi premi.

Dopo tre manche il gioco termina ed entrano in gioco i contratti. Quelli con la ‘x’ rossa sono punti negativi, mentre quelli con la spunta verde sono punti positivi; chi ha meno contratti deve dare trenta monete a chi ha il maggior numero di contratti: a questo punto si contano le monete e… chi ne ha di più sarà il vincitore, con improbabili parità non risolte da alcun tie-break.

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Si può svecchiare un gioco con una storia assolutamente importante [Il mercante in fiera viene citato
infatti per la prima volta da Gasparo Gozzi nel 1755 e successivamente da Wolfgang Amadeus Mozart in una lettera del 1772 alla famiglia spedita da Milano, e se ne contano varianti praticamente infinite, come ci dice Wikipedia]? La risposta è ovviamente sì! Partendo dal regolamento classico Francesco Berardi ha introdotto alcune interessanti novità per svecchiare il gioco e renderlo anche più piacevole per i giocatori. Penso di essere sposato con l’unica persona sopra i quarant’anni che non abbia mai giocato a Mercante in Fiera: dopo un paio di partite, ad entrambe le versioni, mi ha detto “Ma questo che vedi le carte è molto più bello e divertente dell’altro!” quindi andiamo a scoprire perché.

Non faccio considerazioni sulla versione storica del gioco, ma mi limiterò o a considerazioni generali o a considerazioni legate alle nuove regole del gioco. Molto positiva l’idea di inserire nel gioco le monete e il tabellone per le carte vincenti: entrambe le cose non sono assolutamente necessarie al gioco, ma sono funzionali allo stesso e sono un plus importante nei materiali, oltretutto a un prezzo davvero contenuto.

Il meta-gioco di trovare a quale gioco in scatola è ispirata ognuna delle belle illustrazioni di Alan dà un ulteriore punto di merito a Mercante in Fiera della Clementoni e, se alcuni disegni sono davvero semplici da riconoscere, altri sono praticamente impossibili (da uno che di giochi ne possiede tanti e ne ha giocati di più) e vi divertirete molto a cercare di indovinare per primi il gioco a cui è stato ispirato.

Ultimo aspetto positivo il fatto che questo possa essere un sicuro apripista per il mondo nei giochi in scatola con quelle persone che giocano una volta all’anno, magari nel periodo natalizio, e scopriranno che ci possono essere tante modalità di giocare.

Alcune considerazioni più specifiche sulla nuova versione. La prima è che interessante la scelta fra lo scegliere se vedere le carte perdenti o quelle vincenti, anche se i più piccoli tenderanno, ovviamente, a trovare le informazioni relative alle carte vincenti, si rivela una scelta importante a seconda sia delle strategie di gioco sia del momento in cui questa scelta deve essere effettuata. Altrettanto interessante il meccanismo dei contratti, che incentiva il rischio e la movimentazione di carte fra i giocatori; piccolo problema che ci possono essere giocatori che non riescono a chiudere contratti soprattutto a gioco inoltrato, infatti si può decidere di non chiudere contratti sapendo di essere in una posizione assolutamente vantaggiosa rispetto agli altri giocatori, così forse trenta monete sono un po’ troppe nell’economia globale del gioco. Da ultimo la fase di mercato libero dopo la fase contratto, per esperienza, risulta sempre abbastanza inutile, ma è comunque un plus che si può tenere senza alcun fastidio.


La scatola indica un 7+, target perfetto per iniziare a divertirsi con questo gioco nella sua versione moderna, probabilmente per la versione classica del gioco si può rischiare già da sei anni.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del gioco e che “chi non è stato truffato almeno una volta non può diventare un mercante”, come dice un noto proverbio cinese.

Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo (o gli altri bimbi – ed adulti – che lo hanno giocato) ha imparato giocando a Mercante in Fiera:
  • la prima cosa è la gestione delle proprie risorse (quanto posso spendere per prendere le carte, cosa mi conviene fare?);
  • la partecipazione a un’asta: vi stupirete di come sia un meccanismo completamente sconosciuto ai piccoli giocatori di oggi;
  • la fortuna o la sfortuna possono determinare la vittoria anche al di là dei propri meriti/demeriti (nella versione classica);
  • il bluff (nella versione moderna);
  • l’imparare a contrattare.

FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Capitolo che si scrive praticamente da solo in questa recensione del gioco. Mercante in Fiera è un gioco che conoscono tutti, che almeno una volta nella vita hanno giocato (o visto giocare) tutti. È un gioco che è già stato sdoganato ben al di là della comunità dei giocatori e che quindi può stare benissimo nella collezione di tutti i giocatori, anche per non spaventare i non giocatori e farli avvicinare al gioco con un qualcosa che già conoscono. Insomma il 99 anni che compare sulla scatola lo valutiamo in questa ottica e ci dà, in effetti, un’idea su quale sarà la longevità del gioco.

PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà, ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.

Un buon motivo per giocare con mamma? Il primissimo motivo è che in due non si può proprio giocare, quindi il terzo giocatore è assolutamente necessario; il secondo motivo è che se c’è qualcuno che può bluffare peggio di un bimbo, quel qualcuno non può che essere la sua mamma. Per finire il terzo motivo: papà potrà sfoggiare la sua cultura ludica e far vedere a mamma tutti i giochi che gli piacerebbe arricchissero la sua ludoteca.

3 commenti:

  1. Son contento che ti siano piaciuti i disegni, poi da illustratore la scelta delle citazioni ha una doppia valenza: prima l'aspetto ludico di scoprire a che gioco è associata la carta, secondo è un personale omaggio a tutti gli illustratori che prima di me hanno creato un universo di personaggi e altri elementi ora iconografici nei giochi da tavolo.

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    1. Mi piacciono sempre molto i tuoi disegni :)
      Bravo nella scelta di torvare la maggior parte delle figure iconografiche del mondo dei giochi in scatola.
      Manca una citazione di HQ :D

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    2. Era la prima idea, ma poi risultavano troppo fantasy e il barbaro era eccessivo :D
      Per questo ho declinato la mia scelta per omaggiare i dungeon crawler al Bretoniano di Warhammer Quest, che per i non giocatori è vicino come immagine iconografica al classico cavaliere della tavola rotonda :)

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