Punti di vista

[Punti di Vista] La crescita del gioco da tavolo in Italia

Scritto da Chrys

Il nostro settore sta crescendo e si sente. Certo rispetto a mezza Europa siamo rimasti indietro, mentre altri paesi hanno fatto passi da gigante: basti pensare alla Francia, che 10 anni fa era più o meno come noi, mentre circa 3 anni fa ha superato come volumi di vendita la Germania (!!!). Ma stiamo comunque crescendo molto e si sente. 

Perché ho pensato di scrivere questo articolo? Presto detto...

Pochi giorni fa ho visto un servizio del TGR Piemonte (lo trovate sotto) dedicato al "nuovo boom dei giochi da tavolo" e non era l'articolo di repertorio in occasione di Torino Comics o di Lucca Games o di qualche altro evento grande, ma un articolo che parlava di tante piccole cose del nostro mondo: conteneva un'intervista ad Andrea Chiarvesio, una a Eric Lang (in quei giorni a Torino), alcune parole sulla conferenza a tema "game design" tenuta dalla Scuola Holden, un'intervista a Luca Bobbio (titolare del Jolly Joker, un famosissimo Game Café di Torino, 50 coperti, sempre pieno ogni sera), così come interviste ad appassionati e un discorso di massima su questo grande ritorno del gioco "analogico". Ho attirato la vostra attenzione?

Se volete vedere il servizio lo trovate a questo link, dal minuto 14:18 in poi. ;)


Non è un articolo approfondito e non svela nulla di nuovo a un gamer (ed è giusto così, perché si rivolge a tutti), ma è fatto come si deve, fa parlare diversi protagonisti reali del settore, non è infarcito di foto di Monopoli e Risiko e tratta l'argomento come va trattato. ^__^

Non è il primo caso di questo tipo e sempre più spesso trovo media non di settore che parlano di giochi da tavolo. Ad esempio tempo fa, aprendo la rivista mandata gratuitamente a casa a tutti i soci Coop, trovai un intero articolo dedicato ai giochi da tavolo (:O). Mi ricordo che sentii Luca Cattini della Asmodee per chiedergli se avessero fatto qualche forma di pubblicità (molti titoli citati erano loro) e lui nemmeno sapeva dell'esistenza dell'articolo... addirittura mi chiese se potevo scannerizzarlo e mandarglielo, così che potesse postare la cosa su Facebook. XD


Anche il seminario sul game design presso la Scuola Holden di cui si parla nel TG, al quale ho avuto il piacere di assistere, mi ha stupito a livello di interesse generale. Sul palco avevamo Andrea Chiarvesio, Spartaco Albertarelli ed Eric Lang mentre sugli spalti c'erano sì molti volti noti (la quasi totalità dei game designer piemontesi e diversi altri appassionati), ma questi in totale non superavano le 20 persone. Il resto delle tre platee (per oltre 200 spettatori) era pubblico "non di settore" che si era appositamente prenotato in anticipo per assistere. :D


Poche settimane fa Panorama pubblicò un articolo dedicato ai giochi tradizionali dove fece anche una carrellata di giochi da tavolo (Dobble, Bee Happy, Catan, Dixit, Photosyntesis e l'immancabile Magic), parlando nell'articolo anche del fenomeno boardgame.

E ancora... un mese fa il canale QDSS (Quei Due sul Server, con Redez e Synergo, due youtuber con oltre mezzo milione di iscritti), che normalmente tratta di videogiochi, dedicò un intero video all'unboxing di Dark Souls Board Game (lo trovate sotto) e poi altri due video (un lungo gameplay e una recensione) sempre allo stesso gioco. Certo in questo caso si tratta di un gioco da tavolo tratto da un videogioco molto noto e uno dei due, Synergo, ha comprato il tutto più per le miniature e la curiosità.

