intervista

Gioco dell'Anno 2019 - Intervista a Fabrizio Paoli (Coordinatore)

scritto da Chrys

Oggi vi propongo qualcosa di diverso dal solito e cioè un'intervista a nientemeno che Fabrizio Paoli, il coordinatore del premio Gioco dell'Anno, che al momento è il premio ludico più importante e conosciuto in Italia. 

Dovrei dare per scontato che sapete tutti di cosa sto parlando, ma nel dubbio, riassumendo, il Gioco dell'Anno punta a selezionare la novità ludica migliore dell'anno, soprattutto nell'ottica di gioco gateway per avvicinare nuovi giocatori. 
Il premio esiste da 7 anni, ma ha di fatto ereditato la fiaccola del precedente premio Best of Show e quindi possiamo dire che ha ormai 20 anni sul groppone. Se volete potete approfondire cliccando qui.

Ogni volta che escono anche solo i finalisti, sul web discussioni e critiche scoppiano come una vasca di pop corn in una fornace, quindi ho pensato che fosse interessante approfondire l'argomento e il coordinatore si è prestato... già che ero lì ne ho approfittato anche per fargli alcune domande un pelino "scomode" (sono una brutta persona ^__^).

Ora però basta preamboli e iniziamo con l'intervista.


1. Ciao Fabrizio. Iniziamo con la parte facile (più avanti arriveranno le domande difficili)... vuoi presentarti ai nostri lettori? Da quanto e in che modo sei parte di questo progetto?

Salve Christian, mi chiamo Fabrizio Paoli, ho 45 anni, sono lucchese, anche se abito all’estero, e collaboro con Lucca Comics & Games da oltre 20 anni.
Sono parte del progetto Gioco dell’Anno fin dall’inizio... anzi da prima, dato che sono la persona che dopo la riunione con gli editori del giugno 2012 [NdChrys: per i più curiosi qui ne trovate il verbale completo con richieste e osservazioni di tutti gli editori italiani... è davvero molto interessante da leggere] è stata incaricata da LC&G di costruire questo premio, stilare il regolamento, individuare possibili giurati, ecc.

2. Gli altri membri della giuria come sono stati selezionati?

Dipende. Il gruppo iniziale, 8 persone oltre a me, è stato selezionato nel 2013 dall'organizzazione di LC&G tra le persone a noi note che fossero esperte di giochi, indipendenti e giornalisti o divulgatori ludici. Cinque di queste sono ancora in giuria: Massimiliano Calimera, Fabio Cambiaghi, Paolo Cupola, Caterina Ligabue e Beatrice Parisi. 
Gli altri, Riccardo Busetto, Alessio Lana e Giordana Moroni, sono stati cooptati successivamente per rimpiazzare persone che hanno abbandonato la giuria. I criteri sono quelli di cui sopra, più la capacità di lavorare in gruppo.
Fino al 2018 la scelta dei nuovi giurati era facoltà esclusiva della giuria. Da questa edizione, con l’introduzione dello Statuto, la scelta compete all’organizzazione (ovvero a Lucca Crea s.r.l.), che sceglie tra una rosa di nomi proposti dalla giuria.

3. Quali sono le caratteristiche che deve avere un gioco per entrare tra i finalisti e puntare al premio di Gioco dell’Anno?

In primis, il gioco deve poter fungere da portale di ingresso nel mondo del gioco da tavolo e funzionare bene con il target di età e numero di giocatori indicato sulla confezione. L’esperienza ludica deve essere appassionante e coinvolgente. Il gioco deve anche avere un regolamento chiaro, completo, comprensibile e ben strutturato. Meccaniche innovative, longevità e soluzioni redazionali che facilitino l’apprendimento delle regole sono considerate con favore. Infine, vengono valutate qualità e funzionalità dei materiali, delle illustrazioni e della grafica.


4. Entrando più nel dettaglio, sono curioso di capire quali sono le dinamiche di questa selezione... i giochi candidati sono ormai molti: quali sono i vari passaggi che portano 5 di questi ad arrivare nei finalisti?

Ti descrivo la situazione ideale. Le iscrizioni aprono al più tardi per PLAY e gli editori hanno tempo fino al 31 maggio per iscrivere i giochi attraverso un modulo online. Noi verifichiamo la correttezza formale dell’iscrizione e, nel caso, la approviamo. A quel punto, l’editore invia alla sede di Lucca Crea nove copie di ciascun gioco, che poi vengono smistate ai diversi giurati.
I giurati hanno tempo fino ad agosto per valutarli. Nel frattempo, su un forum riservato si scambiano opinioni ed esperienze sui diversi giochi.
A fine agosto arriva il momento per me più emozionante, quello della votazione. Ogni giurato compila una lista ordinata di 8 titoli, che ricevono rispettivamente 10-9-8-7-6-6-6-6 punti. Dalla somma dei punteggi scaturisce una classifica e i primi cinque sono nominati come finalisti.
Ci sono dei metodi per dirimere la parità, trovi tutto nel regolamento sul sito (qui); in ogni caso non è mai successo.
Lo scopo di questa votazione non è tanto quello di scegliere il migliore, bensì quello di selezionare i titoli che hanno riscosso un maggior consenso. Non a caso la classifica, top secret, non sempre coincide con il risultato della votazione finale.

