[Solo sul mio tavolo] Trismegistus

scritto da White Winston (Andrea P.)

“Viene la notte, la notte scura, piena di cose che fanno paura, piena di insidie e di timori, piena di rogne e malumori!”

Nome: White Winston
Classe: bi-padre
Allineamento: malvagio e facilmente irritabile

Il turno di guardia tocca a me, mi preparo nel mio giaciglio ad affrontare l’ignoto. Sarà una lunga notte, ma sono pronto al peggio; sono un avventuriero di lunga data, ormai, che ne ha viste e vissute di ogni tipo. Parte il primo lamento, rollo 1D3 ed esce “3: colica devastante”. Balzo in piedi, inforco l’infante e comincio con le mosse imparate durante l’addestramento al Nido delle Aquile. Rollo 2D6, al 9+ la colica si placa, esce “doppio 1: fallimento critico”. Rollo 1D6 sulla tabella dei tentativi falliti miseramente: “2: conato di vomito”. La maleodorante e corrosiva sostanza verde mi schizza addosso e i miei riflessi da ghepardo stanco non possono niente: il mio pigiama in cotta di maglia si scioglie in una nube di tossico fumo bianco. La colica continua e i lamenti si fanno più forti, quasi assordanti e mi costringono a rollare 1D20 per il tiro rumore: al 3+ non succede niente, 1-2 il vicino si sveglia e chiama le guardie. Il dio dei dadi mi assiste ed esce un 7. Senza farmi prendere dal panico, rifletto e in una frazione di secondo decido che è arrivato il momento: estraggo dalla tasca il prezioso e rarissimo artefatto “tappo cosmico”, lo alzo al cielo e lo lascio precipitare col favore degli dei. Rollo 1D20, al 5+ riesco a centrare il foro orale: per fortuna esce un 12 (1-2 c’era in agguato il fallimento critico “centra un occhio”). Il tappo cosmico si incunea come una spada nella roccia e magicamente placa il lamento. Rollo 2D6, al 9+ la colica si placa, ma questa volta ho un modificatore di +2 grazie all’artefatto: esce un 6. L’infante sputa con forza il “tappo cosmico” e riparte con il lamento assordante. Impreco. Impreco di nuovo. La terza e ultima imprecazione (la più “incisiva”) sveglia la mia compagna di guardia, che dormiva beatamente. Mi guarda con sufficienza, scuote la testa e tira fuori la sua arma finale, il “capezzolo del fato”, e glielo schianta in bocca. Rolla 1D100, al 2+ la colica è sconfitta, se la cava con un comodo 69. La notte è ancora lunga. Ma la prima battaglia è vinta.


TRISMEGISTUS
È un gioco competitivo di Federico Pierlorenzi e Daniele Tascini (Tzolk’in, Marco Polo 1 e 2, Teotihuacan) per 1-4 giocatori, durata 90-120 minuti, edito nel 2019 da Board&Dice e localizzato nel 2020 da Giochix. Ennesimo tentativo del “Tascini nazionale” di reimplementare la meccanica della gestione dadi, in Trismegistus impersonerete uno dei volti noti di questa pseudo-scienza precorritrice della chimica, sulle orme del grande Hermes Trismegistus, nel (disperato) tentativo di sintetizzare la mitica Pietra Filosofale, trasmutando materie ed essenze, attraverso complessi esperimenti e ricerche. Grazie al doppio contributo di David Turczi (ormai una garanzia dei solitari) e Nick Shaw, sarà possibile anche sfidare nientemeno che il temibile Botmegistus, in una modalità solitario appositamente studiata e promettente almeno quanto il gioco standard. Riuscirà l’ennesimo gestionale con dadi a stupire il suo pubblico e a conquistare un posticino nel cuore dei solitaristi german

"Il problema non è avere idee, ma avere la forza e il coraggio di selezionare solo le migliori." 
(diceva Tascini in una recente intervista, commentando lo stile di Vital Lacerda)

Sarà riuscito Tascini a mantenere fede al suo monito per discostarsi a sufficienza dallo stile lacerdiano? Per la risposta a questa e altre domande (tipo se il gatto nero che troverete un po’ ovunque nel gioco deve essere considerato o meno un brutto presagio), non fate i pigri e leggete con attenzione i prossimi paragrafi.

