recensione

[Recensione] Behind the Throne

scritto da Fabio (Pinco11)

È la coppia Sidorenko-Nevskiy (quella dietro all'ideazione di Mysterium) che compare alla voce autori di Behind the Throne, il gioco di carte uscito sotto le insegne della Ares e distribuito in Italia da Devir, del quale ci occupiamo oggi.
2-4 i giocatori, 8+ l'età (forse un pelo ottimistica), con dentro una miscela di meccaniche che richiamano il tenta la fortuna tipico di giochi come Port Royal (Händler der Karibik) e la collezione di set di carte, ma con in più degli effetti speciali e un poco di maggioranze. 
Alla fine, quindi, un qualcosa di meno filler di quanto si potesse immaginare ... :)


IL GIOCO IN POCHE PAROLE

82 carte compongono il mazzo, ovvero 9 copie di ciascuna delle 9 carte personaggio (numerate da 1 a 9) e la carta fine partita.
L'idea è che al proprio turno il giocatore giri dal mazzo delle carte. Ogni volta che rivela una carta deve controllare se essa sia di valore più alto della precedente: se ciò accade sballa e passa il turno senza svolgere alcuna azione. Il trucco sta quindi nel rischiare, ma non troppo, perché quando ci si ferma senza aver sballato (al massimo alla quinta carta) si raccolgono tutte le carte girate. (Piccola aggiunta: quando nel girare le carte se ne rivela una di valore uguale alla precedente, si può distruggere una carta altrui sul tavolo).
Le carte raccolte possono essere a questo punto:
  • Collezionate. Il giocatore in questo caso le piazza di fronte a sé (al massimo se ne possono collezionare 5 tipi e al massimo in 5 copie, quelle in eccesso si scartano);
  • Scambiate. Le carte raccolte in questo caso sono passate a un altro giocatore, in cambio di una sua carta (accettare lo scambio è obbligatorio).
A fine partita ognuno totalizza punti pari al valore delle carte delle quali detiene almeno due copie.
Su questa 'base' si innestano poi gli effetti speciali, ovvero le capacità delle carte raccolte (ogni personaggio ne concede una diversa), che possono essere attivati una volta per turno quando si possiede la maggioranza di carte di quel personaggio (es. si può aumentare il valore della carta rivelata di 1, 2 o 3 punti ...).



COME GIRA

Il gioco lascia, alla prima esperienza, del tutto smarriti, perché propone, in realtà, una miscela di regole che sorprende per la relativa complessità. Si mette infatti sul tavolo e si spiega subito la logica del tenta la fortuna tipica dell'approvvigionamento di carte e si pensa di essere di fronte a una versione semplificata di Händler der Karibik, ma poi, quando si arriva agli effetti speciali delle carte personaggio, in genere ci si incastra alla grande.
Behind the Throne è uno dei classici giochi che richiede, per essere capito e digerito, almeno due partite, perché è necessario, affinché fluisca con la giusta rapidità e linearità, che i giocatori memorizzino gli effetti delle carte personaggio, che sono nove e che si incastrano e potenzialmente combinano, oltretutto, tra loro.
In questi tempi di abbondanza, invece, tendiamo a sottoporre i titoli a "stress test" di una sola partita, tagliando senza pietà chi non li supera, per cui vi raccomando in questo caso, se volete davvero sottoporre il gioco a un esame serio, di dargli almeno un paio di chance, visto che alla seconda esperienza il tutto fluirà sicuramente in modo più rapido.

