recensione

[Recensione] Symphony

scritto da cogo71 (Andrea C.)

Alzi la mano chi di voi non ha mai imitato i classici gesti di un direttore d’orchestra che con la sua bacchetta dirige sapientemente una filarmonica. Personalmente mi ha sempre affascinato, incuriosito e stupito vedere come decine di strumentisti possano essere diretti con una sola mano attraverso movimenti rapidi e precisi che per i comuni mortali non stanno a significare gran che, ma che sono fondamentali per l’esecuzione di una sinfonia. C’è chi sostiene che senza un valido direttore, anche la più grande delle orchestre, non sarebbe in grado di suonare nemmeno la sigla di Pollon. Vi piacerebbe provare? Ho il gioco che fa per voi!


Symphony è un gioco di Angelo Tonin, che vede alle illustrazioni e alla grafica il duo Marina Fischetti, Bartłomiej Kordowski. Uscito nella scorsa annata ludica ed edito da Doppio Gioco Press (che ringrazio per la copia di review) può impegnare da 2 a 6 giocatori di età maggiore o uguale a 12 anni, e lo potrete trovare e provare anche all’imminente Play per una durata dichiarata di 30-45 minuti.
Titolo e scatola del gioco non lasciano dubbi sull’ambientazione: siamo nel mondo della musica sinfonica e delle orchestre, ambito piuttosto originale e poco esplorato nell’universo dei giochi da tavolo. Si tratta di un gestionale che utilizza svariate meccaniche arci note, per dar vita ad un’esperienza a metà strada tra una simulazione e un gioco strategico: infatti troviamo, in ordine sparso, draft di carte, set collection, ordine di gioco e poteri dei giocatori variabili, con qualche spruzzata di piazzamento (stavolta si tratta di strumenti e non di lavoratori) maggioranze e controllo area.

I MATERIALI
I materiali sono nello standard Doppio Gioco Press, che (come per Campus Café) sono sopra la media. Nella scatola di dimensioni tipiche per questo tipo di giochi troviamo: un tabellone double face (da girare sul lato corrispondente al numero dei giocatori) di cartone molto spesso, 4 fogli spartito anche questi  doppia faccia, 60 carte strumento, 10 carte maestro, 15 carte virtuosismo, 5 carte palco, 24 segnalini bonus musicista, uno schema dei movimenti diviso in tre parti che si incastrano tra loro a formare una striscia unica, 9 segnalini punteggio, 1 segnalino di legno primo giocatore, 1 set di pedine neutrali nere, oltre a 6 set di pedine e cubetti giocatore in 6 colori differenti (rosso, blu, giallo, verde viola e grigio) sempre di legno. Ciliegina sulla torta di un set di materiali di tutto rispetto: 2 bacchette di plastica pesante, del tutto simili a quelle dei direttori di orchestra che verranno utilizzate per delimitare la parte di spartito da suonare nei vari round di gioco. Tanta carne al fuoco quindi che anche in pochi giocatori, obbliga ad utilizzare una tavola abbastanza grande per farci stare tutto, quindi ben venga che la dimensione delle carte sia leggermente sotto la media altrimenti sarebbe stato necessario un piano di gioco “oversize“ per poterlo intavolare; in ogni caso una volta preparato il gioco si fa notare sia per imponenza che per quantità e varietà di carte e segnalini oltre che per i colori vivaci del materiale. Da notare che il tabellone presenta un paio di errori di stampa, ma nella scatola sono presenti gli adesivi per correggerli e se per caso la vostra copia ne fosse sprovvista, li potete scaricare e stampare dal sito della Doppio Gioco Press, così come le carte promozionali “chiavi musicali” (queste non incluse).
Nella scatola di Symphony troviamo sia un regolamento introduttivo (che consente di giocare il gioco con regole basilari adatto a familiarizzare con termini e meccaniche) che un regolamento completo (entrambi in diverse lingue), che introduce regole avanzate e ben 6 varianti, che fanno di Symphony un gioco modulare e consentono di impostare la difficoltà delle partite rendendole al tempo stesso molto varie. Proprio a proposito del regolamento è doveroso segnalarvi due aspetti:
  • Per mantenere una buona fedeltà all’ambientazione musicale, vengono utilizzati termini tecnici che rendono la prima lettura del regolamento un po’ ostica e che possono far pensare ad un gioco di simulazione molto realistico. Se a questo si aggiunge un’impaginazione originale ma poco funzionale, vien da sé che il primo impatto potrebbe far gettare la spugna soprattutto a giocatori poco esperti (e questo sarebbe un vero peccato come potrete capire leggendo il resto della recensione).
  • Sempre sul sito dell’editore è possibile scaricare 2 pagine di “errata corrige” che sistemano diversi refusi contenuti nella stampa originale.
Il gioco è assolutamente indipendente dalla lingua, in quanto non c’è traccia di testo sulle carte e l’iconografia è molto chiara.