GRAFICA E MATERIALI
Trismegistus non ha beneficiato di una campagna Kickstarter (e già questa ormai rappresenta un’anomalia per come vanno le cose ultimamente…), eppure i suoi materiali risultano essere davvero eccellenti. Nel dettaglio, le cinque plance giocatore doppio strato e dotate di alloggiamenti per gli artefatti alzano subito il livello qualitativo generale e rappresentano un ottimo strumento per la gestione delle varie tessere e tasselli da inserire durante la partita. Questi ultimi (i tasselli) riprendono la qualità già vista in Teotihuacan: legno verniciato liscio double face, piacevole al tatto, spesso e pesante quanto basta per fare bella figura negli alloggi delle suddette plance. Anche negli aspetti di resistenza e qualità delle tessere in cartone, rifiniture dei bordi del tabellone principale e realizzazione dei dadi, viene dimostrata una cura dei dettagli propria di produzioni di alto livello. Passando al comparto grafico, siamo di fronte a un lavoro comunque curato e dettagliato, con colorazioni gradevoli e armoniose, ma che complessivamente rimane su un piano piuttosto astratto. I disegni (pochi), la grafica delle plance e soprattutto i simboli (numerosissimi), nonostante nel complesso garantiscano una buona leggibilità (e non era facile vista la complessità del titolo), non aiutano nel contestualizzare meglio la tematica dell’alchimia e la trattengono su un livello di astrazione molto alto. È pur vero che il tema scelto non si presta così tanto a una facile rappresentazione e probabilmente l’autore Pierlorenzi (che so aver scelto l’ambientazione e sulla quale si è fatto una certa esperienza) potrebbe giurarmi che le meccaniche e la simbologia sono assolutamente aderenti con la tematica… però, ad esempio, anche solo riportare il nome delle sostanza sulle plance piuttosto che solo i simboli poteva aiutare a evitare di compiere azioni del tipo “trasformo un gancio in una croce e pago con un triangolo”. Ultima nota, di demerito a dire il vero, va all’illustrazione sulla scatola che, nonostante una paletta colori tutto sommato gradevole, appare un po’ troppo artefatta e sembra quasi frutto di un grezzo copia/incolla tra immagine dell’alchimista e sfondo.

REGOLAMENTO
Ve lo dico subito: il regolamento può risultare un po’ indigesto alla prima lettura. Complice un flusso della spiegazione delle regole scritte non sempre lineare e chiaro e una simbologia che sicuramente non aiuta a memorizzare le meccaniche (non stiamo parlando di pane, ortaggi e animali, ma di essenze, materiali e trasmutazioni!), la prima lettura delle regole le farà sembrare più complicate di quanto non siano in realtà. Mi verrebbe quasi da dire che il gioco rimane su un livello di difficoltà classico dei giochi di Tascini (vedi anche l’ultimo Teotihuacan); se a spiegarlo fosse un dimostratore (capace e padrone delle regole!) sono certo che il tutto sembrerebbe molto più facile rispetto alla prima impressione. Detto questo, proviamo a sintetizzare le meccaniche principali del titolo.
  • Gestione dadi – se avete già giocato a Grand Austria Hotel, noterete la somiglianza di tale meccanica legata al simbolo uscito (in Grand Austria Hotel era un numero, ma la sostanza è la stessa) e alla quantità di dadi con tale simbolo che determina la “potenza” dell’azione (qui in realtà non determina la potenza, ma la quantità di azioni). La differenza più evidente è che in Trismegistus viene aggiunto un ulteriore strato di complessità legato al colore del dado (bianco, nero o rosso) e all’esigenza di detto specifico colore per compiere determinate azioni (come la trasmutazione).
  • Trasmutazioni – le risorse in Trismegistus sono divise in: materie grezze (5 tipologie), materie raffinate (6 tipologie) ed essenze (3+1 tipologie). Le materie possono essere trasmutate (ovvero trasformate) secondo un ordine e dei requisti ben precisi (serve un dado del colore appropriato e un’essenza qualsiasi), attivando così eventuali artefatti e salendo sulle track elementali corrispondenti all’essenza usata nella trasmutazione.
  • Esperimenti e track elementali – gli esperimenti sono le classiche “ricette” da soddisfare per avere punti e bonus istantanei (un po’ l’equivalente dei clienti di Grand Austria Hotel), mentre le track elementali sono i tipici percorsi dove far salire il proprio indicatore, vero e proprio must dei giochi di Tascini e non solo (vedi Tzolk’in e Teotihuacan). Esistono poi anche le “pubblicazioni”, che sono anch’esse le solite ricette di fine partita per ottenere punteggi più corposi.
  • Pietra filosofale – completando esperimenti e/o spendendo oro (la risorsa più preziosa del gioco) è possibile ottenere dei tasselli, ovvero pezzi della pietra filosofale, da incastonare nel riquadro appropriato. Al completamento di righe e/o colonne del riquadro si ottengono bonus istantanei; in ogni caso a fine partita si ottengono punti in base al livello di completamento della pietra (numero di tasselli ottenuti).
  • Reazioni – l’unica possibilità di interagire (indirettamente) con gli avversari è rappresentata dalle reazioni. Nel turno di un qualsiasi avversario, è possibile attivare un segnalino reazione, copiare colore e simbolo del dado che sta utilizzando ed eseguire un’azione a scelta tra un pool ristretto.
Questi sono a grandi(ssime) linee i punti salienti delle meccaniche del gioco. Il solitario è rappresentato da Botmegistus, vero e proprio automa progettato da Turczi. Questa volta il celebre autore ungherese non tira fuori idee particolarmente originali (come avevamo visto in Teotihuacan ad esempio) e si affida al buon vecchio mazzo di carte. Le azioni del bot vengono quindi decise con un classico algoritmo che parte dalla carta pescata e prosegue nell’esecuzione dell’azione secondo priorità predefinite.