5. Quante partite fate ad ogni gioco per valutarlo? Lo chiedo perché le iscrizioni si chiudono formalmente al 15 giugno e i finalisti sono decisi a fine agosto. Anche se 75 giorni sembrano tanti, ormai gli iscritti sono tantissimi (ben 44 quest’anno).

Quest’anno abbiamo chiuso le iscrizioni al 15 giugno, ma è stata un’eccezione. Infatti, poi, la votazione per i finalisti è stata pure posticipata di due settimane.
Poi ci sono altri aspetti da considerare. Il primo è che i giurati sono giocatori, quindi alcuni di quei giochi li hanno già provati, anche se magari non in italiano, quindi la valutazione è più semplice. Il secondo è che una parte importante della valutazione è far provare i giochi ad altri, meglio se non giocatori, quindi non contano solo le partite fatte dal singolo giurato, ma anche quelle che ha fatto fare agli altri. Infine, ti assicuro che per alcuni giochi basta una partita per depennarli dalla lista dei papabili, o perché non in target o perché con un livello globale di qualità inferiore a quello che vorremmo veder premiato come Gioco dell’Anno.


6. La votazione finale poi come funziona?

A metà settembre ci incontriamo per un weekend a Lucca, nella sede di Lucca Crea. Ci chiudiamo in una stanza, seduti attorno a un tavolo, e ognuno esprime una valutazione su ciascun finalista. In particolare, è interessante sapere perché qualcuno non ha votato un certo gioco.
Una volta finito il giro di tavolo si vota, stavolta segretamente. Un nome secco. Se c’è una maggioranza assoluta abbiamo finito, altrimenti si eliminano i giochi con zero voti e quello/i con meno voti, si discute nuovamente sui rimanenti e si vota di nuovo.
Al più tardi, dopo quattro votazioni abbiamo un vincitore.

7. Immagino che in questi tuoi 17 anni di attività (se consideriamo anche i tempi del "Best of Show") tu abbia visto un po' di tutto. Hai qualche aneddoto divertente o interessante da raccontare ai nostri lettori?

Oh, cavolo… sì, sono proprio 17 anni. La mia prima volta nella giuria del Best of Show è stata nel 2002, vittoria di Bang!, scelta facile e unanime. Aneddoti… mmmh… c’era il Best of Show del 2004, ma non è raccontabile. Ah… ricordo un giurato del Best of Show, di cui non farò il nome, che non voleva prendere in considerazione i giochi di carte, perché non potevano essere migliori dei giochi di carte tradizionali.
Il periodo del Best of Show era sicuramente più ruspante. Del Gioco dell’Anno l’aneddoto più divertente riguarda Cranio Creations e l’allora presidente di giuria, Roberto Genovesi, dirigente RAI. Era il 2013, allora gli editori mandavano i giochi direttamente ai giurati. Cranio, che ha sempre avuto uno stile di comunicazione molto estroverso, manda ai giurati anche una busta con dentro dei soldi finti presi da Horse Fever e un messaggio in stile mafioso. Insomma, poiché tutta la posta dei dirigenti RAI viene aperta e controllata, Roberto passò un brutto quarto d’ora.

8. Come vedi questo premio rispetto ai suoi analoghi degli altri paesi europei (As d'Or, SdJ, ecc.)?

Sul confronto con l’As d’Or la cosa che balza all’occhio è che entrambi i premi sono organizzati da una manifestazione ludica e che, a partire dal 2005 (quando la competizione Jeu de l'Année si è fusa con l’As d’Or), hanno scopi analoghi. Da un punto di vista organizzativo, l’As d’Or non richiede iscrizione, ma l’invio di due copie del gioco entro il 31 dicembre, quindi 2-3 settimane prima dell’annuncio dei nominati. La giuria, nominata dal festival di Cannes, è composta da persone note nel mondo ludico di lingua francese e, diversamente dal Gioco dell’Anno, mi pare che ci sia una certa attenzione a coinvolgere anche commercianti e ludotecari.
Purtroppo, in rete le informazioni su criteri e funzionamento del concorso sono molto scarse e anche i tentativi di contattarli nel 2012, quando cercavo di mettere in piedi il Gioco dell’Anno, non sono stati molto fruttuosi.