COME SI GIOCA
Come detto Symphony è un gioco modulare che consente di aggiungere diverse varianti al gioco base, che non complicano il gioco, ma cambiano di parecchio le strategie percorribili per vincere la partita: il mio consiglio è di non provarle tutte subito, ma di introdurle un po' alla volta. Nelle righe che seguono non descriverò in maniera particolareggiata tutti gli aspetti regolamentari, ma mi limiterò a darvi un’idea del flusso di gioco prendendo in esame la versione completa.
Il setup è molto variabile in funzione del numero dei giocatori e delle varianti che si desidera introdurre, sia per quanto riguarda il tabellone orchestra centrale, che per quanto riguarda i fogli spartito. Le stesse carte strumento, che entreranno in gioco, possono variare in base a questi due parametri. Nel tabellone orchestra, oltre ad una scala segnapunti principale, sono presenti sei tracciati (3 tracciati nota e 3 tracciati zona) dove bisognerà segnare i progressi dei singoli giocatori in base a dove piazzeranno i propri segnalini nota e che garantiranno un importante bottino di punti a fine partita. Prima di cominciare la partita, si sceglierà un obiettivo pubblico scoprendo una carta virtuosismo, mentre ogni giocatore riceverà due carte virtuosismo coperte che costituiscono gli obiettivi privati che saranno conteggiati rispettivamente alla fine delle due fasi principali che descriverò tra poco. Nella modalità avanzata si utilizza il meccanismo di draft delle carte strumento, in cui ogni giocatore sceglie uno strumento prima di passare le rimanenti carte al giocatore alla propria sinistra. La selezione continua fino a quando non si esauriranno le carte strumento (un po’ come in 7 Wonders). Durante le prime partite il draft può sembrare un’inutile perdita di tempo, in realtà una volta familiarizzato con le dinamiche del gioco, diventa importantissimo per determinare strategia e tattica da seguire.
A prescindere se decidete di affrontare una partita base o avanzata e dal numero di varianti che introdurrete, il gioco si articola in due fasi ben distinte al termine delle quali ci sarà il conteggio finale dei punti: la fase orchestra e la fase sinfonia.

Fase Orchestra
In questa fase i giocatori devono collocare le proprie carte strumento, sul tabellone dove sono rappresentate le postazioni degli strumenti di un’ideale orchestra, quindi posizioneranno un numero di segnalini del proprio colore in base a quante note può suonare il singolo strumento. Non è obbligatorio posizionare i propri dischi sullo strumento appena piazzato, ma su un qualsiasi altro strumento ancora libero. Scegliere la fila e la colonna in cui posizionare gli strumenti e le note da suonare influirà sulla seconda fase, infatti l’ordine in cui gli strumenti suoneranno parte sempre da quello nella prima fila. Inoltre uno strumento “ben piazzato” attiverà un bonus indicato sulla carta.
Il violino sopra è "ben piazzato", quello sotto, no
Uno strumento si considera “ben piazzato” quando il mezzo pallino disegnato sulla carta strumento coincide con il pallino presente sulla postazione dell’orchestra ove sarà piazzato. Questo accorgimento regolamentare riprende, la composizione delle vere orchestre in cui le varie tipologie di strumento sono solite occupare porzioni ben definite nella disposizione dei vari musicisti.
Nelle prime file di ogni colonna vengono piazzati casualmente degli strumenti che insieme alle carte primo violino, direttore d’orchestra, e le carte coro, sono subito disponibili per tutti i giocatori. In questo modo si fa sentire si da subito una certa interazione con i vari giocatori che cercheranno di accaparrarsi i posti migliori ove piazzare le proprie note in previsione della fase successiva.