IMPRESSIONI
Per un eurogamer leggere sulla scatola il nome di Tascini (non me ne voglia Pierlorenzi) ormai è praticamente come leggere Nutella su un pacco di biscotti: impossibile negare almeno un assaggio. E così, complice un prezzo di lancio del preorder particolarmente vantaggioso, ho acquistato a occhi chiusi questo titolo, sicuro che quantomeno non mi sarei trovato tra le mani un bidone, vista la fama e la capacità di Tascini di elaborare eurogame sempre interessanti. Il primo approccio però non è andato benissimo, perché, durante la lettura del regolamento, ho sbattuto letteralmente il muso contro una tematica e una simbologia davvero ostiche (tutto’oggi faccio fatica ad associare tutti i simboli ai nomi delle materie); rispetto ad altri giochi ho impiegato almeno una lettura del regolamento (non eccelso tra l’altro) in più per entrare bene nelle meccaniche e capirne il funzionamento. Superato lo scoglio iniziale però, a dire il vero, la difficoltà si è subito assestata su un confortevole “poco più che lo standard”, ovvero, più di Risiko e meno di Lacerda. Tornando sul confronto intavolato sinora, quello che è saltato subito agli occhi fin dalla prima partita è che, rispetto a Grand Austria Hotel, Trismegistus non ha un solo strato di complessità in più dato dal colore dei dadi, bensì molteplici: ad ogni simbolo è infatti associato l’ottenimento di specifiche essenze e determinati esperimenti, ad ogni colore corrispondono possibili linee di trasmutazione e artefatti da acquistare. Va da sé che quindi la scelta del dado da prelevare dal pool comune diventa un rompicapo non da poco. In più bisogna considerare che, mentre in Grand Austria Hotel il numero di simboli determinava la potenza dell’azione, qui determina il numero di punti azione; questo implica che un singolo dado (con il suo simbolo e colore) quasi sempre ci accompagnerà per più di un round, rendendo la nostra scelta ancor più vincolante e la pianificazione assolutamente necessaria. Riuscite a immaginare cosa vuol dire tutto ciò? Esatto. Paralisi da analisi. A pioggia. Nonostante abbia a oggi giocato il titolo solo in solitario (qualcuno ha detto COVID?!), posso dirvi che persino l’automa si è lamentato animatamente di qualche mio turno un po’ oltre i tempi. Il meccanismo delle “reazioni” è un timido tentativo di smorzare questo aspetto, rendendo necessaria l’attenzione a ciò che fanno gli avversari (o l’automa) per, eventualmente, copiare il dado e svolgere una piccola azione nel turno altrui. Troppo timido per non poterlo considerare un solitario di gruppo.
“Ma White Winston, visto il numero di volte che hai citato Grand Austria Hotel, non è che questo Trismegistus è un 2.0 di suddetto titolo?”
Cari i miei cloni, in un certo senso sì: Trismegistus può essere considerato un Grand Austria Hotel più complesso, un po’ più complicato e con un’ambientazione forse meno accattivante o, comunque, più ostica. A ben vedere con quest’ultimo condivide solo in parte le meccaniche e alcuni altri aspetti… però le sensazioni che si raccolgono sono in qualche modo simili (non a caso sono entrambi giochi di dadi e combo). Quel che in Trismegistus risulta sicuramente più marcato – e diventa per tale motivo il suo tratto distintivo – è il fatto di essere un assoluto rompicapo, un vero bruciacervelli. Laddove Grand Austria Hotel dava la parvenza di servire caffè e strudel ai clienti ai tavoli con una certa larghezza talvolta nelle azioni a disposizione (la possibilità di ritirare i dadi l'ho sempre trovata una scelta troppo comoda, ad esempio), Trismegistus risulta austero nella sua ambientazione così astratta e stretto (o strettissimo!) nelle sue scelte così vincolanti, che più di una volta vi faranno imprecare quando realizzerete che al turno precedente avevate scelto il dado del colore sbagliato. Vera musica per gli amanti del genere.
Passiamo all’automa di Turczi e alle sue luci e ombre. La luce: la gestione dell’automa, una volta imparato il sistema, è velocissima. A dispetto dei soliti algoritmi di scelta, questa volta vi ritroverete davvero poche volte con il dubbio su cosa far compiere al vostro avversario automatizzato. L’ombra: ho trovato questo automa particolarmente facile da battere. A oggi ho perso una sola volta, di 4 punti su 100+ peraltro e in modalità estrema (ovvero con tutti i parametri di difficoltà settati al massimo). Magari per molti questo non rappresenta un problema, ma, almeno per me, mantenere il livello di sfida alto è sempre importante per dare una certa longevità al gioco.