Sullo Spiel des Jahres, invece, sono ben preparato, sia perché abito in Germania da 17 anni, sia perché le basi del Gioco dell’Anno scaturiscono da una lunga chiacchierata con Tom Werneck, co-fondatore dello Spiel des Jahres, nella sede del Bayrisches Spiel-Archiv ad Haar.
Gli scopi del concorso ("promuovere e valorizzare il gioco come bene culturale nelle famiglie e nella società") e i criteri di giudizio del GdA sono identici a quelli dello SdJ, anche se noi tra i finalisti abbiamo giochi mediamente un filo più complessi, una cosa tra “pedone rosso” e “pedone antracite”.
Dove i due premi divergono è nella modalità di funzionamento: una società pubblica che organizza festival qua, un’associazione di giornalisti/blogger/divulgatori là. Da qui, poi, derivano tutte le differenze organizzative: la diversa modalità di finanziamento (il budget di Lucca Crea da noi, la percentuale sulle vendite per loro), il male necessario (per noi) delle iscrizioni, ecc.

Poi, ovviamente, è diversa la risonanza. Lo SdJ esiste da 50 anni e ormai è il premio per eccellenza nel mondo, non solo nell’area di lingua tedesca. Il GdA, nella forma attuale, esiste da 7 anni, ma sta crescendo e si sta facendo conoscere.



Fin qui tutto molto interessante, soprattutto gli aneddoti (prima o poi ti strapperò altre informazioni). Ora passiamo però ad alcune domande più complicate...

9. È un dato di fatto che questo sia il premio più importante e rappresentativo in Italia. Ho però sempre trovato una lacuna il fatto che non ci siano categorie diverse come avviene in Germania, dove lo SdJ è diviso in giochi per famiglie, giochi avanzati e giochi per bambini, anche tenendo conto del livello mediamente un pelo più complesso dei giochi premiati da noi che citavi prima. 
Avete in progetto di farlo anche voi, per evitare che giochi molto diversi come complessità e target gareggino assieme rendendo difficile il confronto (e generando spesso polemiche)? 
Se non è così, come mai?

Nella famosa riunione con gli editori del giugno 2012 una delle richieste principali era di avere un solo vincitore su cui focalizzare la comunicazione, in modo da farlo diventare rilevante. Categorie, premi speciali, ecc., avrebbero solo disperso il messaggio, indebolendolo. Pensa che nei primi 2-3 anni non avevamo nemmeno un logo per i finalisti.
Il KinderSdJ è stato introdotto nel 2001, dopo 22 anni, e il KennerSdJ nel 2011, dopo 32 anni.
Noi abbiamo appena 7 anni, ma è anche vero che è un mondo diverso e che il mercato è cambiato sensibilmente in questo periodo. Non nego che più volte abbiamo pensato di introdurre categorie diverse, però non è così facile. Per il gioco per bambini servirebbe una nuova giuria, con competenze specifiche che solo pedagoghi e educatori posseggono. Per il gioco per intenditori servirebbe sia più tempo per valutare i giochi, che una modifica sostanziale al sistema di iscrizioni: nello SdJ, dove non ci sono le iscrizioni, sono i giurati stessi a selezionare e incasellare i giochi, da noi la selezione è fatta dall’editore. E l’incasellamento?
Insomma, siamo coscienti che ci sia un gap non coperto tra il Gioco dell’Anno e il premio Goblin Magnifico e l’idea di colmarlo esiste, ma non sarà una cosa immediata. Magari per il decennale, chissà!

10. Analogo discorso per l'italianità... mi rendo conto che la nazionalità dell'autore non è (e non deve essere) un criterio di scelta, ma è triste notare come spesso il premio vada a localizzazioni di giochi esteri già pluripremiati altrove. Avete mai pensato di affiancare un premio del tipo "Miglior gioco di un autore italiano" se non addirittura “Miglior gioco 100% italiano" (autore e editore) per valorizzare maggiormente una produzione italiana che è ormai di altissimo livello?

In passato qualche giurato lo ha proposto, ma alla cosa non è stato dato seguito.
Personalmente io credo che creare una nicchia per la produzione italiana abbia senso solo se esiste un divario così grande tra italiano e localizzato, che il gioco italiano vada in qualche modo protetto (vedi, con rare eccezioni, l’albo d’oro del Best of Show pre-2006). Oggi non è fortunatamente più così e quindi preferisco una competizione libera.
Poi ci sarebbe da discutere su cosa sia un gioco italiano. Deve esserlo l’autore? L’editore? Entrambi? Va bene anche se l’illustratore è francese, lo stampatore cinese e il gioco viene impacchettato in Germania? È più italiano Memoarrr! o Leader 1?
Altra discussione frequente è quella su sviluppo vs. localizzazione. Indubbiamente lo sforzo per sviluppare un gioco è di molto superiore a quello per localizzarlo, ma nonostante questo anche localizzare bene un gioco non è facile. Non voglio fare nomi, ma alcuni dei titoli in gara quest’anno sono stati fortemente penalizzati da una localizzazione maldestra.

