recensione

[Recensione] Iquazù

scritto da
Simarillon (Davide)

Ho già parlato di HABA e della sua linea dei giochi per famiglia, in particolare di Karuba (qui), Lady Richmond (qui) e Adventure Land (qui). Chi mi legge sa che apprezzo i giochi family di HABA e, in particolare, Karuba ha riscosso un buon gradimento in casa nostra. Quando c’è stata la possibilità di giocare a Iquazù, naturalmente, non mi sono tirato indietro (ed ho fatto bene!). Il gioco è frutto della creatività di Michael Feldkötter ed è illustrato da Stephanie Bohm. Possono giocare da due a quattro giocatori a partire dai 10 anni in partite che dureranno un’oretta circa (la scatola dice 50 minuti). 

Per lungo tempo il popolo degli Inox è vissuto in pace nella terra delle cascate. Ma ora una minaccia ostile si affaccia all'orizzonte: i perfidi Rhujas percorrono il paese alla ricerca delle pietre preziose degli Inox. Per questo gli Inox hanno deciso di nascondere le proprie pietre preziose in un luogo estremamente pericoloso e praticamente inaccessibile: la parete rocciosa dietro la cascata di Iquazú. Il drago delle acque Silon arresta il flusso delle rapide per permettere ai coraggiosi Inox di calarsi con la corda dalla parete rocciosa dietro la cascata. Qui le pietre preziose saranno al sicuro. Ma la cascata non è l'unica difesa contro i Rhujas: i serpenti d'acqua a valle ostacolano a loro volta l'accesso alle pietre preziose.  Pronti a scoprire se calarsi nei panni degli Inox è una buona idea?


I MATERIALI
Dentro la scatola del gioco, di dimensioni leggermente superiori al normale, possiamo trovare:
materiali in gioco
  • il tabellone di gioco, diviso in quattro pezzi componibili, con cinque strisce roccia interscambiabili, due guide di plastica, due tabelle dei punti (differenti a seconda del numero di giocatori);
  • una cornice dell'acqua, otto strisce dell'acqua che completano il tabellone;
  • quarantacinque tessere bonus, di cui trentacinque con dorso chiaro e le restanti dieci con dorso scuro;
  • sessanta carte;
  • centoquaranta pietre preziose, trentacinque per ogni colore, che sono giallo, verde, rosso, viola;
  • una cassetta delle pietre preziose;
  • cinquanta gocce d'acqua;
  • una cassetta dell'acqua.
Davvero tantissimo materiale in questo gioco: le parole non possono rendere abbastanza bene la sua magnificenza. Unica pecca, a mio giudizio, le illustrazioni un po’ troppo Avatar, pecca assolutamente più che trascurabile nella bellezza del gioco apparecchiato (e che anzi per qualcuno potrebbe quasi essere un pregio).


IL GIOCO... OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Dopo aver preparato il tabellone (ci vuole un po’ di tempo, ma ne vale la pena), si può iniziare a giocare; ogni turno di gioco si svolge in tre fasi:
  • pesca di (quattro) carte o, in alternativa, posizionamento di una pietra preziosa; per posizionare la pietra si deve giocare il numero di carte pari alle colonne in cui si vuole giocare e del colore della crepa in cui si mette la pietra;
  • piazzamento della goccia d’acqua, per il giocatore che in quel momento ha la cassetta con le gocce d’acqua;
  • eventuale risoluzione delle maggioranze (che può avvenire anche prima del piazzamento della goccia d’acqua se si è riempita la colonna con il posizionamento della pietra preziosa) con delle logiche di distribuzione dei punti, come indicato nella roccia raffigurata alla base della colonna, e distribuzione dei bonus, che sono visibili al fondo della riga. 
Distribuiti punti e bonus si fa scivolare la cascata, si scoprono le nuove tessere bonus presenti e così via.


I MIEI PARAMETRI
Ecco alcuni parametri, oggettivi, per aiutarmi (aiutarvi?) a valutare un gioco.
strisce di punti
Scalabilità
Il gioco scala in maniera non ottimale (a mio giudizio). Se devo scegliere una configurazione, scelgo sicuramente quella a tre giocatori, che rende l’esperienza assolutamente interessante. In due giocatori il gioco può risentire della disparità di esperienza fra un giocatore e l’altro (in fondo è un astratto ed è piuttosto comune fra gli astratti quest’evenienza), mentre in quattro le maggioranze... corrono via un po’ troppo veloci.
Rigiocabilità
Buona: l’uscita delle carte è già di per sé garanzia di rigiocabilità, le strisce roccia intercambiabili e double-face fanno il resto, da ultimo il posizionamento sempre diverso delle tessere bonus completa quella che è una configurazione variabile che dà sicuramente longevità al gioco.
Interazione
Interazione ad altissimo livello: si deve fare molta attenzione a come/cosa giocano gli avversari e magari giocare proprio in funzione delle mosse degli avversari.
Originalità
È un gioco di maggioranze, che non sono propriamente il mio forte per conoscenze ludiche. In generale mi sento di dire che ci sono un paio di idee interessanti, magari non originalissime, ma di sicuro non super inflazionate, almeno per quanto conosco io.
Profondità
Buona: è un gioco prettamente tattico, anche se una visione strategica sicuramente aiuta a ragionare e a portare verso la vittoria. Ovviamente il tutto rispetto al target a cui si riferisce, che è quello family.


