sabato 17 settembre 2011

Prova su strada - Olympos

scritto dal polloviparo.

Sono finalmente riuscito ad entrare in possesso della mia copia di Olympos di Philippe Keyaerts e così eccomi tempestivamente a condividere con voi le mie impressioni a caldo sul gioco, dopo la prima partita di prova.
La serata ha inizio e la domanda rituale non tarda: “A cosa si gioca questa sera?”, mi affretto a rispondere “Questa sera proviamo Olympos!” e come immaginavo: “Ma non l’abbiamo già provato OlympUs?”… “No, non OlympUs, ma OlympOs!”.
Se solo questi autori fossero più originali nel dare un nome alle proprie produzioni!!!
Scusate sto divagando, torniamo al gioco.

Sin dalla lettura delle regole ho pensato che questo gioco fosse un grande “mash up”, fatto bene certo, ma pur sempre un mash up (o per dirlo nell’italico idioma “mischione”).
Non è un caso che quindi, già nella fase di spiegazione delle regole, mi sia ritrovato a dire più volte: “questa meccanica funziona come nel gioco x” oppure “questa regola funziona esattamente come nel gioco y”. 


Nelle rare occasioni che non ho utilizzato questa formula mi sono sentito dire: “ma questo mi ricorda quel gioco… com’è che si chiama?”
Sebbene oggi spesso nei giochi sia usuale trovare vecchie meccaniche già viste e riviste, la cosa inusuale è che molti giochi che mi venivano in mente erano piuttosto recenti.
Come sappiamo un titolo non vede la luce a pochi giorni dal suo concepimento, ma ha comunque un tempo di “gestazione” dovuto soprattutto alla fase di playtest.
Sarebbe quindi interessante scoprire se in questo caso “è nato prima l’uovo o la gallina”…

Entriamo quindi nello specifico.

La meccanica di gestione del tempo, mi ha ricordato Glen More, recente titolo di Mathias Cramer. Anche in questo gioco l’ultimo giocatore nel tracciato temporale, muove fino a raggiungere e superare un altro giocatore, avendo la possibilità di compiere più azioni.
In questo caso abbiamo tuttavia un maggior controllo, garantito dai tokens “clessidra”, che ci permettono di ridurre il tempo impiegato per compiere una data azione.
I costi in termine di tempo in caso di conflitto per l’azione “espansione”, sono parametrati al numero di spade possedute. In questo caso mi sono venuti subito in mente il quasi omonimo poc’anzi citato Olympus e 7 Wonders.


Il metodo di  acquisizione delle tecnologie mi ha ricordato in modo impressionante Pantheon (tanto per rimanere in ambito ellenico e divinità). Queste vengono pagate utilizzando tokens che non vengono allo scopo consumati e scartando un certo numero di cubetti.
In Pantheon gli dei vengono pagati utilizzando tessere sacrificio che non vengono allo scopo consumate e scartando un certo numero di carte.
Ummmhhh… sembra proprio uguale non trovate?
Il sistema di impilamento dei gettoni popolazione mi ha ricordato Tara seats of kings di Alan Paull, titolo pubblicato nel 2006.
A questo punto vi aspetterete che io dica che è una scopiazzatura, che pecca di originalità eccetera eccetera.
Spiacente di deludervi, Olympos è un bel gioco (secondo il gusto di chi scrive ovviamente).
Come ho detto si tratta di un sapiente mix, capace di regalare una buona dose di divertimento.
Penso che valgano un po’ quei discorsi che spesso si sentono fare in ambito musicale. Ogni tanto un cantante viene accusato di plagio e di solito si sente dire che le note musicali sono 7 e ad oggi molto è stato creato, tanto che inventarsi qualcosa di totalmente nuovo è difficile.
I giochi, da un punto di vista della produzione, sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, e forse creare qualcosa di nuovo è sempre più difficile (ma non impossibile).
Resta comunque il fatto, che almeno nel mondo dei giochi da tavolo, è spesso sufficiente una regoletta diversa, per cambiare radicalmente il flusso del gioco.
L’importante è che il prodotto finale, non restituisca quella sensazione di déjà-vu per eccessiva somiglianza con qualcosa di prodotto antecedentemente.

Il gioco

Le meccaniche di gioco le abbiamo a suo tempo illustrate in questa anteprima, tanto che non vedo la necessità di ripeterle.
Il regolamento è piuttosto semplice e si spiega fondamentalmente in 20 minuti. Quello che richiede un po’ di tempo è invece l’imparare a leggere i vari effetti delle tecnologie, delle carte destino e delle carte Zeus.