CONCLUSIONI
Parliamoci chiaro: questo è un titolo per giocatori votati anima e corpo agli eurogame, alla ricerca di sfide sempre nuove, che non temono la complessità e che godono nel sentire gli ingranaggi del proprio cervello che frullano come una ventola di raffreddamento di un 486. Io sono uno di quelli e devo ammettere che la sfida mi ha appassionato e l’ho trovata stimolante, anche se la difficoltà dell’automa non era all’altezza del livello del titolo. A differenza di un Lacerda, dal quale Tascini prendeva le distanze nell’intervista citata poco sopra, qui la complessità (e se vogliamo la complicazione) non è data da tante regoline e sottomeccaniche, ma dalle conseguenze pesanti delle proprie scelte. La scelta del dado oggi vuol dire trovarsi le mani legate domani e anche domani l’altro. Se vi piace questo genere di giochi (al volo posso citare Kepler 3042 come possibile similitudine), troverete Trismegistus assolutamente interessante, riuscendo magari a superare senza batter ciglio la sua astrazione e complicazione iniziale. Probabilmente se Trismegistus avesse avuto un’ambientazione un po’ più “nazionàl-popolare” (qualcuno ha detto Hotel Viennese?), tale da aiutare un minimo il giocatore a memorizzare le regole e a calarsi nella parte, forse oggi ne avremmo sentito parlare di più, perché le meccaniche di base sono solide, valide e interessanti (anche se non del tutto originali).
Chi indovina l’autore che ha ispirato la frase in testa alla recensione (è una mezza citazione), vince un set di mascherine FP20 autografate da Vital Lacerda! :P

Trovate Trismegistus come sempre su Egyp.

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Rating: 5

12 commenti:

  1. adoro grand austria hotel, quindi anche questo avrà la sua prova; principalmente questo tipo di giochi li facciamo in due, quindi speriamo non si senta troppo la paralisi da analisi (a cui siamo entrambi proni).

    una nota: io penso che quello di trismegistus in realtà fosse un crowdfunding, anche se solo su giochistarter; sulla sua pagina mi scrive crowdfunding, mentre tipo su quella di tekhenu crowdpreorder, quindi direi che se non avesse raggiunto la cifra (molto bassa per carità) non sarebbe stato stampato.