La prima parte del gameplay è infatti semplice semplice, ossia gira carte prendendoti il rischio di continuare a girare, sballando eventualmente, o accontentarsi. Poi qui inserisci il primo twist, che per molti potrebbe essere anche già sufficiente, ovvero il fatto di poter scambiare le carte raccolte (anche una sola ...) con una carta di un avversario, cosa che incide fortemente sull'aspetto interattivo.
Poi ci inserisci il secondo, piccolo, ma altrettanto cattivello, ovvero il fatto che se esce una carta di valore uguale alla precedente, puoi distruggere una carta sul tavolo (di solito altrui).
A questo punto pensi di essere pronto a giocare, ma il tuo anfitrione aggiunge che deve ora spiegarti gli effetti delle nove carte personaggio, che puoi attivare (una volta per turno, altro aspetto che inizialmente si dimentica) se hai la maggioranza delle rispettive carte, ed è qui che i convitati, in genere, si impiantano alla prima partita. Alcuni degli effetti sono infatti abbastanza semplici (puoi ridurre il valore della carta che scopri dal mazzo di 1, 2 o 3 punti, cosa utilissima per evitare di sballare), ma altri lo sono molto meno, perché implicano capacità protettive (es. l'alchimista diviene l'unico tipo di carta che gli avversari possono distruggere al giocatore che ne detiene la maggioranza) o limitative (chi ha più regine non può distruggere carte altrui ...).
Il memorizzare questi effetti, tenerne traccia e orientare conseguentemente il proprio gioco è quindi la parte potenzialmente più interessante del gioco, che gli dona un minimo di spessore e complessità ed è ciò che, in genere, ha presentato le maggiori difficoltà ai miei ospiti.

Intendiamoci, sto parlando di un gioco di carte che parte da una base del tutto nota e da meccaniche facili e conosciute, per inserirgli sopra alcune regole addizionali, che a ben vedere non sono né troppo complesse, né troppo impegnative (il manualetto, di formato piccolo, sta in otto pagine con illustrazioni ...). La chiave sta però nel fatto che normalmente messi di fronte a questa classe di titoli ci si aspetta di essere alle prese con una sorta di filler, mentre qui ci sono alcune informazioni da memorizzare (gli effetti delle nove carte personaggio), che nella prima partita possono dare un minimo di difficoltà.
A mio avviso sta tutta qui la chiave per apprezzarlo o meno: se siete alla ricerca di qualcosa di più immediato, lasciate stare e indirizzatevi su qualche classicone, come 6 Nimmt o Parade, mentre se volete qualcosa di leggermente più elaborato, potrebbe fare al caso vostro.

COSA NE DICONO IN GIRO

Il riferimento classico è BGG e qui il voto medio rispecchia quanto vi dicevo, così come le valutazioni espresse, attestandosi il gioco su un 6,6 di confine.
Un utente (armand) scrive una recensione nella quale spiega di averlo apprezzato tantissimo nella versione a due, che ritiene tanto immediata da giocare quanto confrontazionale e riferisce di averci giocato, addirittura, una sera in continuazione per oltre tre ore ("with two it is historic").
Altri invece lo hanno bollato come troppo confusionario, ad esito di una sola partita (l'effetto delle complessità relativa di cui vi parlavo – dinozaurplanet: 2-played one time and hated it ... too fiddly), mentre altri ancora apprezzano, appunto, il fatto che il gioco sappia proporre diversi spunti di riflessione – leemc13: "simple game ..yet interesting decisions to make").


CONCLUSIONI

Behind the Throne è un gioco di carte che parte da una base fatta di regole e meccaniche semplici e note, aggiungendo su di essa una piccola struttura di azioni speciali, utile a dare un poco di profondità al gioco.
Chi lo gioca, quindi, deve tenere conto di questa duplice natura, ovvero di trovarsi di fronte a un titolo che richiede, per essere apprezzato, almeno un paio di partite, utili per memorizzare i (nove) effetti prodotti dalle carte personaggio e che, da quel momento, fluirà più rapido e tranquillo.
Una bella idea da prendere in considerazione per chi, nei giochi di carte, non voglia rinunziare a un pizzico di spessore in più, mentre può risultare meno adatto a chi parta dall'equazione gioco di carte = fillerino, in quanto potrebbe trovarlo forse troppo articolato per i suoi gusti.

2 commenti:

  1. Giocato a Lucca due anni fa allo stand della Devir! Mi ha preso subito! Il dimostratore e stato molto chiaro nel spiegare le regole e tutti noi seduto al tavolo le abbiamo digerite per bene dopo poche mani di gioco. Molto carino e soprattutto cattivello!!!
    Promosso!

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  2. Ho avuto occasione di provarlo in un momento di pausa a Essen di un paio di anni fa (mentre un mio amico finiva una partita a INIS).
    Mi ha catturato subito da acquistarlo.
    Il gioco è interessante anche se mi chiedo se non sia meglio che le "maggioranze" scattino dal pareggio con gli avversari piuttosto che da una maggioranza reale, lo renderebbe forse più dinamico.

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