Fase Sinfonia
Una volta completata la composizione dell’orchestra l’attenzione si sposterà sullo spartito da suonare: la fase sinfonia è suddivisa in 5 Movimenti (contraddistinti dalle lettere A, B, C, D, E), in cui suoneranno gli strumenti delle relative colonne.
Ogni colonna del tabellone potrà suonare solo su una specifica parte dello spartito ed è in questa fase che i dischi posizionati sugli strumenti (nella fase orchestra) saranno spostati sullo spartito, cercando di accaparrarsi le note nelle posizioni che ci faranno ottenere il maggior numero di punti vittoria. Alla fine dei movimenti (uno dei tanti termini tecnici) B, D ed E, è prevista, una fase di punteggio intermedia.
Di norma in questo gioco, gli strumenti suonano singolarmente, il che vuol dire che i dischetti dei giocatori verranno spostati, uno alla volta, sullo spartito partendo da quelli più in basso a cominciare da quelli più a sinistra nelle varie colonne. A modificare l’ordine in cui suonano i vari strumenti, interviene l’iniziativa, infatti ci sono strumenti che suonano prima degli altri e strumenti che suonano solo quando tutti gli altri lo hanno già fatto, inoltre alcuni strumenti possono suonare due note contemporaneamente, altri sono in grado di sovrapporre le proprie note a quelle già “suonate” dagli avversari o al contrario, diversi possono suonare note “protette” ovvero non sovrascrivibili dagli altri giocatori.
A rendere il tutto ancora più frizzante e interessante ci sono le regole ed i vincoli di piazzamento (anche questi mutevoli a seconda delle varianti che si decide di utilizzare), infatti le note posizionate sullo spartito faranno fare più o meno punti a seconda della voce (sono le tre righe dello spartito tra cui scegliere) in cui saranno sistemate, se fanno parte di gruppetti di note (duine, terzine, quartine), a seconda della durata (semiminima, croma, minima, semibrevi) se si tratta di semitoni (diesis e bemolle) ed anche se fanno parte di zone identificate da uno dei tre colori presenti sullo spartito (arancio, blu o verde).
I punti vittoria si ottengono in tre momenti precisi:
  • Immediatamente quando si piazza un dischetto del proprio colore sullo spartito;
  • Durante la fase di punteggio intermedia, quando si completa un foglio dello spartito (in questo momento si terrà conto delle maggioranze all’interno del foglio e di quella nelle sezioni colorate e del tipo di note suonate) andando ad agire sulle scale corrispondenti presenti nel tabellone principale;
  • A fine partita quando si conteggeranno i punti ottenuti nei tracciati nota e zone colorate e quelli derivanti dall’obiettivo comune e dai rispettivi obiettivi personali.

IMPRESSIONI
Symphony è un gioco dagli ottimi materiali che sa attrarre l’occhio sin dalla scatola. Una volta intavolato fa ancora più effetto per via della superficie che occupa. È fuori discussione l’incredibile lavoro che è stato fatto per far si che l’ambientazione non fosse solo un orpello “appiccicato” sulla superficie di un gioco astratto, ma parte integrante dell’esperienza di gioco ed in effetti alcune dinamiche risultano fortemente legate al mondo delle sette note, anche se questa valida tematizzazione potrebbe ottenere l’effetto contrario, lasciando piuttosto freddi i giocatori non particolarmente esperti in ambito musicale o poco attratti dal tema.
Le appendici al regolamento, in cui vengono elencate le carte strumento con tutti gli effetti e le carte virtuosismo con i vari bonus, per non parlare dell’appendice delle carte maestro, sono vere e proprie chicche per gli appassionati del genere. Il regolamento però presenta tanti tecnicismi che possono scoraggiare coloro che non sono esperti in materia, anche se è da apprezzare la presenza della versione “base” che aiuta (e non poco) a familiarizzare con questi termini.
Il gioco in sé è un buon gestionale che presenta meccaniche note ai più e che in fin dei conti può considerarsi un peso medio. Il setup è un po' laborioso, almeno le prime volte, ma le tante varianti e la casualità data dalle carte e da come si compone lo spartito, garantiscono un’ottima variabilità e la rigiocabilità è assicurata.
La fortuna, benché presente per via delle tante carte, non si avverte e utilizzando la variante con il draft degli strumenti, è possibile un maggiore controllo da parte dei giocatori; molto buono il comparto strategico, infatti sarà possibile impostare la propria partita puntando su diversi aspetti e l’obiettivo personale tenuto nascosto fino alla fine della partita, dona quel pizzico di adrenalina e di incertezza che non guastano mai, ma potrebbero non piacere a chi vuole avere sempre sotto controllo la situazione: infatti in certi momenti risulta difficile capire chi sia realmente in vantaggio a prescindere da quanto si vede nella track dei punti vittoria.
Il primo impatto con Symphony non è dei più facili: oltre allo scoglio legato all’uso di termini tipici musicali, ci sono veramente tante cose da tenere sott’occhio, soprattutto quando si cominciano ad introdurre le varianti e nelle prime partite capita di dimenticarsi di perseguire uno o più, dei tanti obiettivi che servono a collezionare punti preziosi. Dopo qualche partita però tutto diventa più limpido e lineare, ed anzi ci si trova di fronte a un ventaglio di scelte possibili che consentono di accumulare punti in tante maniere differenti, cosa che ho apprezzato molto.
La durata della partita indicata sulla scatola mi sembra un po' ottimistica almeno nella versione del gioco completa, se poi al tavolo ci sono giocatori molto riflessivi allora si supereranno tranquillamente i 90 minuti anche se si conoscono bene le regole.
Quanto a scalabilità posso dire che in due non restituisce gran che: c’è troppo spazio sia nel tabellone orchestra centrale, che sullo spartito utilizzato nella seconda fase e diventa quasi un solitario, mentre in 4 o 5 giocatori l’interazione aumenta a dismisura rendendo le partite molto tirate. Se uno dei giocatori per scelta, o meno, non distribuisce i propri segnalini in maniera uniforme sulle colonne degli strumenti, in certi momenti della seconda fase, potrebbe rimanere fermo a guardare gli avversari giocare, anche se in quel caso avrà, prima o dopo, turni di gioco molto serrati.

