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[Prime impressioni] Santa Monica

scritto da Fabio (Pinco11)

Santa Monica, California, è l'iconica località di riferimento prescelta per l'omonimo gioco di cui vi parlo oggi, ideato da Josh Wood, designer interno della americana AEG, editrice del titolo in questione, ora localizzato in italiano dalla Little Rocket Games (le carte e tessere presentano del testo in lingua, anche se non sovrabbondante, per cui l'edizione nella nostra lingua si può rivelare utile).
Siamo di fronte ad un puzzle game, di difficoltà contenuta (su BGG lo danno a 2.17 su scala da 1 a 5) e quindi proponibile praticamente a tutti, fruibile da 2 a 4 giocatori (ma su BGG trovate una versione solitario da provare) dai 14 anni in su (esagerati, lo possono giocare già a 10 anni ...), con un tempo a partita indicato in 30-45' (ma che può ondeggiare furiosamente dai 20' all'ora e mezzo a seconda del tipo di giocatore e della tendenza alla riflessione estrema.




IL GIOCO IN POCO
Ognuno parte con una maxicarta davanti a se, da considerare come la somma di una carta spiaggia e di una strada. Al proprio turno, semplicemente, il giocatore a cui sta preleva dall'offerta (4 carte disponibili) una delle carte presenti e la aggiunge al proprio fronte mare, applicandone gli effetti. Quando un giocatore arriva a 14 carte, il gioco si avvia al termine, finendo il turno e concedendo a tutti di spostare alcuni omini. A quel punto si contano i punti concessi da carte ed obiettivi comuni e chi ne ha di più, beh, vince ... :)
A questa base aggiungo solo che durante il gioco si possono ottenere omini di tre diversi colori (turisti, VIP e gente del posto), da spostare per ottenere punti, che è presente anche una valuta (dollari di sabbia), spendibile per svolgere una azione alternativa (in ogni match se ne scelgono due diverse, per dare varietà) e che sotto alle carte in offerta ci sono un paio di segnalini (food truck e buongustaio) che concedono piccoli bonus.

COME SI PRESENTA
Il tutto è ambientato sulla spiaggia californiana, ma l'attinenza al luogo di riferimento si limita ai disegni, che rievocano la ruota panoramica e (così immagino) altre località iconiche del posto, mentre le meccaniche sfruttano solo parzialmente il tema prescelto.
A livello di materiali il tutto, una volta apparecchiato, verso fine partita fa la sua adeguata figura, con una nota di merito per gli omini, che sono stati anche personalizzati, almeno per quelli blu e gialli, con occhiali da sole e macchina fotografica, per cui la componentistica si pone nella fascia del più che adeguato allo scopo.
Piccole critiche marginali possono essere quella della dimensione della scatola (decisamente ampia rispetto al necessario) ed a fatto che nelle tessere di partenza ed obiettivo il retro poteva essere sfruttato per proporre diversi contenuti rispetto a fronte, donando un pizzico di varietà extra al gioco.

COME GIRA
Siamo di fronte ad un titolo che colloco nella categoria di quelli che definisco puzzle game, molto affini, come ispirazione, alla enigmistica logico-spaziale, giochi che propongono la sfida di combinare posizionamento ed effetti di tessere e/o carte al fine di massimizzare le opportunità di punteggio offerte.
In Santa Monica tutto ciò è proposto, se si esaminano gli elementi base del gioco da quelli di contorno, in un modo essenziale, ma ben confezionato.
L'idea portante, infatti, è quella di scegliere una carta a turno e collocarla di fronte a se, adiacente ad una o più carte già presenti, in modo da costruire, di turno in turno, una strip fatta di spiagge e delle strade e negozi di fronte ad esse. Le carte presentano diversi simboli luogo (sei diversi), per cui la prima sfida è quella di ottenere punti rispettando i requisiti richiesti dalle singole carte prescelte, che vanno dalla semplice adiacenza alla costruzione di catene più o meno lunghe di luoghi adiacenti dello stesso tipo. La lunghezza del tutto, 14 turni, in ciascuno dei quali, in linea di principio, altro non fai che scegliere e piazzare una carta, è ragionevole e l'impressioni immediata, soprattutto in partite a due, è quella di essere di fronte ad un gioco che ti invoglia ad inanellare partite come se fossero ciliegie.