Sicuramente avrebbero potuto scegliere un titolo molto migliore e infatti non sono usciti particolarmente entusiasti dall'esperienza di gioco. Parliamo comunque di un unboxing che da solo è stato visualizzato da 130.000 persone in 30 giorni, quando i video degli youtuber di settore, anche molto famosi tra gli  appassionati come il nostro TeOoh! o Sgananzium, di rado superano le 2.000 visualizzazioni. ç__ç


Circa un anno fa fece "coming out" Clio Make-up con un articolo sui boardgame postato sul suo blog: nell'articolo raccontava alle sue lettrici di essere un'appassionata di giochi da tavolo, consigliando loro una serie di giochi (per chi non la conoscesse si tratta di una youtuber italiana, ma residente in America, che fa tutorial di trucco e cosmesi... forse la più famosa in Italia con oltre 1.000.000 di iscritti). Un articolo molto intelligente, giornalisticamente parlando, ovviamente rivolto a un pubblico enorme che potenzialmente era al 99% rimasto a Risiko e Scarabeo. Da questo punto di vista l'inserimento di titoli classici insieme ai moderni era geniale, perché generava familiarità (del tipo "Risiko mi piaceva, quindi magari Ticket to Ride una prova la vale"). Per il resto i giochi moderni erano descritti in modo sintetico ma chiaro e senza essere copia-incolla del retro di copertina; traspariva quindi che sapeva di cosa parlava. E in questi casi anche solo il fatto che un personaggio pubblico dica "io gioco" fa bene al settore.

PS: in quel caso ho assistito su alcuni canali Facebook a manifestazioni tristissime come "figurati se davvero lei gioca" o il più ridicolo "l'avrà fatto per farsi pubblicità" (come se una con oltre 1 milione di iscritti al suo canale di make-up avesse bisogno di attingere dal microscopico bacino di boardgamer appassionati di make-up). Davvero troppi commenti tra il sessismo e lo snobbismo, per i miei gusti.


E per restare in tema, in questi ultimi 9 mesi abbiamo assistito alla nascita di ioGioco, una rivista dedicata ai giochi da tavolo che si trova oggi in ogni edicola d'Italia e che sta andando benissimo per numeri e tirature (oltre ogni rosea aspettativa). Poco utile magari ai gamer incalliti che vivono su BGG, ma anche in questo caso non sono loro l'obbiettivo principale (comunque io stesso ammetto di comprarla e leggerla con piacere, grazie ai tanti articoli generici molto interessanti affiancati alle recensioni, quindi dategli una chance). 
Facendo breccia sul pubblico enorme dei videogiocatori, che per loro natura sono facilmente coinvolgibili anche nel gioco da tavolo, ed essendo esposta in edicola Io Gioco contribuisce non poco ad aumentare la percezione del nostro mondo da parte del grande pubblico.

COME ERAVAMO
Mi ricordo quando anni fa – erano i tempi in cui mi affacciavo a questo hobby – nei negozi specializzati si trovavano quasi solo titoli in lingua originale d'importazione, spesso con i regolamenti in italiano stampati e infilati con un taglio nella plastica che li avvolgeva.

Poi i boardgame hanno cominciato a uscire sempre più spesso anche in italiano, ma era comunque solo una piccola parte dell'enorme produzione estera, anche fermandosi solo a guardare i titoli che ottenevano un gran successo oltre confine. E spesso quei titoli arrivavano con interi mesi, se non anni, di ritardo rispetto alla controparte estera.

NON È PIÙ COSÌ
Oggi la quasi totalità dei titoli importanti (per bellezza, diffusione o semplicemente hype) arriva in Italiano dopo pochi mesi e spesso addirittura in simultanea con l'edizione estera, al punto che l'acquisto della novità a Essen in molti casi ha perso di senso. Non a caso ultimamente io a Essen punto spesso a titoli più di nicchia o ai piccoli editori.

Questo è il risultato di un ampliamento della base utente che è diretta conseguenza di tanti fattori, uno dei quali è sicuramente il lavoro di molti appassionati e delle associazioni (le fondamenta su cui ha potuto crescere il nostro hobby) ma va detto che negli anni recenti la crescita è dovuta alla scelta degli editori di portare in Italia sempre più bestseller moderni: parlo di Dixit, Ticket to Ride, Imagine, Dobble, The Game, Splendor... tutti quei titoli family che all'estero hanno aiutato la crescita del gioco da tavolo moderno. 

E vi assicuro che gli editori inizialmente si presero un rischio, perché si tratta quasi sempre di giochi indipendenti dalla lingua, titoli che un tempo l'appassionato si comprava appena usciti in tedesco/inglese perché tanto sulle carte non c'è scritto nulla e il manuale lo si trovava tradotto online da qualche fan.

