recensione

[Recensione+Video] La sorprendente scoperta dell'Estate Indiana

scritto da Fabio (Pinco11)

C'era una volta un autore che sembrava essere il Re Mida del gioco da tavolo, ovvero quell'Uwe Rosenberg che ha venduto gazillioni di copie sia con la sua serie Agricola & Co., sia con i vari giochilli per i quali non lo ricordiamo, ma che sono stati best seller di vendite, come Mamma mia o Bohnanza.
Poi, improvvisamente, il mostro sacro inizia a perdere qualche colpo e, dopo la scivolata di Hengist (che ad oggi gode di un bel 4,9 su BGG), il pubblico sembra notare anche che le novità nei suoi titoli sembrano uscire con il contagocce, con una evoluzione dei suoi concetti che pare essersi rallentata.
Lo scorso anno esce poi l'attesissimo Cottage Garden, che è proposto tra squilli di tromba come successore di Patchwork, giochillo molto molto carino che tuttora veleggia ai bordi della top50 di sempre di BGG, grazie al quale sarà possibile giocare anche in 3 e 4 (mentre Patchwork era solo per 2).
Non dico che il giardinetto nel bosco sia andato poi malissimo, ma nello stesso tempo neppure che la gente si sia strappata i capelli, cosicché il suo gruppetto di ammiratori l'ha raccolto, ma non si è rivelato quel successo a lungo termine che tutti pensavano. Io stesso, che lo avevo provato con grande anticipazione, lo avevo con tranquillità lasciato sul tavolo, senza pensare mai di farlo entrare nella mia collezione.



Nel contempo usciva nel 2016 anche Odino, un gestionalotto con selezione azioni nel quale, ancora, lo scopo del gioco, mediato dal piazzamento lavoratori, era quello di assembrare polimini.
Siccome anche l'interesse degli appassionati, quando batti troppo il ferro, finisce per calare, quest'anno di Rosenberg ad Essen non si sentiva parlare. Proprio per niente.
Di Nusfjord non ho nemmeno ancora letto recensioni in giro per la rete (qualcosa c'è, ma intendo dire che c'è poco, soprattutto contando che parliamo di Uwe) e su Indian Summer (edito da Spielwiese, 1-4 giocatori, 10+, tempo a partita 15-60', indipendente dalla lingua, salvo il manuale) c'è un silenzio che ricorda quello delle prime ore mattutine in una giornata di neve.
Sono stato anch'io coinvolto in questo blackout di interesse, per cui solo un paio di settimane fa o poco più ho recuperato, facendomi arrivare un pacco con i due titoli in questione, con l'estate indiana che è entrata quasi per un click compulsivo da ho posto per ancora una cosa da mettere nel carrello e il gioco Indian Summer è in offerta.

IL BUCO CON IL GIOCO INTORNO (OVVERO LE REGOLE IN BREVE)

Faccio il verso a una pubblicità di una vita fa (ricordi d'infanzia ... chi di voi coglie la citazione?) per esordire dicendo che la vera novità, frizzantina, di Indian Summer è quella del buco, ossia di una finestrella circolare che compare in una delle caselle di ognuno dei polimini che i giocatori piazzano nelle proprie schede e su questa intuizione il buon Uwe dimostra che gli basta impegnarsi un attimo per dar vita a un bel gioco, che sui nostri tavoli sta raccogliendo consensi al livello di un Patchwork di 3-4 anni fa.
L'idea di base del gioco è quella che si deve andare a riempire la propria scheda personale, che altro non è se non una classica griglia quadrettata, fruendo allo scopo dei soliti polimini, ovvero forme geometriche frutto della combinazione di 3, 4 o 5 quadratini.
Al proprio turno il giocatore ha la scelta (finta, perché si fa quasi sempre la prima delle due azioni) tra il piazzare uno dei polimini che ha di fronte a sé (si parte con 5 e si ripristina la riserva quando si esaurisce) e il piazzare una tesserina da una casella (scoiattolo), il tutto con l'obiettivo di essere il primo a finire di coprire la propria scheda personale, e qui finiscono le regole di base.

