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Una serata di gioco tra sconosciuti, una sera tra amici

Foto di gruppo finale, non siamo carini?
scritto da Diego "procione" Inserauto e disegnato da Mari "panda" Rastetter (Interesse Ludico)

Nel pomeriggio dell’ultimo giorno di giugno, particolarmente torrido, vado su BoardGameGeek a farmi i fattacci miei, quando noto che il simbolino della posta, solitamente più deserto del settore dei palazzi più economici verso la fine partita di Puerto Rico, mi segnala una lettera non ancora aperta.

Mi contatta Jo, un belga, con una richiesta un po’ particolare. Accade che lui e la sua ragazza Claudia si trovano proprio nella nostra città, quindi potrebbe essere l’occasione perfetta per fare amicizia e giocare a qualcosa. Guardo Mari, le spiego e scrivo che saremo lieti di averli come nostri ospiti in casa.


Più curiosi che sospetti, iniziamo a condividere l’evento sui nostri gruppi WhatsApp, dove percepisco, tra mille facezie, più sospetto che curiosità. “Nel migliore dei casi vi porteranno via ogni cosa, nel peggiore saranno serial killer per cui diteci adesso le vostre ultime parole” è il messaggio più divertente che ho ricevuto. Molte storie di docu-thriller che guardiamo spesso (perché siamo vecchi, ci siamo arresi all’idea) effettivamente iniziano con “mi aveva contattato uno sconosciuto”. Ma quanti iniziano con “mi ha contattato uno sconosciuto su BGG”? Nessuno. Avremmo fatto da esempio, è già qualcosa.

I nostri ospiti si rivelano degli ospiti perfetti fin dalle prime battute: si presentano con un piccolo omaggio sotto forma di vino bianco, hanno gli occhi buoni, sono felici di vederci e si complimentano per la casa. I loro occhi cadono sui tanti oggetti di arredamento, di gusto decisamente nerd, e sulla collezione dei giochi, ansiosi di scoprire quali giochi vogliamo intavolare.

Noi, di contro, siamo pessimi padroni di casa: ci dimentichiamo totalmente del vino dopo averlo messo in frigo e siamo imbarazzatissimi. Ovviamente li mettiamo a loro agio e iniziamo a conoscerci, così scopriamo che in realtà non siamo gli espertoni della serata e che loro sono addentrati nel settore ancora più di noi, lui come traduttore freelance per case editrici, lei come promoter addirittura in quel di Essen.

La scelta su quali giochi intavolare quindi ricade su giochi indipendenti dalla lingua e giochi che lui ha tradotto in olandese, ma che non ha avuto occasione di testare. Iniziamo con l’ultimissimo arrivato in casa nostra: One Key. È un collaborativo in cui le carte sono delle illustrazioni fantasiose (alla Dixit per così dire) e una di queste è la chiave, ovvero quella che i giocatori, grazie ai consigli del leader, devono indovinare. I tempi vengono gestiti da un’app, che scandirà il tempo: tre minuti in ogni round, durante i quali il leader mostra altre carte surreali, dicendo se si avvicinano tanto, poco o per nulla, alla chiave.

Senza riflettere più di tanto sul fatto che persone di nazionalità diverse avrebbero dovuto confrontarsi su un piano squisitamente mentale, cercando di far capire agli altri “viaggiatori” (per usare il termine scelto dal gioco) le proprie idee su quali carte escludere in ogni round e su quale possa essere quella vincente, proviamo a carpire le fondamenta dei suggerimenti del leader. La partita si è protratta fino all’ultimo round ed è stata persa di poco, probabilmente avremmo anche vinto, se non avessimo visto per sbaglio la soluzione e lasciato la scelta a Jo, l’unico che non aveva visto la soluzione e l’unico che aveva un’idea completamente fuori strada rispetto a quella mia e di Claudia.

Quella giusta era la prima sotto la chiave verde, ma Jo ha scelto la prima sotto la gialla. Sopra gli indizi del leader. DOH!
Ma paradossalmente, sarà stato che il gioco ha un peso light, sarà che richiede il dialogo aperto, è stato il gioco perfetto per iniziare una serata di gioco in cui bisognava conoscerci, entrare nelle dinamiche, capire quali territori fosse possibile esplorare, per ottenere un clima gradevole a base di giochi e aneddoti divertenti o comunque interessanti. Dopo lo scalda-serata ci voleva un gioco di peso maggiore e da bravi padroni di casa abbiamo lasciato la scelta agli ospiti. Col senno di poi forse avrebbero voluto conoscere un gioco nuovo, magari italiano. Chissà.

Claudia comunque è fortemente attratta da Reef e Azul, che ci dice essere il gioco preferito da Jo. Basta una semplice occhiata alle smorfie di Jo per capire che non è affatto il suo preferito, non tanto perché non gradisca il gioco, ma perché a quanto pare, Claudia è una campionessa incontrastata che lascia scie di giocatori lacrimanti alle sue spalle. E frega sempre le tessere più succose al povero Jo. E quindi si sceglie Azul, è un plebiscito.