LA FIRMA DI DAVIDE... OVVERO COSA SI POTREBBE IMPARARE IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare sempre e comunque ad
Avatar?
ogni età il valore educativo del gioco e che "il modo in cui la gente gioca mostra qualcosa del loro carattere. Il modo in cui perde lo mostra per intero." da Harvey B. Mackay.

Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo (o gli altri bimbi, ragazzi – e adulti – che lo hanno giocato) ha imparato giocando a Iquazù:
  • la gestione delle maggioranze;
  • avere una visione di gioco che va al di là del singolo turno;
  • ottimizzare l’uso dei bonus ottenuti da giocare nei momenti più convenienti;
  • la geografia (e in questo caso l’ha imparata anche papà), perché non conoscevo le cascate di Iguazù, ma sono andato subito a documentarmi, ho scoperto essere in Sud America tra Argentina e Brasile e… e tra l’altro quanto belle sono?!?

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
la cascata di Iquazù
La prima impressione del gioco la dà l’impatto visivo e Iquazù è davvero molto bello da vedere, è tutto giusto: il gioco attira per colori e per struttura del tabellone e il richiamo alle bellissime cascate di Iquazù visivamente è perfettamente riuscito; il meccanismo che scansiona i turni e che simula l’effetto della cascata è il plus per un gioco visivamente molto accattivante. 
Apprezzo il tentativo di tematizzazione, anche se da super giocatore german non è questo l’aspetto che più mi interessa del gioco, comunque la storia e l'ambientazione che supporta il comparto grafico ricevono il pollice su; e se ci si lascia immergere nell’atmosfera il gioco è anche un po’ più bello.

È un interessante gioco di maggioranze che si calcolano, con una certa frequenza, sia su righe sia su colonne e questo è sicuramente il punto di forza. Interessante anche l’idea che i pareggi si risolvano stando più vicini al serpente: proprio questo permette di giocare non casualmente, ma riflettendo per ottimizzare la propria mossa ed è qui che, oltre alla visione tattica, si deve avere un minimo di visione strategica. Tra l’altro, i giocatori sono invitati a pensare a quanto investire sul piazzamento delle proprie gemme, perché se è vero che sulla prima riga si piazza con una sola carta, mentre sulle successive si incrementa linearmente il costo in carte, è altrettanto vero che è molto importante il momento in cui si gioca su una riga, perché se si arriva troppo tardi sarà quasi certo rimanere esclusi dalla distribuzione dei punti; inoltre, giocando sulle ultime righe, la gemma contribuirà per più tempo alle maggioranze sulle colonne (e qui entra in gioco anche una piccola scommessa, azzardando e sperando in bonus ottimali sulla colonna). Interessanti anche i bonus che, oltre a fornire punti, garantiscono azioni come il pescare carte extra e soprattutto la possibilità di giocare un doppio turno.

conteggi
Buona l’idea di avere tre tabelle punteggio per le maggioranze differenti a seconda del numero di giocatori, così come è buona l’idea di penalizzare in termini di punteggio chi rinuncia a giocare sulla maggioranza di riga; proprio per questa attenzione mi viene da dire che ci sarebbero dovute essere delle rocce intercambiabili anche in funzione del numero di giocatori: questo è l’unico piccolo difetto che vedo nel gioco ed è per questo che preferisco la configurazione a tre giocatori, perché mi sembra ottimale rispetto al timing con cui si calcolano le maggioranze.
Mi piace molto il fatto che il gioco si possa giocare sia tra soli neofiti, sia tra soli giocatori, e che se uno pensa vince mentre chi non pensa e posiziona le proprie pietre quasi casualmente difficilmente potrà vincere la partita; da questo punto di vista mi ha restituito sensazioni molto simili a Splendor oppure a Century, giochi non complessi, ma che aiutano a pensare. 

Si ringrazia Orsomago, distributore di HABA in Italia, per la copia di review.

1 commenti:

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