Il resto del gioco gira intorno ai famosi 'buchetti', perché sulla scheda sono prestampati (ci sono 6 schede con un totale di 12 diversi layout di partenza) dei simbolini colorati, che ricordano i 4 tipi di gettone bonus disponibili. L'idea è che quando si completa uno dei sei quadranti 3x4 nei quali la scheda personale è divisa, si ottengano i gettoni bonus corrispondenti alle caselle che li mostrano, che siano visibili attraverso i buchetti delle tessere piazzate.
Questi gettoni sono quindi utilizzabili per giocare delle azioni in più (riempi prima la tua riserva o piazza uno scoiattolo) o per potenziare l'azione di base (piazzando due tessere invece che una), producendo l'effetto di velocizzare in modo decisivo il riempimento.
Ci sono poi delle tesserine speciali che si possono ulteriormente piazzare per coprire dei buchini vuoti (dopo aver prelevato la prima volta i gettoni bonus) che siano allineati in un certo modo, ottenendo, anche qui, ulteriori gettoni.
Tutto questo, ancora, dona un piccolo livello di riflessione a un gioco che parte tranquillo (lo penserei di base come un 8+), evolvendolo il giusto per portarlo a un 10+.

Eccovi, se siete curiosi, un video esplicativo delle regole:


COMPONENTI

Parto dicendo che il mix tra pulizia, chiarezza e colori di Patchwork era davvero ottimo e mi aveva lasciato entusiasta.
Forse è per quello che avevo rifiutato senza mezzi termini l'accozzaglia di colori che usciva in Cottage Garden che, graficamente, proprio non incontrava i miei gusti.
Sono partito, quindi, prevenuto su Indian Summer, che condivide con il predecessore il medesimo grafico (Boekhoff), ma riconosco che qui l'aspetto d'insieme del gioco è stato curato in modo da eliminare quella cacofonia di colori che avevo notato nel cottage.
Il tema prescelto è quello delle foglie autunnali, con un'alternanza tra un verde, un giallino-arancio e un rosso non troppo forte, per cui la miscela dei colori finisce per non confondere esageratamente e le finestrelle sono di dimensione adeguata per non avere problemi nel vedere cosa ci sta sotto.
Dire che, nel complesso, il gioco si presenta bene sul tavolo, che ingombra il giusto, senza richiedere una tovaglia da 16 persone, stando tutto nel classico tavolo da cucina/sala per 4 giocatori.
I gettoni bonus sono, intelligentemente, resi con un disegno stilizzato su di un lato (che uso sempre, perchè è quello visibile a colpo d'occhio) e sull'altro una bella illustrazione.
Manca, forse, una busta di tela dalla quale pescare (a caso) i pezzi da mettere nella riserva collettiva, ma grosso modo ci siamo, fermo restando che il gradimento di massima sul tema grafico resta soggettivo.
Valutazione d'insieme sui materiali?
Promosso

COME GIRA

Non so se una parte del mio entusiasmo è dovuta al fatto che da Indian Summer non mi aspettavo niente di che, ma ammetto che sta uscendo in casa mia come uno dei migliori successi nel segmento famiglia di questa stagione (non ha raggiunto Azul, ma il suo lo sta facendo, giocandosela con Majesty nella mia terna ideale da categoria base dello Spiel des Jahres).
Come caveat vi dico però, subito, che il mondo anglosassone di BGG non sembra condividere queste mie sensazioni, visto che Cottage viaggiava su un 7,1 di media e che Indian sta un paio di decimali sotto, con un poco soddisfacente 6,9. Lo premetto per darvi modo di esercitare la vostra reader discretion, ciò non toglie che personalmente ritengo generoso il primo voto e mostruosamente underrated il secondo :)
Già alla primissima partita, infatti, il gioco gira e bene, tanto che nella mia decina di compari di gioco
diversi ai quali l'ho proposto per ora di insufficienze non ne ho raccolte e già un paio di loro lo hanno messo nella loro wishlist.

Gli aspetti attraenti del gioco sono due, che si miscelano tra loro in modo efficace.
Il primo aspetto positivo sta nell'immediatezza, perché l'obiettivo è semplice, ovvero devi riempire per primo la tua scheda personale (ad essere pignoli non è detto che questo ti faccia vincere sempre, perché tutti giocano comunque lo stesso numero di turni, per cui se altri giocatori nell'ultimo turno completano la scheda, c'è un tie breaker da valutare), assemblando ad hoc i tuoi polimini.
Come nel Tetris d'antan e come in Patchwork.
Le logiche di base sono, quindi, lineari e note.
Il secondo aspetto positivo sta nella novità dei buchetti, che dona al tutto il giusto livello di freschezza e intorno ad essi l'autore costruisce qui un piccolo motorino, grazie al quale si riesce ad alimentare quel lieve incremento di velocità nel piazzamento che consente di vivere la partita come una corsa. È infatti grazie ai gettoni bonus collezionabili piazzando al meglio i buchetti che si riesce ad acquisire un ritmo che alla fine non è mostruosamente superiore agli avversari, ma che fa intuire presto chi sta riuscendo ad andare più veloce
Gli effetti speciali sono giusto 4 e io sono arrivato a stamparmi anche una scheda riassuntiva per i miei compagni di gioco, ma poi ho notato che prima della fine della prima partita (soprattutto vedendoli usare da chi le regole le conosce già) i bonus sono memorizzati e anche la presenza delle tessere degli animali (quelle che vanno sui buchi vuoti allineati) è registrata entro il termine del match.

