sabato 16 ottobre 2010

Quattro Chiacchiere con Paolo Mori

 Approfittando della disponibilità del sempre gentile Paolo Mori, le 'quattro chiacchiere' di oggi sono dedicate ad scambiare con lui qualche impressione sugli esiti della sua recente attività e ad ottenere qualche anticipazione sui suoi futuri lavori.

Prima di tutto sono d'obbligo i classici complimenti per Vasco da Gama: partito per certi versi in sordina (ma, lo dico con orgoglio, non per me, visto che già ad ottobre 2009 lo avevo presentato in anteprima sul blog), vista anche la provenienza da una casa produttrice nostrana (What's your game), è andato mano a mano guadagnando consensi trovando la prima segnalazione di 'peso' nel sondaggio tra i visitatori di Essen e poi risultando quasi sempre, in tutti i premi dell'anno, tra i titoli presi in considerazione per i vari riconoscimenti (è di pochi giorni fa il secondo posto allo Deutscher Spiele Preis). Direi che la soddisfazione per te dovrebbe
essere tanta ...

Ciao Fabio, grazie per i complimenti e per l'occasione di fare questa chiacchierata. Ti confesso che da qualche mese il tuo blog è entrato a far parte della mia web rassegna ludica quotidiana. Mi piace molto il tuo stile nelle recensioni ed in particolare la possibilità di avere spesso uno sguardo privilegiato sui giochi, attraverso i commenti degli autori ed editori. Insomma, ci mancava. Tornando a Vasco, naturalmente sono più che soddisfatto dei risultati che sta ottenendo. Per me è la conferma che la classifica Fair Play a Essen - a cui ti sei riferito - non era una bolla di sapone. Prima è arrivato il secondo posto al DSP, oggi l'annuncio del secondo posto (anche se dopo il primo posto non esiste una classifica ufficiale) all'International Gamers Award. Insomma, sicuramente due secondi posti non ne fanno un primo, ma è certamente un gioco che mi sta regalando delle grandi gioie. Credo e spero siano soddisfatte anche le altre persone che hanno lavorato sul gioco assieme a me, da Mariano (il mio editore) a tutti i playtester.

Beh, a mia volta grazie per i complimenti per il blog, che in certi periodi, come questo, nel quale le novità abbondano, mi sforzo di aggiornare con maggiore frequenza, mentre in altri la vita di tutti i giorni prende il sopravvento  e non riesco a scrivere quanto vorrei  ...  Tornando a Vasco, penso che il successo gli abbia arriso grazie al mix tra vari fattori, tra i quali potrei elencare il livello di difficoltà 'medio', quindi adatto per chi vuole qualcosa di più impegnativo del solito, ma non vuole spremersi a ricordare gli effetti di duecento edifici o carte, l'IDEA distintiva, ossia la presenza dei 'tombolini', che rappresentano una novità, cosa che produce sempre un effetto d'impatto sul pubblico ed infine una bella edizione sotto il profilo di grafica e materiali (a me per esempio, nonostante le contrarie idee di altri, piacevano tantissimo anche i 'micro capitani'). Ce mi dici ?

Questa cosa del livello 'medio' è strana, perché in fase di game design mi era sembrato quasi un limite. Non ero certo di quello che volevo ottenere:  di certo non si trattava di un family o di un gioco leggero, ma non era neanche dall'altra parte dello spettro, cioè non era giocone gestionale ai livelli di Caylus o dei giochi di Wallace, per capirci. A volte mi era sembrato né carne né pesce... è bello vedere che invece non è stato colto come un limite. E' un gioco dalle regole tutto sommato semplici ma con una discreta profondità di gioco e di tattiche (più che di strategie) interessanti. I tombolini sono sicuramente il twist del gioco, che mescola altre meccaniche già viste in una ricetta diversa. E sicuramente l'editore ha fatto un ottimo lavoro con la grafica e i materiali. Direi che se le lamentele vertono sui mini-capitani, evidentemente si tratta di un buon gioco!

Sfrutto la tua risposta al discorso sulla difficoltà per ragionare ancora su questo aspetto: per quanto il buon Rosenberg, con il suo Agricola, sembri aver sfatato una sorta di mito, io resto convinto che i 'grandi numeri' o
giù di lì è molto più facile farli con titoli che riescano nel difficile compito di rivolgersi ad un target di pubblico potenzialmente più ampio: 'in medio stat virtus' del resto è un motto che non ho inventato io ... In senso assoluto Vasco potrebbe collocarsi, come difficoltà, sul piano (approssimativo) di un Pilastri della Terra o di Fresco: titoli, non  a caso, ben realizzati graficamente, dotati di meccanismi oliati e nel contempo non troppo facili (un 'occasionale' fa fatica ad entrarci), ma neppure banali. Guarda caso, come loro, sta per proporre una espansione e come loro sta per superare tranquillamente il suo primo anno di vita senza cadere nel dimenticatoio .. Come gamer certo trovo soddisfazione anche nei titoli più complessi, ma a volte, con la paura di 'non rimanere nè carne nè pesce' si finisce con il confezionare dei mattoni difficili da digerire ... ;) e a lottare per contendersi gruppi ridotti di potenziali acquirenti