CONSIDERAZIONI FINALI
Symphony è un buon gestionale da incasellare senz’altro tra gli “eurogame” di peso medio. L’ambientazione è ben resa e denota uno studio attento non solo nella ricerca dei termini tecnici, ma anche nelle dinamiche di gioco, senza però sfociare in una simulazione realistica. Questa caratteristica che io ho trovato un pregio, per certi versi può essere anche il suo più grande difetto: infatti potrebbe scontentare sia chi è alla ricerca di della massima aderenza alla realtà (uno strumento che impedisce di impedire una nota ad un altro, è un po' una forzatura, ma una delle meccaniche portanti del gioco) sia chi, di fronte ad un regolamento pieno di tecnicismi, preferisce qualcosa con una curva di apprendimento meno ripida.
I materiali sono molto buoni e la presenza sul tavolo non passa certo inosservata, io per primo l’ho subito notato mentre passavo tra i tavoli di Lucca Comics & Games, anche se trovo grafica e illustrazioni “normali”. L’iconografia comunque è chiara e non lascia possibilità a dubbi o interpretazioni errate. Ottima l’idea di un regolamento facilitato per consentire un approccio più “easy” al gioco e le tante varianti della versione completa, donano al titolo varietà e profondità e ne giova tantissimo anche la rigiocabilità visto che difficilmente avrete la sensazione di dejavù.
L’interazione si sente in entrambe le fasi del gioco anche se è decisamente più marcata nella seconda, ma la possibilità di seguire strategie differenti per accumulare punti ci consente di rivedere la tattica in corso d’opera rispondendo immediatamente ad eventuali sgambetti degli avversari.
I tanti parametri da tenere sott’occhio, unitamente agli obiettivi segreti, regalano incertezza sul risultato della partita fino all’insalata di punti finale, che però non è da disprezzare perché consente di recuperare anche a quei giocatori che sono rimasti attardati di recuperare sul filo di lana.
Per tutti questi motivi ritengo sia un gioco da non proporre ai neofiti e che può non piacere agli hardgamer duri e puri, ma che invece potrebbe risultare piacevolissimo e intrigante per tutti gli altri ed in particolar modo per gli amanti della musica che ne sapranno apprezzare l’ambientazione e alcuni dettagli molto ben amalgamati con le meccaniche.

PLAY LIST
Questa volta è stato difficile limitare il numero di brani da accompagnare al gioco appena recensito, soprattutto per la tematica trattata, spero che quelli selezionati vi piacciano. Buon ascolto!
  • Queen – Bohemian Rhapsody [A Night at the Opera - 1975]:
    Come non cavalcare l’onda lunga dell’incredibile successo dell’omonimo film sullo storico gruppo inglese? Proprio grazie alla pellicola in questione, Bohemian Rhapsody è diventata la canzone incisa nel XX secolo più ascoltata di sempre in streaming. Nonostante sia stata pubblicata ben 44 anni fa, l'uscita del singolo, fu abbinata ad un video musicale tra i primi ad essere stato trasmesso in TV, contribuendo significativamente a creare un nuovo modo di comunicare.  Vi consiglio caldamente di farvi qualche ricerca in internet per scoprire le mille curiosità su un brano che definire storico è limitante.
  • Clean Bandit – Symphony (feat. Zara Larsson)– Symphony [What Is Love?- 2017]:
    Brano recente che apre l’album “What Is Love?”dei Clean Bandit e che chiude quello di Zara Larsson “So Good” che lo canta. In questo caso, non solo il titolo fa il paio con quello del gioco, ma nel video un’orchestra accompagna la performance della cantante…  “scopa!”
  • The Verve – Bitter Sweet Symphony [Urban Hymns - 1997]:
    Singolo che non ha bisogno di presentazioni (vero?) che occupa uno dei primi posti nella mia personale classifica, anche se ho scoperto che non ha raggiunto il primo posto in nessuna delle classifiche di vendita, nonostante vanti numerose cover. L’ho inserito in questa mini playlist, non semplicemente per il titolo che richiama quello del gioco, ma per il riff iniziale dei violini campionati da un’orchestra sinfonica e che ha dato  origine ad una controversia legale, tra il gruppo inglese e l’etichetta musicale che detiene i diritti sul materiale dei Rolling Stones.

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