Chiudo togliendomi un sassolino dalla scarpa: per produzione italiana di altissimo livello intendi quella autoriale, vero? Perché sul piano dello sviluppo, secondo me, c’è ancora da lavorare.

Per risponderti brevemente... non solo: gli autori italiani ormai si sono fatti un nome anche all'estero, ma penso che anche diversi editori italiani oggi producano titoli che possono competere (e di fatto lo fanno, se guardiamo localizzazioni e tirature estere) anche sul piano internazionale. Comunque un secondo premio dedicato ai giochi sviluppati da editori italiani, tralasciando quindi quelli unicamente localizzati, valuterebbe e incentiverebbe proprio anche il piano dello sviluppo. Ma andiamo oltre... ;)

11. Come mai, nonostante 2 dei 4 criteri di iscrizione dei giochi siano "Essere in italiano" e "Essere disponibili nei negozi al momento dell'iscrizione" (15 giugno) quest'anno tra i finalisti abbiamo addirittura due titoli che non rispettano questi requisiti (El Dorado è reperibile in italiano solo da poco e Honga ancora oggi [NdChrys: riferito a quando ho preparato le domande, circa una decina di giorni fa] non è in vendita)?

Ti ringrazio per la domanda, che mi permette di far chiarezza su una modifica introdotta nel Regolamento 2019
Poiché l’obbligo di essere disponibile nei negozi al momento della chiusura delle iscrizioni, di regola il 31 maggio, creava qualche problema agli editori che portavano il gioco a PLAY per poi esaurirlo nel mese successivo, l’abbiamo riformulata in “al momento della selezione dei finalisti i giochi devono essere disponibili per l’acquisto nei negozi fisici od online”. Quindi, non si parla più della chiusura delle iscrizioni, ma della selezione dei finalisti, cioè inizio settembre.

Detto ciò, abbiamo fatto dei controlli: ci risulta che entrambi i giochi fossero regolarmente in vendita in lingua italiana nei tempi stabiliti e lo siano ancora. Ipotizzo che la discrepanza sia dovuta al fatto che i canali distributivi utilizzati da Ravensburger (El Dorado) e Orsomago-Borella (Honga) non siano quelli classici dei giochi da tavolo.

12. E per finire, ti chiedo "marzullianamente" di farti una domanda e darti una risposta (sono certo che ci sono cose che non abbiamo toccato e di cui vorresti parlare). ;)

Fabrizio, se potessi tornare al 2012 e cambiare qualcosa nel regolamento del concorso, che cosa faresti diversamente?

Sarei meno accondiscendente sul meccanismo delle iscrizioni. È vero che al momento dell’iscrizione l’editore si impegna ad accettare le regole del concorso e a promuovere il gioco in caso di vittoria, garantendo, quindi, a Lucca Crea il suo supporto. È pure vero che l’iscrizione garantisce che tutti i giurati abbiano una copia di ogni gioco senza doverci rimettere (l’attività dei giurati non è remunerata e, contrariamente ad alcune insinuazioni, non riceviamo mazzette dagli editori… tranne le banconote di Horse Fever, ovvio!). Però, questo sistema introduce una forte distorsione, lasciando grossa discrezionalità agli editori e privando la competizione di validi titoli. Pensa a Machi Koro, a Imhotep, a Ciarlatani di Quedlinburgo, tanto per fare degli esempi.
Quello delle iscrizioni è un aspetto che vorremmo proprio cambiare. Sarebbe bello poter avere i giochi prima (quando escono) e soprattutto poter avere quelli che riteniamo meritevoli, non quelli che l’editore ha interesse a promuovere.
In Germania i giurati ricevono i giochi in automatico, in Italia so che perfino i recensori hanno spesso difficoltà a farsi dare le copie dei giochi. E non è che in Germania siano tutti più onesti: lo stesso Tom Werneck racconta volentieri un gustoso aneddoto sul fatto che prima di diventare recensore si è intascato copie gratuite per 3 anni senza scrivere una riga.

Grazie mille del tempo che mi hai dedicato e alla prossima!

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Spero che l'intervista vi sia piaciuta... tra l'altro mentre ho impaginato questo articolo ancora non si sapeva nulla, ma per voi che lo leggerete martedì, dovrebbe essere stato appena comunicato il vincitore... fortunati voi che vivete nel futuro! 

Per approfondire:



3 commenti:

  1. Bellissima intervista che mi fa chiedere a FAbio di fare il prossimo Raccolta e Assegna sul gioco che proporremmo ad un neofita come portale di ingresso nel mondo GDT.

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  2. davvero interessante il verbale della riunone di definizione del premio

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    1. Vero? Meriterebbe quasi un articolo a sé. ^__^

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