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[nonsolograndi] Mystery English

scritto da
Simarillon (Davide)

Oggi si parla di Mystery  English, un gioco Clementoni (pensato  dall’amico Francesco Berardi, game designer interno della Clementoni stessa) in cui, divertendosi, si proverà ad imparare un po’ di inglese.

Può essere giocato da due a quattro giocatori, a cominciare dai sei anni in partite di una ventina di minuti circa. Il gioco prova a presentarsi tematizzandosi così:
È il giorno del tuo compleanno, ma ti tocca studiare. Dopo un intenso pomeriggio di compiti a scuola, sei talmente stanco che ti sei addormentato in aula. Ti risvegli dopo un quarto d’ora, ti guardi un po’ intorno e ti accorgi che non c’è più nessuno. Dove sono finiti tutti? Trovando i giusti indizi e girando per la scuola riuscirai a festeggiare il tuo compleanno con una buonissima torta.


I MATERIALI
Il gioco si compone di:
  • un tabellone suddiviso in quattro stanze: l’aula, il corridoio, l’atrio e la palestra;
    materiali in gioco
  • quattro pedine/stand-up studente diverse, nei colori giallo, verde, rosso e blu;
  • sedici gettoni, raffiguranti quattro diversi oggetti, nei quattro colori indicati sopra;
  • un dado a sei facce;
  • sessantasei  carte suddivise in quarantaquattro carte quiz, ognuna con tre domande di difficoltà crescente, e ventun carte immagine.
Materiale nella norma, con una piccola menzione per l’illustrazione del tabellone, molto bella, che è assolutamente funzionale ad aiutare nell’immedesimarsi nel gioco.


IL GIOCO... OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Durante il proprio turno i giocatori tirano il dado e muovono in avanti o indietro la propria pedina. Sul tabellone ci sono le seguenti tipologie di caselle:
  • le classiche caselle rilancia il dado e avanza/indietreggia sul tabellone;
  • la casella quiz: un compagno di gioco pesca una carta e pone il quesito corrispondente, in base al numero di punti interrogativi presenti sulla casella (da uno a tre); se si risponde esattamente ci si può spostare avanti o indietro di una casella;
  • la casella immagine: si pesca la carta immagine, si osserva la carta e si prova a pronunciare in inglese l’oggetto raffigurato; se si risponde esattamente ci si può spostare avanti o indietro di una casella;
  • la casella gettone: si pesca il gettone e si verifica di che colore è. Se è del colore della propria pedina lo si prende per uscire dalla stanza, altrimenti lo si riposa a testa in giù lasciandolo accessibile agli avversari.
il corridoio
Per passare alla stanza successiva si deve aver conquistato l’oggetto del proprio colore; quando si è nella quarta – e ultima – stanza bisogna arrivare all’uscita (la casella FINISH). Su ogni casella di ogni stanza ci può essere un solo giocatore: se la casella di destinazione è occupata ci si può muovere su una casella adiacente libera, in avanti o indietro, ed applicarne i relativi effetti. Se invece si vuole prendere il posto dell’altro giocatore si dovrà rispondere a una domanda con tre punti interrogativi: se si risponde correttamente si prende il posto dell’altro giocatore, che verrà spostato sulla casella di partenza della stanza; se si risponde in maniera errata sarà il giocatore che non ha saputo rispondere a tornare alla casella di partenza. 

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Parto da quello che per me è un tema particolarmente importante, ovvero la tematizzazione del gioco: Mistery English è un gioco di percorso – e anche piuttosto semplice – ma il fatto di far vivere il movimento sul tabellone come un’avventura in cui siamo proiettati è sicuramente un punto di merito, anche importante, del gioco.