Credo tu abbia ragione, anche se i grossi numeri dell'editoria ludica, ma i numeri grossi veramente, non li stiamo nemmeno sfiorando con Vasco. Stiamo sempre parlando di un genere di nicchia, per giocatori impegnati. Anche per questo in questo periodo preferisco mettermi a lavorare su giochi meno impegnativi... ma soprattutto perché mi rendo conto che non sono in grado di fare diversamente. Non sono per niente un
giocatore hardcore e sarebbe ridicolo immaginare di pensare "gioconi" nella mia posizione.
Nonostante questo, farò un ultimo sforzo con l'espansione di Vasco, un'espansione che dovrebbe essere sugli scaffali all'inizio del prossimo anno, e che aggiunge un po' di pepe al gioco, ossia situazioni differenti da gestire di partita in partita nella parte di navigazione, e una quinta area di piazzamento che aggiungerà un po' di quella che amichevolmente chiamo "fuffa", cioè spazio per piccoli bonus e trucchettini da usare nel corso della partita. Vorrei riuscire a espandere il gioco per potere ospitare un quinto giocatore, ma è un problema meno banale di quanto sembri. Vedremo.

Quest'anno ad Essen sarai presente con il secondo titolo nella serie 'Pocket Battles', edito dalla Z-Man: si tratta di un gioco di combattimento basato sull'uso solo di carte. Il primo 'episodio' della serie vedeva combattere tra loro Celti e Romani, mentre ora c'è stata una sterzata sul 'fantasy': ci puoi dire qualcosa di più su questo progetto ? Evidentemente, pur partendo da un'idea di base già vista (vari titoli anche amatoriali proponevano combattimenti articolati in vario modo tra carte), anche qui hai colto il segno : cosa ritiene che distingua Pocket Battles, in particolare, da altri prodotti similari ?

Mmm... a dire il vero quest'anno a Essen non sarò presente con un bel niente, temo (a parte il mio borsone di prototipi, ma di questo magarine parliamo dopo). La seconda scatola di Pocket Battles, cioè Orchi e Elfi, dovrebbe essere pubblicato solo in novembre o giù di lì. Siamo arrivati un po' lunghi coi tempi purtroppo. Spero che Z-Man abbia qualche copia in fiera come era avvenuto lo scorso anno col primo set, ma temo che non sarà così questa volta. 
Riguardo il gioco - che ricordo, è mio e di Francesco Sirocchi - ti segnalo che non si tratta di un combattimento tra carte, ma tra eserciti di tessere :-). A parte gli scherzi, non ha la logica o il flusso di gioco di un card game, ma piuttosto quello di un vero e proprio wargame o gioco di miniature... ma tutto senza miniature, e compresso in un gioco da venti minuti a partita. Ma la differenziazione delle unità, la gioia combinatoria del creare il proprio esercito, le scelte ad ogni turno di cosa fare con quali truppe, quelle ci sono tutte. Insomma secondo me è un gioco molto particolare, magari difficile da capire subito, ma che può essere molto divertente da giocare. Personalmente inoltre mi fa molto piacere vedere i giocatori che creano varianti ed espansioni personali (su BGG potete scaricare gli eserciti di Saraceni e Cristiani durante la Reconquista, l'esercito cartaginese, ma anche un set fantascientifico o le regole per il gioco campagna!)
Dirò una pazzia, ma Pocket Battles per ora è il mio gioco di cui vado più orgoglioso. Adoro pensare i nuovi eserciti, e adoro il suo formato tascabile... Anche se confesso che ho un segretissimo sogno di vederlo una volta con delle belle miniaturine. Secondo me sarebbe una figata :-)

Non posso che ringraziarti per la segnalazione: pensa che a suo tempo, poco dopo Vasco, stavo per dedicarmi ad un articolo anche su Pocket Battles, poi avevo rinviato la cosa, avendo dedicato invece due articoli al primo dei tuoi titoli ed alla fine mi era passato di mente. Le tue parole entusiaste mi fanno ora pensare di aver commesso un errore: visto che  mi hai detto che ad Essen non ci sarà magari ne parlerò a novembre, ma mi riprometto prima o poi di colmare la lacuna (se ci fosse qualche appassionato che volesse partecipare alla stesura, mi contatti pure : io amo coinvolgere i fan !!). Quanto al discorso - miniature devo dirti : 'perchè no?'. A forza di recensire giochi tempo fa avevo avuto giusto a livello mentale una idea similare, ma del resto, senza andare tanto lontano, lo stesso Wings of War ha compiuto lo stesso percorso .. ;) Che ambientazione ti piacerebbe, in caso, dare alle minis ??