Infatti quei titoli sicuramente si vendono anche agli appassionati, ma non sono loro il target principale, perché si tratta di titoli facilmente fruibili anche da chi vi si approccia per la prima volta, mirati a coinvolgere nuovi giocatori... mercato che però all'inizio di questo trend era ancora da creare.

L'IMPORTANZA DELLA LOCALIZZAZIONE
Ho sentito a volte dei discorsi, normalmente fatti da giocatori hardcore, che mi hanno molto rattristato per la miopia di fondo del ragionamento: è il famoso discorso del "Che senso ha pubblicare in italiano [sostituire con titolo family semplice e di successo indipendente dalla lingua] che tanto mi scarico le regole e lo compro in tedesco a 8 euro in meno? Non potrebbero pubblicare in Italia altri titoli più seri come [sostituire con titolo da hardcore gamer]".

La ragione della localizzazione di tanti titoli family è molto semplice ed è triplice:
1) Se dovete regalare un gioco ad amici (non gamer) o figli di amici tendete a regalarlo in italiano e non in inglese o in tedesco dicendogli "scarica le regole dalla Tana" e soprattutto loro, se il gioco poi piace, a loro volta non lo regaleranno mai in altre lingue, così come i loro amici che lo proveranno da loro, se esiste in italiano potranno trovarlo per comprarselo e regalarlo, e così via. Questi sono i semi che fanno crescere esponenzialmente la base utenti. Una parte di loro poi passerà magari a titoli sempre più complessi, mentre molti resteranno sui family, settore in cui potranno trovare sempre più titoli (e va benissimo così, perché la complessità di un titolo non è un elemento qualitativo).

2) Un titolo in italiano può essere venduto non solo ai negozi specializzati, ma anche proposto a librerie e negozi di giocattoli tradizionali o finire in catene o nella GDO (la grande distribuzione).

3) Quello che fa davvero crescere un editore è pubblicare giochi per un pubblico ampio, quelli che definiamo "family", che comportano spesso bassi costi in termini di localizzazione (perché i traduttori bravi costano e per localizzare titoli con tanti testi serve un lavoro immane). Non è che con i "cinghiali" non si guadagni, ma spesso sono operazioni rischiose, lunghe e che si rivolgono a un pubblico di nicchia... che poi magari preferisce l'edizione tedesca per risparmiare qualche euro o che se il titolo non arriva abbastanza in fretta se lo sono già comprato in versione import. In questi casi piazzare 2.000 copie in Italia è già un successone. Ricordate sempre che è la cassa che l'editore fa coi titoli family a permettere la localizzazione dei cinghiali (e non il contrario). ;)

Per darvi dei numeri, Scythe è un capolavoro (8° su BGG) e in 2 anni ha venduto 147.000 unità, cifra record per un titolo di quel tipo. Hanabi nella sola Germania vendette 500.000 copie in poco più di un anno.

COSA ASPETTARCI IN FUTURO
Il fatto che i giochi da tavolo arrivino anche a media che, per tipologia o diffusione, raggiungono la massa del pubblico mainstream e non solo più la nicchia degli appassionati è la base per fare quell'ultimo salto che potrebbe portarci verso l'assimilazione di questo hobby ad altri già sdoganati come il fumetto e i videogiochi.

Alcuni lettori si ricorderanno di quando giocare ai videogiochi era una cosa di nicchia, mentre oggi è un'abitudine veramente diffusa. Ormai il videogioco (se uniamo PC, console e giochi per cellulare) è un hobby che viene praticato dalla maggior parte delle persone tra i 10 e i 50 anni, in modo più o meno continuativo. Questo ha creato anche un terreno estremamente fertile su cui far attecchire la passione per i giochi da tavolo.

In modo analogo è un fatto più recente lo sdoganamento del fumetto, un tempo passione di nicchia relegata ai negozi specializzati e con poche testate in edicola. Oggi i fumettisti più famosi li troviamo anche nei supermercati e non credo esistano più librerie, grandi o piccole, che non abbiano un settore Graphic Novel.
In altri paesi come la Germania questo è successo anche nel campo boardgames, dove le grandi catene di librerie oltre all'isola fumetti hanno tutte anche l'isola giochi da tavolo (con titoli che vanno da Stone Age a Pandemic Legacy). 
In Italia ancora non ci siamo, ma sempre più librerie hanno qualche gioco da tavolo in vendita e, almeno a Torino, i boardgame moderni più venduti si trovano già in ogni negozio di giocattoli così come nei vari Toy Center.