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    1. Grand Austria, una volta capita l'interazione tra le carte, è sicuramente più lineare. Qui è tutto più complesso e nella riflessione i simboli non aiutano a vedere le cose a colpo d'occhio. Il gioco necessita, quindi, (almeno per i pensatori seriali) di 2-3 partite di rodaggio, prima di arrivare ad un gioco fluido.

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    2. Confermo quanto detto da Fabio. In due potrebbe essere un'ottima configurazione comunque (un po' come succedeva in GAH).

      Per quanto riguarda il crowdfounding, Giochistarter lo aveva inserito come tale ma solo per la localizzazione. Il gioco in realtà sarebbe stato in catalogo Board&Dice indipendentemente da Giochistarter. Secondo me il crowdfounding è un'altra cosa (Kickstarter per intendersi lo è). Questo in fondo era più un preorder con una soglia minima da raggiungere...

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    3. non saprei, ne han fatti altri tipo teotihuacan che han effettivamente chiamato loro stessi crowdpreorder...
      ma sinceramente conta poco, stiamo discutendo del niente quasi, però è divertente :P

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  2. Bella recensione, come al solito, per altro... la citazione iniziale credo sia di Tiziano Sclavi. Ad essere sincero mi ci è voluto un "aiutino", ma la mente è corsa subito a Dylan Dog. Poi Google ha fatto il resto ^_^

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    1. Grande Cogo!!! Hai vinto il set di mascherine "by Vital" (lussuosissime ovviamente)! :P
      Quando possibile, una citazione di Sclavi nella mia rubrica è sempre la benvenuta. :)

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  3. Trismegistus è un gioco di incastri come ce ne sono tanti, solo che la scelta di un dado ti influenza diverse azioni che vorresti incastrare e il difficile è proprio trovare quel singolo dado con il giusto simbolo, il giusto colore e possibilmente che arrivi da un piattino con un nutrito numero di dadi. Grand Austria, che preferisco sotto ogni aspetto, è tutto molto meno inutilmente complicato, almeno nella scelta del dado che poi è il core che determina l'azione che andrai a fare.

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    1. Concordo sulla preferenza... anche se in GAH non ho mai digerito il 6 jolly che conta come potenza 6 indipendentemente dal numero di dadi "6" usciti. Troppo sbilanciato! Molto meglio la scelta fatta in Trismegistus dove il simbolo jolly dell'infinito comunque deve sottostare al numero (e colore) di simboli "infinito" usciti.
      Diciamo che probabilmente un mix dei due giochi sarebbe stata la mia cup of tea ideale...

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    2. Aspetta, ma a che regola ti riferisci. A quanto mi ricordo, se ci sono 3 dadi da 6, intanto devi pagare 1 soldo, poi svolgi una qualsiasi delle azioni a potenza 3 (il numero di dadi da 6). Ricordo male?

      Daniele (non Tascini)

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    3. ... ho appena ricontrollato... ma lo sai che mi hai appena fatto render conto di aver giocato un sacco di partite sbagliando completamente la regola?!?! Ricordi benissimo!!! ASSURDO! Ecco perché mi è sempre sembrata sbilanciata!!! XD
      GRAZIE!!! Non si finisce mai di imparare!!! Da oggi guarderò GAH sotto un'altra luce! :)

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    4. Dagli un altra possibilità allora, è uno dei miei gestione dadi preferiti (in 2 gira molto bene ma lo preferisco in 3, più interazione).

      Daniele (non Tascini)

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    5. Ma guarda... paradossalmente è un titolo che ho sempre giocato (ora in verità è un pezzo che non vede il tavolo...) ma che, anche per colpa della regola sbagliata, ho sempre ritenuto un pelo troppo largo e quindi relegato a partite con la moglie o serate meno impegnative. Comunque confermo che, nel confronto, Trismegistus ne esce più complesso e più stretto a mani basse (il vincolo del dado spalmato su più turni e l'associazione di varie tipologie di azioni al colore o simbolo sono micidiali in questo meccanismo).
      A questo punto stai tranquillo che, appena tornerò ad una vita ludica normale (Covid+neonato=boom!), sarà uno dei titoli che riproporrò per primi, alla prima serata in 2 (in 3+ secondo me ha dei tempi morti pazzeschi). Grazie!!! :)

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