Per quanto riguarda l’inglese non posso non sottolineare come il gioco si appoggi al British Institutes e, dato che è disponibile anche un’applicazione creata con lo stesso, questo è, sicuramente, un punto di merito; un piccolo dubbio sulla difficoltà dei quesiti, che, personalmente, mi sembra siano troppo semplici per gli ultimi anni di Scuola Primaria. Pongo tutti i dubbi del caso dal momento che forse in questo dovrei confrontare l’esperienza di gioco con bimbi che hanno un’esperienza con l’inglese diversa da quella che ha Lorenzo (iniziato sin dalla materna e con una maestra che li fa viaggiare a ritmi davvero sostenuti) e cosa che mi è stato impossibile fare in questo periodo. Ma Mystery English è gioco o strumento educativo? Diciamo che a seconda di come lo si approccia può essere entrambi e può aiutare l’apprendimento dell’inglese divertendosi e i piccoli giocatori devo dire che si sono divertiti approcciandolo.
Un qualcosa di più sull’APP che ho citato prima e che si può trovare sia per smartphone sia per iPhone. Il primo livello ricalca il tabellone di gioco e ci troveremo in una sorta di mini-escape-room (fa moda scrivere così) da cui uscire per arrivare alla festa di compleanno a sorpresa. I quesiti sono molto semplici per gli adulti (così se è il caso potrete aiutare), ma il gioco è molto godibile per i piccoli e ha tenuto impegnato il mio piccolo di casa per tutta la serata. Il primo livello è gratuito quindi vi consiglio si scaricare l’app, che potete trovare come Mystery English Clementoni; mentre gli altri livelli o si possono acquistare o vi si può accedere con i codici presenti nella scatola dell’applicazione o forniti dal British Institutes (e gli schemi successivi al primo sono anche più divertenti). 

Un gioco va valutato rispetto al target obiettivo che si prefigge:  per chi non è abituato a giocare (o comunque è poco abituato a giocare), target che si pone Mystery English, il potersi muovere bidirezionalmente in un gioco di percorso è un piccolo step interessante che può rompere schemi super consolidati. Tra l’altro il mio Lorenzo ci ha fatto passare una settimana giocandoci tutte le sere; quindi, limitatamente alla mia esperienza in famiglia, il gioco può piacere anche ai bambini che sono abituati a giocare.

Come in tutti i giochi di percorso, in cui si deve capitare esattamente su una casella (e qui la cosa è ripetuta per quattro volte), può essere un po’ frustrante tirare il dado e non riuscire mai a fare il numero esatto che ti porta sull’agognata casella su cui devi arrivare. Diciamo che si poteva pensare a una versione per esperti in cui le domande alle quali si risponde correttamente potevano diventare dei modificatori del dado non solo al proprio turno, ma conservando la carta, eventualmente, quando si vuole, per far sì che uno possa accedere un po’ più facilmente alla casella gettone richiesta (noi l’abbiamo provato e funziona!).

Molto bella, invece, l’idea di poter interagire con gli altri giocatori, spedendoli indietro alla casella di partenza della stanza; bella, parimenti, l’idea di lasciare la scelta al giocatore se spedire indietro l’avversario, correndo un piccolo rischio, oppure accontentarsi di un piccolo passo vicino alla casella già occupata. 

Punto sicuramente più dolente è il fatto che si possa (potenzialmente è difficile, ma può succedere) vincere senza dire una parola in inglese e questo, in un gioco che si chiama Mystery English, mi lascia un po’ perplesso. Ci sarebbero diverse soluzioni per ovviare al problema, del tipo rispondere a un quesito specifico prima di uscire da ogni stanza (con una difficoltà via via crescente per le varie stanze) per poter così usare correttamente la propria chiave; qualcosa, a mio parere, si deve modificare, per fare sentire un pochino di più il peso dell’inglese.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del giocare e che “il linguaggio non si riferisce alla generalità dei concetti, ma getta le basi di un possesso comune”, come dice uno dei filosofi contemporanei che più ammiro, ovvero Emmanuel Lévinas.

Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo ha imparato giocando a Mystery English:
students
  • be', ovviamente, si impara un po’ di inglese e si impara che si può imparare divertendosi;
  • prendere piccole decisioni come in quale direzione muoversi e se sia conveniente o meno spedire indietro un compagno di gioco/avversario;
  • interagire con i compagni di gioco, in modo anche un po’ cattivello;
  • assumersi un piccolo rischio;
  • l’editore tra gli altri ne sottolinea una a cui io non avevo pensato e che ritengo interessante: l’utilizzo di strumenti tecnologici con comprensione di brevi testi multimediali.

FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Questa volta mi è davvero facile scrivere questo paragrafo, la scatola suggerisce 6-10 anni e quindi mi attengo rigorosamente a quanto scritto dall’editore e confermo che è un gioco per l’età scolare della scuola primaria.

PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà: ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.

l'APP
Un gioco sull’inglese, così anche mamma e papà, se non lo sanno, imparano un po’ di inglese (o al limite lo ripassano)… e visto che probabilmente già lo sanno si possono coinvolgere i nonni, visto che è un po’ più difficile che siano a conoscenza delle parole inglesi. E poi si può giocare con il proprio bimbo facendogli imparare l’importanza dell’inglese e… verificare cosa già ha imparato!


Si ringrazia Clementoni per la copia di review concessa 

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