La scelta di non inserire del testo nelle carte rende la pubblicazione universale, annullando di fatto l’esigenza di localizzazioni, tuttavia richiede un maggiore sforzo in termini di memoria visiva nelle prime partite.
Nulla di particolarmente preoccupante e posso assicurarvi che dopo qualche turno, i simboli sono già di facile interpretazione.
A livello di strategia ho trovato alcune tecnologie più importanti di altre, soprattutto quelle che riducono i costi di movimento e di inserimento di nuovi pedini.
Il tempo scorre molto velocemente e il poterlo rallentare, permette di compiere più azioni.
Considerando che non ci sono sufficienti tecnologie dello stesso tipo per tutti i giocatori, è bene pianificare da subito quale strategia si intende perseguire.
Questa strategia deve passare tra l’altro, attraverso la giusta sequenza di conquiste dei territori, capaci di fornire le risorse richieste.
La cosa può sembrare banale, ma richiede un certo impiego di “materia grigia”, tanto che non sono sicuro che il gioco sia adatto a giocatori occasionali.
Penso anche che siano necessarie diverse partite per comprendere al meglio il gioco.
Se giocato con giocatori particolarmente riflessivi la cosa può dar luogo anche ad un po’ di “paralasi da analisi”.

Molto importante il procurarsi un numero adeguato di spade, pena il vedersi facile bersaglio dagli altri giocatori.
Infine non bisogna sottovalutare l’avere un giusto numero di “faccine Zeus”, per non farci trovare impreparati all’uscita delle carte di questa divinità. Ricordiamo che il mazzo è composto per il cinquanta per cento da carte positive, ma per il rimanente cinquanta per cento da carte negative.
Alcuni giocatori seduti al tavolo hanno lamentato l’eccessiva casualità delle carte destino.

Una pesca favorevole può aiutare a fare punti, mentre una pesca sfavorevole, può risultare totalmente insignificante.
L’unico aiuto in questo senso viene da una tecnologia che permette di pescare tre carte dalla cima del mazzo e scegliere quella che si preferisce.
Queste carte sono a mio avviso un evidente espediente utilizzato dall’autore per inserire un elemento di aleatorietà nel gioco, rendendolo così meno freddo e matematico.
Così come nel passaggio da Vinci a Smallworld è apparso un dado…
A mio avviso Philippe Keyaerts ha deciso che un tocco di fortuna nei giochi non guastasse, ma anzi migliorasse l’esperienza.

I materiali.

I materiali di gioco sono di buona fattura. Abbiamo i gettoni in legno, le tessere sviluppo e meraviglia in spessore adeguato ed una plancia colorata anche se un po’ piccolina.
Questo nasce probabilmente dall’esigenza di far stare tutto sul tavolo, una volta effettuato il setup.
Il foglio su cui vanno posizionate le tessere tecnologie e meraviglie è un A3 molto sottile (anche se plastificato) con una brutta piega nel mezzo.
Le illustrazioni sono veramente di prim’ordine, tant’è che la prima cosa che ho pensato è che Arnaud Demaegd, ha fatto veramente un bel salto di qualità dai tempi di Ys.



Considerazioni finali

Un gioco di civilizzazione che si riesce a giocare in 60 – 90 minuti, questa era la premessa e se questo era anche l’obiettivo, direi che è stato centrato.
Gli elementi ci sono tutti. Abbiamo una plancia di gioco con terreni da conquistare, abbiamo le battaglie, le tecnologie, le meraviglie, insomma non manca proprio nulla.
Difficile secondo me fare di meglio con un gioco appartenente a questa tipologia, rimanendo entro i binari di un tempo così ristretto.
Personalmente il gioco mi ha entusiasmato e non vedo l’ora di giocare la seconda partita.

Il gioco è, nel momento in cui scrivo, disponibile sul sito Egyp nell'edizione Rio Grande Games ad un prezzo di 44,90 euro.

-- Le immagini sono tratteda BGG (postate da François RICHARD, Daniel Indru, C'mon Aussie!, ). Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. --


2 commenti:

  1. Al di la delle meccaniche che somigliano ad altri titoli, resta un gioco molto interessante, ma per l'acquisto mi piacerebbe sapere come scala in due.
    Grazie.

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  2. Ti posso dire che a seconda del numero di giocatori, fondamentalmente si variano il numero delle tessere tecnologie e dei territori disponibili.
    La variante per due giocatori agisce proprio in questo senso, non rendendolo quindi molto diverso dalla versione a tre.
    Non ho ancora avuto modo di provarlo, ma non vedo particolari problemi e penso che possa funzionare bene.
    A mio avviso, non era stata inserita nel regolamento ufficiale, semplicemente perchè come ogni gioco di civilizzazione che si rispetti, in più giocatori è più appagante.

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