Una partita ci vuole tutta per diventare completamente consapevoli delle meccaniche e da lì si parte per la corsa, che resta una cosa non troppo complessa (è un 10+ e bimbi già svezzati a boardgame lo possono apprezzare senza problemi anche un paio di anni prima), ma che un suo livello di attenzione lo richiede, così come si confà a giochi che devono attrarre degli occasionali e premiare chi riflette.
Tu puoi, in sostanza, fare il tuo gioco e assemblare polimini in tutta tranquillità, curando un poco il tuo orticello, oppure puoi anche sollevare lo sguardo e vedere gli altri che fanno, entrando maggiormente nella logica della corsa e nel profilo interattivo del gioco.

In sé l'interazione non è, come è logico immaginare, partendo dal presupposto che ognuno riempie la sua scheda, di quelle fortissime, ma non appena si impara a giocare con consapevolezza, ovvero alla seconda/terza partita, si capisce come una dimensione collettiva il gioco la presenta, eccome.
La prima cosa che si va a capire è che è fondamentale utilizzare, quando è possibile, i gettoni mirtillo, che consentono di riempire la propria riserva di polimini prima  di esaurirli e che è focale farlo proprio quando nella riserva collettiva si è arrivati al momento in cui sono disponibili delle forme interessanti. Il percorso delle tessere da prelevare è infatti pubblico e, al di là del fatto intuitivo che le forme da 5 caselle consentono di riempire il tabellone più rapidamente, è anche vero che esse tendono a generare diversi vuoti, visto che non è facilissimo combinarle perfettamente tra loro. 
Nel contempo il gettone funghetto consente di giocare due pezzi invece che uno e, soprattutto, quei due pezzi si prelevano dalla riserva di due avversari, cosa che a volte rompe le uova nel paniere.
Capiamoci, non è che con questo si faccia poi un danno clamoroso al tuo compare di gioco, perché la tessera che si preleva è sempre la prima della riserva, per cui, sapendolo, si può lasciare lì sempre una tessera non utile per i nostri piani, ma in certe fasi di gioco ci sono delle forme che scatenano vere e proprie cacce, incrementando un attimo l'interazione, che resta non troppo pressante, ma presente, con simpatici epiteti che di solito ci scambiamo al tavolo, quando tutti sono giocatori consapevoli e competitivi.

Scalabilità?
Ottima, nel senso che ciò che fai è lo stesso in 2, 3 o 4 giocatori, per cui il gioco rende in qualsiasi formato (c'è anche una modalità solitario, che è simpatica e utile per esercitarsi), anche se la versione multigiocatore mi risulta, personalmente, più gradita per la componente di corsa che, coinvolgendo più persone, è più vivace.

CONCLUSIONI

Indian Summer è stata per me una vera sorpresa: poco notato dal pubblico di Essen e poco apprezzato in rete, comprato quasi per caso e messo sul tavolo con svogliatezza, è stato invece, sinora, un classico colpo di fulmine, che mi ha riportato di botto ai tempi di Patchwork, rappresentando il seguito di esso che mi aspettavo e che Cottage Garden non mi aveva dato.
Rapido e facile da spiegare il giusto (assembla polimini e cerca di essere il primo a riempire la scheda), aggiunge a una base elementare la novità del buchetto inserito in ogni tessera, introducendo grazie ad esso delle piccole azioni bonus che, senza appesantire troppo il gioco, lo insaporiscono quanto serve per dargli vivacità. Lo sconsiglio, in pratica, solo a chi non gradisce i puzzle da piazzamento di pezzi alla Tetris. 
Ottimo, mister Uwe, il tocco, secondo me, non lo hai perso ...

Il gioco è reperibile, lo ricordo, anche nel negozio online Egyp.

2 commenti:

  1. Nella mia collezione con la meccanica del "tetris" ho
    - Barenpark: per attirare i novizi
    - Feast for Odin: per i masochisti

    Come classificheresti indian summer, rispetto a questi due?

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    Risposte
    1. Odino è un altro genere proprio, nel senso che è un tentativo di portare il puzzle game nel mondo dei cinghiali.
      Barenpark è invece grosso modo sul livello di Indian Summer, con il secondo un pelo più 'innovativo' del primo e con un pelo di profondità in più (Indian è 10+ e Baren 8+).

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