Il grande passo lo si farà poi quando il gioco da tavolo, oltre che nella stampa e nei TG, arriverà con più forza (ma quello prevede un investimento economico) anche nelle pubblicità, siano esse cartellonistica o spot TV. È solo questione di ampliare piano piano il bacino utenti finché anche quel tipo di pubblicità diverrà conveniente agli editori.
Tanto per farvi un esempio, l'ultima volta che sono stato in Germania, in metropolitana mentre aspettavo il treno mi sono goduto lo spot pubblicitario dedicato alla season 2 di Pandemic. Ci si arriva pian piano, ma si tratta di un'onda che si alimenta da sola e non ho dubbi che succederà anche da noi.

18 commenti:

  1. che articolo figo, Chrys! Bravo!

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  2. Quando ero bambino e ragazzo i giochi da tavolo li pubblicizzavano alla TV. Come la Casa dei fantasmi, Brivido e il mitico Heroquest

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  3. Bell'articolo, ma... io ho l'impressione che siamo un po' in un'età dell'oro per i boardgame, una bolla che tra qualche anno si sgonfierà. Ovviamente spero di sbagliarmi...
    Zadrow

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    1. Sul discorso Età dell'oro o Bolla ci fu uno splendido seminario a IdeaG di quest'anno, organizzato da SAZ italia, con anche operatori internazionali come Zev Shlasinger della Wizkids e lo stesso Eric Lang di CMON.

      La conclusione della discussione fu che al 99% non si può parlare di bolla sia perchè registrano una crescita costante e coerente a un andamento corretto del mercato, sia perchè generata da fattori che potremmo definire stabili (diminuzione dei costi di produzione, abitudine al gioco generata da videogiochi, app e giochi su facebook, maggiore semplicità di reperimento) e dal fatto che hanno rlevato un forte aumento di giocatori nelle nuove generazioni e non solo un aumento di vendite alla vecchia guardia.

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  4. Giusto per dare eco al tuo articolo, sotto Natale a Genova alla libreria della Coop (scusate la pubblicità) c'erano in esposizione un sacco di titoli in vendita: i vari Nome in codice, Inchiostro Invisibile, Fantascatti, Dixit, etcc. Ok titoli family e party game ma vederne così tanti mi è sembrato un ottimo segnale. Considerando che ci son passato per l'epifania e ne erano rimasti meno della metà!

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    1. Questa è un'ottima cosa! Grazie della "testimonianza". ^__^
      Posso anche aggiungere che nel Gamestop vicino a casa mia ora hanno un paio di ripiani di giochi da tavolo (molti legati a videogiochi come Monopoly Gamer ma anche tanti titoli slegati come Splendor e Pandemic).

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  5. E' fondamentale per la crescita del mercato avere tantissimi giochi in bella mostra su Amazon, giochi con centinaia di recensioni come Ticket To Ride e Dobble significa che hanno venduto migliaia di copie. Tutti usano quel sito per fare acquisti e quando magari vanno alla ricerca del solito Risiko si imbattono in un nuovo mondo ed ecco che il più è fatto. Questo un tempo non poteva accadere perchè andavi in un negozio di giocattoli chiedevi Risiko e Monopoli e giustamente te li vendevano e il cerchio si chiudeva.
    Inltre la crescita del mercato e l'aumento del numero dei giochi e quindi anche della concorrenza stanno portando all'età dell'oro della componentistica e questo fa una differenza enorme, non tanto per i giocatori scafati ma sicuramente per i novizi (e anche per il sottoscritto che adora i giochi che siano belli da vedere oltre che da giocare). E comunque il meglio deve ancora arrivare!