Su questa struttura di partenza, poi, sono state aggiunte diverse cosette utili a donare più spessore, come la presenza degli omini i quali, una volta ottenuti, vanno spostati per far raggiungere loro spazi attrezzati per giochi e passatempi (ovviamente per ottenere punti vittoria) e/o per farli transitare (i VIP) su più spazi possibili del tipo richiesto dalla propria scheda iniziale. 
Nel contempo, poi, è presente in ogni partita anche una scheda obiettivi , la quale a sua volta dona altre opportunità di accrescere il proprio risultato finale, per cui alla fine di cosette da incastrare tra loro, nel tentativo di massimizzare gli effetti di ogni singola carta da scegliere, ce ne sono a sufficienza.


Nell'insieme, dunque, c'è abbastanza ciccia per attirare al tavolo sia il classico gamer traiardone (termine, quest'ultimo, tratto dall'americano try hard e molto usato da mio figlio, che lo appiccica a chi si dedica con sin troppo trasporto ad un gioco), il quale potrà trovare soddisfazione nel costruire complesse reti multisimbolo, ma anche abbastanza linearità per risultare gradevole pure al giocatore occasionale o poco più (eviterei forse di proporlo proprio a dei neofiti assoluti).
Il controllo sul tutto è adeguato, anche se un poco di alea è connaturata alla distribuzione casuale della carte, mentre a livello di interazione siamo qui sul basso, visto che non ci sono elementi di conflitto diretto tra giocatori, sentendosi l'altrui presenza al tavolo principalmente nella (spesso involontaria) sottrazione di carte a noi utili e nella competizione per gli obiettivi comuni.


Quanto alla scalabilità, direi che il gioco vive di due nature abbastanza diverse se proposto nel testa a testa o nel multigiocatore. 
Nel primo caso, infatti, si massimizza l'interazione (a volte prenderai carte proprio per toglierle all'avversario) e la presenza nell'offerta delle carte future diventa quantomai utile per programmare le future mosse, mentre il principale downside risiede nel limitato ricircolo delle carte, che porta a volte a momenti di relativo ristagno del gioco. 
Nel secondo, invece, c'è più varietà nell'uscita delle carte, ma i tempi complessivi si rallentano per via del dilatarsi della riflessione: al riguardo suggerisco a chi provi il gioco per la prima volta in quattro e magari con pensatori seriali presenti di concedergli una seconda chance, prima di valutarlo, in quanto il giudizio complessivo è strettamente legato al fatto di averlo giocato in un tempo contenuto e di aver metabolizzato i significati delle icone, abbastanza chiare una volta capite, ma non così immediate alla primissima partita.

CONCLUSIONI
Santa Monica è un simpatico puzzle game a base di carte, costruito inserendo intorno ad una struttura di base semplice ed immediata (scegli una carta e piazzala davanti a te, facendo attenzione ai bonus di fine partita per adiacenze e catene si simboli) una serie di elementi aggiuntivi (come gli omini da spostare) che donano al tutto il giusto spessore.
Non troppo complesso, ma neanche troppo semplicione, può rappresentare il punto di incontro ideale per le diverse esigenze di commensali alla ricerca di un piatto leggero, ma con un pizzico di carattere.

Per chi fosse interessato, segnalo che il gioco è reperibile anche nel negozio online Egyp.it 
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Rating: 5

2 commenti:

  1. Ciao, piccolissimo appunto sull'espressione "classica enigmistica" che usi come termine di paragone per il termine "puzzle game": almeno in Italia, con enigmistica classica si intende il vasto armamentario degli indovinelli e dei giochi di parole, dai rebus agli anagrammi alle sciarade alle crittografie - insomma giochi fondati sull'arguzia, sull'ironia dei doppi sensi, e su un pizzico di cultura linguistica; i puzzle game "canonici" sono invece fondati sulla logica, sul calcolo combinatorio, e sulla manipolazione spaziale - categorie ben distinte insomma!

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    1. Hai ragione. Nel contempo io nel parlare di 'classica enigmistica' mi sono riferito all'insieme più ampio rappresentato anche dai giochi di logica e spaziali (vedi sudoku, campo minato, forme nello spazio). Il fatto è che tutta l'enigmistica è, in questa era digitale, oramai 'classica' :)
      Risolvo comunque il fraintendimento modificando il passaggio in questione ;)

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