Mentre i turni scorrono veloci, Claudia sembra avere una mente machiavellica, ha un passo in più degli altri, si sporge sul tavolo per sbirciare le schede degli avversari e poterli così anticipare, quando non metterli nei guai appioppando a loro tessere che faranno punti negativi. Segue la regola d’oro “parti dal centro e poi espandi”, ma sfortunatamente per lei, come si dice un po’ più a nord rispetto a noi «‘cà niscin’ è fess’». Nonostante al secondo turno avesse già un buon vantaggio, la partita finisce con la vittoria di Jo, con un distacco di soli due miseri punti da Mari, che paga caro l’aver riempito per intero la fila dei punti negativi in uno degli ultimi turni.

Questa era la mia situazione al terzo turno: pessima. Ma poi ho inanellato delle combo niente male!



Durante la partita ad Azul la competizione è stata gentile e feroce e ho pensato che è così che deve essere una partita a un gioco in scatola: persone che si conoscono, si rispettano e dato che si rispettano giocano al meglio delle potenzialità, facendo le scorrettezze necessarie permesse dalle regole, senza che nessuno la prenda sul personale. Questa sensazione che aleggiava sulle nostre teste dev’essere stata percepita un po’ da tutti, perché le pause di riflessione di Jo alla ricerca della mossa perfetta (che a detta sua, tanto non arriva mai) non hanno tediato nessuno e non mi sono arrivati i soliti rimbrotti animaleschi da parte del panda, sebbene in questo caso specifico sia stata una mia mossa a farla perdere (nonostante non avrebbe avuto alcun senso che mi fossi accollato io quelle tessere, c’è da dire).


Il resto della serata, proseguita poi con me che cercavo di capire il manuale di Potion (che è la cosa più breve del mondo, fortunatamente posso attribuire colpe al caldo) e con una sconfitta atroce della squadra di Interesse Ludico a Brothers, mi ha confermato questa cosa bellissima che accade quando giochiamo. Non importa cosa stia succedendo nelle intimità delle nostre vite, il gioco è un linguaggio universale, grazie al quale quattro persone di nazionalità diversa (nel nostro caso: italiano, italo/tedesca, belga e olandese) possono trovare un dialogo ideale, nella collaborazione e nella competizione, nel rispetto delle regole. E davanti a un tabellone da gioco siamo tutti uguali, cose come estrazione sociale, soldi in tasca e colore della pelle, che nella vita di ogni giorno possono avere una loro influenza, non contano assolutamente nulla e così dovrebbe essere nelle vicissitudini quotidiane.


Questo mondo utopistico trova terreno fertile nella nostra passione del gaming e nella volontà di giocare e di stare bene con il nemico che ti ha appena rubato la carta che stavi tenendo d’occhio, consapevole di un abbraccio metaforico di fine partita, quando magari sei stato tu a vincere, dopo una partita intera a recriminare chissà quale torto subito. Davanti a una dimostrazione così palese che il gioco può rispecchiare la propria anima, non tanto nelle decisioni prese durante la partita, ma dal contesto, iniziando da come si accoglie una mossa contro, passando allo sguardo che si ha quando la si infligge, per finire con tutte le altre espressioni del volto dinanzi a momenti potenzialmente importanti, mi domando se davvero il boardgame non possa essere una lingua. Be', se può esserlo, sicuramente sarà la lingua più speciale che l’essere umano abbia mai usato.

A fine serata, davanti a queste due persone splendide, appena conosciute, abbiamo la sensazione di esserne usciti arricchiti e forse la stessa cosa è accaduta anche a Jo e Claudia. Anche sul lato della divulgazione mi sono sentito piacevolmente superato (ma mai a disagio) da Jo, che oltre a tradurre giochi, ha imbastito un website dove la gente si organizza per serate a base di gaming (questo è l’indirizzo, per il momento è soltanto in olandese, ma presto verrà rilanciato in inglese e forse anche in altre lingue) e ci si incontra. Un saluto, la promessa di beccarci a Essen e via. Alla chiusura della porta guardo la mia collezione. E penso che avere così tanti giochi, oggi, abbia avuto ancora più senso di ieri e che domani probabilmente, io e Mari continueremo a pensarla così.

PS:

10 commenti:

  1. Bellissimo racconto! Mentre leggevo pensavo: "Chi non è giocatore non può capire..."
    Elena P

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  2. Gran bel racconto e colpo di genio la vignetta finale...metafisica allo stato puro!

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  3. Ciao Diego e Mari, grazie mille per questo articolo! Ho fatto del mio meglio per tradurlo per Claudia ed eravamo tutte e due molto commossi dalle tue parole poetiche! Anche noi abbiamo passato una serata bellissima e speriamo di riverderci ad Essen quest'ottobre. Ci lascia un messaggio quando arrivate? Baci ed abbracci - J&C

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    1. Jo, com'è che la scelta è caduta su Diego?
      Oppure Diego se vuoi rispondere tu ^_^

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    2. In preparazione per il nostro viaggio in Sicilia ho cercato "board games in sicily" su Google. Il primo resultato di ricerca era un BGG thread chiamato "Stores and/or gamers in Sicily" in cui Diego aveva pubblicato un post. Sul suo profilo BGG ho visto che vive in Bagheria. Visto che Claudia ed io avevamo programmato due giorni a Palermo durante nostro tour dell'isola, abbiamo deciso di contattare Diego :-)

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    3. Taaaaac... spettacolo!

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    4. <3

      Certo, siamo felici vi sia piaciuto l'articolo, Essen è la terra promessa dove ci darete la rivincita e ci faremo valere stavolta :P quindi scriverti sarà la prima cosa che farò non appena toccheremo suolo straniero :D

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