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  6. Grande Chrys!
    Una bella analisi.
    E grazie per la citazione del Jolly Joker ;)

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  7. Ottimo articolo che illustra tutti i grandi passi avanti fatti nel nostro amato settore che diventano sempre più tangibili e che non possono più essere ignorati dalla grande massa.
    Un altro bell'esempio è il negozio di giocattoli Città del sole che è ormai pieno dei più famosi giochi da tavolo che fa sempre piacere vedere in un negozio di giocattoli.
    Quello che mi auguro in futuro è che i negozi più grandi come gli Ipercoop inizino con tutto lo spazio e visibilità a disposizione a fornire uno spazio degno a questo settore.
    Poi conconrdo in pieno con Michele che un grande aiuto nella diffusione l'ha dato Amazon il sito più usato di shopping online che ormai ha veramente tanti titoli di cui il pubblico può venire a conoscenza senza troppa difficoltà. Insomma Italia continuiamo così che la strada imboccata è quella giusta!

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    1. Aggiungo (come segnalato dalla moglie) che nel catalogo premi di un supermercato ligure si trova Insoliti Sospetti a 7.000 punti e questo fa sicuramente bene al mercato. Ci auguriamo che questo non resti un caso isolato, ma tutto fa pensare il contrario. Vai Italia!

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  8. Articolo molto interessante e pieno di spunti, a cui vorrei aggiungere un mio dubbio: non è che l'avvento della pubblicità su canali più "mainstream", possa portare alla scomparsa o alla fagocitazione dei piccoli editori da parte dei grandi colossi, che hanno (e avranno) una potenza di fuoco decisamente superiore anche in ambito marketing? Questo può compromettere la pluralità delle pubblicazioni, o in un certo senso portare a ad una certa omologazione delle uscite? Cosa ne pensate?

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    1. Ti direi di no, e la risposta deriva più dall'osservazione delle realtà straniere che da ipotesi teoriche. Dove il gioco da tavolo si è diffuso arrivando ai canali mainstream (Germania e Francia sono gli esempi massimi) hanno comunque continuato a vivere anche i piccoli editori e lo puoi notare facilmente dalla quantità di titoli francesi e tedeschi sul mercato.

      Anche perchè il discorso è da vedere al contrario: non è che sopravvivano solo gli editori che possono far pubblicità in tv o vendere alle librerie. Al contrario, l'aumento della diffusione dell'hobby fa si che mentre da noi la tiratura base di un titolo è 500-2000 copie in Germania/Francia magari è 5.000-10.000... poichè si vendono più copie l'editore guadagna di più e può quindi permettersi pubblicità sui canali mainstream.

      Ricorda che un gioco da tavolo ha comunque un costo di realizzazione basso (basti dire che anche nel nostro minuscolo mercato interno gli editori italiani riescono a sviluppare nuovi titoli e a immetterli sul mercato).

      Puoi vedere una situazione simile nel settore librario dove anche se i libri li trovi anche al supermercato convivono ancora oggi dopo decenni case editrici enormi ma anche realtà piccole (un gioco da tavolo costa di più produrlo ma per contro la competizione è molto minore se confrontata con quella sui libri ^__^). Siamo comunque un settore con un "costo di ingresso" basso.

      La situazione di fagocitazione di cui parli è invece avvenuta nel settore videogames, ma lì la causa è appunto il costo d'ingresso: oggi un videogioco mainstream costa decine di milioni di dollari* di sviluppo, al pari di un film.

      * va detto che addirittura lì in questi anni c'è stata una rinascita del videogioco indie che sta facendo furore.

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  9. Ottimo articolo!
    Sono fiducioso per il futuro di questa passione :)

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  10. In effetti non conosco gli editori stranieri e la situazione dei due mercati di riferimento europei. Mi hai convinto!
    Rimane forse il rischio che un ottimo gioco di un piccolo editore, potrebbe non vendere come uno mediocre, pubblicato però da una grande casa. Forse in questo il crowdfunding potrebbe essere la soluzione anche se, in questo momento, trovo che alcuni progetti preceduti da una "hype" incredibile poi si rivelino molto meno interessanti di altri che hanno fatto meno clamore. Forse, anche in questo, un buon ufficio marketing può fare la differenza.
    Al momento comunque mi godo questa "età dell'oro" del nostro hobby preferito

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    1. Questo è un'altro discorso e vale già ora. Te lo dico anche da autore... se chiudi un contratto con un editore grande sai che parti con una marcia in più.

