nonsolograndi

[nonsolograndi] Dimmi Cosa Provo

scritto da
Simarillon (Davide) e da LucaCiglione

Clementoni con la linea “Sapientino – L'emozione di imparare” ci offre diverse perle e il gioco di oggi, Dimmi Cosa Provo, finisce con pieno merito in questa categoria.
La partita, a cui si può giocare dai 5 anni in due o più giocatori, avrà una durata di 15 minuti circa, ma qui davvero il tempo è impredicibile e spesso nemmeno così significativo. 


I MATERIALI
Nella scatola si possono trovare:
  • un tabellone di forma rettangolare;
  • una pedina in legno che verrà illustrata con due adesivi;
    materiali in gioco
  • la ruota delle emozioni;
  • dieci tessere quadrate di buone dimensioni contenenti le emozioni, realizzate in cartone molto spesso;
  • cinque gettoni penalità di colore rosso in cartone spesso;
  • tre gettoni aiuto di colore giallo in cartone spesso;
  • trentadue schede immagine di grande formato (24×17 cm) in carta lucida.
Materiali funzionali al gioco, che si fanno generalmente apprezzare: diciamo che non c’è niente di eclatante, ma non c’è nemmeno nulla che non vada bene. I disegni sono perfetti per il pubblico a cui si riferiscono e per lo scopo che si prefiggono. 

sulla strada della vittoria
IL GIOCO... ECCOVI LE REGOLE
Dopo aver preparato il gioco disponendo il tabellone, il giocatore più giovane inizia a giocare pescando una scheda e scegliendo segretamente una delle espressioni facciali presenti nel “disco delle emozioni”; una volta scelta l’emozione sulla ruota la si poggia coperta sul tavolo. Dopodiché, gli altri giocatori cercano di individuare tutti quanti insieme l’emozione scelta, prendendo una delle tessere al centro del tavolo indicante l’emozione da trovare. Prima di fare ciò, i giocatori possono parlare tra loro e nel caso abbiano difficoltà a individuarla o non riescano a trovare un accordo, possono chiedere un aiuto: in tal caso, il giocatore di turno mimerà l’emozione da lui scelta e uno dei tre gettoni gialli verrà posto sul tabellone (in una partita è possibile, quindi chiedere l’aiuto del mimo per massimo tre volte).
Una volta rivelata l’emozione, se gli altri giocatori l’hanno indovinata, la pedina con l’arcobaleno fa un passo avanti, altrimenti sulla plancia verrà aggiunto un gettone rosso penalità.
Poi, eventualmente, tutti possono commentare l’immagine e l’emozione che suscita.
Se la pedina arriva alla fine del percorso prima che vengano prese tutte le cinque penalità, i giocatori vincono tutti quanti insieme, in ogni altro caso perdono.

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Empatia: la capacità di condividere le emozioni. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Il significato etimologico della parola è: “sentire dentro”, ovvero essere in grado di sintonizzarsi allo stato d’animo dell’altro, di percepire con lui un’emozione, comprenderla e sentirla profondamente. L’empatia è presente nell’uomo e in alcuni animali ed è innata. Si tratta di una capacità fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per la vita sociale che richiede di cooperare o di difendersi dai propri simili. […] un’empatia positiva e sana predispone all’aiuto, alla comprensione, al conforto. Avendo un vissuto emotivo meno strutturato, i bambini sono in grado di utilizzare questa capacità in modo più naturale e meno condizionato. Ho voluto citare, quasi per intero, le due paginette del gioco che ci parlano dell’empatia per sottolineare come spesso nei giochi c’è un livello di studio e di attenzione che noi nemmeno ci immaginiamo. Allo stesso tempo ci danno una chiara idea di cosa ci propone questo gioco: ovvero il mettersi in sintonia con i compagni di gioco, condividendo le proprie emozioni. Direi che le considerazioni potrebbero quasi fermarsi qui, perché con queste poche righe abbiamo già un’idea ben chiara del gioco, ma visto che ci sono ancora un po’ di tempo e un po’ di spazio si continua a scrivere.

Il gioco piace, sia (soprattutto) ai bambini sia agli adulti (che si mettono a nudo e/o che ne colgono le potenzialità a livello educativo). Ci sono però a mio giudizio un po’ poche Carte Immagine e soprattutto poche Tessere Emozione che portano, intrinsecamente, a un rischio di ripetitività se giocato a brevi intervalli di tempo con le stesse persone. Ho notato, infatti, che i bambini tendono a riassociare la stessa emozione al disegno sia qualora fosse stata detta da loro (come facile aspettarsi) sia qualora fosse stata detta da qualcun altro durante una sessione di gioco in cui loro erano presenti. D’altronde di emozioni ne proviamo davvero tante e non sarebbe stato un problema aggiungerne. Inoltre, si poteva pensare a una selezione limitata comunque a un numero di 10 emozioni durante la partita, così da donare una certa variabilità, evitando quanto scritto appena sopra, non essendoci più, magari, quell’emozione disponibile.
Le Tessere Emozione sono belle, ben disegnate e, in caso di richiesta di mimo, sono utilissime per i più piccoli ad aiutarli a mimare l’emozione scelta. Personalmente non avrei scritto l’emozione sotto la tessera, dal momento che ne perde un po’ in immediatezza, anche se posso capire il motivo della scelta.