Pensavo proprio a Wings of War, infatti. Mi piacerebbe potesse seguire una storia analoga, ma per ora è ancora prematuro. Questo non toglie che il sistema si presterebbe bene secondo me e che se qualche altra casa entrasse nella coproduzione, potrebbe aprirsi uno scenario interessante. Ad ogni modo per ora va benissimo così, e ci dedichiamo a preparare i nuovi eserciti. Dopo il fantasy torneremo all'antico con Macedoni e Persiani (Alessandro Magno spacca), e poi - su gentile richiesta - faremo probabilmente un set dedicato alla guerra civile americana. Una bella occasione per documentarsi!

Bene, prendo al volo lo spunto da un discorso che facevi poco fa, menzionandomi tuoi prototipi che porterai ad Essen: ora non so se pensi che la cosa possa esserti utile o se invece ci sia il potenziale timore di vederti rubare l'idea, però, se ti va, ti chiederei di darci qualche anteprima. Per altro penso che un autore che ha avuto il tuo successo dell'anno scorso difficilmente rimarrà senza contratti a lungo ;) Altrimenti: che c'è vole ... Fonda anche tu una nuova game house ... sembra essere uno dei trend del momento !!

Autoprodurmi cioè? Ma manco morto.. almeno per ora. Ti dirò, una delle più grandi soddisfazioni per un autore è vedere qualcun altro che investe soldi, rischiando, per una tua idea, e che si impegna a fondo perché possa trasformarsi in un bel prodotto. Non nego che fare l'editore di sé stessi abbia un certo fascino, ma è molto bello anche trovarsi a lavorare con persone con professionalità e talenti differenti, e rendersi conto che quel gioco che tu hai pensato per primo non è più una cosa solo tua.
Tornando alle mie idee, di sicuro non mi faccio grandi problemi a descriverle a grandi linee. Se fossi così geloso delle mie creazioni, non mi sbatterei così tanto per creare occasioni di confronto e di scambio tra gli autori italiani. Come dicevo, mi sto dedicando soprattutto a giochi leggeri o medio-leggeri. A Essen cercherò di piazzare Medio Evo, un giochino di carte molto rapido in cui ognuno deve massimizzare le abilità dei personaggi che porta nella propria corte: è un gioco molto tattico, che ha vagamente il sapore di dominion (no, non c'è deck building) e che dovrebbe piacere a chi cerca il gusto di ingranare le combo. Nel  borsone avrò anche Proconsules, un gioco a quattro mani fatto assieme a Simone Luciani (nome emergente del design italiano, presto dovrai intervistare pure lui!) dove ci si trova ad amministrare una provincia dell'Impero Romano.. fino a quando non si rassegna il mandato e ci si trova spediti dall'Imperatore in un altro posto, più fiorente o più scarso a seconda di quanto si è ammistrato saggiamente il budget del mandato precedente. Insomma un gestionale abbastanza leggero, con un twist molto divertente. E infine - salvo ulteriori sorprese - avrò nientepopodimeno che Tombulonia! Tutti mi scherzavano per avere fatto un gioco con i bussolotti della tombola, ora ho fatto un gioco che sfrutta davvero la base della tombola... ma per un gioco di costruzione città, che naturalmente consente qualche scelta strategica, pur rimanendo molto leggero.

Bene, penso che i lettori (quelli che sono arrivati a leggere sin qui ... su internet superare certe 'lunghezze' significa spesso superare la 'soglia di attenzione' del navigatore) abbiano avuto una bella dose di ultra anteprime grazie alle tue confidenze. Per chiudere accenno solo un'ultimo discorso, legato alla formazione di una community di game designers, cosa che dall'esterno mi sembra di avvertire essere già una realtà, più che un processo in corso. Ho colto infatti come in ogni paese vi siano eventi più o meno fissi nel corso dei quali si incontrano principalmente autori, più o meno affermati, che passano insieme una giornata o più, provando reciprocamente il loro prototipi, alla ricerca magari di qualche suggerimento o ispirazione. E' in questo modo che nascono, per esempio, molte delle più recenti produzioni a più mani. In Italia c'è, al riguardo, la associazione Inventori di Giochi, alla quale collabora attivamente proprio il nostro buon Paolo e sulla quale avremo occasione di parlare ancora nel prossimo articolo.

Ok, giunti al termine del nostro dialogo, non mi resta che salutare i fedeli e pazienti lettori del blog che sono giunti a leggere sin qui, dando appuntamento per la prossima settimana, con una nuova chiacchierata (sabato prossimo) con Walter Obert.

-- le immagini a corredo dell'articolo sono relative ai giochi citati al suo interno, i diritti sui quali spettano alle rispettive case produttrici e sono tratte dai rispettivi siti. Le stesse sono riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su richiesta semplice --

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