      Ma nonostante questo (a parte prevendite/KS che rientrano in un altro discorso) alla fine il gioco mediocre di un editore grande viene a volte bastonato e distrutto da critica e pubblico, e ci sono tantissimi casi di "underdog" (titoli con poco hype e/o di piccoli editori) che hanno sfondato.

      Questo tra l'altro avviene anche nei mercati assai più maturi (e supercostosi) del cinema e del videogioco. ;)

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  11. aggiungo una mia considerazione. Torino è una città molto viva ludicamente e ci sono diverse librerie con un reparto giochi. conosco personalmente la proprietaria di una di queste librerie e mi ha fatto riflettere molto una sua affermazione. Ho sempre pensato che l'affermazione del Gioco dovesse passare per il Mass Market (target nemmeno troppo lontano di Asterion) ma lei mi ha detto nel momento in cui i giochi entrano nel Mass Market io quell'editore smetto di tenerlo ... e se la crescita del gioco non passasse dal Mass Market (e da Amazon, ma l'apologia contro Amazon la ripasrmio) ma dalla diffusione de dall'accessibilità in negozi piccoli che conosciamo e chi possono aiutare e consigliare.

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    1. Attenzione a non confondere il mass market con la GDO. La libraia di cui mi parli sta dicendo che non vuole trattare prodotti che entrano nella GDO, non nel mass market.

      GDO: grande distribuzione organizzata, e cioè quella distribuzione che passa attraverso i grandi centri commerciali (Auchan, Ipercoop, Carrefour, ecc.)

      MASS MARKET: il gruppo di consumatori finali di prodotti comuni, quelli il cui uso è diffuso nella maggior parte della popolazione

      Il contrario di mercato di massa è il mercato di nicchia (ovvero quello dei prodotti interessanti solo per un piccolo gruppo di persone)

      L'usufruizione a livello di massa del gioco da tavolo resta sempre e comunque un obbiettivo, altrimenti entreremmo nell'elitarismo ("voglio diffondere il gioco, ma non troppo eh... non voglio mica che diventi un hobby diffuso come la lettura o i videogiochi, dobbiamo restare pochi").

      Nel momento in cui un prodotto arriva al mercato di massa (= giocare diventa cosa comune e se fermi una persona per strada a caso e gli chedi il nome di un gioco da tavolo ti senti dire Ticket To Ride, Dixit o Pozioni Esplosive e non Risiko/Monopoli) è automatico che questo entri ANCHE nella GDO come categoria merceologica... se tutti a natale vogliono regalare Dixit, allora lo trovi anche all'Auchan. Ma questo non taglierà mai fuori il negozio specializzato perchè anche se in Germania trovi GdT moderni al supermercato, lì troverai quasi solo i prodotti Family e non un Feld, poi avrai una scelta più ampia nelle loro "Feltrinelli" mentre i prodotti più di nicchia (Feast of Odin, Clans of Caledonia o quelli import o di editori minori) li troverai nei negozi specializzati o piccolini. ^__^

      Guarda il mercato dei fumetti che è ormai mass market (il fumetto è oggettivamente sdoganato)... esistono ancora negozi di fumetti (dove l'appassionato trova tutto e cerca consiglio), esiste l'isola dei fumetti nelle grandi librerie con le Graphic novel più diffuse (o importanti) e trovi i fumetti anche nella GDO dove trovi però Sio, Zero Calcare, Bonelli e Disney.

      La libraia che conosci, quando Dixit e Pozioni esplosive saranno un classico come oggi Monopoli, smetterà di tenerli. Nessun problema: terrà Sagrada, Watson & Holmes e Majesty.

      A meno di decidere di voler limitare la diffusione del nostro hobby per qualche strano elitarismo l'bbiettivo è arrivare al mass market, e cioè al momento in cui il gioco da tavolo sarà un passatempo comune come il videogioco o le serie TV.

      Anche nella tua visione... se tutte le piccole librerie italiane vendessero giochi, in capo ad un paio di anni iniziarebbero quelle medie e poi anche le Feltrinelli e in capo a un qualche anno inizieresti a trovare Imagine e Dixit nella GDO. In mercati maturi come Germania e Francia convivono negozi grandi, medi, piccoli, game cafè e specializzati... ovviamente con assortimenti diversi. ;)

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  12. Bellissimo articolo, finalmente ho trovato un po' di tranquillità per leggerlo per bene. Grande Chrys!

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