Il gioco è un utilissimo "strumento per capire i nostri bambini", infatti, attraverso queste carte impareremo a conoscere le loro emozioni e potremo anche aiutarli a esprimerle e a spiegargliele. Da questo punto di vista può ricordare I colori delle emozioni, anche se non lo ritengo un doppione, ma può essere una valida alternativa per parlare di emozioni e di sentimenti con i nongrandi.

l'ho pestata
Vi stupirete delle scelte (e delle motivazioni) fatte in alcuni casi dai piccoli: un aneddoto divertente lo racconto di quando ho portato il gioco alla scuola materna. A fronte della carta che vedete qui a sinistra il bambino ha detto tristezza... e tu ovviamente pensi: "Perché tristezza?" Ecco la risposta dettagliata: “Il signore scivola sulla pozzanghera di fango, cade per terra, gli scappa di mano il guinzaglio e così scappa via il cane suo amico con cui stava andando a passeggio e lui è triste, perché non sa se lo ritrova…” Insomma, ci ha costruito uno sketch e poi sfido un adulto nel vedere subito una pozzanghera di fango e non…

Il gioco è un 5+. Direi che il target è abbastanza azzeccato: penso lo si possa già proporre a partire dai 4 anni, quando i bambini iniziano ad avere una buona coscienza di sé e anzi può essere uno strumento per aiutare ad acquisirla. Interessante che proprio la sua natura cooperativa permetta di giocarlo anche con gruppi numerosi, tanto che le istruzioni non suggeriscono un numero massimo di giocatori (ovviamente senza esagerare… anche se poi nelle sessioni in asilo eravamo una decina abbondante alle diverse partite).

Dimmi cosa provo è un gioco difficile da intavolare, soprattutto per gli adulti. Siamo noi grandi, infatti, che non amiamo troppo metterci a nudo e saremo facilmente portati a giocare in modo superficiale, salvo poi rimanere basiti davanti ad alcune interpretazioni di immagini fatte dai nostri bambini. I piccoli, infatti, saranno portati non solo a scegliere l’emozione, ma anche a spiegarci il perché della propria scelta e non sempre sarà quella che ci aspettiamo.
Dimmi Cosa Provo è più di un gioco: è un’esperienza da fare insieme genitori e figli, per conoscersi meglio, per riuscire a esprimere magari sentimenti che non esplicitano normalmente e per crescere insieme, giocando.

Ovviamente funziona anche tra bambini e l'ho proposto in asilo con grande partecipazione delle maestre, ma in quel caso, secondo me, perde qualcosa rispetto al giocarlo in famiglia, adulti e bambini insieme.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del gioco e che “innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione!” da Paul Gauguin. Voglio anche aggiungere la citazione presente sulla scatola del gioco di Alfred Adler: “Vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le orecchie di un altro e sentire con il cuore di un altro”.

Ecco quindi in elenco le cose che Letizia (e Lorenzo e tutti gli altri bimbi – e adulti – che lo hanno provato) ha imparato giocando a Dimmi Cosa Provo:
emozioni positive
  • a conoscere e confrontarsi con le proprie emozioni e i propri sentimenti e a chiamare le cose con il loro nome;
  • a confrontarsi con i compagni di gioco per prendere delle decisioni condivise;
  • a vincere e a perdere tutti insieme;
  • che qualche gioco è più facile giocarlo per i nongrandi piuttosto che per i grandi;
  • a fare smorfie e mimi dei sentimenti che viviamo e che un sentimento lo possiamo rappresentare in diversi modi.

IN QUANTI CI GIOCO
Per quanto riguarda il numero di giocatori, il regolamento ci dice che devono essere almeno 2, data la specificità del gioco e il fatto che è un cooperativo puro ha senso non ci siano limiti, se non quelli dati dal buonsenso. Data la natura riflessiva e raccolta, io non andrei oltre i 6 giocatori.

GABRIELE DICE

Scheda del bambino che si tuffa in piscina: "Arrabbiato, vuole rimanere a giocare e invece deve andare a casa." (Io avevo selezionato paura.)






Scheda dei bambini uno con una macchinina piccola e l’altro grande: "Tristezza, perché il nonno va a lavorare col trattore e non gioca con il bambino." (Io avevo detto rabbia nel senso di invidia.)






Elefante che si nasconde dietro al cespuglio: "Felicità, perché gioca a nascondino con la sua mamma." (Io avevo detto paura.)







Ippopotamo che sta attaccato all’albero: "Vergogna, perché è in castigo per aver picchiato la sua sorellina." (Io avevo detto serenità.)







FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Accidenti! Difficile, questa volta il paragrafo dovevo delegarlo a Luca, che, invece, non mi ha aiutato! O forse sì, dal momento in cui scriveDimmi Cosa Provo è un gioco difficile da intavolare, soprattutto per gli adulti”, infatti è un gioco che sicuramente non verrà mai intavolato tra soli adulti, ma che potrà essere usato – e spesso – dagli adulti per rapportarsi senza filtri e sovrastrutture con i nongrandi.

PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA... E CON MIA SORELLA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà: ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.
Cosa c’è di più bello di stare tutti insieme in famiglia e giocare con i sentimenti che ognuno di noi prova? Sarà una bella sfida per mamma e papà capire… e stupirsi… dei sentimenti dei propri bimbi e sarà bello per i bimbi scoprire che anche i grandi possono provare sentimenti come vergogna, disgusto e paura.

la ruota delle emozioni
CONCLUSIONI
È un gioco che non può mancare nella propria libreria, pur sapendo che l’aspetto puramente ludico e di divertimento passa in secondo piano rispetto a quello introspettivo. È un gioco che si intavola con piacere e un po’ di timore: non ci farà sbellicare dalle risate come quando ci tiriamo i missili a Rush & Bash, ma che ci farà alzare dal tavolo arricchiti e soddisfatti.
Personalmente non posso che sottoscrivere parola per parola quanto scritto nelle conclusioni.




Si ringrazia l’editore per le copie recensore forniteci in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.

0 commenti:

Posta un commento

Powered by Blogger.